mercoledì 4 marzo 2015

Non sperate di liberarvi dei libri di Umberto Eco e Jean-Claude Carrière

Negli ultimi tempi ho iniziato a guardarmi intorno per cercare libri dedicati ai libri, che potessero raccontarmi della loro storia, delle case editrici, delle intelligenze che li compongono. E ho trovato libri meravigliosi come questo, così come volumi un po' più deludenti. Muoio dalla voglia di leggere qualcosa sulla storia della stampa, su Manuzio, sulla storia della censura, sulla formazione degli editori. Vorrei saperne così tanto da sentirmi ribollire il cervello.
E dunque, Non sperate di liberarvi dei libri, conversazione tra Umberto Eco e Jean-Claude Carrière abilmente moderata da Jean-Philippe de Tonnac, pubblicata in Italia da Bompiani nel 2009 in un'ottima traduzione di Anna Maria Lorusso. Accortissimo regalo ricevuto a Natale, l'ho adorato fino all'ultima pagina, fino all'ultima parola. Che sarebbe “Occidente”.
Ora, personalmente ignoro chi siano de Tonnac e Carrière. Di Eco ho studiato la semiotica e letto il best-seller Il nome della rosa, ne ho divorato qualche articolo, ma non posso dire di conoscerlo decentemente. Posso però affermare che, a giudicare dalla montagna di eclettico sapere che viene sfoggiato in questo libro, passare anche soltanto un paio d'ore in compagnia di cotanti intellettuali, dev'essere una specie di esperienza immersiva nel sapere cosmico. Tipo placenta, però di nozioni e conoscenza.
Si parte dal libro, si parte sempre dal libro. Non si tratta però – e il titolo inganna, riprendendo comunque l'originale – di un saggio sul perché l'ebook non soppianterà il cartaceo. Al digitale è dedicato uno spazio esiguo, se ne parla ma senza timore, con tranquillità, niente di cui preoccuparsi, se mai dovesse essere motivo di preoccupazione. Si parla dei formati del libro, dei primi materiali, della comparsa della parola scritta.
Si parla dei primi editori, della stampa di Gutenberg, della censura, di libri dati alle fiamme, di quelli che invece ci sono arrivati. Si parla di classici, di lettura dei classici, delle conseguenze di Internet per la memoria. Si parla di incunaboli e post-incunaboli. Si danno definizioni precise di termini che non avevo mai letto, ma hanno a che fare coi libri e quindi li adoro.
Si parla di storia del libro, del funzionamento della storia, dei suoi personaggi dimenticati. Si parla di errori, di sbagli, di enormi cantonate.
Meraviglioso leggere dell'avido collezionismo bibliofilo di Eco e Carrière, delle loro biblioteche sconfinate, di come siano arrivati ad avere alcuni dei loro volumi più preziosi, delle ricerche, della scomparsa di alcuni libri finiti nelle mani rapaci dell'alta finanza che li vede come un investimento sicuro.
Si parla di libri nel modo più ampio e sfaccettato possibile, da ogni possibile punto di vista. È una lunga chiacchierata, e quindi si svicola e si divaga. Ha dell'incredibile la quantità di informazioni interessanti che si trovano in questo volume.
E io ve lo consiglio, ve lo consiglio un sacco e ripetutamente e con assoluta convinzione.

10 commenti:

  1. Grazie della recensione, credo proprio che lo leggerò!

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  2. Il titolo del post è un po' ambiguo. Te ne sei accorta?

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    1. Ahahah proprio no, finché non me l'hai fatto notare xD

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    2. Anch'io l'avevo capito come Obsidian M :-)

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    3. Oddio, mi viene l'orrendo dubbio che sia stato capito così da chiunque abbia letto il titolo ma non il post D:

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  3. L'ho letto da poco anch'io e sottoscrivo in toto la tua recensione.
    Gran bel libro pieno di roba interessante. Solo per chi ama i libri (se questo è un limite, che non ne sono mica sicuro…).

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    1. Ma no, non lo vedo come un limite. Anzi, si sono presi la libertà di lasciarsi andare alla bibliofilia più sfrenata, è un libro tuttotuttotutto per bibliofili incalliti. Bellobellobello.
      ... peccato per il titolo che ho scioccamente dato al post xD

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    2. Sì, è quello che intendevo: se a uno i libri (intesi come oggetti, mania, informazioni, contenuti, collezioni) non interessano particolarmente, bé può anche rinunciare alla lettura del volume (che poi, peggio per lui! :-)

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  4. Sembra bellissimo. Una lettura che potevano consigliare all'esame di stampa ed editoria, ma che, chiaramente, ha consigliato solo roba piena di nozioni e dette da una tipa che "il libro è un puro oggetto".

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