martedì 8 luglio 2014

Caro scrittore in erba di Gianluca Mercadante

Ordunque, Caro scrittore in erba di Gianluca Mercadante, edito da Las Vegas nel 2013. Se ne era parlato tanto, l'ho preso a Torino direttamente dalle mani di Carlotta.
Tra l'altro, sapete che di recente Carlotta e Andrea, editori della Las Vegas si sono sposati? Auguri! E a me Carlotta (qui il suo blog che l'è ganzo forte) piace moltissimo, come essere umano.
Eeeee mi appresto a parlare male di un loro libro.
Mi sento il tipo di persona dalla quale Satana si terrebbe alla larga per evitare le cattive influenze.
D'altronde mi viene troppo da parlarne. Non è come quando – spessissimo – trovo un libro troppo mediocre per scavarne fuori un commento come non sia 'meh', ieri ho dovuto chiamare al telefono mia sorella in Germania – facendole tra l'altro spendere un euro – per poterle dire quello che pensavo.
A voler ben vedere, questo post – non riesco a chiamarlo recensione – è ben confuso. Perché non si può negare che comunque il libro sia scritto bene, i capitoli siano giustamente disposti e che dopotutto intrattenga assai. Ci sono dei punti, soprattutto all'inizio, in cui ho annuito compartecipe.
E tuttavia.
Dunque, vediamo di dare una base logica a quello che sto scrivendo.
In questo libriccino Mercadante racconta dei suoi travagliati tentativi di pubblicare, vendere, dei suoi ripetuti contatti con agenti letterari, editori, librai etc. E questi contatti sono tutti più o meno deprimenti, buttano giù, mostrano un mondo letterario che della letteratura se ne frega. Mercadante si rivolge al 'Caro scrittore in erba' continuando a sminuzzare le sue aspettative di gloria, i suoi lieti sogni, le sue speranze. E c'è davvero poco da stare allegri, questo non lo si può negare. Che è inutile pubblicare con un editore che non fa promozione, e comunque se la distribuzione è quella che è... ecco, pubblicare pareva il punto d'arrivo, invece è il primo passo.
E va bene sbriciolare le aspettative di chi, dopotutto, speranze non le ha, perché un'enormità degli aspiranti scrittori sono estrema fuffa auto-celebrativa che non prende neanche in considerazione il fatto che un libro ha bisogno di un lettore, e se il legame non si crea, allora niente, ciccia. Ed è ovvio che il legame non si possa creare, se scrivi apponendoti la stilografica tra le piene guance del didietro.
È vero, scrivere non è facile, se vuoi farlo bene. E se non vuoi farlo bene, datti a qualcos'altro, o almeno evita di subissare le email degli editori con le tue ultime fatiche.
Tuttavia... ecco, tolta questa premessa, una volta che Mercadante ha iniziato a narrare delle sue vicissitudini col libraio o con gli agenti, mi è sorto un sincerissimo 'Ma chi te sein?' in testa. Che tradotto sarebbe un 'Ma chi ti credi di essere?'. Perché Mercadante pretende attenzione, e se tu non gli dedichi il tuo preziosissimo tempo, allora sei un ostruzionista della cultura. C'è un capitolo dedicato alla sua telefonata con un libraio indipendente e... oh, c'è poco da fare, il libraio ha ragione a non dimostrarsi entusiasta all'idea di organizzare un incontro con Mercadante. È difficile vendere autori già affermati, figuriamoci uno – senza offesa, ci mancherebbe, ma siamo sinceri – misconosciuto. E organizzare un incontro costa in soldi e fatica. A parte la ventina-trentina di copie da pagare in anticipo, c'è da rifornirsi di stuzzichini e beveraggi per i convenuti – noi siamo proletarie e andiamo di focaccia, tiè – e manifesti, comunicati stampa per i giornali, annunci su facebook e quant'altro. Ci vuole tanto per convincere i Lettori a uscire di casa. Specie se non si tratta di una libreria di una grande città. Nella mia zona neanche Stassi e Petrignani sono riusciti a riempire le sedie sotto il palco di una manifestazione culturale. Fortemente pubblicizzata. Nel week-end.
Quindi tu, sconosciuto scrittore, che te la prendi perché non mi sbatto per farti presentare da me, hai poco da lamentarti. Ed è vero, come viene fuori nella telefonata, che le presentazioni di gente della zona richiamano, perché uno si porta dietro amici e parenti, e questi comprano e ripagano, pure se il libro è una ciofeca.
Pure nei contatti con gli agenti, ecco... non lo so. Non lo so, perché non sono un agente letterario, quindi facciamo che mi zittisco.
In compenso, degli editori ho letto abbastanza per poterne chiacchierare con un minimo di cognizione di causa, e se dovessi sbagliare, vi invito a notificarmelo che farò ammenda.
Con loro Mercadante si lamenta perché non rispondono. E in un caso non è arrivata risposta al suo manoscritto per BEN sei mesi.
Ehm. Che io sappia i tempi di lettura arrivano anche agli otto-dodici mesi, ho letto di una ragazza cui la risposta è arrivata dopo un anno. Le proposte sono tante, le redazioni sottodimensionate, c'è poco da fare. Si aspetta.
E pure con loro, non lo so. Mercadante mi ha dato la bruttissima impressione di essere uno di quelli da cui gli editori rifuggono, non per prosa ma per carattere. La pretesa di meritare l'altrui tempo e impegno... ora, considerando che ha pubblicato altri due libri con Las Vegas mi viene da supporre che scriva effettivamente bene, ma gggesùcheppalle.
Poi certo, ci sono pure editori surrealmente ciofechi, e avere a che fare con loro è cosa tragicomica, non mancano né imbroglioni, né incompetenti e Mercadante qui ne chiacchiera ampiamente. Alla domanda 'ma che t'è venuto in testa di fare l'editore?' ancora non c'è risposta, purtroppo.
Un'ultima critica. È dovuta, visto che dopotutto mi ha infastidita di molto, e ha fatto girare le scatole pure a mia sorella, quando l'ho resa partecipe. Mercadante ha dei problemi con le donne. Ne compaiono poche, stilizzate, stereotipate. Con seri problemi mentali. Prima la tipa con cui si diletta, che smania all'idea dell'omo-de-potere perché ha pubblicato, nonostante abbia la stessa competenza letteraria di una brioche, perché ve', le donne c'han da truccarsi, mica stanno a leggere. E poi una telefonata che santoddio. La tizia che insiste per uscire che 'checccestaiaffàascrivee' e ignora il significato di 'irsuto'. E passa giustamente per illetterata col cervello cotonato. Oh, e quando suppone che giammai una donna vorrebbe concedere il proprio tempo a un locale proletarieggiante con le tovaglie di plastica. Eh, sia mai, siamo allergiche alla povertà. Ci si scrosta lo smalto sulle unghie, se non si raggiunge una certa quota di chic.
E questa è La Donna 'sì come viene dipinta da Mercadante.
In sostanza... sinceramente sì, è un libriccino dopotutto carino e divertente, che il tempo te lo fa passare volentieri. Indicato per i wanna-be-scrittori, o per chi ha voglia di capire l'universo editoriale senza troppi tecnicismi, con un po' di leggerezza. Ma non per gli aspiranti seri, che poi si buttano giù o prendono il cattivo esempio di chiamare gli editori per sapere se hanno letto/ricevuto la loro mail.
O forse sì, non lo so. Ho l'impressione di esserci andata giù più dura di quanto non volessi. Forse questo libro voleva essere soprattutto un 'Sì, lo so, è capitato anche a me' da (un tempo) aspirante scrittore ad aspirante scrittore, o un'avvisaglia a chi si prospetta un tappeto rosso lieto d'essere calpestato dai suoi piedi di artista, quando la strada da percorrere è tanta e, di solito, avara di soddisfazioni.
Però.
Come dice Gianluca Morozzi nella prefazione, uno su mille ce la fa. Ma non è una questione di statistica, è che gli altri 999 sono delle pippe. Rileggere, correggere e MOVE ON.

24 commenti:

  1. Freud sentenzierebbe che ha problemi con suo padre! u_u

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    1. Non voglio sapere che ne penserebbe Freud xD
      Io in compenso mi sto già sentendo in colpa, quanto non mi piace scrivere recensioni tot-negative T_T

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  2. Non so, tutti questi libri mi fanno solo venire in mente le fiction sui disoccupati alla ricerca del posto di lavoro nel libro di Zelter. Oltre non commento perché è un discorso che deborda. Preferisco libri in cui l'editore è un mago cattivo e l'autrice si lancia in una serie di peripezie che non finisce più... no, questo non lo collego.

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    1. Quel libro l'ho piantato a metà, non mi stava proprio piacendo ò_ò

      >>Preferisco libri in cui l'editore è un mago cattivo e l'autrice si lancia in una serie di peripezie che non finisce più

      Lo leggerei *__*

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    2. Mh... Qualcosa dei "libri proibiti" di Miriam Mastrovito, Zero91.

      (Quanto a Zelter, ne riparliamo al tuo primo colloquio per un'azienda con più di 100 dipendenti.)

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    3. Memoria zero: Il mistero dei libri perduti, ecco cos'era!

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  3. Quanto è vero questo post!
    Secondo me le peripezie che ha passato questo autore sono uguali a quelle di tutti gli altri scrittori; poi c'è chi ce la fa, chi no. A volte bisogna anche capire che se i tuoi libri non vengono pubblicati non è solo colpa degli altri, magari è anche un po' colpa tua (mi riferisco agli scrittori in erba).

    E comunque anche io leggerei il libro con il mago editore cattivo!

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    1. Salomon ha dato il titolo del libro col mago editore cattivo più sopra xD
      Non so se tutti gli aspiranti scrittori debbano seguire la stessa trafila di assurdità. Di porte in faccia, beh, quelle sì. Credersela va bene, ma credo che l'autore qui si sia dimostrato un po' troppo insistente.
      Poi certo, opinione personalissima e, a quanto ho letto in giro, in decisa minoranza xD

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  4. Mah... una risata ci salverà?
    Sarà che ci si prende tutti troppo sul serio e si crede di essere "unici e inimitabili" e di aver diritti assoluti?
    Sarà anche che molti si credono talentuosi e incompresi? :P

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    1. Ah, quello sicuro. Ma poi un po' di sana convinzione ci vuole, anche solo per superare le ovvie batoste dell'aspirante scrittore. E' che Mercadante mi ha dato l'idea di prendersela troppo sul personale, di essere lui contro il mondo, ecco. E bisogna essere dei geni per potersi permettere di mostrarlo.

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  5. Il fatto che Satana ti eviterebbe per evitare cattive influenze mi ha fatto ridere! :-D Sei una forza e, secondo me, fai bene a scrivere quel che pensi: ritengo che la critica consista proprio in questo e non nell'incensare - o, viceversa, stroncare - qualunque libro per partito preso. I tuoi commenti circa Mercadante, poi, mi sono sembrati estremamente pertinenti: non dimentichiamo che in Italia ci sono più scrittori che lettori, quindi un po' di tolleranza e pazienza nei confronti di chi "legge per mestiere" forse non sarebbe male.

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    1. Coff, sì, sono un po' teatrale xD
      E' anche perché non avevo letto altre critiche negative, che ho deciso di scrivere la mia. Mercadante sembra considerare soltanto il punto di vista dello scrittore, quando ci sono anche altre figure professionali in gioco, coi loro interessi e i loro rischi. Sono anni che leggo di editori che ricevono un 30-40 manoscritti al giorno, credo che l'editoria sarebbe molto più svelta e pacifica se i wanna-be-scrittori avessero un po' più di discernimento, ecco.

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  6. Qualche tempo fa ho letto "Omicidi in pausa pranzo" di Viola Veloce, che l'autrice, dopo molte correzioni e riletture, ha autopubblicato su Amazon. Ha venduto molto e adesso glielo pubblica Mondadori: secondo me questa cosa dell'autopubblicazione su Amazon è interessante e tanti aspiranti scrittori potrebbero tentarla.Se non altro, se non vendono non potrebbero dare la colpa agli editori cattivoni :D

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    1. Oh, com'è?
      Io credo che in questo caso potrebbe eccome dare la colpa all'editore, la copertina è orrenda xD

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  7. Faccio una piccola premessa, anzi due.
    Questo libriccino è frutto dello sconforto e della frustrazione dell'autore in certe situazioni, quindi chiaro che più di tanto di positività non ce ne può essere. Volevamo pubblicare un libro che non fosse la solita slecchinata al sistema editoriale da parte di chi ce l'ha fatta e che mettesse in luce certe dinamiche marce che certo non fanno bene a chi merita di emergere.

    Seconda cosa: in verità Gianluca non ce l'ha affatto con le donne. Semplicemente essendo un uomo si è rivolto forse a un se stesso più giovane, ma i ruoli possono tranquillamente invertirsi. Inoltre non mi pare che neanche le figure maschili siano particolarmente edificanti. I ritratti sono presi dal vero ma ovviamente c'è un po' di caricatura sopra.

    In generale questo libro non vuole essere edificante se non per evitare ad altri certe bruciature. Il messaggio non è 'non pubblicate', ma 'state attenti che le cose non stanno proprio sempre come ve le hanno raccontate'.

    Detto questo, non sono affatto d'accordo con te sul fatto che il libraio fa bene ad essere perplesso sull'ospitare uno scrittore misconosciuto che non si porta gli amici dietro. Anche per un editore è rischioso pubblicare un autore esordiente, tanto più quando scrive racconti. E costa ben di più che organizzare una presentazione. Ma se vuoi fare cultura (e fare il libraio o fare l'editore è innanzitutto fare cultura) non puoi pensare di fare le presentazioni solo basandoti su quanta gente può portarti l'autore, perché quella è gente che nella tua libreria poi non tornerà e che probabilmente il libro l'ha già comprato. Poi se vuoi andare sul sicuro ti metti a vendere Nike, non ti metti a fare il libraio, tanto meno indipendente.
    Poi a) il buffet non è obbligatorio, anzi; b) le copie possono essere tranquillamente richieste al distributore e restituite in caso di non venduto. La scelta di acquistare direttamente le copie in conto assoluto sta solo ed esclusivamente al libraio).

    Per altro fare presentazioni con autori locali, magari famosi, non è una garanzia: ho visto presentazioni di nomi 'quotati' con tre persone tre.

    Detto questo, ben vengano le critiche che sollevano il confronto ;)

    Carlotta

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    1. Un blog senza confronto è un blog ben triste xD

      Sulla prima parte, direi che siete decisamente riusciti nell'intento. Benissimo che qualcuno sparga la voce che il mondo dei libri non è la comoda nuvola rosa pronta ad accogliere i rigurgiti letterari di chiunque. E che pure se sei bravo, rimane un mondo bastardo.

      Sul fatto Gianluca-donne, guarda, non so come sia di persona, ma quello che ne esce dal libro secondo me è una donna fortemente stereotipata, disinteressata alla cultura in generale, tonta e vezzosa. Poi Mercadante può anche essere la massima espressione del femminismo moderno, in real life, però dal libro, ribadisco il 'secondo me', questo esce. Inconsapevolmente, di sicuro. Ma esce.

      Non è tanto che il libraio non deve essere perplesso, più che altro è normale che non salti di gioia. Per dire, vado di rado in libreria a dare una mano, eppure quelle poche volte capita quasi sempre qualcuno che arriva col suo autopubblicato/pubblicato a pagamento e INSISTE per fare un incontro. Quasi tutti quelli che vengono a proporsi sono... beh.
      La libreria non è 'solo' fare cultura, però, così come non lo è fare editoria. Si tratta comunque di aziende che un profitto lo devono fare, per quanto i rischi del libraio siano minuscoli confrontati a quelli dell'editore. Ma se comunque un libraio non ha voglia di sbattersi, non credo sia il caso di stigmatizzarlo per questo.
      Presentazioni urfide le ho viste pure io, pure con gente relativamente famosa. Il fatto è che bisogna sbattercisi TANTO per richiamare un po' di pubblico (almeno qui, non so come sia la situazione a Torino ò_ò), per questo ci vuole un minimo di buffet. Le copie in eccedenza si restituiscono, ma nel frattempo i tot denari sono bloccati fino alla resa. Ed è capitato diverse volte che il distributore tardasse, una volta s'è rischiato di fare una presentazione senza i libri -__-''
      Cioè, credo che Mercadante abbia ragione nel denotare la mancanza di sbocchi, ma pretendere una presentazione in una libreria lontanissima che non ha mai visto... ecco, un po' mi ha dato fastidio.
      ... non so se si è notato, eh xD

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  8. Buongiorno. Io sono uno di quelli a cui si rivolge il libro (o l'autore, come si voglia). Ho pubblicato due lavori, ed il primo è stato con un editore-ciofeca...
    Ho provato quasi tutto quello che Mercadante racconta, tranne la presentazione nel centro commerciale con la modella..
    Io trovo che la sua sia una stroncatura ingiustificata. In particolare, lo stereotipo della donna o meglio ragazza che ne esce rispecchia molto bene quello della generazione X Factor - Amici.
    Che il libraio non sia entusiasta, lo capisco, ma c'è modo e modo, e spesso scelgono il peggiore.
    Cordiali saluti.

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    1. Mmh.
      In realtà non è proprio una stroncatura. Cioè, ci sono delle cose che mi hanno infastidita un sacco, ma non ho detto che non vale la pena di leggerlo o che sia stata una lettura inutile o che altro. Per me 'stroncatura' è un'altra cosa.
      Ma sono etichette opinabili, immagino.

      Per la questione della ragazza, guarda, io credo che quando in un libro compaiono unicamente tipologie di persona rappresentate in un unico modo, qualcosa di fondo non va. Ce ne sono, tipe come quelle, sarebbe assurdo negarne l'esistenza. Il problema, secondo me, è che Mercadante ha rappresentato solo quella. Non compaiono altri esempi di donna, se non la modella e La-Tipa-Che-Viene-Fatta-Passare-Per-Una-Demente(e magari la è pure)Ma-Intanto-Che-Ci-Esci-A-Fare?
      Tanto per essere chiara, non credo affatto che sia stata una scelta consapevole, che Mercadante si sia detto 'Prendi questa, genere femminile!'. Però due domande me le farei.
      La risposta alle domande potrebbe anche essere che l'autore ha omesso personaggi femminili diversi perché voleva tenere il libro corto, o chissà che altro. Non c'è un 'sicuramente'. Però boh, quella cosa mi ha infastidita, non vedo perché tacerla, visto che mi pare palese che si tratti di una mia osservazione personale.

      Per la questione del libraio, guarda, a me non è parso che a partire male sia stato il libraio. E' normale essere reticenti e aspettare di avere delle informazioni, prima di mostrarsi interessati. Almeno, secondo me. Anche perché se ti mostri interessato, e poi capisci che l'altro ha scritto una boiata a pagamento, come ti tiri fuori dalla situazione?
      Saluti!

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    2. ...non se ne esce.. Comunque se vuoi recensire anche il mio secondo... Memorie di un sognatore bislacco", si trova su Amazon è tutti i. Book store on line...

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  9. Io non ho letto il libro e sono finito sul tuo post per caso mentre cercavo recensioni di libri che potrei leggere.

    Dalla recensione, o post, o come vuoi chiamarlo, mi sembra che tu critichi la persona che l'ha scritto e fai un bel processo alle sue intenzioni.
    Quello che mi chiedo è: ma lo conosci e sai davvero cosa pensa, o scrivi tanto per scrivere?

    Da quel poco che si evince del libro, da quello che hai scritto, sembra un libro pessimista e abbastanza ironico/sarcastico. Non mi stupisco che in produzioni di questo genere i personaggi siano macchiettistici, stereotipati e bidimensionali.
    Il meccanismo della comicità si basa anche su quelle cose, poi vabbè, c'è anche altro per far ridere.

    Quello che voglio dire è che se devi parlare di un libro, dovresti evitare di buttarla sul personale e criticare la persona che l'ha scritto, invece del prodotto.
    Può essere benissimo uno dei libri peggiori mai pubblicati, non lo so, ripeto, non l'ho letto, però così non ci fai una bella figura.

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    1. Se avessi letto il libro, probabilmente sapresti che parlo della persona perché è autobiografico e Mercadante parla di sè. Tramite un suo simulacro, magari, ma ci tiene a sottolineare che ciò di cui parla è in buona parte realmente avvenuto e un po' romanzato.
      Quindi sì, in questo caso parlo della persona, visto che, ehm, è il protagonista.
      Per il resto, sopra ho già risposto sul tema della Donna-Macchietta.
      E poi... no, non credo che non si possa mai parlare della persona. Non ne vedo proprio il motivo. Scrivendo uno finisce sempre per veicolare la sua visione del mondo, anche se inconsapevolmente, e non vedo perché non se ne possa parlare.
      Ma immagino che ognuno possa pensarla come meglio crede.

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  10. A me il libro è piaciuto. L'ho letto tra Torino e Milano. L'ho finito in poco tempo. E' un'esperienza di vita che valeva la pena di raccontare. Dal tuo post sembra di cogliere un po' di stizza. La stizza di chi, forse, di fronte a una storia semplice, ha avuto l'impressione di aver perso il treno. Perché la differenza tra Mercandante e tutti gli altri autori sta proprio qui: lui questa storia l'ha scritta. Gli altri no.
    I personaggi non sono bidimensionali. Al contrario. Sono sicuramente descritti con pochi, pochissimi tratti, ma non significa che siano superficiali o che siano macchiette. E' come dire che Schultz ha giusto disegnato un cagnetto col naso grosso invece di quel capolavoro di Snoopy... eh. :)
    Cristina

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  11. Chapeau! Questo post ha la stessa maturità espressiva...di una quindicenne.

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