sabato 15 febbraio 2020

Poesie per chi non ama la poesia #7 - Lady Lazarus di Sylvia Plath


Lady Lazarus


L'ho fatto di nuovo
un anno ogni dieci
ci riesco -

Una sorta di miracolo ambulante la mia pelle
splendente come un paralume nazista
Il mio piede destro

Un fermacarte,
la mia faccia un anonimo, perfetto
Lino ebraico.

Via il mio drappo,
O mio nemico,
Ti faccio paura?

Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato marcio
svanirà in un giorno.

Presto, presto la carne
che ha mangiato il sepolcro si sarà
abituata a me.

E sarò una donna sorridente,
ho solo trent'anni,
E come il gatto ho nove vite da morire.

Questa è la numero Tre.
Che schifezza,
Da far fuori a ogni decennio.

Che miriade di filamenti.
La folla che sgranocchia noccioline
Si accalca per vedere

Che mi sbendano mano e piede
il grande spogliarello
Signore e Signori

ecco le mie mani,
le mie ginocchia.
Sarò anche pelle e ossa

ma sono anche la stessa, identica donna.
La prima volta che è successo avevo dieci anni
è stato un incidente.

La seconda volta ero decisa
a resistere e a non tornare indietro.
Mi dondolavo chiusa

Come una conchiglia
Dovettero chiamare e chiamare
E togliermi di dosso i vermi come perle appiccicose.

Morire
è un'arte, come ogni altra cosa
Io lo faccio eccezionalmente bene.

Lo faccio in modo che sembri l'inferno.
Lo faccio in modo che sembri reale.
Potreste dire che ho una vocazione.

È abbastanza facile farlo in una cella.
È abbastanza facile farlo e restare fermi.
È il teatrale

Ritorno in pieno giorno,
Allo stesso posto, la stessa faccia,
lo stesso urlo brutale e divertito:

Miracolo!”
che mi ammazza.
C'è un prezzo da pagare

Per spiare le mie cicatrici, un prezzo da pagare
per ascoltare il mio cuore –
batte davvero.

E c'è un prezzo da pagare, un prezzo davvero alto
Per una parola o un tocco
O per po' di sangue.

O un po' dei miei capelli o un pezzo dei miei vestiti
Allora, Herr Doktor
Allora, Herr Nemico.

Sono il tuo opus
Sono il tuo tesoro,
Creatura d'oro puro

che si scioglie in uno strillo.
Mi rigiro e brucio.
Non pensare che sottovaluti la tua grande preoccupazione.

Cenere, Cenere –
Frughi e agiti.
Carne, ossa, lì non c'è niente –

Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.

Herr Dio, Herr Lucifero
Attenzione
Attenzione.

Dalla cenere rinasco
con la mia chioma rossa
e mangio uomini come fossero aria.

...


I have done it again.
One year in every ten
I manage it——

A sort of walking miracle, my skin
Bright as a Nazi lampshade,
My right foot

A paperweight,
My face a featureless, fine
Jew linen.

Peel off the napkin
O my enemy.
Do I terrify?——

The nose, the eye pits, the full set of teeth?
The sour breath
Will vanish in a day.

Soon, soon the flesh
The grave cave ate will be
At home on me

And I a smiling woman.
I am only thirty.
And like the cat I have nine times to die.

This is Number Three.
What a trash
To annihilate each decade.

What a million filaments.
The peanut-crunching crowd
Shoves in to see

Them unwrap me hand and foot——
The big strip tease.
Gentlemen, ladies

These are my hands
My knees.
I may be skin and bone,

Nevertheless, I am the same, identical woman.
The first time it happened I was ten.
It was an accident.

The second time I meant
To last it out and not come back at all.
I rocked shut

As a seashell.
They had to call and call
And pick the worms off me like sticky pearls.

Dying
Is an art, like everything else.
I do it exceptionally well.

I do it so it feels like hell.
I do it so it feels real.
I guess you could say I’ve a call.

It’s easy enough to do it in a cell.
It’s easy enough to do it and stay put.
It’s the theatrical

Comeback in broad day
To the same place, the same face, the same brute
Amused shout:

A miracle!’
That knocks me out.
There is a charge

For the eyeing of my scars, there is a charge
For the hearing of my heart——
It really goes.

And there is a charge, a very large charge
For a word or a touch
Or a bit of blood

Or a piece of my hair or my clothes.
So, so, Herr Doktor.
So, Herr Enemy.

I am your opus,
I am your valuable,
The pure gold baby

That melts to a shriek.
I turn and burn.
Do not think I underestimate your great concern.

Ash, ash—
You poke and stir.
Flesh, bone, there is nothing there——

A cake of soap,
A wedding ring,
A gold filling.

Herr God, Herr Lucifero
Beware
Beware.

Out of the ash
I rise with my red hair
And I eat men like air.



poesia comparsa nella raccolta postuma Ariel (1965). In Italia presente in Lady Lazarus e altre poesie (Mondadori, 1998) a cura di Giovanni Giudici; non trovando qua e là la traduzione di mio gradimento, mi sono presa la libertà di cambiarla un po', quindi se vi fa schifo la responsabilità è in buona parte mia.

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