mercoledì 2 marzo 2016

Adieu mon coeur di Angelo Calvisi


È più di una settimana che non aggiorno il blog, e coi giorni di silenzio si sono accavallate le mie letture e le recensioni. Sono nel mezzo di una lunga vacanza – si può dire così? - a casa di mia madre, nonché del mio vecchio computer, al quale mi sono affidata scendendo da Torino, e che si è, come dire... spanato. Bruciato. Morto. Kaput. Sono rimasta senza un pc fino a ieri, quando la mia tecnologica genitrice si è messa ad armeggiare con un suo vecchissimo notebook, collegandolo a un paio di periferiche per supplire alle sue mancanze. Ora, questo novello Frankenstein pare funzionare, anche se respira a fatica – e rumorosamente – e spande un soffuso odore di bruciato. Spero che non mi si squagli sotto le dita.
Dunque, Adieu mon coeur di Angelo Calvisi, edito da CasaSirio che mi ha gentilmente omaggiata di una copia.
Dunque, vediamo. Intanto odio doverne parlare a più di una settimana dal termine della lettura, perché ricordo che la recensione mi sbocciava in testa ancora mentre avevo gli occhi sulle pagine, e le parole fresche nel cervello. Non è la stessa cosa, parlarne così, a mente fredda e lontana, ma proverò.
Adieu mon coeur racconta di Paolo, in una storia suddivisa in capitoli lontani tra loro, come spirito e come temporalità. Inizia con un Paolo ragazzino, coi brufoli e un amico del cuore, con l'oratorio e i ragazzi più grandi che lo scacciano via dal flipper. È un capitolo solare, allegro, dinamico, nonostante i genitori che litigano; mi ha riportata a “quel” periodo, quello dimenticato, quello ancora più distante dall'età adulta dell'infanzia stessa. Quel mondo tra i mondi.
C'è questo primo capitolo in cui Paolo è un ragazzino che vive da ragazzino, e poi c'è il capitolo dopo. E poi il capitolo dopo ancora, e quello dopo, fino all'ultimo. Una disgrazia, la scoperta della musica, la vita in comunità, la droga, nello spazio invisibile tra un capitolo e l'altro. Conosci Paolo, il pischello, e ti ritrovi poche pagine dopo con questo mezzo adulto perduto, con gli organi a pezzi e l'animo arreso.
E poi la storia va avanti. Paolo che diventa pienamente adulto, Paolo e la musica, Paolo e Michela, Adieu mon coeur. Se volessi trovare un tema che possa fare la somma di tutto ciò che è questo libro, direi che parla di quanto la vita è infame a passare così veloce, del mondo che non ti aspetta, e che poi se ne frega se quello che provi dura in eterno. È un po' un amaro “cosa ci si può fare?” a braccia allargate per accogliere il peggio.
Io comunque le canzoni di Paolo le vorrei ascoltare.

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