sabato 24 aprile 2021

Piccoli scorci di libri #65 - 3 consigli molto sentiti

 Negli ultimi tempi sto leggendo pochissimo – così poco che, giuro, saranno settimane che non finisco un libro. In compenso, nei mesi scorsi ho letto un bel po’ di meraviglie che non ho avuto tempo di recensire. I romanzi cui accenno qui sotto meriterebbero ognuno un proprio spazio, digressioni storiche sulla vita degli autori e delle autrici. Ma non ho abbastanza tempo per impegnarmi in recensioni degne di essere chiamate tali, quindi risolvo con queste tre distinte dichiarazioni d’amore: sono letture splendide ed è facile parlarne, potrebbe perfino bastare un “accattateveli santoddio, me ne sono innamorata”.


La straniera di Claudia Durastanti (La nave di Teseo, 2019)


Non è facile capire come parlare di questo romanzo. Prima di tutto, qual è la tematica? La voce narrante appartiene alla protagonista, una giovane donna che vive a Londra e racconta il suo passato, il passato dei genitori, le proprie diaspore, e il senso di separazione che la allontana dagli altri. È nata a Brooklyn, per poi crescere in un paesino in Basilicata. I genitori sono scapestrati, problematici, al punto che la narrazione così misurata stona, di tanto in tanto, perché ciò che racconta non ha nulla di misurato o di ragionevole. “A chi potrebbe mai venire in mente di…?” ci si potrebbe chiedere, e la risposta è: “ai suoi genitori”. Entrambi sordi, vivono con rabbia in un mondo che li taglia fuori, con picchi di anti-socialità che personalmente ho trovato parecchio più vividi, realistici e dignitosi, delle classiche narrazioni consolatorie sulla disabilità – “Sono migliori di noi, una benedizione signora mia, così sfortunati eppure sorridono, degli angeli…”. A fronte di questo smarmellamento mediatico, apprezzo molto quando i personaggi disabili sono trattati come persone, quindi fallibili, difettosi, in grado di agire sulle proprie volontà e di ottenere, con le buone o con le cattive, quello che vogliono.

Il tema non è limitato alla famiglia – problematica – o alla diaspora al contrario; la protagonista parla di amore, di società, del mondo del lavoro e del decantato mito della meritocrazia – che sta finalmente crollando, ci tengo a ringraziare i grandi imprenditori che, facendo platealmente schifo, dimostrano che non fosse per i soldi del papi starebbero implorando per uno stage in un magazzino come noialtri disgraziati – e dunque uno sguardo critico sul capitalismo che non mi aspettavo, e che ho quindi particolarmente gradito – come quando ti arriva il cappuccino con una spolverata di cacao: non l’ho chiesto e non ce n’era bisogno, ma ci sta proprio bene.

Lo stile è azzeccato, pesato, scorrevole. Può non piacere per ragioni strutturali – i capitoli seguono una progressione tematica e non una progressione cronologica lineare – ma non trovo nient’altro che possa costituirsi come elemento potenzialmente spiacevole.

Inoltre è piaciuto alla mia Coinquilina, e questo è un attestato validissimo.


Dio, il Tempo, gli Uomini e gli Angeli di Olga Tokarczuk - traduzione di Raffaella Belletti (edizioni e/o, 1999)


Guidail tuo carro sulle ossa dei morti mi aveva stregata. La prospettiva originale, l’assenza di giustificazioni e di una forzata, stucchevole ragionevolezza, l’affermazione che non sente il bisogno di ammorbidirsi. È stata una lettura importantissima per me, al punto che sto ancora riflettendo su quanto sia stata importante.

Questo romanzo, scritto un bel po’ di tempo fa – perché 22 anni sono un bel po’ di tempo fa – l’ho pescato in biblioteca, mentre rimiravo il catalogo online. Avevo bisogno di qualcosa che ispirasse il lato più disordinato e improbabile della mia immaginazione, e ho fatto bene a cercare Olga, anche se il titolo, lettomi al telefono dal bibliotecario, suonava un po’ da manuale di auto-aiuto di quelli particolarmente improbabili.

Ho sempre associato il realismo magico alla letteratura sudamericana. A Gabriel Garcia Màrquez, a Haroldo Conti, a Josè Saramago. Nel mondo reale, capita qualcosa di completamente irreale, e tocca venirci a patti. Olga è polacca e il modo in cui intreccia reale e irreale è magnifico; si parte da un paesino delimitato ai suoi quattro angoli da quattro Angeli; si parla di magia e predestinazione; di esseri umani che impazziscono, si perdono, trasmutano; di storia, di guerra, di tempo che passa e porta cambiamenti. Tutto nel suo stile vivo, giocoso. È come se Olga, scrivendo, incantasse le parole, e gli occhi saltellano allegri da una parola all’altra.


Il bacio della donna ragno di Manuel Puig - traduzione di Angelo Morino (Einaudi, 1978/Sur, 2017)


Questo è un libro che non avrei letto – se non per caso, molto più avanti – se non me ne fosse capitato davanti un breve stralcio di cui non ricordo nulla, adocchiato su twitter. Una citazione che mi era rimasta abbastanza impressa da farmi decidere di recuperarlo – con calma e pazienza, che ho una coda di lettura spaventosa, ma il fatto stesso che mi fosse rimasto così chiaro in mente è una riprova di quanto quella citazione fosse convincente.

Me lo sono regalato per Natale – o per il compleanno? – insieme a un romanzo di Alfred Jarry e a uno di Sylvia Townsend-Warner, e l’ho divorato. Una lettura intensa, che non posso nemmeno chiamare violenta, perché anche lo strazio era addolcito da un sottofondo umano e gentile, originale e scorrevolissima. Non ho ancora letto altro di Manuel Puig, ma lo farò: con Il bacio della donna ragno si è guadagnato la mia imperitura adorazione.

Ci sono due uomini in prigione, a Buenos Aires, negli anni ‘70 – gli anni in cui i miei nonni e le loro figlie, saggiamente, se ne tornavano in Italia. Tra loro si instaura un dialogo continuo, intimo, che parte dal cinema e sprofonda nelle loro vite private. Uno è un dissidente politico, trattenuto perché denunci i suoi compagni. L’altro è un uomo omosessuale accusato di corruzione di minori. Si raccontano vecchi film, si dividono il cibo, stringono tra loro un legame improbabile e commovente.

Non mi va di dirne altro, perché merita davvero di essere scoperto con gli occhi puliti delle altrui interpretazioni. È un capolavoro. Punto. Quando sarà possibile, voglio andare con mia zia a Buenos Aires, e le chiederò di mostrarmi, per quello che può, l’Argentina di Puig e di Conti. Lo so che è cambiata, e non voglio intrufolarmi morbosamente in un orrore storico che non è il mio. Ma vorrei capire. Vorrei almeno capire.

3 commenti:

  1. La straniera è un libro che ho visto essere consigliato da molti lettori!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti dirò, credo di non aver ancora letto un parere negativo.

      Elimina
  2. "La straniera" ha una cover bellissima e una trama originale con personaggi fuori dal comune :)

    RispondiElimina