sabato 5 luglio 2014

Piccoli scorci di libri #39

Che diamine, io non dovrei stare a scrivere post, adesso. Dovrei studiare. Ho ancora da ripassare un intero libro sulla guerra d'Algeria, e poi un altro – pesantissimo – su tutto il '900 e... beh, mi scoccia stare tutto questo tempo senza postare nulla. Ma quel poco che dirò, lo dirò in fretta, quindi vi chiederei di perdonare 'eventuali' errori. Capitemi. Sono un fascio di nervi e caffè.

Il sabotatore di campane di Paolo Pasi – Edizioni Spartaco, 2013

Lo avevo in lista già da un anno, quando finalmente, pochi mesi fa, l'ho preso al Salone del Libro. L'aveva tanto consigliato l'Elisa Rampante e... boh, la storia è effettivamente ganza. Ganza forte. C'è questo anziano anarchico di nome Gaetano che, in memoria di una strage nazista dalla cui ferocia si era salvato solo il prete, perché potesse suonare le campane per i tedeschi che erano stati 'vendicati' in quel massacro, viaggia di paese in paese e zittisce le campane. Certo, ripensa a un'epoca ormai lontana, quando gli orologi erano ancora un lusso e il tempo delle persone comuni era scandito da quei metallici rintocchi. Però continua a farlo, a sgusciare mezzo sciancato nelle canoniche e prendersi una mesta rivincita sulla memoria. Solo che, nella chiesa di Roccapelata, c'è il prete ad attenderlo. Segue una breve colluttazione e il prete cade accidentalmente dalle scale. Gaetano, sconvolto da quanto è appena accaduto, va subito in questura ad autodenunciarsi.
E non gli credono. Si rifiutano di credergli, dal questore al sindaco. Roccapelata è un paese minuscolo, sconosciuto, vecchio, a un passo dalla scomparsa. Affamato di storie, di paparazzi, notorietà. Meglio pensare che si tratti di un complotto, meglio rovistare nel passato del prete, piuttosto che ammettere l'insultante semplicità di un incidente.
Parallelamente, la narrazione si concentra anche sul passato di Gaetano, sulla sua storia di anarchico, sui suoi viaggi, sui suoi compagni di tanti anni prima. Sugli orologi, sui piccoli paesi, sulle comuni.
Mi è piaciuto moltissimo questo libro, anche se non posso non fare cenno a quello che, secondo il mio modesto parere, è un problema. Ovvero il fatto che i personaggi sono come raggruppati dietro facili maschere e non adeguatamente approfonditi. I cittadini di Roccapelata sono viscidi assetati di fama, oppure stolti assetati di fama. Gaetano è un anarchico, pacifico, illuso, indebolito. Si è narrato molto della sua vita, eppure sento di non averlo conosciuto abbastanza.
Ma la storia è ganza abbastanza da far meritare al libro un sentito 'decisamente sì, lo consiglio'.

Il destino attende a Canyon Apache di Laura Costantini e Loredana Falcone – Las Vegas Edizioni, 2012

Non ho mai letto un western. E non amo neanche i film western. Non so perché, non mi fanno impazzire. È un'ambientazione arida, polverosa, dura. Acciaio e sudore, nessuno spazio per la debolezza. Vite coriacee.
Eppure, non so perché, avevo davvero voglia di leggerlo, questo libro.
E mi è volato. Non è corto, ed ero anche in periodo di 'studio-supremo', eppure mi è volato.
La storia è relativamente semplice e, credo, piuttosto classica, per quanto riguarda gli western. È il 1870, gli insediamenti 'ammerigani' nel West respingono sempre con maggiore ferocia i nativi verso altre terre. Per contro, le incursioni dei nativi contro le diligenze non sono tra le più pacifiche. Kerry è l'unica superstite di una famiglia di ex-schiavisti decaduta. Deve andare in sposa al tenente Lowie, una vecchia conoscenza d'infanzia, ma durante il viaggio la diligenza viene attaccata e lei viene condotta dal capo del villaggio Apache, Cervo Nero, come dono. Kerry rischia grosso, ma Shenandoah, figlia di Cervo Nero, decide di aiutarla.
Poi c'è Coda che suona, o meglio, David Cassidy, un 'agente indiano', ovvero una specie di diplomatico federale incaricato di gestire la convivenza tra nativi e americani bianchi.
E Shenandoah, ovviamente, figlia di Cervo Nero e di una donna bianca, morta dandola alla luce.
E Daniel 'Occhi di ghiaccio' Pinkerton, feroce assassino di indiani.
La storia segue le vicende di questi personaggi, che si incontrano, si separano, si rincorrono e si incrociano di nuovo. Lo sfondo è quello di una concessione terriera che deve essere tassativamente liberata dalla presenza degli indiani. Pinkerton è incaricato di ucciderli tutti, uno per uno, Cassidy di impedirglielo. Anche perché è considerato amico dagli indiani, e a sua volta li rispetta. Shenandoah cerca una risposta sul legame tra suo padre e la madre defunta, Kerry si lascia trasportare, in realtà vorrebbe soltanto vivere in pace.
Mi è piaciuto un sacco, questo libro, anche se una rimostranza ce l'ho. Non so dire quali siano le consuetudini di genere, se si tratti di una scelta classica o meno, però ho trovato la trattazione della faccenda indiana troppo semplice. Non tutte le comunità dei nativi erano pacifiche e rispettavano le donne, e ho l'impressione che talvolta si sia sorvolato su effettive efferatezze. Diciamo che non ho apprezzato la dicotomizzazione priva di sfumature.
E ho apprezzato ancora meno le storie d'amore, in particolare la seconda, la più improbabile. Ci sono crimini che niente può emendare, e non posso credere a un così repentino cambiamento, né che un'infanzia travagliata possa giustificare certi atti.
Ma, a parte questo, la lettura è filata, è scritto bene, non annoia. Di certo, appassiona.
Quindi sì, yes, lo consiglio.

Ed ora tornerò a sudare sul testo di storia contemporanea.
Tra l'altro non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe il mondo adesso, se gli USA si fossero fatti un cicinino i cacchi loro nel corso del '900. Spuntano come funghi dietro ogni golpe.

8 commenti:

  1. Ciao! Il libro di Paolo Pasi mi sembra davvero carinissimo, non ne avevo mai sentito parlare! La copertina poi, la adoro proprio!! Mi piacciono le cover "non fotografiche" ^_^

    Per il western anche io non sono un'esperta, al massimo ho letto qualche fumetto di Tex e visto qualche classicone costretta dal mio ragazzo, però credo che un po' tutte le storie ambientate nel vecchio West indugino nella dicotomia bianchi = buoni / pellerossa = cattivi o viceversa, senza approfondire e contestualizzare

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  2. Non commento solitamente, ma entrare e leggerti mi dà quel quid di cui ho bisogno per poter continuare a scrivere... quindi... niente. Grazie! u_u

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  3. Anche io vorrei leggere il libro di Pasi, da quando ho letto il post di Elisa :)

    E i western mi piacciono un sacco - sì, ogni tanto peccano di generalizzazione, ma le avventure sono sempre fantastiche. Ammetto, però, che la mia esperienza per ora si riduce soltanto ai film; non conosco molti libri western tradotti in italiano. Quindi metto in saccoccia questo e ringrazio per la segnalazione :D

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  4. Libri di cui non avevo sentito parlare. Il primo mi incuriosisce. Il secondo, meno. Come te, non amo particolarmente i western... Non mi viene in mente neanche un film di questo genere che ho visto. Sinceramente non credevo neanche ci fosse un genere western nei libri.

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  5. Stamattina mi sono svegliata con questo nome in testa, Il sabotatore di campane... Ma che è? Un libro? E di chi?
    Ecco la risposta :)

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    1. Lietissima di essere stata utile, allora :D

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  6. Eccomi qui, a ringraziare in primis. Sono una delle autrici del western. Laura (l'altra è la metà oscura Lory). Dunque, vediamo. Considerazione uno: ci siamo documentate a lungo, studiando testi di storici dei nativi d'America. Sì, c'erano tribù d'indiani un tantino aggressivi, ma non nella zona di cui ci siamo occupate. Se qualcuno di voi ha visto lo splendido film "L'ultimo dei Mohicani" (non prettamente western, ma inserito nel genere bianchi contro pellerossa) ricorderà gli Uroni. Ma per quanto riguarda gli jicarilla (apache della zona sul santa fè trail) le cose stavano per come le abbiamo raccontate: rispettavano le donne, erano guerrieri feroci solo se costretti a difendersi. Considerazione due: la storia d'amore. Noi non sappiamo se Pinkerton, appena dopo la parola fine, sia veramente rimasto fedele alla volontà di cambiamento che l'amore per Kerry gli ha instillato. Così come non sappiamo cosa ne sarà di Shenandoah o di David. Però la storia della narrativa è piena di "amor omnia vincit" e le eroine femminili sono spesso animate dalla convinzione tutta muliebre di "io ti salverò". Quello di Daniel Occhi d'inverno più che un'infanzia travagliata è un inferno personale. Un inferno che lo ha spinto a reagire, e a crearsi intorno una leggenda, da assassino senza cuore. Ma nessuno mai è totalmente buono o totalmente cattivo. E, chissà, le malefatte che gli vengono imputate forse fanno più parte della leggenda che della realtà. Di sicuro vive in un'epoca che della vita umana ha scarsissimo rispetto. E lui è pronto a dare la morte almeno quanto a morire.
    Grazie ancora dell'attenzione, della lettura e del consiglio.

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    1. Ma salve, grazie per il commento :D

      ... ehm.
      Ribadisco decisamente che la storia dei nativi non è il mio campo, indi chino il capo innanzi alla vostra preparazione. Ne avevo studiato qualcosa per l'esame di storia americana, ma so poco e nulla su tribù in particolare, decisamente nulla sulle zone, quindi... ehm.

      Vero, la narrativa è piena di eroine mosse dal cosiddetto 'io ti salverò'. Ed è una cosa che personalmente non riesco proprio a digerire, nella letteratura come 'in real life'. C'è da dire che ho la propensione al romanticismo di un comodino tarlato, ma non riesco proprio a trovarci nulla di 'romantico' in questo genere di relazione.
      ... il che non implica che voi o un sacco di lettori non dobbiate trovarcelo, il lato romantico. E' una questione più personale che critica.
      ... anzi, forse del tutto personale ò_ò
      Ribadisco che il romanzo mi è piaciuto molto :D A rileggervi!

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