mercoledì 2 dicembre 2015

Le api di Meelis Friedenthal

A me i romanzi storici piacciono, e molto. Ma sono pure schizzinosa all'estremo, e mi è difficile trovarli. Mi piacciono i romanzi storici quando i personaggi sono vividi e vivi sulla carta, ma odio quando l'autore si prende troppe libertà con personaggi realmente esistiti. Mi piace quando un personaggio appena un minimo precursore dei tempi mi fa assaporare appieno la stranezza di un contesto, ma aborro quando i protagonisti sembrano essere sbucati dai giorni nostri, con la nostra etica, la nostra ideologia e le nostre abitudini. Quindi, beh, mi piacciono i romanzi storici ma ne leggo pochissimi. Non mi ci so ambientare, ecco. Poi non mi interessano granché i pettegolezzi di “chi è stato a letto con chi tra le teste coronate”. Mi sa che preferisco i romanzi storici ambientati nelle classi basse, nel popolino. Almeno credo.
Ad ogni modo, quando Iperborea mi ha proposto Le api di Meelis Friedenthal (grazie, Iperborei) i miei sensi di lettrice si sono ringalluzziti subito. Tradotto da Daniele Monticelli, vincitore del Premio dell'Unione Europea per la Letteratura nel 2013 (premio che dovremmo considerare un cicinin di più, per dire), ché mi pareva uno di quei romanzi storici che ce la sanno ampiamente.
Dunque, vediamo.
Scritto in terza persona, con un paio di capitoli in prima persona che offrono brevemente il punto di vista di un paio di personaggi che entrano in contatto col protagonista. Stile assai piacevole, ho apprezzato molto le descrizioni degli ambienti e delle consuetudini dell'epoca*.
Siamo a fine '600, e Laurentius Hylas ha ricevuto una borsa di studio per studiare a Tartu, in Estonia. Il romanzo si apre con un Laurentius stanco per il viaggio – è partito da Leida – circospetto nei confronti della gente che ha intorno e con il pappagallo Clodia nella gabbia di ferro che lui stesso ha costruito. Clodia non è soltanto il suo animale da compagnia: essendo Laurentius una persona timida e riservata, quello strano uccello gli torna utile per attaccare bottone, per riempire i vuoti di una conversazione, per predisporre i suoi interlocutori in uno stato d'animo positivo. Solo che Clodia muore. Basta che lui la lasci in una locanda, in custodia di persone poco edotte sulla cura dei pappagalli, che se la ritrova praticamente mezza avvelenata, e non gli rimane che vederla morire.
Il viaggio di Laurentius continua, tuttavia, verso Tartu. In carovana, e poi in città. Non vado avanti a raccontare, giustamente. Ovviamente la città viene raggiunta, così come l'università. La vita di Laurentius in un certo modo si assesta in quella città piccola e strana.
Questo libro racconta moltissimo di Tartu. Della vita di tutti i giorni, di come vivevano e pensavano i contadini, del rapporto tra studenti e professori nelle università, dell'infiltrazione religiosa nella scienza. Di come si veniva serviti nei caffè, di come avevano luogo gli spettacoli teatrali. A lettura finita mi è venuto da pensare che avrei gradito più storia, più contesto, più particolari. Eppure a ripensarci ce ne sono eccome. Ora so che le botteghe dei conciatori stavano fuori dalle mura cittadine; so che a fine '600 nelle università iniziavano a prendere piede gli studi di anatomia. So che soldati e studenti non andavano affatto d'accordo.
Però Le api non è solo un romanzo storico. L'elemento soprannaturale è lieve, e ci si chiede se stia germogliando nella mente di Laurentius come una psicosi o se appartenga al mondo “reale”, così come viene descritto nel libro. E devo dire che su questo punto mi salgono dei dubbi sul libro. Ho avuto l'impressione che l'autore rifiutasse di prendere una netta posizione sulla questione soprannaturale, e che il finale abbia risposto alla domanda con una domanda ancora più complicata. Laurentius, durante il viaggio, viene in contatto con un odore terribile, pestilenziale, che continua a nausearlo per tutto il libro, impedendogli di mangiare, provocandogli incubi che rimandano al suo passato. La natura di quell'odore, per quanto suggerita... non lo so. Scrivendone, ho l'impressione che la natura di quell'odore sia chiara, e che in effetti sono io a non voler accettare il suggerimento dell'autore come una risposta precisa. Eppure sul finale ho ancora delle perplessità.
Una cosa che ho adorato di questo libro e di cui debbo fare cenno assolutamente, è l'assenza del metodo scientifico. È evidente che all'epoca non aveva ancora preso piede, e le discussioni scientifiche nelle università erano perlopiù ipotesi valutate a seconda della loro plausibilità del momento. Teorie bizzarre, come quella dei corpuscoli, la questione dell'anima, spesso tirata in mezzo alle malattie; la filosofia che si intrecciava con la medicina, Aristotele e Platone e salassi.
Sarebbe anche il caso di concludere, visto che sta diventando una delle recensioni – si fa per dire – più lunghe che io abbia scritto almeno nell'ultimo anno. In sostanza, il libro mi è piaciuto molto, e mi trovo in totale disaccordo con la media Anobiiana. Bello lo stile, belli i personaggi, bella l'ambientazione così come è raccontata. L'unico fastidio che ancora ristagna è il finale, che stento a comprendere.

*ultimamente ho perso l'abitudine di accennare a persona e stile, che sono aspetti abbastanza essenziali in una recensione. Fatemi notare quando manco di farlo, così magari mi ricordo.

8 commenti:

  1. È molto interessante la tua recensione, ma soprattutto ho trovato illuminanti i criteri da te elencati per un buon romanzo storico. In particolare, ho riflettuto sul fatto che i personaggi, anche se l'autore è contemporaneo, devono pensare e agire come avrebbero pensato e agito nell'epoca raccontata. Bella riflessione, anche se io non amo i romanzi storici... ma non è nemmeno vero. Io AMO i romanzi storici, ma odio il modo in cui generalmente sono scritti. Adoro un contesto storico, o semplicemente sociologico, la ricostruzione di una città come quella che hai descritto... adoro tutto questo. Vorrei solo che questo genere di libri venisse scritto in maniera scorrevole, ritmata e viva, come sangue fresco sulle pagine. È quello che, umilmente, ho provato a fare io, con tutti gli errori dell'esordiente , nel mio primo romanzo. Conosci romanzi storici di questo tipo da consigliarmi?

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    1. A me dà un fastidio estremo quando i personaggi di un romanzo storico non si comportano come se appartenessero all'epoca in cui è ambientato. Tristemente, capita. E capita ancora di più al cinema.
      Non ho esattamente chiaro cosa mi stai chiedendo. Di buoni romanzi storici ne conosco, e scritti veramente bene. Però non credo che ti possano piacere quelli che ho in mente, la Vreeland o la Mantel.
      Se cerchi uno stile più particolare e "pregno" correlato al romanzo storico, penso ai Wu Ming, ma non so se siano il tuo genere. Io li adoro.

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    2. Prima ti do la risposta alla Sheldon Cooper: ti sto chiedendo un romanzo storico, ma che sia scritto in modo normale.
      Ehm. XD
      Nel senso, anch'io detesto quando i personaggi si comportano in maniera non aderente al contesto storico e culturale, ma detesto anche questa altra costante dei romanzi storici (o, almeno, di quelli che ho letto/provato a leggere), ossia il fatto che, se i personaggi sono aderenti al contesto e parlano come parlerebbero in quel contesto, e mi sta bene, allora anche le descrizioni e tutti i riempitivi dell'autore al di fuori dei dialoghi sono scritti alla stessa maniera. Cioè, il modo in cui parla il narratore non deve per forza essere lo stesso in cui parlano i vari PG vissuti trentordici secoli prima. Passi per i romanzi storici scritti effettivamente molto tempo fa, ma oggi perché uno scrittore dovrebbe scrivere, chessò:

      "Era una notte buia e tempestosa e i rami del salice si gonfiavano al vento proveniente dall'Est, sfiorando il tetto della vecchia tenuta dei signori Bradley, una delle famiglie più potenti della città, antica per lignaggio almeno quanto i Coventry, più a nord, che con la loro magione cinquecentesca sovrastavano tutta la vallata. Il signor Bradley, uomo dabbene e dal portamento perfetto come si conveniva ai veterani, aveva ottenuto quella dimora qualche decennio prima, quando un magnate di Hampstead che da tempo lui ammirava gli aveva mandato una missiva perché lo raggiungesse per l'ora del tè. A questo pensava il signor Bradley quella sera, mentre, risalendo il viale..."

      piuttosto di:

      "Freddo. Vento come pugnali. Il signor Bradley sollevò il bavero della giacca sopra le guance e accelerò il passo. Era notte e il cielo, nero di nubi, era venato da arterie bluastre. Solo la luna spandeva un chiarore di burro sul viale, ed era là in fondo che Bradley era diretto, verso la tenuta che un ventennio prima aveva strappato a un magnate di Hampstead. Mentre si avvicinava, sentì il suono che ogni giorno gli sussurrava che era di nuovo a casa: lo stormire delle fronde del salice..." e bla bla.

      Ovviamente ho esagerato e ho solo scritto due frasette ad ca**um, è solo per dire >.< nel senso, in entrambi i casi il PG è sempre vissuto nella stessa epoca e parlerà come si conviene a un uomo della sua estrazione sociale, ma perché anche le descrizioni dovrebbero piegarsi al lessico e alla prosa dell'epoca? Boh ._. spero di essermi spiegata bene. Poi sono gusti miei, eh, non ho per forza ragione, anzi! Sono solo opinioni, ecco >.<

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  2. Eccola, eccola!, arriva l'invasata delle Repubbliche baltiche!
    Dunque, stiamo seri: questo è un romanzo che mi ispira molto, come tutti gli Iperborea direi (si possono aprire mutui per comprare tutto il catalogo?). Leggere recensioni come la tua mi rincuorano, anche se probabilmente amerò questo libro solo perché è ambientato in Estonia (mi è già successo con La congiura di Jaan Kross).
    Riguardo alla tua osservazione sui romanzi storici, piacciono molto anche a me e oltre a quelli della Vreeland che hai già citato tu (non La lista di Lisette, quella proprio non mi è piaciuta), potrei consigliarti Ken Follett, anche se è commerciale come Mamma ho perso l'aereo a Natale.
    Ciò scritto, vado ad iniziare anche io Le api e... in bocca al lupo per la discussione della tesi!
    Claudia - Il giro del mondo attraverso i libri blog

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  3. Io adoro i romanzi storici! Ma, come dici anche tu, è difficile trovarne uno che piaccia senza riserve.
    Mi piace quando si intravedono dei personaggi molto famosi, ma non devono essere preponderanti. Mi piace imparare dei piccoli dettagli pratici dell'epoca, anche se hanno a che fare poco e niente con la narrazione, cose come il fatto che le botteghe dei conciatori stanno tutte fuori dalle mura cittadine e cose del genere. Più di tutto mi piacciono anche certi piccoli dettagli che possono essere anche pura invenzione dell'autore ma che hanno influito sulla storia: ad esempio Napoleone che perde a Waterloo perché sragionava a causa di un forte mal di denti, su questo genere.
    Invece non mi piace quando un personaggio si comporta diversamente dagli altri perché ha valori che si avvicinano ai nostri - in questo mi sa tanto che siamo di gusti simili.
    Sappi che questo romanzo è già finito in wish list e non vedo l'ora di leggerlo! Grazie del consiglio :)

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  4. Sembra bello da morire. Condivido il tuo essere schizzinosa. Eppure incredibilmente un sacco di gente tutti questi difetti sembra non notarli. Io di romanzi storici ne leggo pochissimi proprio per questo motivo, mi sembra non ce ne sia uno decente.

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  5. Ciao! Anche a me piacciono molto i romanzi storici... e come te sono molto schizzinosa: non mi piacciono i romanzi storici che tendono a diventare quasi dei manuali. Mi piace che l'ambiente storico, politico e sociale dell'epoca sia ben amalgamato con la trama e le vicende dei personaggi. Mi ispira molto questo romanzo e credo che lo comprerò! Da poco conosco Iperborea, con cui (grazie al cielo) adesso ho una collaborazione! La tua recensione mi ha assolutamente convinta! Aggiudicato come regalo per me sotto l'albero! :)

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