domenica 8 febbraio 2015

Una fitta rete di editori indipendenti - Proposta o consiglio da parte di una semplice fanatica

Non so se avete letto l'entusiasmante notizia, ma ai piani alti si progetta di cancellare la Legge Levi col nuovo Disegno di Legge Concorrenza. Così, giusto per affossare meglio gli editori minori e le librerie indipendenti, che non stavano fallendo con sufficiente baldanza.
E dunque, tralasciando le ultime e promettentissime novità, è un po' che mi girella in testa quest'idea, che però sono un po' restia a discutere pubblicamente. Dopotutto, a voler essere proprio sinceri, che c'entro io? Pur con tutte le mie velleità edito-letterarie, resto una lettrice. Una lettrice ossessiva e fanatica, ma pur sempre una lettrice e nulla più. Mi accingo quindi a mettere i panni di quella che non ha voce in capitolo né competenza per parlare, ma parla comunque. M'appresto a diventare molesta come gli anziani chini sugli scavi che non si limitano all'osservazione, ma si danno alla critica.
Giovanotto, non si fa mica così. Ai miei tempi. Va', tutti 'sti attrezzi moderni quando si potrebbero usare le vanghe. Siam tutti capaci, così.
Orsù, bando alle ciance, vado a incominciare. Avverto che arrivo al punto molto tardi, questo post è composto in maggior parte di premesse. Saltatele, se volete. Sono ovvietà ripetute per completezza.
Sappiamo tutti che il mercato del libro in Italia si è inceppato già da diversi anni. Tralasciamo la mancanza di lettori e la pochezza nelle scelte di tanti grandi editori, facciamo finta che dal lato editoriale tutto vada come deve andare.
Ora, c'è un forte problema dal lato dell'offerta. Due ostacoli alla salute del mercato. Uno dal lato il distributore e uno dal lato delle librerie.
Il distributore è il grossista che fa arrivare i libri alle librerie, a seconda degli ordini di queste ultime. L'inceppo sta nel fatto che non fanno alcuna promozione. La casa editrice che riesce ad accaparrarsi un distributore – e non è affatto cosa scontata – non verrà proposta o consigliata in nessun modo ad alcun libraio. Mi viene detto che un tempo era diverso, che alcuni distributori mostravano un fornito inventario ai librai, descrivendo i cataloghi dei singoli editori, medi e piccoli compresi. E siamo all'inceppo uno, il silenzio dei distributori sulle loro proposte.
Poi veniamo alle librerie, l'ostacolo più grave.
Diciamo che il libraio, al giorno d'oggi, sembra non essere più tenuto a conoscere quello che vende. Per carità, impossibile essere a conoscenza di ogni novità, di ogni trama di long-seller, di ogni nuova realtà editoriale. Non lo si può pretendere, impossibile aspettarselo, tra tutte le migliaia di case editrici italiane. Va detto però che certi editori spiccano sugli altri, e non sarebbe male se il libraio ne fosse informato, anche perché, molto banalmente, si tratta di editori che sanno vendere il proprio prodotto, e la mancanza del suddetto è una perdita pure per il libraio.
Non è assolutamente mia intenzione attaccare la figura del libraio in toto, lungi da me*. Ci sono quelli che non si informano per mancanza di tempo, o di voglia, altri perché non riescono a barcamenarsi nel mare di offerte. Alcuni si sono arresi, ad altri mancano i mezzi, la maggior parte, temo, è inconsapevole delle proprie mancanze. Ci sono anche le catene i cui commessi vengono scelti da manager incompetenti che non sanno nulla di quello che vendono. Vorrei farvi fare un giro in una Feltrinelli della mia zona, risate assicurate.
Ora, oltre la sequela di ovvie lamentele, sorge la mia umile idea di lettrice che nulla ha a che fare con ciò di cui parla. Preparatevi. Quella che a me pare un'ottima idea, a voi potrà apparire come un'immensa boiata. Sto rischiando dei follower, qui.
Sappiamo che in Italia ci sono tante case editrici medio-piccole. Tante. E sparse su tutto il territorio. A volerle unire come i puntini della settimana enigmistica, verrebbe fuori una rete fitta e capillare. Non parlo delle case editrici destinate a rimanere piccole per la propria pochezza, quelle che la copertina la fanno con Paint e usano comic sans come font. Parlo di quelle belle davvero, che potrei citare a decine, certa comunque di averne appena scalfito la superficie. Zona 42, Jo March, Gorilla Sapiens. Già Las Vegas, Spartaco o Asengard sono più grandi e avviate, ma assai rare da trovare in libreria.
Il libraio, complice il distributore che tace sulla varietà della propria offerta, non ne verrà a conoscenza e non li ordinerà. Anche i titoli della Nutrimenti o della Nottetempo o della 66thand2nd (che non ho idea di come pronunciare) o Miraggi sono difficilissimi da trovare sugli scaffali. Un paio di titoli, magari, gli ultimi usciti. Perfino la Minimum Fax e la Marcos y Marcos latitano, a fronte di scaffali rigonfi di Einaudi, Garzanti e Mondadori. Ma avete idea di quanto siano andati a ruba Desolation Road pubblicato dalla Zona 42 o La storia di una bottega della Jo March, o la serie di Agatha Raisin della Astoria quando ancora facevo lo stage in libreria? E non si trattava soltanto di una questione di mera visibilità o espliciti consigli da libraia, anche se non nego di averci messo lo zampino, nella disposizione. È che sono titoli che vendono. Per cura, per trama, per tutto.
E quindi?
E quindi, dicevo, la penisola è rigonfia di piccole/medie case editrici indipendenti. Ovunque. Ne è rigonfia, decine per ogni regione, pur volendo filtrare a rete fitta per qualità. Putiamo caso, immaginiamo, ipotizziamo che ognuno di questi editori – quelli buoni, bravi, meritevoli – decidesse di promuovere con le librerie della propria zona, non solo la propria casa editrice, ma anche le altre. Un editore che si mette sotto braccio un catalogo cartaceo ben fatto, ben stampato, completo della descrizione e dei contatti delle varie case editrici, e poi va a fare visita ai librai, per esporre loro le offerte taciute (per tempo o risorse) dai distributori.
Ipotizziamo oltre al catalogo cartaceo, un sito internet e un sistema/circuito funzionante.
Tenendo conto del fatto che l'irreperibilità di tante case editrici è una delle ragioni che rendono le librerie online tanto appetibili rispetto a quelle fisiche, è una proposta tanto assurda e improbabile? Non si potrebbe fare un tentativo? Costerebbe così tanto, in termini economici, ripartirsi tra decine di editori le spese di un sito internet e della stampa di un catalogo? E prendersi la briga di fare un giro per le librerie della propria città a proporre editori davvero belli?
Apprezzo consigli, commenti e bacchettate. A me la cosa appare piuttosto fattibile, contenuta nel costo e promettente nel risultato. Sarebbe bello sapere cosa ne pensano gli editori, però.

*Certamente esistono pure librai (e probabilmente, anche se personalmente non ne ho mai conosciuti, distributori) che fanno ottimamente il loro lavoro di ricerca e proposta. Resta il fatto che è impossibile pure per un libraio competente e volenteroso venire a conoscenza di tutte le proposte editoriali appetibili. E nella maggior parte dei casi, l'offerta ne risente molto.

40 commenti:

  1. Sono assolutamente d'accordo con te, se pensiamo che nelle libreria spopolano case editrici come la Newton Compton e non un solo titolo della Jo March (che personalmente apprezzo molo, tanto da avere tutti i titoli pubblicati finora) che ci lascia davvero dei piccoli gioielli, è tutto detto. Io non sono mai riuscita neanche a trovare un titolo della Minimum Fax, cosa secondo me davvero triste perchè spesso solo case editrici che fanno un ottimo lavoro sotto vari aspetti curando molto le loro edizioni. Chiaro che i librai non possano conoscere tutte le case editrici ma secondo me tutto è riconducibile al mercato; oltre ad essere di fondo un paese abbastanza ignorante (eh si diciamocelo XD), di lettori ce ne sono davvero pochi e se pensiamo che la metà di questi magari leggono porcherie allora di certo non ci può stupire che i librai, che hanno difficoltà a tirare avanti, non si concentrino su case editrici che magari attirano solo un certo numero di lettori.
    Sarebbe davvero bello se si informassero di più su case editrici medio-piccole, e sono sicura che ci sarà qualcuno a farlo, ma purtroppo secondo me è utopia; io credo che però potrebbe partire più dalla case editrici il fatto di andare un po' in giro e farsi conoscere...!
    Fine monologo.. XD

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    1. Pure io ho tutto il tuttabile della Jo March *w*
      Il fatto è che spesso i librai (indipendenti, perché per le grandi catene il discorso è diversissimo) non escludono consapevolmente gli editori medio-piccoli dai loro scaffali, anzi. Quando capita che un editore passi per proporre le proprie pubblicazioni, di solito te le ritrovi in buona parte delle vetrine, belle esposte. Il problema è che è impossibile tenersi aggiornati sulle nuove case editrici e sulle nuove uscite.
      Non è tanto una questione di mercato, perché il lettore medio non guarda granché alla casa editrice, anzi. Non le distingue proprio. Che sia infinitesimale, grande o media non fa alcuna differenza. Basta che l'edizione sia curata ed è appetibile. E i libri delle CE di cui favellavo sono MOLTO appetibili, e risaltano un sacco in mezzo a tutto il resto. Per dire, Storia di una bottega vende un sacco, ma un sacco davvero, se lo esponi decentemente. Più di una qualsiasi novità di un grande editore. La perdita è del libraio quanto dell'editore, in assenza di certi titoli.

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  2. Sei andata dritta al punto. Per quanto possiamo indignarci per certi disegni di legge & co., la nostra sarà una voce fioca. L'unico strumento che abbiamo è quello di leggere e condividere le nostre letture di editori indipendenti quanto le tante librerie sparse in tutta Italia.
    Posso aggiungere alla tua lista LiberAria, Terre di mezzo, Tunuè e Mattioli 1885?

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    1. Tunuè *__* Aggiungi, aggiungi, ho fatto un tot di nomi, ma è una goccia nell'oceano.
      Il fatto è che secondo me si tratta di ostacoli neutralizzabili con un po' (tanto) di impegno.

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  3. Credo che tu non stia considerando il "potere" anche dei librai.
    Le case editrice si promuovono già con i librai e le librerie, ma i librai stessi tendono ad acquistare il "caso editoriale" Einaudi piuttosto che i titoli di Miraggi, pronti dunque a restituire la merce per riempire scaffali e vetrine di struzzi e fauna generale. La tua idea è genuina e sincera, ma credo che non prenda in considerazione il vero mercato del libro, quello crudele per certi versi, quello che mira al soldo e non al contenuto di libri. Che tradotto vuol dire: mi conviene vendere Einaudi che scommettere su una casa editrice "x" come 66thand2nd o Nutrimenti. :-/

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    1. Debbo dissentire. Negli anni scorsi ho fatto un paio di stage in una libreria della mia zona, e ai tempi ho dato una mano a creare uno spazio interamente dedicato all'editoria indipendente. Ci sono andata questo pomeriggio, e la libraia mi ha chiesto consiglio su quali editori contattare per avere un rapporto diretto. Editori piccoli e medi. E non è la sola della zona, anzi, tolte le due librerie di catena, non ce n'è un che non accolga con interesse gli editori indipendenti, anche minuscoli, che propongono le proprie opere. Li mettono anche in vetrina, in bella vista. Parlo di librerie indipendenti, ovviamente.
      Poi certo, ci sono anche i librai indipendenti che preferiscono mettere in bella mostra soltanto le grandi case editrici e i best seller del momento, ma per uno di loro ce ne sono due di quelli 'seri'. Il problema è che è difficilissimo tenersi aggiornati sulle nuove realtà editoriali, sono davvero tante.

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    2. Sei stata fortunata. :)
      È difficilissimo trovare librai come quelli della libreria del tuo stage. Indipendenti e non. È un discorso molto più ampio e complicato che deve tener conto di quella roba orribile che è il mercato (e i librai, tra case editrici e autori, sono quelli che guadagnano di più). Poi certo, non si fa di tutta l'erba un fascio. Spero solo che il tuo post possa mettere la pulce nell'orecchio a tutti, ma le cose se devono cambiare... non cambieranno con velocità..

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    3. Non si tratta soltanto della libreria dove ho fatto lo stage, ma anche dell'altra libreria indipendente della zona, e di altre due librerie indipendenti nella città vicina, che tengono in libreria ed espongono le pubblicazioni degli editori indipendenti che vanno a presentargliele. Non c'è un ostruzionismo volontario e consapevole, c'è piuttosto una mancanza di conoscenza delle realtà minori, che spesso sono effettivamente tenute fuori dal circuito delle librerie di catena e dalla distribuzione tradizionale. Ma da parte dei librai, di norma, non c'è nessuna volontà di esclusione, anzi. Credo che se si riuscisse a creare un sistema funzionante, ne potrebbero beneficiare tutti, librerie e editori.
      (e lettori xD)

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    4. Un po' off topic: guarda l'iniziativa AIE #ioleggoperché. I libri da promuovere nella speciale collana da loro proposta sono tutti di grandi case editrici (tranne forse per marcos y marcos). Proprio da loro dovrebbe partire una promozione del genere che tu dici... e invece.. si sono buttati sui grandi nomi. La domanda è: perché?!? E soprattutto: ci sono o ci fanno?

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    5. L'AIE è di un'immobilità e inutilità evidenti. Dall'AIE non mi aspetto veramente nulla. Le cose non partono da chi dovrebbe farle partire, ma da quelli cui dopotutto dovrebbe interessare che partano. Se s'aspetta l'Aie, campa cavallo.

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    6. Secondo me proprio perché nei megastore i piccoli e medi editori sono quasi introvabili ci dovrebbero puntare le librerie indipendenti. Per dire, ho scoperto la 66thand2nd (felice che il panico della pronuncia non sia un mio gap personale XD) e le edizioni Sur al salone del libro a Torino, dove abitualmente mi rifiuto di entrare negli stand giganti per concentrarmi sui piccoli banchetti piccoli e i nomi sconosciuti. Ho comprato un titolo da ciascuno stand, a prezzo pieno e senza lagnarmi del prezzo (cosa che invece vedo sempre più spesso in giro per la fiera), e sono rimasta molto impressionata per entrambi i libri. In seguito ho contattato entrambe le case editrici via Twitter per sapere dove potessi trovarli nella mia città (Genova) e mi hanno risposto gentilmente e in maniera pronta indicando una libreria indipendente in centro dove tendo a passare e sbavare. Ho deciso che, visto che i grandi editori presto o tardi li trovo in biblioteca, dedicherò una parte del mio budget per i libri andrà a questa libreria, che certo non farà sconti da capogiro, però propone delle cose interessanti e degli editori particolari.
      Sono queste le scoperte più interessanti del salone dell'anno scorso e gli "eventi" che mi spingono a tornare a Torino ogni anno... A parte che sono stata quasi un'ora a chiacchierare con le ragazze di Jo March, gentili e disponibilissime, che si sono prodigate in scuse infinite perché il libro che avrebbero presentato il giorno dopo (Gli innamorati di Sylvia) non era ancora arrivato, hanno preso il mio nominativo e il mio indirizzo e me l'hanno mandato in contrassegno dopo il salone, togliendo le spese di spedizione per scusarsi del disagio che mi avevano causato. Un altro mondo.

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    7. Sì ma al Salone del Libro è risaputo che il botto lo fanno stand come Feltrinelli. Ogni anno la fila si fa dai grossi editori (il che è un paradosso, perché si ha a disposizione tutto l'anno per andare dalla Feltrinelli e per comprare i soliti libri)

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    8. OcchiVerdeAcido: Le Jo March *__* che meraviglia. La presentazione de Gli innamorati di Sylvia è stata carinissima, passavano a distribuire tè e biscotti. E considerando che al Salone digiuno per risparmiare - PIU' SOLDI PER I LIBBBBRI - mi sono state di grande aiuto xD
      Oddio, per la mancanza di sconti io un po' mi lamento. Che, vista l'assenza di distributore e librerie di mezzo, vendere al Salone rende un buon 100% a fronte del 40%. Ergo uno sconticino di 10-20 sarebbe ben d'uopo. Nel loro interesse quanto nel mio, perché il libro venduto al Salone rende più di quello venduto in libreria. E con gli sconti si vende di più, perché c'è il fattore "ma quando mi ricapita?".
      Io ho adorato anche Spartaco e Astoria, da Nutrimenti passo un sacco di tempo senza comprare nulla perché costano un sacco T_T

      Sam: Penso che il Salone sia frequentato da due gruppi molto distinti, quelli che si dedicano unicamente agli editori più piccoli (moi) e quelli che vagano per gli stand dei grandi editori. Io non ho ben chiaro che senso abbia, visto che sono gli stessi libri che si trovano in qualsiasi libreria, ma lungi da me giudicare le altrui scelte.
      Ma se è vero che "il botto" lo fanno gli stand dei grandi editori, è difficile anche calcolare a quanto ammonti la vendita complessiva di tutti gli editori minori, coi loro stand defilati e pure costosissimi. La spesa dello stand di norma è ben più che ripagata, a quanto mi è stato riferito.

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    9. Ciao, ho appena fondato una casa editrice con grandi sogni e progetti concreti in via di attuazione. Avete consigli da darmi su come farci conoscere? il sito è www.gemmaedizioni.it :)

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  4. Mi piacciono i progetti "utopici ma non troppo"!
    Anche se quello che proponi può essere considerato da alcuni troppo bello per essere vero, non esiste nessun reale ostacolo tranne il reale interesse di editori e librai per un progetto simile. Ogni volta che a me viene in mente qualcosa del genere penso: "Com'è possibile che sia venuto in mente a me e non alle persone che lavorano nel settore?"
    Comunque hai ragione, sarebbe un vantaggio per tutti. Gli editori avrebbero la possibilità di farsi conoscere, i librai di vendere, e il pubblico di scoprire libri di nicchia che ora difficilmente si trovano nelle librerie.
    Forse qualcuno dovrebbe proporre questa cosa direttamente agli editori, così che valutino l'idea :)

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    1. Vero? Vero? Non sono l'unica che si entusiasma così a caso xD
      Pure io dopotutto non vedo ostacoli di alcun genere. Vedo diverse librerie della mia zona esporre felicemente i libri dei piccoli/minuscoli editori, annunciando sulle pagine fb il loro arrivo in libreria, non c'è nessun ostacolo da parte dei librai. Poi certo, ci saranno quelli più pigri/disinformati/che non ne hanno proprio voglia/che si trovano bene così, ma quanti saranno? Pure facendo un 50/50, restano un sacco di librai seri.
      Io propongo, ma per ora non cavo un ragno dal buco xD

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  5. D'accordissimo su tutta la linea.
    Ma devo anche dire che io sono piuttosto fortunata quando vado nella libreria Giunti (quindi di una catena) a prendere/vedere i libri che hanno.
    Mi spiego: ho notato più di qualche libro della Minimum Fax o di altre CE piccole e hanno anche praticamente tutti i libri di una CE locale che pubblica testi a dir poco favolosi (anche se costano un botto u.u), le libraie che ci lavorano sono molto competenti e solitamente consigliano buonissimi libri, quasi mai casi editoriali (benché li abbiano in bella vista ovunque =D). Ripeto, non è una libreria indipendente, ma di una catena. Poi è indubbio che non sia così ovunque, purtroppo (alla Feltrinelli non ci metto più piede, praticamente, perché non hanno mai quello che cerco – il reparto fantasy qui a Udine è inesistente, ormai – e se devo ordinare un libro, lo faccio alla Giunti, che mi è più pratica).
    Per quanto riguarda il discorso di creare un distributore per le piccole CE, mi trovi del tutto favorevole, non sarebbe una brutta idea. Ho solo qualche dubbio sul fatto che le CE siano della stessa opinione, perché ho sempre l'impressione che, più di qualcuna, se ne strafreghi e, anzi, preferisca restare nel suo cantuccio piuttosto che aggregarsi ad altre. È una mia impressione, del tutto personale, ammetto di non conoscere personalmente nessun piccolo editore e quindi baso il mio parere soltanto su una sensazione che può essere anche del tutto sbagliata.

    C'è da dire anche che, purtroppo, io non sono invogliata a comprare dai piccoli editori perché i loro libri costano tanto (a volte troppo rispetto al numero di pagine di cui sono composti) e quindi col prezzo di uno dei loro posso comprarmene due-tre (diluiti nel tempo) di un'altra CE (media o grande che sia). E mi dispiace, perché darei volentieri i miei soldi a loro, piuttosto che comprarmi roba che, seppure interessante, non è poi così eccelsa.
    Problema mio, lo so =(

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    1. Oh, non volevo certo dire che le catene fossero piene unicamente di commessi incompetenti, mi riferivo a una Feltrinelli delle mie parti che domineddio. Per contro, ci sono un paio di Mondadori e una Giunti che non sono poi male come commessi, ma come offerta sono manchevolissime. Dipende da chi fa le assunzioni, da quanto frequentemente cambiano i commessi...
      Ecco, il problema è che la Minimum Fax non è più una piccola casa editrice. Ormai è di media grandezza e pubblica autori famosissimi. Lo stesso vale per e/o e Marcos y Marcos, giusto per fare quel paio di nomi che ormai sono una certezza. Le librerie di catena tengono pochissimi dei loro titoli, credo (e sottolineo, credo) per un approccio diverso nel fare gli ordini al distributore.
      Gli autori piccoli sono altri, ne ho citato qualcuno nel post. Sono difficilissimi da trovare al di fuori della loro zona, perché magari loro stessi hanno potuto prendere contatto coi librai. Fanno delle edizioni bellissime di libri fantastici e credimi se ti dico che spesso il prezzo, confrontato alla media delle grandi case editrici, è decisamente più contenuto, e di tanto.
      Io qualche piccolo editore lo conosco. Non tantissimi, e non mi è mai capitato di vederli collaborare tra loro, a parte quando si mettono insieme per affittare lo stand al Salone del Libro. E' un peccato, perché come si suol dire 'l'unione fa la forza'. Sarebbe così facile, dopotutto ò_ò

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    2. Tranquilla, io non volevo affatto accusarti di fare di tutta l'erba un fascio, ovvio che ci sono librerie di catene buone e altre dove i commessi (mi viene difficile chiamarli librai) non sanno neanche la differenza tra i generi o non sanno come si scrive il nome di un autore per cercarlo =)

      Per il resto, riguardo il costo dei libri delle piccole CE, per me sono spesso troppo alti, almeno per quelle che posso vedere io nelle librerie che frequento.
      Un libro di neanche 100 pagine venduto a 17-20€ per me è un furto, non li spenderei neanche se fosse dell'autore che più amo o vergato a mano. Che poi sia un prodotto di qualità, nulla da dire, ma la trovo una cosa un po'... esagerata.
      Poi io non spendo più di 10€ per un libro per principio, visto che più in là non riesco facilmente ad andare (ci sono sempre le eccezioni, ma sono più uniche che rare, cioè un libro deve proprio interessarmi o essere di un autore che adoro e di cui non mi perderei un solo libro), essendo disoccupata e "guadagnando" (dando ripetizioni) neanche 100€ al mese. Per molti libri che mi interessano aspetto l'edizione economica, e purtroppo le piccole CE non sempre le fanno... che poi è un cane che si morde la coda: le piccole CE non hanno abbastanza visibilità e quindi non vendono abbastanza per poter fare le edizioni economiche. E questo è proprio un vero peccato.
      Sono d'accordo che sia un peccato che le piccole CE non sempre si muovano insieme e spero proprio che questo tuo post venga letto dagli addetti ai lavori, perché sarebbe un'occasione da non perdere =)

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    3. Scusa, non avevo visto la risposta :)
      Beh, i prezzi variano grandemente da casa editrice a casa editrice, piccola o grande. Ad esempio, L'orma - che comunque mi ispira un sacco - ha prezzi piuttosto altri, laddove l'ultimo libro della Zona 42 costa poco più di 12 euro ed è una prima edizione. Anche i prezzi di Las Vegas e Jo March sono abbordabilissimi - rispetto alla media di tutte le case editrici - ma è vero che l'assenza di edizioni economiche è un po' scomoda. Ad esempio, Nutrimenti, Neri Pozza e Minimum Fax e La nuova frontiera pubblicano in economica con la BEAT.
      (comunque io i 17 euro della prima edizione li spendo solo e unicamente per Neil Gaiman xD)

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    4. (io ho speso 20-25€ solo per la Rowling, per dire =D ma ultimamente mi sono contenuta, visto che ho preso il nuovo libro con lo sconto)
      Comunque, sì, ho dato un'occhiata alle CE che hai citato e ne ho trovate alcune che hanno dei prezzi davvero bassi, quindi vedrò di reperire i loro libri che mi ispirano.
      Peccato che non sia così per la Morganti, che è quella di cui parlavo io, è della mia zona, pubblica libri che mi ispirano tantissimo e purtroppo costano anche tanto u.u Spero di trovarli in biblioteca =)

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    5. Via, per la Rowling si farebbe di tutto. Anche se io all'epoca non potevo permettermi di comprarmi i suoi libri appena usciti e aspettavo con immensa sofferenza che i miei amici mi prestassero le loro copie T__T L'inferno.
      Non conosco la Morganti, darò un'occhiata *w*

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  6. Io ho visto ad esempio quelli di Zona42 che si vanno a fare pubblicità e accordi libreria dopo libreria certo non tutti riescono a farlo però sarebbe un primo passo.

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    1. Sì, li ho trovati alla Miskatonic di Reggio :D
      (e li ho fatti prendere dalla mia libraia xD)
      In realtà credo che lo facciano più o meno tutti i piccoli editori, di portare le proprie proposte direttamente nelle librerie della loro zona. Solo che le possibilità sono quelle che sono, è impossibile per un editore spingersi troppo lontano.
      Che poi è per questo che penso che la mia proposta/consiglio funzionerebbe. Immagina se d'ora in avanti i libri di Zona 42 venissero fatti conoscere e consigliati pure da altri editori sparsi per tutta Italia. Arriverebbero in un sacco di librerie d'Italia e con sforzo dopotutto contenuto °__° Vedo solo io la possibilità?

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  7. Bene, rispondo alla domanda ma potrò risultare certo più impopolare di quanto non pensavi di essere stata tu... Frequento più Feltrinelli, Einaudi e compagnia che Minimum Fax e altre case editrici piccole e medie. Vado a cercare dei titoli se spiccano, certo, ma come resistere di fronte ai titoli delle grandi case editrici che ripropongono i classici, che pubblicano scrittori di tutto il mondo che ormai non sono più emergenti, ma "emersi"? Ecco, con questo non voglio dire che le case editrici più piccole non facciano un buon lavoro, ma in genere, quando gli scrittori diventano grandi, emigrano, ergo per trovare romanzi davvero belli, se vai in libreria fai prima. Nonostante questo, ho apprezzato e apprezzo alcuni titoli delle piccole case editrici. Ma di solito trovo libri meravigliosi presso le case editrici medie oppure grandi.

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    1. Mmh, ecco, in quello che dici c'è molta logica, questo è innegabile. Anche se trovo che l'editoria italiana si muova più per inerzia che per logica.
      I classici sono un caso particolarmente delicato, secondo me, perché i classici che ci arrivano sono i pochissimi sopravvissuti di un mare di opere degnissime di essere ricordate. Per dire, perfino le opere di Balzac sono introvabili. E fino alla nascita di una casa editrice minuscola un paio di anni fa in Italia nessuno aveva mai sentito parlare di Elizabeth Gaskell e del suo capolavoro, Nord e Sud. Vorrei davvero che i grandi editori dessero ai classici l'attenzione che meritano, non solo a quelli che conosciamo tutti però.
      Ma via, torno in tema. E' curioso che citi proprio la Minimum Fax, che pubblica diversi classici americani - tra cui l'edizione di Il grande Gatsby che mi sono appena regalata e la cui traduzione ha vinto un premio *__* - e una moltitudine di autori stranieri, da Vonnegut a Carver.
      Lungi da me dire che le grandi case editrici non pubblichino bei libri. Figuriamoci, un'occhiata ai cataloghi Adelphi/Einaudi/Feltrinelli/Guanda basterebbe a tramortirmi per l'immensa boiata. Pure la tanto disprezzata Mondadori, peccato per le traduzioni, pubblica un sacco di meraviglie (in mezzo al ciarpame).
      Però i libri cui le grandi case editrici "generaliste" dedicano più risorse sono di solito quelli "sicuri", che seguono una certa idea di lettore e di mercato. Si vede dai titoli e dalle copertine tutti uguali, da come scimmiottano un dato filone.
      Le case editrici più piccole no, invece. Sperimentano, cercano, osano. E trovano quelle meraviglie che poi il grande editore andrà a fregargli. Come l'Einaudi ha fatto con Wallace, come la Mondadori ha fatto con Abercrombie.
      Ma sto andando oltre a quello che penso e che vorrei dire. Non voglio farne una questione di "piccola meglio di grande". Semplicemente, credo che sarebbe bene per tutti se i due sistemi convivessero in libreria.

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    2. Concordo con te sulla scoperta degli emergenti. Riguardo Il grande Gatsby, prima di essere ritradotto dalla Minimum era stato pubblicato per la prima volta da Mondadori, con la traduzione di Fernanda Pivano.

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    3. C'è anche una versione Feltrinelli che un po' mi ha fatto tentennare, però ci tenevo a quella MF un po' per il premio vinto dal traduttore e un po' perché sono una persona gretta e superficiale e mi piaceva un sacco la copertina xD Che c'è tutta la collana dedicata a Fitzgerald con la grafica simile e metti caso che voglio tutti i suoi libri...
      ... sono una brutta persona >_>

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  8. Dunque, mi piacerebbe leggere tutti i commenti precedenti al mio ma... Hey, tutti logorroici come me da queste parti xD Troppo lunghi, rischio di dimenticare quello che voglio scrivere. Quindi prima scrivo, poi leggo.
    C'è una Feltrinelli, vicino casa mia, nemmeno troppo piccola (pensa che ha anche il reparto con gli strumenti musicali) che, però, è manchevole di titoli. Pare strano, lo so, eppure è così. Il reparto fantasy è grande quanto metà della mia libreria (che, assicuro, in fatto di estensione e quantità numerica non è poi così "grande) e vabbè, ma è fantasy, è un genere troppo "genere", se escludi i paranormal romance non è praticamente considerato dalle librerie di catena.
    La cosa grave è che è manchevole di titoli Minimum fax che =$£#@!!! è una casa editrice di Roma che lavora su Roma e #?£$"#@!!! non riesci a metterla sugli scaffali della tua libreria di Roma? Incredibile, veramente, doversi sentir dire che Tenera è la notte Minimum fax va ordinato. Fitzgerald di Mondadori, invece, a pioggia. Poche bestemmie, che te lo dico a fà.
    Poi, vabbè, chi ci lavora fa esclusivamente il commesso, che potrebbe vendere anche scarpe e andrebbe bene lo stesso. Nessuna conoscenza del prodotto, anche titoli banali preferisco trovarli da me piuttosto che vedere loro che cercano in quale area è posizionata la Kirino. Roba da far impallidire la gente, davvero. Da questo punto di vista preferisco la libreria di Ibs dove, almeno la metà di chi ci lavora, è anche un lettore (e se vede!) e se non è un lettore conosce il proprio reparto a menadito.
    Poi, per quanto riguarda le CE piccoline che vanno in giro a promuoversi... Sì e no. Nel senso, alcune volte questo accade davvero. Cioè un editore si presenta in una libreria indipendente e propone il catalogo per una collaborazione a conto deposito.
    Spesso, però, il conto deposito non si può fare perché se la CE ha già accordi con un distributore (che sia bravo o meno ma che è utile per arrivare fino a Canicattì, se la CE è ubicata a Bergamo) è come se fosse un conflitto di interessi. Soprattutto se è lo stesso distributore/fornitore che utilizza anche la libreria.
    Alcune lo fanno comunque, di nascosto diciamo – e fanno bene! – altre invece niente.
    La tua idea è bella, sarebbe anche attuabile però forse costosa per le CE proprio piccine (gli agenti sul territorio vanno pagati, così come la gestione di un database online – e non costa poco, ahimé – che serva per fare gli ordini). Forse, comunque, sarebbe l'unico caso in cui considereri di poter fare l'agente di vendita, sarebbe un lavoro fichissimo. Ahhhh ci pensi? Tipo il rappresentante delle case farmaceutiche ma, che so io, con il catalogo Tunué xD Belliffimo! E i mini libriccini di cartone (come le scatolette dei medicinali) da portare dietro. Oddeeeeo. Muoio.
    Scusa, coff, mi ricompongo. Dicevo, sì, sarebbe una bella cosa.

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    1. L'immagine di noi due che suoniamo alle porte delle librerie col catalogo in mano chiedendo "Buongiorno, siamo testimoni della piccola editoria, lei conosce Tunuè?" mi rimarrà stampata in testa a vita xD
      Beh, ma io non parlo di promotori. I promotori sono locali e costosi. Io parlo degli editori in persona, che con il loro catalogo 'globale' fresco di stampa sotto il braccio e le loro prestanti gambine vanno libreria per libreria, come credo facciano già per il proprio catalogo personale. Nella loro zona, ovviamente.
      Che io sappia - ma ribadisco, CHE IO SAPPIA - solo Messaggerie ha un tipo di contratto esclusivo con gli editori, tipo che se cerchi di vendere anche altrove ti troncano i contatti. Per il resto sono abbastanza aperti e molti editori, anche medi, gradiscono i contatti diretti con le librerie. Diamine, il distributore costa un sacco.
      Poi non sto parlando della creazione di un distributore, quello sì che sarebbe oneroso. Magari vantaggioso per certi versi, ma pure costoserrimo. Parlo di pura promozione. Tipo, io ho una casa editrice, metti caso, a Firenze. Invece di portare in giro per le librerie del territorio soltanto il mio personale catalogo, porto in visione anche quello di altre case editrici, una putiamo caso a Torino, l'altra a Milano, una a Palermo... di modo che le librerie indipendenti di tutte queste città conosceranno almeno il catalogo. Magari ordineranno dai siti delle ce, magari dai distributori cui sono affiliate, magari se ne fregheranno. Però conosceranno. Di solito se conoscono, e c'è qualcosa da apprezzare, poi ordinano. Specie se in conto vendita.
      La Feltrinelli cui mi riferisco va a periodi. Cambiano i commessi come le mutande, scade il contratto e TAC!, si ricomincia. C'è stato un periodo in cui si vedeva che ci lavorava qualcuno di capace e consapevole e informato, c'erano Jo March, Del Vecchio, Nutrimenti... ora siamo molto più sul LOL. Dico solo che hanno pochisssssimi titoli di Wallace e Wu Ming. Ah, e mancava Rumore bianco.

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    2. Sfuma così il lavoro del secolo, agente di promozione libresca con tanto di miniature in valigia xD Peccato, l'idea mi stuzzicava.
      Ecco, quindi io non avevo capito una fava di quello che avevo letto, perfetto. Adesso ho capito e sì, in effetti si potrebbe fare, sarebbe bello e produttivo, però forse non sono tutti così fresconi e si fanno, invece, prendere da brutte invidie.

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    3. Sarebbe sfumato comunque, sarebbe un impegno oneroso quello di stampare i cataloghi da portare in più ad ogni libraio. Il problema generale va preso da un altro verso. La legge Levi, che doveva regolamentare il potere di imposizione (attraverso gli sconti) dell'editore grande rispetto a quello piccolo, è stata velocemente e anche poco opportunamente ribattezzata come "anti-Amazon" e attraverso l'odio collettivo è andata in onda una come una legge che ci permette di vedere le librerie come campi sterminati di copertine con il bollino di sconto al 15%.
      Togliere la Legge levi gioverebbe solo a quelli che usano Amazon, che si attiene scrupolosamente alla questione del 15% e ci guadagna bei soldi, mentre gli altri l'aggirano già bellamente da tempo, ma abbasserebbe probabilmente i prezzi dei grandi editori, che si dovrebbero avvicinare a quelli, più appetibili, della piccola e media editoria.
      Ma il problema della mancata conoscenza di Gorilla Sapiens, che adoro, è che la gente non la conosce perché il mestiere del blogger che parla di piccole case editrici è veramente palloso così! Non pubblicano mai un libro-fregatura, sempre belle copertine, libri scritti in italiano...in più li leggono in pochi e le recensioni già fatte da cui estrapolare son poche...ci devi mettere del tuo, o, peggio, leggerlo anche! Scherzo ovviamente. Manco tanto perché la copertura blogger in questo lato del mercato editoriale è proporzionalmente molto esigua.
      Quindi la soluzione è? Nessuna! O, almeno sta uscendo da qualche parte, vedi Due punti, Lavieri e tanti altri che cominciano a staccarsi dal Salone facendo mostre alternative e poi magari arriveranno anche la caduta dei signori della distribuzione con magari una sana concorrenza, come anche per la carta (pure quella pressoché un monopolio), la stampa e la rilegatura e via dicendo.
      Purtroppo la filiera dell'editoria è così da anni, quasi secoli, fagocita operatori nuovi che non paga e non si accorge che il periodo delle vacche grasse è finito, e non devono essere i lettori la soluzione di una macchina obsoleta, bensì la filiera stessa che deve fare quello che fanno tutte le realtà commerciali smaltire e ottimizzare. Per contro i lettori e i blogger devono cogliere l'occasione di questo periodo di prezzi non coerenti con l'andamento economico nazionale per rivolgersi e parlare di più di piccola e media editoria...perché lì c'è non solo la salvezza spirituale ma anche quella economica!

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  9. L'idea è stuzzicante, la leggi e dici, ma com'è che nessuno ci ha ancora pensato?
    La risposta è semplice, per quanto sconfortante: costa troppo.

    Ma anche senza considerare la questione dei costi (che si riassume nella semplice considerazione che ogni tappa del percorso del libro, dalla casa editrice allo scaffale della libreria, ha un prezzo), la vedo complicata anche dal punto di vista logistico.

    A 'sto punto forse è meglio accennare un momento all'esperienza maturata in poco meno di un anno con Zona 42.
    Noi non abbiamo un distributore, né locale né nazionale. Non lo abbiamo voluto per due motivi fondamentali: mantenere a un prezzo umano i nostri volumi, instaurare con i librai che avrebbero condiviso il nostro percorso un rapporto di reciproca convenienza e fedeltà.
    Il motivo proncipale che ci ha condotti a questa decisione è uno solo: noi pubblichiamo fantascienza, ovvero il più sfigato tra tutti gli sfigati generi letterari. A noi non serve a nulla portare i nostri libri in tutte le librerie per poi vederli scomparire sommersi dall'ultima novità dell'editore xxx che arriva sugli scaffali in un milione di copie. Per sopravvivere e prosperare noi dobbiamo trovare quei librai che VOGLIONO vendere i nostri libri perché ne riconoscono il potenziale commerciale (oltre che letterario) e per vender un libro lo devi promuovere attivamente, dandogli spazio e facendolo conoscere ai tuoi clienti.

    In questo anno scarso di attività abbiamo avuto più di una prova che questa è la strada giusta, a patto di riuscire a convincere un numero adeguato di librai: dove abbiamo riconosciuto nel nostro interlocutore in libreria una persona competente e appassionata i nostri libri sono "andati via come il pane" (per citare le parole entusiaste di un libraio, e no, non indipendente, ma di un punto vendita feltrinelli), dove invece sono stati abbandonati a se stessi sono rimasti invenduti per mesi (sempre feltrinelli, stavolta a Parma, dove ci han presi a forza di insistere, ma senza risultati apprezzabili).

    Tornando a bomba al tema del tuo post, io non mi ci vedo a chiamare la libreria xxx, raccontargli per filo e per segno le qualità dei libri di Zona 42 e poi, magari in chiusura di chiamata, dirgli "ehi! a proposito, c'è anche questa meravigliosa Casa Editrice Indipendente che fa dei libri fantastici. Che faccio aggiungo un paio dei loro volumi al pacco?"
    Capisci ben che una cosa simile non può funzionare, ne dal punto di vista commerciale, ne dal punto di vista logistico (chi spedisci i libri a chi?).

    Per concludere, di modi per collaborare tra piccole case editrici ce ne sono molti, ma non credo che al momento quello della distribuzione sia un percorso condivisibile, almeno finché le nostre dimensioni rimarranno nei dintorni della microeditoria, magari un domani, crescendo un pochino, se ne potrà riparlare.


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    1. Orbene!
      Invero sono orrendamente di fretta, riuscirò a rendermi comprensibile?
      Quello di cui parlo non è distribuzione, ma promozione. E non parlo di semplice lasciare cataloghi, né di relegare lo spazio dovuto alle altre case editrici all'ultima parte del discorso col libraio.
      Quello che sto consigliando (pur tenendo conto del fatto che non c'entro nulla xD) è: mettersi d'accordo tra un tot di editori, comprovatamete fighi, creare un catalogo globale che possa soddisfare tutti e spiegare bene per ognuno il suo perché e il per come, e poi andare singolarmente a presentarli ai vari librai della propria zona. Non presentarsi dicendo "Salve, sono X della casa editrice Y, noi facciamo questo e quest'altro. Volendo, le consiglio pure V, W e Z che non sono male".
      Quello che intendo è percepirsi come un insieme di editori che, per quanto concerne la promozione nelle librerie indipendenti della propria zona, lavora concertatamente. E va dal libraio presentando tutti gli editori come farebbe un promotore, non solo il proprio, di modo che pure il libraio, a seconda dei propri interessi e di quelli della propria clientela, possa farsi un'idea su quello che potrebbe vendere e non vendere.
      Spero di essermi spiegata più chiaramente perché non ho tempo di rileggermi xD

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    2. Ti sei spiegata. Il problema è che noi NON andiamo dal libraio (a parte giusto quelle tre librerie di Modena), ma li chiamiamo, tutti e indistintamente, a prescindere da dove si collocano sulla mappa.
      Per dire Gorilla Sapiens è di Roma, noi siamo di Modena. Cosa facciamo, non chiamiamo le librerie della città dell'altro, che tanto ci pensa lui? mmm… credo che un paio di telefonate "esclusive" siano più efficaci d'una telefonata che mescoli di tutto e di più…

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    3. Hhhh so che ne sto uscendo come una scassascatole saccentissima. Lo so. Dannazione. Anche perché non è che sto disquisendo con Sigismondo di Edizioni La Fuffa Fuffosa.
      Però, per quel briciolissimo di esperienza che ho avuto in libreria, posso dire che non c'è storia tra contatto diretto e di persona con il libraio e il contatto telefonico. Altrimenti non sarebbe poi così improbabile trovare in una percentuale discreta di librerie tot volumi di piccoli editori sparsi in tutta Italia. Non si tratterebbe di telefonate a mescoloni, ma di una spiegazione seria e preparata che possa raccontare al meglio i vari editori. Non so, a me personalmente pare un'ottima idea. Ricevere una visita da un editore che magari già si conosce per il contatto diretto non è la stessa cosa che ricevere una telefonata da un editore di cui non si è mai sentito parlare.
      ... oh, secondo me u_u

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    4. Mi ero perso l'ultimo commento.

      E bé, non posso che darti ragione: "non c'è storia tra contatto diretto e di persona con il libraio e il contatto telefonico".
      Però noi mica ci possiamo permettere di girare per tutta l'Italia a proporre i nostri libri (e credo che nessun piccolo editore se lo possa permettere, per questo esistono i promotori editoriali, che però, appunto, noi non ci possiamo permettere :-))

      Del resto credo che nessuno possa presentare i nostri libri come facciamo noi. Non perché siamo più fighi degli altri, piuttosto perché i nostri libri sono i nostri libri. E credo che questo valga per tutti gli editori silenziosi qui attorno che ci leggono curiosi…
      Per quanto io possa apprezzare i volumi editi da xyz, non sarei onesto se garantissi di trattarli allo stesso modo dei miei davanti al libraio del caso…

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  10. Non lo so. Fosse una rete di librerie, la vedo più facile. In Belgio l'hanno già fatta, anche per la vendita di ebook (senza buffe affiliazioni), avvalendosi dello strumento web - non solo portale, penso, ma anche catalogo e gestionale per ordini e magazzino, che poi è ciò che distingue la libreria Tizio dalla Feltrinelli, al di là del marchio - ma spesso è buono anche quello del libraio locale, storico e riconosciuto in città come nel paesino. A livello di editori... Sembra che tu teorizzi una decostruzione del "distributore", passando a una contrattazione diretta tra editori e librai, oppure mediata da un layer leggero e trasparente, diversamente dai distributori attuali che, ricordiamolo, si mangiano una bella fetta del ricavo, causando l'innalzamento dei prezzi. Forse è possibile immaginare un portale "sociale", gestito da professionisti e con un contributo minimo. Io ho in mente una cosa simile a http://librinuovi.net/, con però anche una sezione catalogo ragionata e qualcuno - persone fisiche - che si occupi di relazionarsi con i librai... ma così non si creerebbe di nuovo una struttura dispendiosa e poco trasparente? Forse gli editori potrebbero occuparsi loro della promozione, però una vetrina "centrale" penso potrebbe giovare all'esposizione dei nomi meno noti. Ciò funziona, per esempio, in alcune Feltrinelli dove ho visto "proposte" tematiche e non, di piccoli editori.
    Insomma, boh. Si dovranno attrezzare, oppure accontentarsi della visibilità che hanno oggi.

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    1. Uh, mi fai venire in mente quella cosa meravigliosa che stanno facendo in Francia e - penso - in altre paesi europei, con le librerie che caricano il loro magazzino su un programma condiviso e se un libro manca in una libreria, il lettore può essere comunque indirizzato a quella più vicina che ce l'ha. O quell'app che indica le librerie col dato libro nella propria zona. Belle cose che qui, ohohoh!
      No, beh, credo di aver sbagliato nel parlare di distributori, visto che non è di distribuzione che parlo, ma di promozione. Che poi sarebbe compito anche del distributore, ma a parte quello il discorso che volevo fare è diverso.

      >>Forse gli editori potrebbero occuparsi loro della promozione, però una vetrina "centrale" penso potrebbe giovare all'esposizione dei nomi meno noti.

      Esatto! Quello che mi figuro come una gran bella idea (so che dirselo da soli è squallido ma, oh, continuo a pensare che lo sia) è un gruppo di editori che si accordano per promuoversi a vicenda. Tipo, editore X che entra in una data libreria ed espone non soltanto il proprio catalogo, ma pure quello degli altri, evidenziando le varie caratteristiche. E' una cosa che comunque gli editori già fanno, limitatamente alla propria zona di residenza, e funziona. Perché non dovrebbe funzionare anche espandendo l'offerta, se è comunque mostrata dando la giusta importanza a ogni editore del catalogo? Poi gli ordini sono una cosa separata, il libraio saprà gestirsi come meglio crede a seconda della propria clientela e magari dei propri gusti personali. Però secondo me sul serio potrebbe funzionare, specie considerando la fusione appena avvenuta tra PDE e Feltrinelli che taglia fuori un sacco di indipendenti.
      (vero, le Feltrinelli a volte mettono in evidenza pure piccoli editori, bisogna dargliene atto.)

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  11. Io ho scoperto le edizioni SUR su Twitter.
    Mi piace molto il fatto che loro si appoggino soprattutto alle librerie indipendenti (anche se nella mia città nemmeno una vende i loro libri), credo sia giusta una collaborazione di questo tipo per sostenersi a vicenda.
    Anche case editrici piuttosto grandicelle compaiono raramente in libreria, con una varietà molto ridotta.
    A questo punto risulta necessario comprare su internet...
    Purtroppo ho avuto a che fare con librai ignoranti come pochi (venendo dal reparto libri, sono andata alla cassa e gli ho chiesto "Avete Il gioco del mondo?" e lui "Ma cos'è, un libro?") ma anche di librai giovani e appassionati - di una libreria di catena - che ogni giorno si impegnavano a consigliare libri di nicchia sulla pagina Facebook. Purtroppo ora quella libreria è stata chiusa.
    Se quando il libraio viene assunto lo si sceglie come semplice venditore, che ben che vada è in grado di consultare il catalogo del negozio, temo che il tuo proposito non sarà mai realizzabile.
    Anche il libraio deve essere preparato, e molto spesso non è così.
    Ci sono molte, troppe cose da cambiare...

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