Piccoli scorci di libri brevissimi #68

Uno su infinito (racconto orale) di Cristò – Terrarossa edizioni, 2021



Uno su infinito è l’ultima uscita – dico “ultima uscita” perché è più un racconto lungo che un romanzo – di uno dei miei autori italiani preferiti, di cui già avevo grandemente apprezzato Restiamo così quando ve ne andate, La meravigliosa lampada di Paolo Lunare e La carne, uscito prima con Intermezzi e ripreso di recente da Neo.

Si tratta di un’opera corale, in cui ogni voce offre una diversa prospettiva rispetto al tema centrale del racconto: la nascita, e l’incredibile successo, di una lotteria assurda, impossibile: ogni settimana viene estratto un numero da uno a infinito attraverso un sistema sicuro e misterioso che l’ideatore della lotteria si rifiuta di rivelare a chicchessia. Se volessimo trovare un protagonista, sarebbe lui, Bruno Marinetti, perché è la sua volontà a mettere in moto la storia, e sta soltanto a lui risolvere il mistero per il lettore. Quello però che lo fa spiccare tra gli altri – il conduttore, ad esempio, dell’edizione italiana della lotteria, o il primo produttore, cui viene riservata una certa attenzione – è il punto emotivo e ideologico, sia umano che politico. Ecco, forse Uno su infinito è l’opera di Cristò che ho trovato più politica. Il che si può giudicare in positivo o in negativo, a seconda dei propri gusti. Io sono cresciuta a pane e Benni, quindi per me è l’uvetta nel panettone – di cui sono una convinta sostenitrice.


Pupille di Luigi Musolino – Zona 42, 2021



Quando è nata Zona 42, ormai MIO DIO DIECI ANNI FA SONO PRATICAMENTE DIECI ANNI FA MIO DIO IL MIO TEMPO LA MIA VITA-dicevo, ormai dieci anni fa (vedo l’abisso) l’immagine proiettata dalla casa editrice era l'espressione di una nicchia di fantascienza hard-core, improntata a svecchiare l’idea che si aveva del genere fino a qualche anno fa – e personalmente il cambiamento di rotta lo associo grandemente proprio a Zona 42. “Editori di fantascienza e altre meraviglie”, ma quelle “altre meraviglie” erano un aspetto marginale rispetto alla science fiction. Ecco, da allora sono cambiate tante cose, e una di queste è l’affermazione delle altre meraviglie nel catalogo della casa editrice. Nel caso di Pupille, si tratta di un horror con tinte weird, di una lettura oscura e disturbante, in cui l’elemento malvagio resta obliquo, inconosciuto.

Ci troviamo a Idrasca, in un paesino della bassa piemontese. Una creatura antica, che forse chiamare creatura è già un azzardo, perché dà un’idea troppo definita, e ne ridimensiona la portata, abita nel magazzino di una scuola elementare. Ha scritto un libro in cui ha riportato gli orrori del mondo, e chiama a sé i bambini per poterglieli raccontare.

Va da sé, esporre dei bambini delle elementari al male puro – no, non è proprio così, “male puro” è una semplificazione: togliere ai bambini il filtro per permettere che i mali del mondo possano raggiungerli prima che siano pronti ad affrontarli – provoca in loro degli attacchi, delle crisi, delle manifestazioni quasi sataniche, nel senso “L’esorcista” del termine, che i genitori si confidano, spaventati. E così via, la trama prosegue verso una conclusione su cui non dirò nulla perché è un attimo fare spoiler.

Pupille è un racconto dell’orrore che ho trovato molto classico, di ispirazione Lovecraftiana. I personaggi, perlopiù, mi sono rimasti piuttosto indifferenti, e non credo di aver provato particolare simpatia per nessuno di loro, ma l’ho trovato molto più digeribile di Lovecraft, che non riesco proprio a leggere. Anche i personaggi di Rosemary’s baby, del resto, sono analogamente fiacchi, poco interessanti. Credo – e dico “credo” perché non sono proprio un’esperta – che il genere horror si indirizzi spesso su questo tipo di caratterizzazione, forse perché rappresenta più realisticamente gli sviluppi spaventosi di una situazione impossibile, o per dare maggior risalto all’impossibile stesso, o magari per smussare le unghie ai personaggi, facendone prede più facili.


Murena di Diletta Crudeli – Hypnos, 2022



Murena è uscito pochi giorni fa, l’ho pescato quasi subito da Bookrepublic, ho cercato di leggerlo sul pc, mi sono arresa perché mi era scomodissimo, quindi ho trascorso un’ora interminabile a convertirlo e passarmelo su un tablet che, come dire, non sta benissimo – ho dovuto disinstallare Mozilla perché non ci stava, tutta una roba che-la smetto.

Diletta è una delle mie principali spacciatrici di libri nonché ariete di riferimento – lascio qui il link su chi-è-cosa-fa che sennò facciamo notte.

Murena è un racconto breve, che parla di tre ragazzine e di un incontro. Inizia nel cortile della scuola, pochi minuti prima della campanella che segna la fine della ricreazione. Sono tutte e tre lì riunite – Lea, Ada e Marta – perché Marta ha avuto un sogno che la invitava a sollevare un masso appuntito incastrato nel terreno.

Anche qui, come in Pupille, ci approcciamo a un’istanza estranea, forse eterna, sicuramente lontana da ogni concezione di etica o morale. Ma non è un horror. È weird, è disturbante, ma non è una pornostar-scusate il meme, non è un horror. Diletta si approccia all’Altro con la consapevolezza di una distanza quasi intraducibile, ma anche con una sorta di entusiasmo. L’Altro è sia una minaccia che una possibilità, soprattutto agli occhi di un trio di quasi adolescenti che si divertono a pensarsi qualcosa di più, qualcosa di oltre. Lo stile è, forse, il più adatto a questo genere di narrazione, quello intenso, obliquo e suggestivo. Chiudo qui, perché il rischio sdilinquimento è dietro l’angolo.