lunedì 2 febbraio 2015

Italia no - Cinema (per quel poco che ne capisco)

Metto subito le mani avanti col dire che non sono né un'esperta né un'appassionata di cinema. Conosco decentemente giusto quei pochi registi che adoro, per il resto buona parte delle mie conoscenze vengono non da uno studio personale, ma da un paio di esami belli tosti sul cinema, dalla sua nascita al suo linguaggio. Volevo specificarlo prima di entrare nel vivo del post che, ecco, magari lo conosco quel pochino per permettermi di aprire bocca, ma non abbastanza per chiacchierarne con chi ne capisce davvero, se non limitandomi ad ascoltare. Col cinema non ho lo stesso rapporto che ho coi libri. Coi libri sono in perfetta simbiosi, col cinema ho un rapporto di rispettosa amicizia.
Però, se non posso dire di capirne di cinema, mi sento di affermare che mi intendo di narrazione, che essendo parte integrante dei libri, mi compete. E poiché sento di poterne parlare senza (necessariamente) mettere in fila un'imbarazzante sequela di strafalcioni, mi permetto per la prima, e probabilmente ultima volta, di parlare di film.
Questo post fa simmetricamente coppia con quello precedente, Italia sì. Che se l'Italia è patria di un rispettabilissimo numero di autori eccelsi, lo stesso non si può dire per la produzione cinematografica. Anzi.
Inizio col dire che per me film quali La grande bellezza soffrono dello stesso male che affligge le commedie con De Luigi e i cinepanettoni, la web-serie di Lori del Santo e, insomma, una fetta enorme della produzione cinematografica odierna. Il problema comune, per me, è la sceneggiatura. E non trattandosi di un problema derivante dalla mancanza di fondi ma da una sostanziale carenza di competenze, mi irrita e disgusta oltre misura.
Capita che escano film basati su idee davvero carine e interessanti, ai quali mi sento di dare una possibilità ogni tanto. Mia madre apprezza le commedie nostrane, e gigioneggiare per la sua collezione di film non mi costa nulla.
Ho provato, ad esempio, La mossa del pinguino, in cui un piccolo gruppo di inservienti si candida per le olimpiadi di curling, disciplina non dissimile dal lavorare di scopettone. Idea carina, no? Semplice ma simpatica.
Ho provato Smetto quando voglio, un “Breaking Bad” di noialtri, in cui alcuni ricercatori e professori decidono di sfruttare le proprie conoscenze scientifiche e antropologiche per darsi alla produzione e allo spaccio di droga. Molto autoctono, ma carino.
Infine, pochi giorni fa, dopo averne sentito parlare così entusiasticamente, ho guardato piena di aspettativa La mafia uccide solo d'estate, il film di Pif. E... beh.
Alla fine siamo sempre lì, impantanati sullo stesso punto dolente. La sceneggiatura. Il concatenarsi delle scene, che vengono saldate l'una all'altra col mastice, come se il regista stesse cercando di andare dal punto A al punto B senza neanche cercare di nascondere il percorso sotterraneo della trama. Personaggi-macchietta se va bene, più spesso personaggi nulli, le cui motivazioni sono inconsistenti, anche perché non sono mai mediate dalla caratterizzazione degli attori, ma da quello che serve alla trama per andare avanti.
L'aspetto più squallido sono immancabilmente le donne comprimarie, il cui ruolo salta da interessata incantatrice a castrante rompiscatole. E questo vale per tutti i pochissimi film che ho citato, con un'esattezza impressionante. Non ho guardato abbastanza di La mossa del pinguino, perché è stato il primo dialogo del protagonista-senza-personalità con la moglie-fidanzata-castrante a farmi interrompere la visione, a pochi minuti dall'inizio. In Smetto quando voglio la moglie non ha altra funzione che gettare addosso al protagonista-senza-personalità tutte le sue frustrazioni quando le cose vanno male e riempirlo di complimenti quando comincia a portare a casa i soldi. In La mafia uccide solo d'estate il protagonista-senza-personalità è cotto fin dalle elementari di una bambina – e poi donna – che non esiste, che non ha alcun senso. Sorride, ringrazia per un regalo, e poi lo schifa. Dialoghi 'sì inconsistenti che forse sarebbe stato meglio avessero interagito a mimica.
Il cinema italiano* è forzato, senza passione, pressappochista, povero. Le scene che vengono male non vengono ripetute – non pretendo il perfezionismo di Kubrick, ma almeno quando gli attori si mangiano le parole o si sbagliano i tempi comici... - e i personaggi raramente possono vantare un carattere ben definito che non sia il riflesso dei loro attori quando si tratta di personaggi televisivi di una certa fama, i dialoghi sono quasi sempre un'improbabile accozzaglia di cliché e modi di dire.
Quello che mi fa rabbia è che la pochezza della sceneggiatura, della sua scrittura e pianificazione, va a rovinare quelle che erano tutto sommato delle belle idee, come quelle su cui si basano i pochi titoli di cui ho parlato. E posso capire i problemi di budget e di risorse, i contrattempi e la sfortuna. Ma qui non si tratta di sponsor o effetti speciali. I soldi spesi per mettere insieme la sceneggiatura sono quelli, e il fatto che ne esca quasi sempre una pessima... beh, è triste.
E questo, per quel poco che capisco, lo vedo perfino io.

*ovviamente parlo delle produzioni un po' più famose, non del cinema indipendente che non conosco, e cui sarei lieta se voleste indirizzarmi con qualche titolo o regista.

18 commenti:

  1. Caliamo un velo pietoso sul cinema italiano....(per quello che mi riguarda eh..)

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  2. A me, invece, sono piaciuti tutti e due.
    Quello di Pif, con leggerezza, dice cose importanti, e l'altro è un'imitazione molto simpatica del cinema americano. Per me, sono entrambi esempio di Italia sì, anzi ;)

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    1. Dice cose importanti, però senza spingersi mai oltre. Non sono riuscita a vederlo come film di denuncia, perché non denuncia nulla che non si sappia già. Avrebbe potuto spingersi molto più in là, ma è rimasto ad Andreotti-Riina. Non erano gli unici invischiati nella trattativa, né gli unici da colpire. Questo un po' mi ha delusa.
      Però mi ha delusa soprattutto la costruzione della trama. Si capisce che voleva mostrare come alcuni punti cardine della sua vita fossero curiosamente legati a determinati avvenimenti mafiosi, ma sono attaccati insieme in modo troppo raffazzonato. Che legame dovrebbe esserci, tra lo spermatozoo-Pif e l'esplosione? Quello non aveva proprio senso.
      E il fatto che Pif non abbia opinioni fino alla fine, faccia qualunque cosa in previsione di cincischiare con una tipa con cui ha scambiato sì e no due frasi nessuna delle quali significativa. E' proprio... boh, lasciato lì. Non ci ho visto nessuna cura.
      Smetto quando voglio inizia bene ma poi soffre della stessa incuria. I personaggi si comportano allo stesso modo, hanno le stesse reazioni, la loro cultura non influenza affatto le loro decisioni. La moglie è un punto interrogativo dall'inizio alla fine, peraltro funzionale solo in quanto rompiscatole e motore della frustrazione del protagonista che "povero cipollino".
      ... si nota che non li ho graditi, direi xD

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  3. La tua critica va benissimo per il cinema attuale (diciamo il cinema che si è voluto costruire ed avvantaggiare dagli anni 80s in poi, cioè quello della commedia minimalista. Contemporaneamente si è voluto distruggere il cinema di genere (produzioni a basso costo ma dignitose, che venivano vendute in tutto il mondo, che creavano una palestra per registi ed attori e rendevano Cinecittà uno dei centri produttivi più potenti al mondo.
    Sto parlando di generi come il Western all'italiana, il peplum, l' horror e tanti altri.
    Inoltre c'è da dire che adesso i tempi di lavorazione sono ridotti all'osso e spesso i registi sono costretti a dire "Buona la prima!" anche se gli attori (molto spesso imposti ) sono magari dei veri e propri cani.

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    1. Sul cinema precedente non mi pronuncio perché non lo conosco abbastanza, mi fermo a Don Camillo xD (che adoro oltre misura).
      Sì, ci sarebbe un sacco di roba da dire sul come si è arrivati a 'sti punti, sul perché i registi sono cani, sulla mancanza di tempo etc. Ho voluto solo dire due parole sulle conseguenze piuttosto che sulle cause.
      ... sigh.

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  4. A me invece è capitato di vedere dei nei film, negli ultimi anni: "Diaz", "Il mestiere delle armi" (seppur sonnifero), "I demoni di San Pietroburgo". In generale, più che la sceneggiatura, ad allontanarmi è il soggetto e... sì, anche la recitazione di alcuni attori, troppo "da fiction" (da quando è diventato spregiativo il termine?) anche se magari il problema è davvero di tempistiche e budget. D'altra parte, mi chiedo, perché investire nella qualità se a trainare gli incassi sono i film a costo zero del comico di turno? C'è più qualità nei corti del Terzo Segreto di Satira, e speriamo che non girino un film! A parte le suddette eccezioni, mi sono complessivamente allontanato dal cinema nostrano. Il problema è che sono diventato insofferente anche a quello americano...

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    1. Mi segno quelli che hai detto, anche se non credo che riuscirei a reggere Diaz, ci starei troppo male. A me era piaciuto tantissimo ACAB, pure come recitazione, molto ma molto meglio del libro.
      Io adoro Il terzo segreto di satira, mi chiedo che film verrebbe fuori. Gli attori li trovo bravissimi, staccano di gran lunga quelli delle fiction.
      Io ho trovato un pezzettino di cinema che mi piace nelle produzioni Franco-Rogen. Ho adorato il secondo film di Zach Braff, che qui non è stato neanche distribuito e che per me è veramente stupendo. Poi beh, ci sono i soliti registi belli, ma sono appunto "i soliti registi belli".

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    2. Me li segno.
      Ho capito cosa vuoi dire: morta la vecchia guardia, non c'è una nuova generazione pronta a succederle e il cinema italiano si inonderà di mediocrità.

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    3. Quello che un po' temo e un po' mi auguro è che una nuova generazione ci sia, ma stia marcendo sprecata perché nessuno ci investe sopra. Tanto per essere ottimisti.

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  5. Sottoscrivo in pieno. Giusto ieri leggevo su l'Internazionale la recensione di un film italiano adesso nelle sale fatta da un critico straniero. Sostanzialmente lo faceva a brandelli e poi diceva "nel panorama italiano è comunque una ventata di freschezza" (sottotesto: pensa gli altri). Salom ha citato "Il mestiere delle armi", ma è passato un secolo da "Il mestiere delle armi"! A me piace Moretti, che spesso supplisce con la regia ai buchi (che pure ci sono) della sceneggiatura, ma iniziano ad essere tantini anche gli anni da "Habemus Papam". Sorrentino è un caso un po' a sé, dato che fa un cinema volutamente non narrativo (infatti io lo reggo a piccole dosi), che a volte funziona, a volte meno. Per il resto mi sembra di camminare in un deserto infinito.

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    1. A me Habemus Papam era piaciuto, ma a parte quello di Moretti ho visto pochissimo. Carenze tremende che sottolineano quanto poco io abbia la facoltà di scrivere un post sul cinema xD

      >>"nel panorama italiano è comunque una ventata di freschezza"

      Ecco. La tristezza.

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  6. Ho detestato molto il film di Sorrentino, e nel mio piccolo blog l'ho pure stroncato, ricevendo un sacco di commenti (positivi o negativi, segno che il film, pompatissimo, era stato visto da molti). Come per la musica, io sono un sostenitore delle produzioni italiche, con tutti i limiti del caso, e se posso, scrivo dell'ultimo film italiano (se buono), piuttosto dell'ultimo Eastwood (tra l'altro l'ultimo Eastwood è pessimo). Non ho visto il film di Pif, mentre Smetto quando voglio sì, trovandolo gradevole (però è vero, la compagna del protagonista non ci fa una bella figura). Ma è così solo nel cinema italico? Sicura? Fil italiani da vedere, dell'ultima stagione sicuramente Il giovane favoloso, tu che ami i libri non puoi averlo perso, e già che citate Olmi, Torneranno i prati.

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    1. La musica italiana ha un sacco di chicche da offrire, anche perché fortunatamente fare un disco costa meno che fare un film.
      Il giovane favoloso ancora non l'ho visto ma è decisamente in lista, mi rimorde ancora non averlo visto al cinema T_T
      Torneranno i prati non lo conosco, me lo segno.
      Comunque credo che sì, sia una cosa più italica. Nel cinema americano il ritorno alla donna-oggetto-contorno-funzione lo si trova spesso nei film d'azione o in alcune commedie di bassissimissima lega. Capita, per carità. Però qui è la norma, e non vale solo per le commedie di bassissima lega. Sono cose che sarebbe bello vedere relegate al cinepanettone, e non ancora in un film sulla mafia o in commedie che in teoria si vorrebbero più di protesta o ragionate.

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  7. Non guardo molti film italiani. E se tu dici che il problema è la sceneggiatura e, forse hai anche ragione. Per me principalmente è la recitazione. Spesso al cinema si vedono "persone famose" che attori non lo sono. Ma anche quando si definiscono tali... Cioè, non capisco se il problema sia la scuola nostrana... Di fronte alla cinepresa, vedo espressioni vacue e voci forzate. Comunque qualche film italiano che mi è piaciuto c'è: Scusate se esisto, l'ho addirittura visto al cinema convinta da un'amica. Con Paola Cortellesi e Raoul Bova. Mi ha stupito soprattutto quest'ultimo che, finalmente, esce dal solito ruolo di figone. Il film, in realtà, non è eccezionale; ma ho trovato il tema affrontato di rilievo e un finale anche se niente di originale che ti scalda un po' il cuore.
    Poi vorrei consigliarti La kryptonite nella borsa con Valeria Golino e Luca Zingaretti. Si tratta di una pellicola particolare, difficile da spiegare.
    E una commedia al femminile Amiche da morire con Claudia Gerini e Cristiana Capotondi. :)

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    1. La kryptonite nella borsa mi interessava, non so perché ancora non l'ho visto, ma grazie per avermelo ricordato :D
      Forse tanti attori (e registi?) sono ancora abituati alla recitazione plateale da teatro e non a quella realistica, davvero non saprei. Anche perché non è un aspetto limitato ai 'famosi perché sì', ma anche ad attori-attori. Chissà ò_ò
      Scusate se esisto è un film cui non avrei dato mezza lira, ma se me lo consigli, do un'occhiata volentieri. Ormai sono così sfiduciata col cinema italiano...

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  8. Italia no, per la maggior parte delle volte. Guardo pochi film italiani e quelli che guardo li scelgo accuratamente proprio perché la maggior parte delle volte, sebbene si basino su interessanti storie e spunti niente male, poi peccano grandemente in realizzazione (dialoghi improbabili, scelte sbagliate per quanto riguarda il cast o addirittura cast con tutti NON attori).
    Non so, mi viene in mente La prima cosa bella, un film che mi sarebbe piaciuto di più se tra gli attori non ci fosse stata Micaela Ramazzotti che non solo non reputo brava, ma che con quella voce fa venire il mal di testa anche ai sordi.
    Penso anche a Ricordati di me, di Muccino. Un film con del potenziale, rovinato da una pessima Monica Bellucci e una altrettanto pessima Nicoletta Romanoff.
    E potrei andare all'infinito, con scelte di attori sbagliati o temi affrontati in modo poco approfondito o scene in cui non si capisce ciò che dicono gli attori perché, perché non lo so perché, me lo sono sempre chiesta.
    Insomma, sono d'accordo. Ecco.

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  9. Fra gli ultimi, o quasi, direi "L'uomo che verrà" di Diritti e "Corpo Celeste" della Rohrwacher.

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  10. Io il cinema - inteso come sale spesso sporche, frequentate da un numero troppo elevato di buzzurri che, se va bene, ride sguaiatamente anche alle battute più insulse e, se va male, si esibisce in gare di rutti o si leva le scarpe per stare più comodo - lo odio cordialmente. Però i film mi piacciono e quindi me li guardo a casa (Dio benedica l'inventore dei DVD, amen!) e magari per l'occasione mi preparo pure i pop corn. Di film scrivo anche sul blog e devo dire che, complici alcuni bei programmi tv, le "Cose che guardo" hanno superato per numero di pubblicazioni le "Cose che leggo" (ma tanto per le recensioni di libri posso passare tranquillamente da te ;-) ). "La mossa del pinguino" l'avevo visto anch'io e devo dire che mi era piaciuto abbastanza. Senza particolari slanci, ma un film godibile. A "Smetto quando voglio" mi ero avvicinata con grandi aspettative, pregustandomi una sorta di "C'é chi dice no" in crescendo, mentre l'ho trovato piuttosto deludente perchè, appunto, un po' troppo simile a "Breaking Bad". De "La mafia uccide solo d'estate" ho sentito un gran parlare, ma non l'ho ancora visto e, francamente, non so se lo guarderò perchè non lo sento molto nelle mie corde. Per quanto attiene poi al "capolavoro" "La grande bellezza"... beh, confesso senza vergogna di aver trovato mortalmente noiosi già solo i trailer pubblicitari! Se lo passeranno in tv un giorno in cui non sarò in palestra e non ci sarà DAVVERO nulla di meglio da vedere, potrei anche arrischiarmi a guardarne qualche minuto, ma in tutta onestà non mi ispira per nulla.
    Per quanto riguarda la figura della donna nelle sceneggiature, in effetti è spesso stereotipata, sebbene io non sia assolutista come te: trovo, ad esempio, che alcune prove di Paola Cortellesi, Angela Finocchiaro e qualcun'altra attrice italiana siano davvero valide e che riescano a dare spessore anche a personaggi che magari non brillano per la sceneggiatura.
    Bella e interessante la tua disquisizione, come sempre, e scusa il mio "predicozzo" in risposta, ma sai che mi piace chiacchierare con te! :-)

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