Ho
girato attorno a questo libro per un po'. Prima sguardicchiandone la
trama sul sito dell'editore, poi prendendolo e riprendendolo in mano
al Salone di Torino. Solo che al Salone di Torino le finanze sono
sempre risicate, e alla fine l'ho lasciato allo stand della Keller.
Poi me lo sono trovato davanti in biblioteca un paio di settimane fa
e mi ci sono avventata come un falco.
Dunque,
L'ordine delle stelle di Monika Zeiner, tradotto da
Roberta Gado e pubblicato da Keller nel 2015.
Un
libro che mi è piaciuto moltissimo, una volta superato lo scoglio
delle prime cento pagine, quando i protagonisti non solo non
riuscivano ad attrarmi, mi davano perfino un po' fastidio. Betty Morgenthal, anestesista in un ospedale
di Napoli, sposata con Alfredo, una bella donna coi capelli rossi che
mi pareva non avere molto da offrire a parte il suo fascino. E poi
Tom Holler, pianista jazz cui la moglie ha appena chiesto il
divorzio. Un uomo un po' vuoto e un po' patetico, tendente alla
pinguedine. Non mi dicevano granché. I loro capitoli si susseguivano
e si accavallavano, una che litigava col marito a Napoli e l'altro
che si alcolizzava a Berlino, uniti dalla consapevolezza di un futuro
concerto di lui in zona partenopea.
Poi
è arrivato il passato, con la sua chiave di lettura. Con Tom è
stato un po' come con l'amico di amici che non ti sta antipatico né
simpatico, è lì che sorride placido e non riesci a capire perché i
tuoi amici continuino a invitarlo. Poi magari prende la parola una
volta soltanto e capisci, diventa una delle persone più
interessanti che tu abbia mai conosciuto e vorresti discuterci per
ore, avere il suo punto di vista sul mondo intero.
Con
Tom è stato così. Non capivo che senso avesse un personaggio come
lui, accostato poi a un personaggio come Betty, finché non ho
iniziato a leggere della loro giovinezza, dei loro venticinque anni.
Scorci di incontri fuori dal conservatorio, lezioni di piano a casa
di donne misteriose, concerti squallidi in location improbabili. E
soprattutto Marc.
Marc
funge da chiave di lettura, oltre ad essere il personaggio attorno al
quale gravita l'attenzione del lettore. Marc arriva dopo quelle prime
cento pagine, e riempie tutte quelle che seguono, anche quelle in cui
è assente. Soprattutto quelle in cui è assente, perché non sai per
quale motivo non ci sia. Cioè, sai che è morto, ma non sai come, né
quando, né perché.
Marc
è pianista e compositore, conosce Tom durante un ingaggio di
quelli particolarmente tristi, in un centro commerciale. Tra i due
scocca una scintilla di amicizia bellissima, purissima, importante.
Così importante da sostenere il silenzio, e da palesarsi in un mutuo
interesse che sa di vulnerabilità. Marc vince premi di composizione,
borse di studio. Gli piace filosofeggiare, mettere un braccio attorno
alle spalle di Tom e parlare del significato della vita. È uno di
quegli artisti smunti e disillusi che però vivono davvero quello che
fanno. Attraverso i suoi occhi più acuti, Tom acquista un suo
perché. Si arriva a capire il suo personaggio come altrimenti non
sarebbe stato possibile. Il suo rapporto con la musica e il mondo,
l'intensità delle sue emozioni sotto l'aria placida.
Poi
c'è Betty, di cui Marc si innamora all'istante, e di cui sappiamo essere stato innamorato pure Tom. Dalle prime cento
pagine che tacciono quasi sul passato, presentando Tom e Betty come
adulti, persone già formate, si torna indietro di quattordici anni,
a raccontare come l'universo si sia disposto per permettere il loro
incontro e la loro netta separazione.
È
un libro che parla di musica, e io per questo l'ho adorato. È raro
trovare libri che parlino di musica in modo fluido, naturale, senza
ammorbare di nozioni il lettore, senza tentare di spiegarne il senso. La musica è e tanto basta.
Mi
è piaciuto moltissimo, e direi che si vede. Non sono però in grado
di spiegare del tutto perché. Ho amato il modo in cui viene trattata
la musica, e ho voluto sinceramente bene ai personaggi. Eppure la storia è
semplice, i temi già noti, lo stile è più che piacevole ma non brilla. Saranno gli attori, sarà la
scena musicale. Non lo so.
Eppure.