mercoledì 3 giugno 2020

Anarcoccultismo di Erica Lagalisse


Anarcoccultismo di Erica Lagalisse, felicemente edito da D editore, è un titolo con cui ho ammorbato buona parte delle mie conoscenze, tra citazioni, descrizioni vagheggiate, screenshot vari. Nella prima sera di socialità alcolica post-quarantena, avrò passato dieci minuti buoni a parlarne a un’amica che giusto oggi mi ha mandato la foto della sua copia. Ne ho parlato con chiunque, e ho sperimentato quanto sia difficile parlare delle cospirazioni nella storia senza sembrare degli invasati. Di solito iniziavo con un “è un saggio che racconta i legami storici dei movimenti anarchici con le società segrete, LOL, Marx ha tenuto conferenze per gli Illuminati, pensa te”, poi intuendo dallo sguardo dell’interlocutore dove mi stavo infognando, riportavo l’episodio che ha fatto scattare all’autrice l’idea del libro: durante una conferenza anarchica in Messico, Lagalisse notava che un’attivista nativa faticava ad essere presa sul serio dagli altri attivisti, principalmente per il fatto che avesse delle credenze che contrastavano con l’illuminato secolarismo della lotta di classe – perché “blabla come fate a credere a qualcosa, evidentemente siete stupidi blabla quale privilegio, non sono che un occidentale bianco come tutti in questa stanza”.



Da quell’episodio irritante è nato questo libro, che a questo punto descrivevo come: “In pratica l’autrice prende gli anarchici snobbini per la collottola e gli piazza la faccia sulla storia del movimento, tipo IPOCRITA ELITARIO DELLA MINCHIA LA TUA STORIA È UNA COSTELLAZIONE DI LOGGE E COMPLOTTI, PIANTALA DI SELEZIONARE QUELLO CHE TI FA COMODO DELLA TUA GENEALOGIA”. In soldoni. Ma con più classe. Senza minchia.
Sarebbe inesatto anche ridurre la prospettiva di questo saggio alla storiografia, quando il piglio è anche antropologico e propositivo. Schematizzo: l’introduzione verte sulla consapevolezza di un presente problematico, in cui qualsiasi cosa può diventare facile pretesto di teorizzazioni cospiratorie con leggerezza disarmante anche di fronte all’evidenza. Persone altrimenti ragionevoli riescono a convincersi della plausibilità di complotti complessi e stratificati. C’è un problema, ammette Lagalisse, è innegabile, ed è ancora più problematico il modo in cui si parla da esterni dei “teorici del complotto”, ma ci arrivo dopo.

C’è la divertentissima parte storica, quella che traccia l’origine dei movimenti anarchici e comunisti, delle logge segrete che sostengono la lotta di classe – seppure talvolta col piglio bellamente elitario degli intellettuali che ritengono di dover lavorare nell’ombra per il bene superiore perché il ceto popolare non avendo studiato non può cogliere sottigliezze quali “va’ che il tuo capo ti sta sfruttando, zio”.



La sto colorando e non ce ne sarebbe bisogno. La parte storica vira verso la filosofia, l’ermetismo, le influenze di teorizzazioni che ora chiameremmo strampalate sugli studi degli uomini che hanno fatto la scienza così come la conosciamo – saluta, Newton. La questione di genere, la stregoneria femminile soppressa con l’inquisizione e quella praticata dagli uomini accettata come scienza filosofica. E poi la nascita dei movimenti di massa, la capillarizzazione delle reti degli attivisti – carbonari e simili – che hanno reso possibile una lotta di classe cosciente. I legami di questi movimenti con l’occultismo sono abbacinanti: non avrei mai pensato che la A cerchiata venisse da un compasso aperto, o che la stella comunista si riferisse a un pentacolo. Vorrei essere più precisa, ma il brutto degli ebook è che andarsi a ricercare le parti interessate è una rottura di scatole, mi tocca lesinare sulle specifiche.



Accennavo un paio di paragrafi fa al fatto che l’approccio al discorso sui e coi teorici del complotto sia problematico. E lo è. Non ho ancora usato il termine “complottista”, perché come insegna Lagalisse, è un comodo insieme in cui ficchiamo indiscriminatamente chiunque porti avanti un discorso improbabile e lapalissianamente errato per indicare che non vale la pena averci a che fare. Delegittima il soggetto – che è un po’ da stronzi – e azzera la possibilità di dialogo – perché chi mai vorrebbe sostenere una discussione che appoggia sul sottinteso della sua totale ignoranza? Se non sono “complottisti” sono “analfabeti funzionali”, altro termine nato con un significato utile e poi preso ostaggio da gente che non ne ha chiarissimo il senso, ma ha la ferma intenzione di designare l’esistenza di una massa di incolti che gli siano inferiori.

Non che le teorie in sé non siano stupide. Lo sono, certe più che altre. Ma sono anche espressione di un disagio che ha una fonte reale che zittendo le persone stiamo aiutando a coprire. Possono essere persone arrabbiate o spaventate che decidono di trovare una spiegazione complicata a problemi ancora più complicati, che tuttavia ci sono. Le teorie del complotto vengono da una sostanziale mancanza di fiducia nei confronti dell’autorità o dei media; abbiamo davvero la faccia di dire che si tratti di sfiducia ingiustificata? Va bene, l’11 settembre non è stato un lavoro interno. Ma sono anche secoli che gli USA armano golpe in America Latina in un sobbollire di intenti malvagi che verrebbe più facile addossare a una razza aliena che a esseri umani che riconosciamo come simili. Dovesse venire fuori che l’11 settembre è stato davvero ordito dalla CIA, non avrei motivo di stupirmi. Le teorie del complotto esistono perché esistono i complotti – e perché è difficile accettare che il flusso della nostra esistenza sia direzionato dal caos impietoso, ma comunque.


Prendiamo i blastatori, le peggio strategie comunicative viventi; lo scopo di chi blasta non è educare il proprio pubblico, ma umiliare chi non ne fa parte rovesciandogli addosso insulti che se togli la sintassi corretta e il lessico forbito si rivelano per quello che sono: insopportabili gnègnè la mia educazione è meglio della tua e ti devi vergognare. Per darsi una cotonata all’ego i blastatori sputano sul volgo ignorante con un’arroganza insopportabile che si riflette sulla classe intellettuale tutta, su chiunque abbia studiato. E questo avvelena ancora di più un discorso già difficile tra chi non si fida dell’informazione mainstream – e grazie tante – e chi davvero vorrebbe fornire al pubblico più vasto gli strumenti per affrontare una realtà sempre più complessa e stratificata.

E niente, con gli amici parlo di Erica Lagalisse come della mia futura e inconsapevole moglie, il libro è scorrevole e interessantissimo, Burioni e Il signor distruggere meritano l’oblio e boh, sogno un mondo empatico in cui di fronte a chi non sa facciamo uno sforzo di capire invece di ridurre tutto a “gli altri sono scemi”.
Suonerei molto più convincente alle mie stesse orecchie, se giusto ieri non avessi tirato un bestemmione sotto il post di un ex-contatto che condivideva non ironicamente dal gruppo SMASCHERIAMO IL FEMMINISMO, ma ehi, c'è un limite anche al dialogo.

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