sabato 8 marzo 2014

Scrittrici e Pseudonimi #8Marzo


Beh, buongiorno. Immagino sappiate che oggi è la Giornata Internazionale della Donna. Quante belle cose da festeggiare. Proprio tante. Siam qui che pulluliamo di liete novelle e cambiamenti epocali, che non inizio a contarli perché poi non saprei come fermarmi in mezzo a tutto 'sto entusiasmo.
A voler essere sinceri il tema per questo post mi è venuto in mente poche ore fa, mentre ero ancora avvoltolata nel piumone in stile burrito. Avrei voluto pensarci un po' prima, metterlo bene a punto, ampliarlo e rivederlo, ma l'asfissiante nebbia di febbre che mi ha incasinato le sinapsi per una settimana mi ha abbandonato soltanto ieri. E neanche tutto il giorno.
Dunque, Scrittrici e Pseudonimi.
Iniziamo da Jane Austen, che mi pare sempre e comunque un ottimo punto di partenza. Zia Jane era solita firmarsi 'A Lady', oppure 'Autrice di Orgoglio e Pregiudizio'. Mi va di specificare che l'adorata Jane non ha mai sofferto per mancanza di supporto familiare: genitori, fratelli e sorelle non le hanno mai fatto mancare il loro appoggio e la loro stima, per quanto concerne la sua attività di scrittrice. Il padre è stato il primo a tentare – fallendo – l'approccio con un editore, il secondo il fratello. Al quale dobbiamo tanti ringraziamenti, visto che è riuscito nell'intento.
George Eliot è un caso emblematico, visto che continuiamo ancora a chiamarla col suo pseudonimo nonostante sappiamo che il suo vero nome era Mary Ann Evans. Tuttavia la sua vera identità era nota al pubblico e, nonostante all'epoca le scrittrici di professione fossero piuttosto rare, non si può dire che fossero anche malviste, soprattutto se di estrazione sociale alta come la Evans. Lo pseudonimo, in questo caso, è stato soprattutto un vezzo.
Le sorelle Bronte per anni si sono spacciate per i fratelli Bell. Dietro Currel, Ellis e Acton, si celavano Charlotte, Emily ed Anne. Nel 1850, dopo la morte delle sorelle, è Charlotte a svelare la realtà dietro gli pseudonimi, motivando la scelta col timore di possibili pregiudizi del pubblico verso autrici donne.
Decenni prima, nel 1818, le prime edizioni di Frankenstein di Mary Shelley vengono pubblicate in forma anonima. Non si tratta esattamente di uno pseudonimo, ma neanche di un nome.
A fare uso di un nome fittizio è stata anche Louisa May Alcott, che aveva firmato il suo Piccole Donne e seguiti con A. M. Barnard. Mi verrebbe anche da chiedermi chi mai abbia potuto cascarci, ma facciamo finta di nulla.
Anche Elizabeth Gaskell, autrice di Nord e Sud, scelse di pubblicare sotto un nome maschile, Cotton Mather Mills.
E con un discreto salto in avanti, c'è J. K. Rowling, che ancora nel 1997 ha nascosto il proprio genere dietro due larghe lettere puntate. Nel '97.
Ora, se per alcune delle scrittrici cui ho fatto cenno si è trattato di vezzo giocoso, non credo si possa dire lo stesso dell'epoca moderna. Il pregiudizio c'è, ma non è tanto nel mondo editoriale, quanto radicato nei meccanismi di scelta dei lettori. Dopo mesi in biblioteca e in libreria, posso dire che i bambini maschi non scelgono libri con bambine come protagonisti. Non si tratta di una scelta consapevole, ma diventerà tale. Un giorno si appoggeranno al bancone col gomito, si daranno una rassettata al naso strizzandolo tra il pollice e l'indice piegato e si lasceranno andare a riflessioni dal tono pomposo su come uomini e donne scrivano diversamente, su come una donna sia meno incisiva, troppo sensibile, per nulla avvezza alla violenza e via dicendo. Lo dirà dopo aver preso letto un'emerita boiata, qualcosa come 'A letto col mio capo', uno squallido volume di una squallida collana che definire rosa sarebbe volerla stingere.
Non voglio suonare amara, questo post era cominciato bene. Era cominciato con Jane Austen, che è anche un ottimo punto di chiusura. Jane che si firmava con 'A Lady' per ragioni di decoro personale, e pur essendo donna era ben più che apprezzata, anche dal sovrano Re George IV, al quale dedicò Emma.
Intendiamoci, non sto dicendo che all'epoca non ci fossero pregiudizi, né ne sto cantando l'elogio funebre in anticipo. Viviamo ancora in un brutto, brutto mondo. Però il mondo dei Libri, da qualsiasi parte lo si guardi, ha sempre fornito una via di fuga, un'isola felice, perché chi legge è già salvo. E per 'salvo' intendo dire 'vaccinato contro l'idiozia'. E il pregiudizio è la forma massima di idiozia.
Ora, la realtà è che viviamo in un mondo storto, ma è anche vero che è un mondo facilissimo da raddrizzare con una cosa chiamata 'educazione'. 'Cultura', se proprio vogliamo. Basta poco. Se ogni maestra elementare, se ogni bibliotecaria, se ogni zia-zio-fratello-sorella-parente regalasse un libro di Bianca Pitzorno o di Margaret Mahy ai bambini, il passo più lungo sarebbe già fatto. Ci vorrà un po' per raccogliere i frutti, ma il seme sarebbe piantato. Ai bambini frega assai, è a lasciarli affondare nella sozzura che si rovinano.

14 commenti:

  1. ...senza dimenticare la caterva di donne, nei secoli scorsi, hanno pubblicato le proprie opere con il nome del marito affermato scrittore. :/
    L'altro giorno riflettevo sul fatto che la letteratura scritta da donne viene spesso etichettata come "rosa", cosa di cui non esiste equivalente per quanto riguarda romanzi scritti da uomini. Mi chiedevo se in questo modo non si relegasse la letteratura "femminile" (con "femminile" intendo "scritta da donne") al ruolo di eccezione, di sottocategoria, mentre quella maschile, senza etichette di genere, viene considerata la norma.
    R

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh >_>
      Il fatto è che esiste effettivamente un filone di letteratura definibile come 'rosa', in Italia è nato più o meno insieme al filone 'giallo', mi pare con Liala. Il fatto è che c'è chi è convinto che una donna non possa scrivere altro perché... beh, essenzialmente per ignoranza. Non c'è altra spiegazione. Tempo fa avevo letto un articolo in cui venivano consigliati libri 'chick-lit' e libri 'dick-lit', ovvero d'intrattenimento al maschile. Mentre i primi erano le solite cose (Kinsella, Pancol etc), nella dick-lit c'era... di tutto. Non romanzi 'al maschile', ma romanzi e basta. Quello che mi indigna è che pare che solo all'uomo sia dato di essere una persona completa e sfaccettata, la donna per alcuni è ancora soltanto 'chick'.
      ... ottimismo&allegria a sfare, eh xD

      Elimina
    2. Scusate se mi intrometto... Se le mie informazioni sono esatte, e credo di sì, esisteva in compenso un frate che scriveva romanzi rosa con lo pseudonimo femminile di Delly, e come fama era secondo solo a Liala.

      Elimina
  2. Ma, dunque. Parto col dire che il tema mi interessa, non a caso era più o meno l'argomento della mia tesina per la maturità ("La donna da oggetto di satira a protagonista"). Non che io promuova la lettura di scrittrici perché femminista convinta o chissà cosa. Non sono femminista e nemmeno maschilista, sono equa, diciamo. È vero però che diverse volte, leggendo libri scritti da maschi, ci si imbatte in personaggi femminili che andrebbero presi a randellate: lontani dalla realtà forse un miglio, fondamentalmente dotati di un'intelligenza limitata e di un'emotività che farebbe invidia a Pimpi. Su tutti mi salta in mente sempre De Carlo e sembra sempre che io ce l'abbia con lui a morte quando, invece, se scrive o non scrive a me cambia davvero poco. Comunque, per dire che le donne dei suoi libri sono sempre isteriche, sempre indecise, sempre con un piede in due staffe, sempre pronte a ferire il povero uomo di turno e via discorrendo.
    Dall'altro lato, però, spesso e volentieri ci sono scrittrici che creano personaggi femminili altrettanto dissimili dalla realtà. Ne avevo nominato qualcuno nel post dedicato ai personaggi femminili che ho scritto l'anno scorso ma, giusto per non perdere il filo del discorso –sebbene sia difficile perché questo argomento mi arroventa fino alle interiora– faccio un esempio eclatante di personaggio femminile inverosimile creato dalla penna di una donna: Bella di Twilight. E potrei nominarne tanti di personaggi femminili che fanno vergognare il genere umano e non solo quello di sesso femminile.
    Mi compiaccio però di trovare anche personaggi validi, prima fra tutte la mia Jane ma anche Thursday Next di Jasper Fforde (per rimanere in tema brontiano), Agnese de L'Agnese va a morire di Renata Viganò (che spammo fino alla morte ma nessuno lo legge tra chi conosco, non capisco perché), ma anche Anita della Hamilton (almeno dei primi libri).
    Vabbè, in soldoni, tutto questo per dirti che sì, forse sarebbe il caso di spammare di più le autrici meritevoli (oh, Bianca!) partendo proprio dai pargoli.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ... ehm...
      Sai che ti adoro e che non vedo l'ora di incontrarti di persona, ma, ecco, devo correggerti. Sei femminista. Maschilismo è M > F, ma femminismo non è F > M, bensì F = M. Certo, ci sono sicuramente state delle frange estremiste da 'siamo più meglio noi', ma si tratta di una minoranza che... vabé, lasciamo stare. Comunque sei femminista da un po'.
      Ti dirò, inizialmente ero indecisa sulla possibilità di parlare di pseudonimi o di chiacchierare del perché al giorno d'oggi tante donne scrivano di donne 'un po così'.
      Voglio dire, ognuno ha il diritto di scrivere quello che preferisce, e se una vuole pensarla in un certo modo, beh, si accomodi. Non mi va di prendermela con la Meyer o con altre progenitrici di Belle, però è una cosa che mi stupisce. Gli scrittori del fantastico dipingono quasi unicamente donne forti, potenti, con un gran carattere, mentre dal lato opposto c'è quasi una deriva contraria... mi dà da pensare.
      Mah. Il mondo è strano ò_ò

      Elimina
    2. Ahahah va bene, ok non l'avevo mai vista da questo punto di vista e cioè femminista: F=M. Allora se è così, sì sono femminista e hai pienamente ragione. Da un po' dici? Forse da sempre a questo punto xD
      Merito, credo, delle letture che mi hanno accompagnata durante l'infanzia e l'adolescenza (Piccole donne, Pollyanna, Cime tempestose, Jane Eyre etc etc). Ecco, adesso che ci penso, se proprio devo nominare un personaggio femminile credibile e con una grandissima forza nonché coraggio dico proprio Pollyanna. Creato da una donna. Sono orgogliosa che Eleanor H. Porter fosse una donna, ecco. E adesso quasi m'è venuta voglia di rileggerlo che sarà pure un libro riservato ai giovini, ma secondo me c'è bisogno di personaggi come lei nel mondo della letteratura.

      Elimina
    3. (@Nereia: Una mia cara amica me ne ha parlato fino alla morte, di questa Agnese! :P)

      Elimina
    4. @Salomon: sarà mica un messaggio? Magari devi proprio leggerlo! :P

      Elimina
    5. @Nereia: L'ho messa nei "want to read", ok? :P

      Elimina
  3. originale e condivisibile quanto scrivi; qualche tempo fa ho approfondito l'analisi di un manoscritto di G.Sand, anch'essa sotto pseudonimo, donna indomita e femminista ante-litteram, cioè F=M, come scrivi...
    Simonetta che cura due blog su consigli di lettura
    buona giornata

    RispondiElimina
  4. Interessante.
    Tutto molto interessante. E condivido in pieno le tue parole.

    Se il tempo tiranno me lo concede, quasi quasi scrivo un'eco a questo post gettando un'occhiata al versante francese, che pur presenta qualche esempio simile.

    Buona giornata! ^_^

    RispondiElimina
  5. Aggiungerei tra le donne che hanno scritto sotto pseudonimo Sylvia Plath, che ha pubblicato "La campana di vetro" sotto il nome di Victoria Lucas. Nel suo caso si trattava di nascondersi alla madre, che lei nel romanzo, essenzialmente autobiografico, non trattava esattamente con i guanti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per non dimenticare il folgorante esordio di Dan Brown! :D

      Elimina
  6. Tra le autrici recente c'è Fred Vargas, che non conosco abbastanza per sapere quali siano state le sue motivazioni nella scelta di un nome maschile, ma tant'è.

    Bel post!

    RispondiElimina