mercoledì 6 agosto 2014

Gli artisti della traduzione #2

Dicevo, diversi mesi fa, che la traduzione è un mestiere ingrato e bastardo, avaro di ritorno economico e pestilenziale nel riconoscimento culturale. È al lavoro del traduttore che si deve una buona percentuale del gradimento di un'opera, è il traduttore che deve barcamenarsi tra quello che l'autore avrebbe voluto dire e quello che il lettore deve capire. Potrei andare avanti per un bel po' nell'enumerare le difficoltà che sommergono il traduttore, ma credo possa bastare una rapida cliccata al banner La correttezza paga lì a destra.
Dunque, lo scorso agosto ho pubblicato il post Gli artisti della traduzione. È uno dei più letti del blog, cosa che mi allieta alquanto, perché è segno di un certo interesse verso chi lavora con le parole, almeno da parte di noi bibliofili convinti. È anche uno dei più commentati, e molti hanno contribuito parlando dei loro traduttori preferiti. Un paio di quelli che avevo citato sono perfino passati a ringraziarmi.
Non è poi così strano se dopo un anno mi va di riprendere il discorso, visto che ho continuato a imbattermi in altre prove magistrali.
Silvia Pareschiqui il suo blog personale – è la voce italiana di Franzen. Cioè, anche di un sacco di altri autori famosissimi, come Alice Munro, Don DeLillo e Cormac McCarthy, ma posso parlare solo di quello che ho letto. A parte il fatto che chiunque venga chiamato dalla Adelphi non può che essere il fiore della competenza.
Susanna Basso traduce soprattutto per l'Einaudi, da Ian McEwan (infatti l'ho incontrata e adorata con Espiazione) a Julian Barnes, da Martin Amis a Paul Auster.
Gaja Cenciarelli è un nome piuttosto noto, e la conoscevo ben prima di approdare alla sua traduzione di La casa della gioia di Edith Wharton. Libro stupendo, oltre che seconda pubblicazione della collana Le grandi scrittrici della Neri Pozza. A parte questo, tradotto meravigliosamente. Tra l'altro, cercando notizie su google, ho scoperto che ha anche tradotto l'irlandesissima serie di Agnes Browne, sempre edita dalla Neri Pozza. Strabene, ovviamente.
Mara Barbuni la conoscevo come Ipsa Legit, dal nome del suo – consigliatissimo – blog. La sua traduzione di Gli innamorati di Sylvia per la Jo March mi è piaciuta moltissimo, come non ho mancato di notificare nella recensione. Davvero, sprizza amore per la Gaskell da ogni poro.
Chiara Reali ha compiuto un'opera di difficoltà immensa nel tradurre Desolation Road di Ian McDonald, prima pubblicazione della Zona42. Desolation Road è sia fantascienza che realismo magico, e McDonald è uno di quelli che scrive in quel limbo tra la meraviglia e la chiarezza, senza mai scivolare verso l'incomprensione. Tradurlo deve essere stata una faticaccia. E lo dico perché non sembra essere stato tradotto.
A Silvia Castoldi – che tra l'altro ha tradotto Il sole dei soli, il secondo libro di Zona42, che al momento giace sulle mie gambe – dobbiamo l'adattamento in italiano di Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, La famiglia Fang di Kevin Wilson. E di un sacco di altri libri, ne sono certa perché come nome mi è estremamente familiare. Purtroppo non riesco a trovare informazioni su google.
Monica Pareschi – al cui incontro ho dedicato lo scorso post – è curatrice della collana Le grandi scrittrici Neri Pozza, nonché traduttrice della nuova edizione di Jane Eyre e... beh, di un sacco di autori, tra i quali figurano Doris Lessing, Bernard Malamud, Paul Auster, Shirley Jackson. Alla faccia della logotrafficante.
E dunque, per questa volta chiudo qui. So che ci sono decine di altri traduttori di cui dovrei tessere le lodi, ma questo post si è rivelato più impegnativo del previsto. Quasi nessuno dei nomi che ho citato – non vuole essere un'accusa, ma se proprio vogliamo potrebbe ardire un cortese suggerimento – ha una pagina dedicata con la lista delle traduzioni, quindi è stato un po' difficile andare a riguardare il chi ha tradotto cosa...
Direi che non c'è altro da aggiungere, quindi ora andrò a leggere.

23 commenti:

  1. Ciao! Dunque, mi ero persa il vecchio post per cui sono andata a recuperarlo.
    Io sovente vado a leggere il nome del traduttore e ogni tanto mi è capitato di elogiarne qualcuno (ad esempio ho adorato Margherita Crepax in "Le stelle brillano a New York" e ho scoperto che traduce soprattutto dal russo, autori come Nobokov, e di recente ha tradotto anche "Il maestro e margherita", peccato averne già una copia) ma raramente mi ricordo i nomi... Dovrei stare più attenta, stimo molto il lavoro dei traduttori e sono prontissima a criticare una cattiva traduzione quindi dovrei parlare più sovente di quelle veramente buone! Starò più attenta ^^
    Bell'articolo ^^

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    1. Anch'io ricordo raramente i nomi, il più delle volte mi rimane in testa la traduzione del libro... non ho letto Le stelle brillano a NY ma ne ho sentito chiacchierare assai bene, mi sa che me lo debbo recuperare prima o poi ò_ò
      Sai, non so se sarei in grado di capire se una traduzione è davvero buona dal russo. Cioè, se la scrittura è così bella da non sembrare neanche tradotta allora sì, ma non tutti gli scrittori hanno uno stile così 'bello'. L'unica lingua di cui conosco davvero bene strutture sintattiche e modi di dire è l'inglese .__.
      (Grazie :D)

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  2. Grazie mille, è bello vedere che ogni tanto si diventa un po' meno invisibili. Hai ragione, il mio buon proposito per dopo le vacanze estive è preparare finalmente il mio sito internet. Nel frattempo, buona estate e buone letture.

    Silvia Castoldi

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    1. Figurati, ho scritto solo quello che pensavo :)
      Giuro che non voleva essere una lamentela, ma non posso che guardare di buon occhio il proposito del sito.
      Buona estate a te, grazie per essere passata :D

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  3. Grazie della citazione! I riconoscimenti che arrivano dai lettori sono sempre molto graditi :-)

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    1. Ma di nulla :D
      Non sarebbe male, tra l'altro, se tutte le case editrici iniziassero a mettere il nome del traduttore in copertina, ci pensavo ieri...

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    2. Qualcuno lo fa... lo faceva? Non ricordo. Pochissimi, comunque.

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    3. Sono una traduttrice, ma non un nome eccelso come le colleghe citate, e mi fa piacere questa comunanza solo virtuale con Silvia Pareschi. Nota a margine: proprio stasera ho visto dei libriccini della molto vituperata Newton Compton, tutti classici con i diritti scaduti, ebbene: nomi dei traduttori in copertina!
      (Leggivendola, io ti temo, sappi...)
      Saluti,
      Paola

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    4. Ma come, mi temi? xD
      Mmmh, alle traduzioni della NC sono un tantinello allergica, anche se sicuramente ce ne saranno pure di ben fatte. Ma mi sono trovata ad abbandonare Il grande Gatsby perché era adattato orrendamente. Magari la collana coi traduttori in copertina è messa un po' meglio, però ò_ò

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    5. Ti temo perché a nessuno piace la critica con la penna rossa, ovviamente ;-). Su NC, temo che soffra di un certo snobismo da parte di molti lettori che preferiscono di default altri editori blasonati. È vero, NC fa libri commerciali e le copertine non sono belle. Ma io ci ho lavorato, tramite studio editoriale, e le mie trad. sono state revisionate da colleghe stimatissime e celebrate anche qui. Viceversa, altro piccolo editore celebrato, fa pochissima revisione e paga assai meno, rivendendo il prodotto-libro assai più caro. Come si faccia il prezzo di vendita finale è un'altra questione, di cui non so niente. Inoltre noi cediamo il nostro lavoro e poi ci sono revisioni, controrevisioni e redazioni, che a volte cambiano anche di molto il testo che tu hai consegnato: è una filiera. Naturalmente si discute, provi a difendere le tue scelte, ma alla fine qualcuno deve decidere...
      Saluti,
      Paola

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    6. Verissimo, NC è spesso snobbata. Non che non pubblichi anche libri più che meritevoli - ha portato in Italia Dan Rhodes, e poi c'era la collana per ragazzi Vertigo *__* - però... ecco, secondo me il pregiudizio un po' è motivato, tra copertine troppo simili e titoli copincolla. Evidentemente è una politica che paga, però non riesco a togliermi il pregiudizio di dosso... ma giustamente, visto che mi hai denotato la tua esperienza assai più dall'interno, vedrò di provarci. Purtroppo mi vengono in mente due libri le cui traduzioni mi hanno lasciata davvero 'meh', ma non è detto che debba essere sempre così. Tra l'altro uno era stato tradotto alla fine degli anni '80 >_>
      Una domanda, essendo tu traduttrice: com'è possibile che si rovini un testo già tradotto? Cioè, ci sono stati un paio di casi in cui ho sentito che le traduttrici si sono lamentate perché la versione finale era malfatta e piena di errori che non avevano fatto. E' una cosa che capita durante la revisione? Può essere per via di note a margine che sono state ignorate? Sono curiosa ò_ò
      ... scusa il papello xD

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    7. Sì, può succedere. Ti enumero solo qualche esempio: testo di saggistica, la parola "sede" corretta in "sedia" (?! nessuno sa perché).
      Una redattrice con l'idiosincrasia del "che": non si può usare.
      Testo di narrativa easy, raccomandazione dello studio: togli, asciuga, elimina, è pesante. E tu ti prendi la briga di manipolare veramente un testo che vorresti rispettare di più, solo che in italiano risulta illeggibile. Poi questo viene ripreso dal revisore, e dalla redazione, e magari ancora non piace, e si cambia ancora, solo sull'italiano.
      E poi: non è che i testi di partenza siano tutti alta letteratura, eh. A parte gli errori (colori, nomi che cambiano, situazioni che paiono calate dall'alto senza legami e nessi), secondo me ora che impazzano i corsi di scrittura creativa, i testi (nello stile) finiscono per assomigliarsi molto. Per esempio: 3 testi di fila, autori diversi, tutti con l'introduzione del tunnel/galleria/fognatura in cui il protagonista fugge...; uso del tema del crollo; uso degli stessi verbi, di continuo: alzare le spalle, sgranare gli occhi, alzare un sopracciglio o tutti e due (addirittura fino a "scomparire nell'attaccatura dei capelli": puoi mai scrivere questo letteralmente?) restare senza fiato, fare sorrisi storti, sarcastici, ingenui, tirati. È un continuo fare le acrobazie per non ripetersi 7 volte per pagina...
      Finisco su NC: ho fatto una prova tramite altro studio edit. per uno dei tanti Tiffany, e non sono piaciuta! Correzione e pulci a oltranza.
      La saggistica NC trovo che sia di ottimo livello. La narrativa secondo me soffre di queste brutte copertine e pure dei titoli, ti do ragione. Io ho tradotto un horror letterario bellissimo e strano, sulla famiglia Polidori e Rossetti, zeppo di dotte citazioni e di autore famoso, eppure non è piaciuto. Io l'ho trovato così bello, anche se surreale come pochi, forse perché le creature vampiro non avevano la caratterizzazione a cui siamo abituati. Peccato!

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  4. Graziegraziegrazie (è stata una faticaccia ripagatissima, grazie a leggivendole come te <3 )

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    1. Figurati, non ho scritto nulla che non pensassi :D

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  5. Io venero Susanna Basso (ma quanti autori ci ha fatto scoprire?). Senza i traduttori, il mondo sarebbe infinitamente triste.

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    1. Vero. Eppure ci sono pure editori che non li pagano >_>

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  6. Volevo solo citare i "fucili a infatuazione" che sono una delle tante, meravigliose invenzioni di Chiara per Desolation Road.

    (In originale erano i Love gun utilizzati dalla sicurezza per sedare una rivolta alla fine della più epico scontro a base di rock'n'roll che abbiate mai letto)

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  7. Ho avuto l'opportunità di conoscere Susanna Basso ad un master e ho scoperto che, oltre ad essere una grande traduttrice, è anche una donna molto gentile e spiritosa. Mi permetto di aggiungere qualche nome: Franca Cavagnoli, Ilide Carmignani e Anna Nadotti.

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    1. Ecco, della Cavagnoli avevo cercato informazioni senza riuscire a trovarne. Credo sia la conseguenza della possibilità data da google di fare sparire le proprie informazioni dal motore di ricerca... peccato che non sia riuscita a trovare uno straccio di lista delle traduzioni che ha fatto T_T

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    2. Nel 2011 ha tradotto Il Grande Gatsby per Feltrinelli, anche se credo che lavori molto per Adelphi. Ho trovato alcune informazioni:
      http://www.feltrinellieditore.it/autori/autore/cavagnoli-franca/

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  8. Sto prestando sempre più spesso attenzione ai traduttori...
    Da Norman Gobetti che si occupa di Philip Roth, a Susanna Basso che hai citato...
    Per non parlare di traduttori d'eccezione come Italo Calvino o Umberto Eco, chiamati a plasmare l'indomabile lingua di Raymond Queneau.
    Non amo l'idea di dover essere il più fedeli possibili al testo, perché due differenti lingue sono due mondi completamente diversi e ogni parola fa riferimento a tradizioni e terreni ben determinate.
    Che mondo sarebbe se qualcuno avesse deciso di tradurre letteralmente il titolo "The Catcher in the Rye"?
    Leggendo "Gli ultimi giorni" di Raymond Queneau ho scoperto che esistono anche premi dati ai traduttori, e penso che si dovrebbero incentivare, perché il traduttore è un secondo scrittore.

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  9. Mi piacciono un sacco e approvo altrettanto i post dedicati ai traduttori :) Il blog di Silvia Pareschi è una fonte continua di informazioni, sia divertenti che serie, di cultura, di curiosità. Susanna Basso, be', che l'ammiro un sacco (soprattutto per McEwan) l'ho già scritto nei commenti allo scorso post. Le altre traduttrici le conosco meno, ma vedrò di "scoprirle" al più presto :D

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