giovedì 2 luglio 2015

Piccoli scorci di libri #50

Nero eterno di David Falchi – Dunwich Edizioni

Mi rincresce di non aver chiacchierato di questo libro non appena l'ho finito. Non si fa così, che poi atmosfera e cronologia iniziano a mancare. Tuttavia, c'è da dire che la struttura del romanzo è abbastanza semplice, il che facilita il mio compito.
Marcello Kiesel è un cacciatore di fantasmi, e viene incaricato dal proprietario di un albergo di liberare la casa appena ereditata dal defunto nonno della moglie da una presenza inquietante e fastidiosa. Kiesel accetta e inizierà a indagare sulla natura della manifestazione soprannaturale, più complessa e pericolosa rispetto a quelle che gli capitano di solito. Nel frattempo si impara a conoscere Kiesel, la sua storia, il suo carattere. È un romanzo horror molto classico, nel senso migliore del termine. Semplice, con personaggi ben definiti nei loro ruoli, ma che sono anche bei personaggi e basta.
L'aspetto migliore del romanzo, e a quanto ho capito siamo in tanti a pensarla così, è Lerner. Lerner è uno spirito intrappolato in uno specchio che Kiesel si porta sempre dietro. Il mondo nel riflesso del suo specchio è sempre in rovina, e Lerner si mostra spesso in diversi stadi di decomposizione. Riflette un diverso piano astrale, nel quale lo spirito caccia altri spiriti più deboli per mantenersi in forze e acculumare abbastanza energia per riuscire un giorno liberarsi dalla prigione dello specchio. Ma Lerner non è interessante solo in quanto Lerner. È interessante il rapporto che instaura con Kiesel, una strana interdipendenza.
Tra l'altro ieri, su questa pagina si è svolto un evento dedicato a Nero Eterno di Falchi e a Exceptor – Legno e Sangue di Fabrizio Cadili e Marina Lo Castro, sempre edito dalla Dunwich. Consiglio vivamente di dare un'occhiata, così come consiglio questo libro.

Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi di Carlo Sperduti – Gorilla Sapiens Edizioni, 2013

Non amo le raccolte di racconti, ed essendone ben conscia di solito me ne tengo bene alla larga. Eppure questo lo volevo proprio. La presenza di un racconto metalinguistico, quello che dà il nome alla raccolta, non so, mi aveva fatto scattare la scintilla. Ed è decisamente il mio rattonco preferito, anche se pure Pizze a domicilio non scherza. E Non sono d'accordo con quello che scrivo mi ha fatta sbellicare.
E dunque, è una raccolta bislacca di racconti che spesso virano sul surreale, che puntigliano sul senso delle singole parole, sui loro molteplici significati. Racconti che ti infondono quel sorriso leggero.
Durante la lettura cercavo una definizione, e ricordo che mi è venuto in mente solo “allegro dadaismo letterario”, che però è troppo pomposo, e questo libro di pomposo non ha nulla. Magari non è sempre allegro, e un paio di racconti sono un po' sottotono rispetto agli altri. Ma gli altri sono ganzi, ganzi forte.
Lo consiglio a chi gradisce il surreale, l'allegro, il ridanciano. E il “perché sì”.

6 commenti:

  1. Cara Leggivendola io apprezzo molto i racconti e sì purtroppo le raccolte hanno spesso il problema di averne di buoni e di meno buoni, ma ammetto di essere "intancata" (se mi permetti) da questo libricino scappato al mio radar. Grazie mille per il consiglio!

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    1. A me è piaciuto moltissimo, e i racconti non sono affatto il mio genere.
      La casa editrice fa sconti fino al (mi pare) 12 luglio, magari approfittane :)

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  2. Incuriosita..come mai non ti piacciono le raccolte di racconti? Nemmeno delle celebrities Carver, Buzzati o Bukowski? È una domanda filosofica, più che personale. L'editoria non "punta" sul racconto, tranne poche indipendenti(ssime) appunto come Gorilla. Quindi il non leggere abitualmente racconti è prassi comune di molte persone. Come mai? Per la frammentazione di storie in un unico libro o è la struttura stessa del racconto il "centro del problema"?

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    1. Ciao :D
      Neanche loro. Se proprio adoro l'autore, allora leggo pure i racconti - Gaiman, Benni e simili - però difficilmente tento i racconti per primi. A meno che non sia l'argomento centrale che mi ispira, come in questo caso.
      Non so se sia lo stesso motivo per tutti, ma io gradisco avere il tempo di conoscere bene un contesto, il personaggio, il modo in cui il contesto agisce sul personaggio, le storie dietro ognuno... il racconto per forza di cose non può darmi ciò che adoro.
      O magari può essere anche una questione di pigrizia, visto che con un romanzo devi fare lo sforzo di capire e crearti lo storyworld una volta soltanto, mentre coi racconti devi ricominciare daccapo ogni volta.

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  3. Non saprei...i Dadaisti non erano pomposi,tutt'altro

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