lunedì 21 settembre 2015

Amedeo, je t'aime di Francesca Diotallevi

Amedeo, je t'aime di Francesca Diotallevi, edito da Mondadori nella neonata collana ElectaStorie, e gentilmente inviatomi dalla casa editrice.
Di Francesca avevo già letto e adorato il romanzo d'esordio, Le stanze buie, pubblicato un paio d'anni fa da Mursia. Tra l'altro è tra i finalisti del Premio Neri Pozza, e le farei tutti i miei auguri se non fosse in competizione con una delle mie migliori amiche. Quindi le faccio i miei secondi migliori auguri, ecco, sperando che siano abbastanza.
Dunque, Amedeo je t'aime. È diverso da Le stanze buie, come stile. Il primo era pregno, inglese, si dilungava, stiracchiava i paragrafi per abbellirli. Questo invece è più essenziale. Non secco, ma diretto. Lo stile è sempre bello, ma meno involuto e alto. Probabilmente non farei questa precisazione, se non avessi l'altro romanzo come paragone.
Io tristemente devo ammettere che Modigliani non lo conoscevo granché. Non che non mi piaccia, anzi, l'ho sempre trovato più che interessante come artista. Eppure non ne sapevo granché. Ricordavo che era stato a Parigi, che aveva frequentato la cerchia di Picasso e Braque, poi nient'altro. Credo dipenda dal fatto che la mia professoressa di storia dell'arte, alle superiori, non lo amava particolarmente. Deve averlo tralasciato come ha tralasciato Mirò, concentrandosi su artisti per lei più importanti. Non giudicatela male, è stata eccelsa e ho ricordi meravigliosi delle sue lezioni. Però Modigliani mi è rimasto una mezza lacuna, finché non ho letto questo libro. Non sapevo neanche perché il gatto di mia zia si chiamasse Modì, per dire.
E soprattutto, non sapevo di Jeanne Hébuterne. La sua compagna e la sua musa fino alla fine, che in questo romanzo è protagonista e voce narrante. Jeanne inizia a raccontare che ha ancora diciannove anni, porta i capelli acconciati in un due lunghe trecce infantili, frequenta l'accademia d'arte insieme all'amica Germaine. È il 1917 e soffre per il fratello André, incagliato in trincea, in guerra. Vive una vita tranquilla, salvo la preoccupazione per il fratello, e conseguentemente per i genitori.
Poi una sera incontra Amedeo, durante una festa. È riverso sull'erba a decantare poesia, ubriaco. E chissà come, Jeanne se ne innamora.
Sembra una storia d'amore. E lo è, innegabilmente. Ma è anche, e soprattutto, una storia di ossessione. I primi incontri tra Jeanne e Modigliani, un ritratto nello studio dell'artista. E poco a poco, mentre si tuffano in una relazione intensa e dapprima segreta, per Jeanne il resto del mondo scompare. Lei stessa scompare. Scompaiono la famiglia, il fratello, per lei rimane solo Modigliani, come fine ultimo, come universo intero. Tutto ciò che vive e pensa è per Amedeo.
Si può leggere in più modi, credo. Dopo un inizio che sapeva di storia d'amore, ho iniziato a sentirmi disturbata dalla dedizione totale di Jeanne per Amedeo. C'è un qualcosa – e non sono stata l'unica a notarlo – di Romeo e Giulietta. Una follia reciproca. Tempo fa ho sentito parlare della tragedia Shakespeariana da un punto di vista un po' meno romantico. Ovvero, la storia di due ragazzini che, in quanto ostacolati dalla famiglia, finiscono per idealizzare la propria storia e per uccidersi. Ma cosa sarebbe stato di loro, se avessero avuto tempo per crescere e conoscersi? Amedeo, je t'aime mi ha fatto pensare un po' anche a questo. Anche se penso che molti lo leggeranno come una splendida storia d'amore fatta di dedizione e sacrifici, da parte di entrambi. Ed è una lettura più che giusta, probabilmente più della mia.
Tra l'altro, durante la lettura del romanzo, quando leggevo le parole che Modigliani rivolgeva alla propria arte, dedicandovisi completamente, capace di rinunciare a qualsiasi cosa per la propria Opera, ho iniziato a pensare a una cosa. Ovvero a quanto sia cambiata la nostra visione degli artisti, a quanto poco siamo disposti a concedere loro. Amedeo Modigliani, che diamine, è Modigliani, diceva di non voler fare altro tranne che il pittore, che non si sarebbe mai abbassato a fare altri lavori per rispetto verso la propria arte. E pensavo a come oggi non accorderemmo che disprezzo e compatimento a una persona che si esprime in questo modo. Che magari sopporta la fame, il rifiuto, la miseria, tutto perché crede di dovere qualcosa alla propria arte.
Pensavo a quanto siamo solerti ad ammirare Rimbaud, Baudelaire, a schierarci con Toulouse-Lautrec e con Modigliani stesso, ma se qualcuno dovesse approcciarci oggi per parlarci negli stessi termini e darci uno scorcio di vita vissuta per qualcosa di più alto, beh, il meglio che può sperare è di essere cortesemente ignorato. E potrei inerpicarmi in oscuri anfratti filosofici a cercare una risposta alle domande sulla natura dell'arte e la natura dell'uomo, ma penso che ne caverei ben poco di plausibile, quindi chiudo qui l'elucubrazione.
E dunque, questo libro racconta la storia di Jeanne Hèbuterne e di Amedeo Modigliani. Con tutto il dovuto contorno di arte e Parigi, vita bohémien e tormenti per le opere inascoltate. Lo consiglio un sacco, un sacco. Più per Jeanne che per Modigliani, che in un paio di punti ha saputo veramente darmi i brividi. Non so se fosse questo che voleva Francesca, magari è un approccio diverso a una scena che vediamo identica. Comunque, mi è piaciuto moltissimo.

9 commenti:

  1. L'ho finito anche io in questi giorni e in parte la penso come te, anche io mi sono ritrovata a pensare che una storia del genere, ambientata al giorno d'oggi, non sarebbe vista di buon occhio per niente, sotto ogni aspetto >.<
    E anche io come te mi sono sentita disturbata dalla devozione totale di Jeanne! Nonostante ciò, anche a me è piaciuto :) non quanto Le stanze buie, ma ho comunque apprezzato! Francesca scrive sempre benissimo :3

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    1. Oddio, non saprei, al giorno d'oggi è un fioccare in libreria di libri su relazioni super-inquietanti xD
      Jeanne è un personaggio interessantissimo. Forse anche perché non è che si perde proprio dentro Modigliani, o magari è che si perde ma volontariamente, senza raccontarsi troppe storie... non so. Comunque sì, mi è piaciuto un sacco. Anche se pure io ho preferito Le stanze buie, che per me niente supera l'atmosfera inglese *__*
      (Francesca è fantastica. Mi aspetto un sacco di cose belle dalla sua penna.)

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  2. Il senso di insofferenza per questa donna che si annulla quasi totalmente per il suo grande amore l'ho provato anch'io, fortissimo in alcuni momenti della lettura, un amore esasperato che sembra impossibile, ma allo stesso tempo ho adorato Jeanne per la sua tenacia, per la sua fermezza e testardaggine verso questo grande sentimento. Bellissima la tua recensione, complimenti.

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    1. Grazie :)
      Vero, è stranissimo come Jeanne non risulti dopotutto come una vittima. La sua è tenacia, non costrizione o arrendevolezza. Dovessi scegliere da chi tenermi alla larga tra i due, credo che mi allontanerei da Jeanne.

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  3. Anch'io sono sempre stata affascinata dalla passione di Jeanne, un fascino che si trasforma in un senso di rabbia e repulsione per la sua morte, suicida incinta della seconda figlia il giorno dopo la morte di Modigliani. Amore e follia per me non sono affatto sinonimi.

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    1. Sono curiosissima di sapere cosa ne pensi Francesca, cosa abbia effettivamente voluto scrivere. Mi sa che glielo chiederò direttamente xD

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  4. Prima di tutto, grazie per la magnifica recensione! Come sempre vai dritta al cuore di un libro, e non lo dico perché è il mio. Hai centrato esattamente quello che secondo me è il nucleo della storia, che io ho sempre riassunto così: è la storia di una donna che insegue un uomo, che insegue un sogno.
    È una storia d'amore? Sì, ma non un amore felice. È una storia che parla di ossessioni? Sì. L'ossessione per l'arte, da parte di Modigliani. E l'ossessione per Modigliani da parte di Jeanne. Jeanne non è un 'bel personaggio'. Non ci si può identificare in lei. È una donna che ama contro ogni ragionevole buon senso. È una donna che sceglie di non salvare se stessa ma, al contrario, con lucidità, sceglie un uomo impossibile e va incontro a un destino tragico. Io, personalmente, non la giustifico, ma trovo affascinante (allo stesso modo in cui si trova affascinante un abisso su cui sei sospeso, sai che è pericoloso ma non puoi fare a meno di guardare) la sua libertà di amare. Ama Modigliani contro tutto e tutti, anche contro se stessa. Non volevo scrivere una 'bella storia d'amore', solo raccontare questo amore così assoluto e disturbato. Che poi è lo stesso amore che Modigliani nutre per la sua arte. Oggi, come dici tu, cose di questo tipo fanno strabuzzare gli occhi, siamo più portati a calcolare i rischi, a stare con i piedi per terra. Oggi, forse, non rischiamo abbastanza per i nostri sogni, chissà.

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  5. Non ho ancora avuto modo di leggere "Le stanze buie" ma ho apprezzato tantissimo questo romanzo.
    Mi rovo pienamente concorde con le tue opinioni, questa non è una storia d'amore ma una storia di ossessione.
    Quella Amedeo, nella sua furiosa corsa contro il tempo, nel tentativo di raggiungere l'immortalità attraverso la sua arte, e quella di Jeanne nei confronti di Amedeo, e nel suo sogno irrealizzabile di sentire suo qualcuno che non voleva appartenere ad altri che a se stesso e all'arte.
    Ho compatito lei, ho detestato lui, e alla fine li ho disprezzati entrambi.
    Sono due personaggi in cui non ci si può immedesimare.
    Tuttavia ho amato la storia, e la passione con cui è raccontata.
    Tu hai fatto il paragone con Romeo e Giulietta, mentre a me è venuto spontaneo fare il paragone con "Cime tempestose", in cui Emily Brontë ha dato vita a personaggi cinici e spregevoli e nonostante tutto ha scritto un capolavoro capace di coinvolgere e appassionare.

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  6. Sapete le ossessioni hanno intrattenuto generazioni. Ossessioni diverse , non sempre in linea quello che ci circonda, ossessioni della propria vita della propria carnalità della porpora voglia di esistere ma sempre ossessioni . Come si può dipingere un volto senza la luce degli occhi e perché Modi lo fa e quelle pupille mancanti ci rincorrono senza fine ....

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