mercoledì 25 aprile 2018

Il pittore fulminato di César Aira


Forse sarà un approccio un po' scomodo, e sicuramente mi impedisce di apprezzare un romanzo in tutte le sue sfumature e interpretazioni; e tuttavia, quando mi approccio a un libro, voglio farlo senza saperne niente. Mi basta un abbozzo di trama, il contesto in cui prende vita la storia. Evito la quarta di copertina come la peste, preferisco restare ignara fino all'ultimo di ogni plausibile e implausibile scoperta.
Questo vale anche per i romanzi incentrati su personaggi realmente esistiti, come in questo caso. Il pittore fulminato di César Aira, edito da Fazi nella traduzione di Raul Schenardi, tratta della bizzarra – e tragica – figura di Johann Moritz Rugendas, artista tedesco attivo nell'Ottocento. Era un naturalista, e ha viaggiato in lungo e in largo nell'America Latina, in cerca di paesaggi fantasmagorici ai suoi occhi europei, al suo sguardo civilizzato.
Il pittore fulminato è un romanzo bizzarro; tanto per cominciare è privo di dialoghi, tutto discorso indiretto e descrizioni puntuali. Rugendas dice, Rugendas pensa, Rugendas fa. È tutto chiaro, agli occhi del narratore, che affibbia ipotesi a un personaggio e svela gli intimi pensieri di un altro. Devo dire che, se da un lato apprezzo la voglia di sperimentare dell'autore, dall'altro ho trovato più difficile entrare davvero nella testa dei personaggi ed empatizzare con loro. È stato più come guardare una fotografia, che come vivere la scena.
Ma ancora della trama non ho detto nulla. C'è Rugendas che parte per l'America Latina per dipingerne le meraviglie, riportarne un'immagine nel Vecchio Mondo. Con lui il collega e amico – meno dotato – Krause. Messico, Cile, Argentina. A dipingere le montagne, la vegetazione, la semplicità della vita quotidiana dei nativi e dei coloni, la bellezza spietata delle scorribande dei banditi.
A metà viaggio, a Rugendas succede qualcosa di terribile; non ho chiaro se si tratti di un'invenzione narrativa di Aira o di quanto è realmente avvenuto. Mi basta sapere che è vero nel romanzo. Mentre si era allontanato dal resto della spedizione in cerca di acqua, Rugendas viene colpito da un fulmine, per ben due volte, mentre è in sella al suo cavallo. I fulmini lo lasciano sfigurato, moribondo. Nel lungo periodo, gli lasceranno emicranie terribili, giramenti di testa, una porta aperta verso un mondo che nessun altro capisce. Resta in parte folle, sempre dedito al lavoro, imprevedibile anche per il fidato Krause.
E questo è quanto. È la storia, breve, del secondo viaggio di Rugendas in America Latina. Mi tengo alla larga da Wikipedia, non voglio distinguere con troppa sicurezza il vero dall'inventato. Non voglio sapere se ciò che ho letto fosse di Aira o di Rugendas.

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