mercoledì 29 agosto 2018

Il fiume della colpa di Wilkie Collins

Non so se un prolungato soggiorno a casa di mia madre possa considerarsi una vacanza, ma è così che lo sto prendendo, e direi che le tempistiche con cui aggiorno il blog confermano tanta disposizione mentale. E dire che sono andata al mare soltanto due volte, quest'anno, accidenti.
Ma veniamo subito al libro di cui mi sono ripromessa di chiacchierare stamattina, anche se forse avrò bisogno di un secondo caffè, – e dire che ho dormito la bellezza di nove ore, è stato bellissimo.
Il fiume della colpa di Wilkie Collins, speditomi da Fazi cui ormai mi tocca dedicare un intero scaffale della libreria e tradotto da Patrizia Parnisari.
Dopo la riscoperta ad opera della stessa Fazi, è probabile che già sappiate qualcosa sull'autore in questione, ma ve lo presento lo stesso. Nato a Londra nel 1824, conosce Charles Dickens nel 1852, quando inizia a scrivere per la sua rivista Household Worlds, e tra i due sboccia una bellissima amicizia che durerà per la bellezza di dieci anni. Le sue opere più celebri sono senza dubbio La donna in bianco e La pietra di Luna, scritti rispettivamente nel 1859 e nel 1868.
Ma veniamo a quello che ho letto, e non a quanto mi riprometto di leggere.
Il fiume della colpa (The guilty river) fa parte della sua produzione più tardiva, il che mi stupisce non poco. Un po' per la brevità, un po' per la semplicità nella costruzione e nei caratteri dei personaggi, avevo pensato fosse una delle sue prime opere, quelle un po' acerbe con cui un autore inizia a mettersi alla prova prima di cimentarsi con quelli che saranno i suoi capolavori. Con questo non voglio dire che non si sia trattato di una lettura piacevole, tutt'altro. Di per sé il libro scorre, gli accadimenti si susseguono a una velocità sostenuta, non ci sono blocchi di dieci pagine infarcite di riflessioni evitabili. Si legge in fretta, e forse lo consiglierei come biglietto da visita dell'autore, essendo assai meno impegnativo rispetto alle sue opere più famose, che si presentano come ottimi mattoni di pagine.
La storia è semplice; c'è il protagonista e narratore, Gerard Roylake, che ritorna in Inghilterra per fare buon uso dell'eredità del padre, un uomo freddo e crudele che l'ha presto spedito a farsi una cultura in Germania, il più possibile lontano da sé. Gerard si trova a dividere la casa con la moglie del defunto padre, una donna giovane e bellissima astuta come una serpe, e non è che sia poi così entusiasta della situazione. Presto si ricorda però di quanto gli piacesse vagare per i suoi terreni, nella foresta adiacente alla proprietà, lungo il fiume. E mentre vaga a caccia di falene come faceva da bambino, si imbatte nel vecchio mulino e in una vecchia conoscenza, la bellissima Cristel, figlia dell'affittuario del mulino, l'avaro Giles Toller. La sera stessa fa la conoscenza anche di un altro personaggio, ben più enigmatico e bizzarro. Si tratta di un uomo bellissimo e misterioso, completamente sordo e costretto a comunicare per iscritto. Ha subaffittato una stanza da Mr. Toller, ed è ossessionato da Cristel, che di rimando lo odia, e ne è parecchio spaventata.
Gli ingredienti sono tutti qui: un protagonista giovane e piacente, una fanciulla forte e d'aspetto amabile, uno sconosciuto misterioso. Si aggiunge altro, con lo scorrere delle pagine, ma l'essenziale è già sulla carta, e dirne di più sarebbe allungare il brodo.
Un po' mi chiedo se il romanzo non ne avrebbe guadagnato, se Collins avesse deciso di aggiungere qualche decina di pagine. Ci sono situazioni e personaggi che avrebbero potuto dare di più, sia per arricchire il contesto che per ostacolare i meccanismi di una trama che forse fila troppo liscia. Il fiume della colpa mi è piaciuto, e molto, ma come mi è stato riferito da altri, sento che non è questo il capolavoro di Collins, che troverò la massima espressione dell'autore in romanzi in cui si sia preso la libertà di dilungarsi per un buon mezzo migliaio di pagine – almeno. Ma immagino che qui dipenda un po' dai propri gusti, e da quanto tempo si voglia investire nel conoscere un nuovo autore.

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