lunedì 23 novembre 2015

L'ordine delle stelle di Monika Zeiner

Ho girato attorno a questo libro per un po'. Prima sguardicchiandone la trama sul sito dell'editore, poi prendendolo e riprendendolo in mano al Salone di Torino. Solo che al Salone di Torino le finanze sono sempre risicate, e alla fine l'ho lasciato allo stand della Keller. Poi me lo sono trovato davanti in biblioteca un paio di settimane fa e mi ci sono avventata come un falco.
Dunque, L'ordine delle stelle di Monika Zeiner, tradotto da Roberta Gado e pubblicato da Keller nel 2015.
Un libro che mi è piaciuto moltissimo, una volta superato lo scoglio delle prime cento pagine, quando i protagonisti non solo non riuscivano ad attrarmi, mi davano perfino un po' fastidio. Betty Morgenthal, anestesista in un ospedale di Napoli, sposata con Alfredo, una bella donna coi capelli rossi che mi pareva non avere molto da offrire a parte il suo fascino. E poi Tom Holler, pianista jazz cui la moglie ha appena chiesto il divorzio. Un uomo un po' vuoto e un po' patetico, tendente alla pinguedine. Non mi dicevano granché. I loro capitoli si susseguivano e si accavallavano, una che litigava col marito a Napoli e l'altro che si alcolizzava a Berlino, uniti dalla consapevolezza di un futuro concerto di lui in zona partenopea.
Poi è arrivato il passato, con la sua chiave di lettura. Con Tom è stato un po' come con l'amico di amici che non ti sta antipatico né simpatico, è lì che sorride placido e non riesci a capire perché i tuoi amici continuino a invitarlo. Poi magari prende la parola una volta soltanto e capisci, diventa una delle persone più interessanti che tu abbia mai conosciuto e vorresti discuterci per ore, avere il suo punto di vista sul mondo intero.
Con Tom è stato così. Non capivo che senso avesse un personaggio come lui, accostato poi a un personaggio come Betty, finché non ho iniziato a leggere della loro giovinezza, dei loro venticinque anni. Scorci di incontri fuori dal conservatorio, lezioni di piano a casa di donne misteriose, concerti squallidi in location improbabili. E soprattutto Marc.
Marc funge da chiave di lettura, oltre ad essere il personaggio attorno al quale gravita l'attenzione del lettore. Marc arriva dopo quelle prime cento pagine, e riempie tutte quelle che seguono, anche quelle in cui è assente. Soprattutto quelle in cui è assente, perché non sai per quale motivo non ci sia. Cioè, sai che è morto, ma non sai come, né quando, né perché.
Marc è pianista e compositore, conosce Tom durante un ingaggio di quelli particolarmente tristi, in un centro commerciale. Tra i due scocca una scintilla di amicizia bellissima, purissima, importante. Così importante da sostenere il silenzio, e da palesarsi in un mutuo interesse che sa di vulnerabilità. Marc vince premi di composizione, borse di studio. Gli piace filosofeggiare, mettere un braccio attorno alle spalle di Tom e parlare del significato della vita. È uno di quegli artisti smunti e disillusi che però vivono davvero quello che fanno. Attraverso i suoi occhi più acuti, Tom acquista un suo perché. Si arriva a capire il suo personaggio come altrimenti non sarebbe stato possibile. Il suo rapporto con la musica e il mondo, l'intensità delle sue emozioni sotto l'aria placida.
Poi c'è Betty, di cui Marc si innamora all'istante, e di cui sappiamo essere stato innamorato pure Tom. Dalle prime cento pagine che tacciono quasi sul passato, presentando Tom e Betty come adulti, persone già formate, si torna indietro di quattordici anni, a raccontare come l'universo si sia disposto per permettere il loro incontro e la loro netta separazione.
È un libro che parla di musica, e io per questo l'ho adorato. È raro trovare libri che parlino di musica in modo fluido, naturale, senza ammorbare di nozioni il lettore, senza tentare di spiegarne il senso. La musica è e tanto basta.
Mi è piaciuto moltissimo, e direi che si vede. Non sono però in grado di spiegare del tutto perché. Ho amato il modo in cui viene trattata la musica, e ho voluto sinceramente bene ai personaggi. Eppure la storia è semplice, i temi già noti, lo stile è più che piacevole ma non brilla. Saranno gli attori, sarà la scena musicale. Non lo so.
Eppure.

2 commenti:

  1. Ok, ho deciso: lo prendo in biblioteca.

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  2. Wow, che bella storia sembra! Anche a me piacciono molto i libri che parlano in modo appassionante della musica, e se ci penso in realtà ne ho letti ben pochi. Se mi capiterà di trovarmelo sotto mano lo prenderò sicuramente :)

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