mercoledì 13 maggio 2015

Intervista a Virginia de Winter

Adoro la serie di Black Friars, e non riesco a trovare un modo migliore di questa affermazione per introdurre quest'intervista. Virginia de Winter è una di quella autrici di cui ami la prosa e la storia, i personaggi e l'ambientazione, e l'unica sgradevolezza nei suoi libri è la consapevolezza che ti iniettano crudeli sotto pelle che a quelle vette non si arriva in tanti. E lo so, sto ruffianeggiando parecchio, me ne rendo conto. Ma ho adorato i suoi libri a tal punto e così palesemente che sarebbe sciocco trattenersi. Li ho anche recensiti, un sacco di tempo fa. Qui, qui, qui e qui. In realtà solo i primi due post sono "recensioni", ma non voglio cedere alla pignoleria. Aggiungo soltanto queste parole: vampiri, gotico, dark, cristo-che-stile. E aggiungo anche sentitissimi ringraziamenti a Virginia per non essersi sottratta all'intervista, vista la quantità di domande che ho inopportunamente posto.


Come mai hai scelto di pubblicare sotto pseudonimo? E come mai proprio "Virginia de Winter"?
Mi piace la mia vita e, arrivato il momento di pubblicare, ho temuto che qualcosa potesse turbarla – anche solo un'occhiata curiosa da parte delle persone che conoscevo da sempre. Del resto, nemmeno quando si è trattato di pubblicare fanfiction ho voluto usare altro che non fosse il nome di penna “Savannah”. Le domande, anche fatte da quelle poche persone al corrente, mi mettono in difficoltà e mi innervosisco. Preferisco continuare come se nulla fosse successo e scrivere come sempre ho fatto, tranquilla e senza che a nessuno importasse.
Quali libri ti hanno formata come scrittrice?
Troppi per elencarli tutti. Principalmente però la maggiore influenza sul mio immaginario e sulla mia narrazione l'ha avuta Anne Rice con le sue Cronache dei Vampiri e con il ciclo delle Streghe di Mayfair, poi mi vengono in mente i libri di Marion Zimmer Bradley, quelli di J.K. Rowling; Beppe Fenoglio del quale adoro la prosa (secondo me ha un uso della lingua italiana di un pregio unico); ho anche cercato di imparare il ritmo di narrazione di Cassandra Clare (un'altra autrice che mi piace moltissimo); Stendhal, Libba Bray. Non c'è un ordine, né un senso preciso. Ogni autore è la summa di quello che ha amato, credo.
Quand'è stata la prima volta che ti sei detta "Magari scrivo"?
Troppo piccola per aver formulato il pensiero con lucidità. L'ho fatto e basta. Avevo un diario come molte bimbe, rosa a fiorellini e con il lucchetto. Non ci ho mai messo il resoconto di una giornata nè i miei pensieri, scrivevo storie e, dopo qualche tempo, dal diario si sono trasferiti su un quaderno e poi su fogli A4 e alla fine su un computer.
Come sono nati i tuoi personaggi e che rapporto hai con loro?
Hai un'idea, a un certo punto li visualizzi e basta, come una persona che conosci superficialmente e di cui hai solo un'impressione. Ashton Blackmore di Black Friars l'ho visto per la prima volta sul cornicione di un palazzo con la Vecchia Capitale ai suoi piedi, una distesa di notte di luci fioche; Sebastian Fane invece camminava per strada con un bastone in mano e la consueta aria scostante. Stephen Eldrige era un bambino troppo geniale per essere tranquillo, Tess Steeval una fanciulla che sorrideva per nascondere i suoi segreti. Li amo tutti, mi mancano sempre, non passa un solo giorno senza che pensi a loro.
Quali sono le condizioni ideali per scrivere?
Tutte. Ho scritto in ogni dove: treno, metropolitana, cucina, camera, studio. Davanti alla televisione che trasmette serie tv a ripetizione, in cucina o in salone mentre tutti chiacchierano. Il silenzio mi distrae, non riesco a combinare nulla ma le persone non devono parlare con me mentre scrivo: quello mi fa impazzire dal nervoso, ho proprio ondate di collera. L'unica condizione è non essere davanti a un panorama o all'aperto. Lì mi distraggo e non riesco a combinare niente.
Ho sempre pensato che la Vecchia Capitale si ispirasse a Roma, ma forse mi sbaglio...
La Vecchia Capitale si ispira a un sacco di posti. Principalmente a Palermo quando si tratta della Cittadella, di Salimarr e dell'omonimo borgo e anche di parte della Cittadella che però principalmente è ispirata a Venezia. Una parte però è sicuramente ispirata alla Roma dei Papi, specialmente le parti riguardanti il Borgo di Maderian. La Sedia del Diavolo, per esempio, esiste davvero, si trova nel quartiere africano.
C'è qualcosa che vorresti cambiare/correggere nei tuoi libri?
Parecchio, niente, non tutto. In fondo se non li avessi scritti così non avrei imparato tante cose. Mi piace il percorso che ho fatto fino al momento.
Leggendo i tuoi libri non si può fare a meno di notare quanto tu ti diverta a scriverli. Questo ti ha portato a tagliare/correggere/riscrivere molto, oppure metti il tuo gradimento prima di tutto?
Scrivo in unica stesura, correggo le parti di trama che non collimano a mano a mano che lavoro, ma non riscrivo a meno che qualcuno non mi dica che c'è da ritoccare qualcosa. Già sono prolissa di mio e quando riscrivo tendo ad allargarmi ulteriormente. Ultimamente ho imparato a tagliare ma chi scrive e chi legge non è mai d'accordo su quale parte sia superflua.
Leggeremo ancora della Vecchia Capitale, o il mondo di Black Friars è ormai chiuso?
Come ti dicevo prima i miei personaggi mi mancano tutti i giorni. Ho lasciato l'epilogo della Croce aperto appositamente. Quello è un mondo a cui non sarò mai capace di dire addio.
Al momento stai scrivendo qualcosa? E se sì (imploro che sia un sì) qualche anticipazione...?
Non posso ancora, mi dispiace. Il prossimo libro uscirà con Mondadori e, non appena ne avrò la possibilità, darò qualche notizia in merito. Posso dirti che la lavorazione, almeno da parte mia, è a buon punto. Tolto questo libro, ho in ballo circa mille cose, che vanno dal romantic suspense al giallo vero e proprio; il mio debole per il romanzo vittoriano penso sia palese e diciamo che sto dando corso anche a quello!
Come inizia e come procede il tuo processo creativo? Inizia tutto da una scena, da un personaggio, da uno spunto...?
Da uno spunto. Due informazioni apparentemente scollegate che vagano nei meandri del mio cervello si legano e la cosa mi pare talmente logica e sensata che non mi spiego come io abbia potuto non pensarci prima.
Come ti è andata con gli editori e cosa consiglieresti agli aspiranti scrittori?
Mi è andata abbastanza liscia perché un'editor della Fazi mi ha trovata on line e per anni ho lavorato sempre con lei andandoci d'accordissimo. Quanto ai consigli sono ancora nella fase di chi ne cerca e non mi sento nella posizione di darne, fuorché uno che riguarda anche me stessa: armiamoci di santa pazienza e di una forte motivazione.
La critica più assurda che ti sia mai stata fatta?
Le critiche non sono mai assurde, hanno perfettamente senso per chi le fa. Però una mi ha fatto ridere di cuore: una ragazza disse che il cognome Weiss di Eloise era voluto per creare un contrappunto con il “Black” di Blackmore. Ho impiegato venti minuti a capire. Non ho voluto deluderla dicendole che il nome e il cognome di Eloise in realtà derivano dal pattinaggio di figura.
Ci sono scrittori che vorresti leggessero i tuoi libri?
Va bene chi li legge già.
Ti è mai capitato di leggere un libro scritto così bene da farti pensare "Non ce la farò mai"?
Almeno otto volte su dieci quando ne apro uno. Se poi è di Cassandra Clare io aggiungo tra me e me: chissenefrega, l'importante è che li scriva lei così li posso leggere io!
Sii sincera, quali dei tuoi personaggi preferisci? Io adoro Bryce e Stephen oltre l'umana comprensione.
Stephen è il mio tesoro, infatti ho demandato a lui il compito per me molto doloroso di chiudere l'Ordine della Croce. Bryce Vandemberg è il mio punto di vista nei miei libri, forse quello che per logica mi somiglia di più; poi c’è Axel Vandemberg, come il Draco Malfoy delle mie fanfiction è l’interlocutore privilegiato dei miei momenti cupi.
Mi consiglieresti un libro?
Penny Parrish, in America si vive così, di Janet Lambert, attrice che in seguito si è messa a scrivere libri per ragazzi e che ha prodotto una lunghissima serie di volumi dedicati a questa saga e a quelle “collaterali” alla famiglia Parrish. E' la storia di un'America a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, simile alle vecchie commedie che di tanto in tanto passano in televisione. E' difficile da trovare ma qualche biblioteca dovrebbe ancora averlo.
Domanda un po' Marzulliana ma che ho molto cara: da dove credi che vengano le storie?
Sono archetipi. Preesistono a tutte le maniere di esprimerle, si scoprono e riscoprono ogni giorno, ognuno ne fornisce la sua versione; poi si dimenticano e si ricomincia da capo.

Concludo ringraziando di nuovo Virginia per la disponibilità. I miei più sentiti auguri per ogni cosa bella, mentre attendo speranzosa nuovi libri

4 commenti:

  1. Intervista molto interessante, complimenti! :)

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  2. Grazie per avermi corretto i refusi!

    Vy

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  3. C'è da gustarne ogni passaggio. Brava, Leggivendola, e brava la scrittrice.

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  4. Uh! Fantastica questa intervista! Me ne sono bevuta ogni singola parola. Però qualcuno mi spieghi che c'entra Weiss con Black perché non ci arrivo. X°°°D
    E poi niente, sono obbligata a leggere la Clare e questa proprio non ci voleva. :D

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