sabato 6 dicembre 2014

La felicità delle piccole cose di Caroline Vermalle

Ieri sono stata a scegliere le nuove decorazioni dell'albero insieme a mia madre. Che magari non è proprio l'incipit più adatto per una recensione, però volevo farvi partecipi della mia immensa gioia. Inoltre, credo che La felicità delle piccole cose di Caroline Vermalle, tradotto da Monica Pesetti e edito da Feltrinelli, sia uno dei libri più natalizi che io abbia mai letto in tutta la mia vita. Non che ne abbia letti poi molti, e di questo mi rammarico, perché per me l'atmosfera natalizia è una droga. Inizio ad ascoltare White Christmas da novembre, e se a qualcuno venisse in mente di scoperchiarmi il cranio, vi troverebbe un tripudio di cannella e luci colorate. Non che me lo auguri.
Dunque, questo libro mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice, cosa di cui sono assai grata, perché altrimenti dubito che l'avrei scelto in libreria, anche se effettivamente è il tipo di libro di cui a volte ho bisogno. Le volte in questione sono i periodi in cui devo preparare degli esami, quelli in cui mi sento un po' giù, o semplicemente tra un libro 'impegnato' e l'altro.
Per me, La felicità delle piccole cose è un film di Natale. Ma veramente. Ha l'atmosfera, il linguaggio, il calore di una pellicola da Vigilia. E trovo che sia stata una scelta inconsueta, quella di unire questa atmosfera e questo linguaggio svelto e leggero al sottofondo della trama. Pensavo di avere tra le mani un libro molto diverso, quando l'ho iniziato. La stessa storia si sarebbe potuta raccontare con tono grave, lenti sospiri di rassegnazione, stanze buie e stagnanti di rimorso. E invece è una favola.
Ma magari inizio a parlare della trama.
Dunque, ci sono due linee narrative, quella dell'avvocato di successo Frédéric Solis e quella della sua segretaria, Dorothée. Il primo è ricchissimo, ma indebitato a causa della sua passione per i paesaggi innevati degli impressionisti, che lo porta a spendere centinaia di migliaia di euro alle case d'asta. La seconda studia legge, lavora troppo, adora la sorella maggiore e nonostante il percorso di studi vorrebbe in realtà fare la pasticcera. Capita che Solis riceva una strana eredità, una specie di percorso a tappe per poter ricevere qualcosa che sembra presentarsi come un quadro. L'avvocato chiede a Dorothée di fare ricerche sull'uomo, un totale sconosciuto, che gli ha lasciato una scatola che racchiude una mappa e qualche biglietto del treno, e così anche lei si ritrova invischiata con la faccenda.
Il modo in cui gli eventi si mettono in moto ha un che di meccanico, all'inizio, e mi è capitato di storcere la bocca per poi ricredermi. La macchinazione interna è ben congegnata, e la storia svelata dalle ricerche di Dorothée e dai ricordi di Solis non è esattamente la zuccherosa favola di Natale tutta canditi e campanelli che si sarebbe portati a credere.
Il tono è... beh, quello di una favola di Natale. Allegro, veloce, ingenuo. Molto francese. Un po' troppo leggero per i miei gusti, ma beh, de gustibus. Anche se devo dire che ho apprezzato la discrepanza tra ciò che viene raccontato e il modo in cui è stato raccontato.
Ordunque sì, è un libro che consiglio a chi brama un po' di atmosfera natalizia, un libro leggero senza che non sia anche tralasciabile.
(Ho una voglia di fare l'albero che non riesco neanche a esprimerla a parole.)

1 commento:

  1. Ogni tanto una lettura tranquilla e leggera ci vuole :D Me lo segno per i momenti più concitati, che in quei casi libri di questo tipo vanno sempre bene!

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