martedì 17 dicembre 2013

Di fantasy, banalità e creazione di universi (post semi-polemico casuale)

Oggi mi va di chiacchierare un po'. Cioè, post a ruota libera, anche se so che corro il rischio di gettare fuori pensieri banali come libri di una stessa urfida collana-fotocopia. Tipo quelli che rimangono tanto sconvolti quando gli viene un'idea che tentano di comunicarla al mondo intero, anche se è un'idea di un'ovvietà così abissale da poter abitare qualsiasi testa.
Dunque, pensavo ai romanzi. Sì, tanto per cambiare. Cioè, pensavo alla differenza tra romanzi ambientati in questa stessa realtà e ai romanzi in cui la realtà viene deformata o ricreata. Fantasy e fantastico. Ora, concedendo fiducia al libro di semiotica del testo, per 'fantastico' si intende una storia ambientata nel nostro mondo ma arricchita con elementi magici e improbabili, mentre il 'fantasy' sottende la genesi di un intero universo. Tipo Lord of the Ring, per intenderci.
Ecco, quello che le discussioni su Masterpiece delle scorse settimane mi hanno impiantato è la domanda 'Perché le storie ambientate in questo mondo sono considerate superiori a quelle che hanno luogo in un universo inventato?'.
No, perché capiamoci, la creazione di un universo credibile, che si appoggia su leggi proprie e coerenti, non è cosa da nulla. Basta dare un'occhiata agli infiniti emuli di Tolkien e al loro triste destino da emuli. Con le storie ambientate in questo mondo non ci vuole niente, il Protagonista esce di casa e va a prendere il 37 barrato. La sua avventura, se sarà un'avventura, non avrà bisogno di una progettazione pignola e ossessiva, l'autore non dovrà perdere il sonno a cercare risposte a domande che nessuno oltre a lui si farà. Lo sforzo cognitivo, diciamocelo, non è lo stesso. Nel fantasy/fantastico c'è un surplus di fatica, un piano in più con cui l'autore dovrà relazionarsi. Non solo i personaggi dovranno essere ben caratterizzati e interagire tra loro in modo plausibile, ma dovranno anche avere a che fare con un mondo 'altro' e sconosciuto, che l'autore dovrà tentare di descrivere senza DESCRIVERE'. E per DESCRIVERE intendo l'info-dump, lo spiegone lungo e insopportabile. Non so, a me pare un attimo più complicato.
E poi c'è quella tendenza che non ho molto chiara, ma che talvolta osservo senza sapere bene come commentare senza che gli interlocutori si offendano.
C'è mio padre che continua a dirmi di leggere Volo e De Carlo. Per De Carlo potevo anche avere dei dubbi, ma dopo le signorili uscite in Masterpiece – e a forza di vederlo associato a Volo dal mio progenitore – mi è anche passata la voglia. Ma ecco, quando cerco di spiegare a mio babbo per quale ragione Volo non potrà mai piacermi, per l'eccessiva semplicità, per il tentativo di rendere importante la banalità, lui cerca di spiegarmene la grandezza. E l'ultima volta, borbottando offeso come una pentola di fagioli, ha iniziato a dirmi ''Hai presente quando sei in macchina e hai appena parcheggiato, ma stai ascoltando una canzone che ti piace, allora invece che scendere subito dalla macchina ci resti ancora un po'?''
La mia risposta è stata... sì. Certo che ce l'ho presente. È una di quelle cose che tutti pensiamo decine di volte nella vita, un'esperienza minuscola ma generalizzata, un qualcosa che è di tutti. Volo – sì, lo so che non si dovrebbe parlare di Volo, ma che ci posso fare se è quello di cui mio babbo mi parla sempre? - a mio avviso prende esattamente quello che è di tutti di modo che il lettore si veda riflesso nelle pagine e possa puntare l'indice esterrefatto verso il libro e dire 'Ma sono io! L'ho pensato pure io!'. E vedendo il proprio pensiero – di una banalità sconcertante – innalzato in dignità dall'inchiostro, penserà che dopotutto è un bel pensiero. Alto. Di classe. Cioè, ce l'ha avuto uguale uguale uno Scrittore.
E continuerà così a cercare libri che gli dicano quanto sono belli i suoi pensieri più banali, senza rivelargli quanto sono ovvi e triti e ritriti e sminuzzati finché non ne rimane meno che poltiglia.
No, non voglio dire che ogni romanzo ambientato nel nostro mondo 'reale' è banale e ovvio e trito e quant'altro. Ovvio che no. Se la pensassi così non potrei adorare Philip Roth o Fabio Bartolomei, Nick Hornby, Roddy Doyle, o Susan Vreeland. E mille altri scrittori le cui trame risiedono nella realtà in cui viviamo. Sono però anche autori il cui sforzo creativo fa dei balzi violenti, che sforzano e premono contro la barriera del 'reale'. Che prendono una storia, un personaggio e li plasmano, li deformano e riescono a farli stare nel mondo 'vero' facendoli sembrare 'veri'. Mi spiace dover dire che non è cosa da tutti.
Forse mi sto tirando addosso una valanga di insulti ma il caro vecchio 'lui e lei si incontrano, amore a prima vista, rivale che crea problemi, risoluzione, sposalizio' avrebbe anche perso un po' di smalto. Oppure 'due si incontrano, si innamorano, si separano, si ritrovano dopo anni'. Oppure 'trentenne che non è ancora arrivato a nulla nella vita e si interroga su se stesso'.
E poi ci sono quattro anzianini che decidono di rapire Berlusconi e si preparano per il colpo. O una famiglia sconvolta dall'arrivo di un santone nella propria casa. O la prima artista ammessa all'Accademia di Firenze che rivive la propria storia in modo così vivido che sembra stia parlando lei stessa. O un padre di famiglia schiacciato da una figlia capace di azioni terribili.
La differenza tra il primo gruppo e il secondo è che il primo non ha nulla che non potrebbe tranquillamente inventare un altro. 'Banale' per me vuol dire anche 'No, grazie, ci arrivo pure io'. E quello cui arrivo pure io mi si ricollega alla somma banalità che viene esaltata in Volo.
E quindi forse è più difficile creare una storia 'originale' partendo dal mondo 'vero', o forse è estremamente arduo creare una storia 'originale' ambientata in un universo inventato, che se già lo sforzo immaginativo l'hai sfruttato per il contesto, rischi di non dannarti debitamente sulla trama.
Quindi boh. Non ho risposte, tanto per cambiare.
Alla fine mi è uscito un post polemico a caso. Volendo si potrebbe anche disquisire della pochezza intellettuale di chi schifa il fantasy/fantastico ignorandone le basi e le altezze. Volendo. Ma non vogliamo, dai. Avevo voglia di gettare queste sfilacciate riflessioni sul blog, anche se è assai probabile che ci sarete arrivati già tutti. Non è dato soltanto agli scrittori di essere banali. Però se ne avete voglia, una chiacchierata sull'argomento dopotutto può anche starci.
Cosa innalza il fantasy rispetto al romanzo realistico e viceversa?

10 commenti:

  1. Non c'è un modo indolore per dirlo: un romanzo è di necessità fiction - finzione. Punto. Solo che con un romanzo ambientato qui e oggi è più facile darla a credere al lettore, e forse molti considerano questa "solidità" come buona narrativa. Con il fantastico, è un casino. Io ci ho provato, a delineare un'ambientazione, e sono ancora qui dopo 10 anni. C'è chi è più dotato di me, ma è comunque un lavoro improbo, dato che essere credibili con draghi e stregoni è un pelino più difficile che farlo con le magagne del mondo contemporaneo. E può andare male, molto male. Ma anche bene. Restando nel fantastico, è più semplice scrivere urban fantasy, dove l'elemento estraneo, altro, è circoscritto (anche se può dare esiti devastanti sulla trama del reale), per non parlare del realismo magico del '900... ma ovviamente questi ultimi sono Letteratura e non li troverai mai sugli scaffali di genere!
    Sì, sono stato anch'io polemico e anche un po' fuori topic. Il succo è che ciò che innalza un'opera sono la storia che viene raccontata e la maniera in cui viene fatto. Tutto il resto sono pregiudiziali generate da un contesto destinato, col tempo, a venire meno a mutare in altro.

    Comunque, 'sta cosa degli infodump è un po' esagerata. Tolkien ha scritto libri pieni di infodump e lo stesso lo considero un esempio di buona letteratura. Non ha uno stile che a me garba particolarmente, ma bisogna riconoscerne i meriti. Consiglio questo ottimo articolo sulle precauzioni da prendere prima di gridare alla spazzatura. ^^

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    1. Odio quando mi si cancellano i commenti e devo riscriverli T_T A subire la mia ira saranno sintassi e grammatica.
      Sì, probabile che sia la facilità del 'darla a credere'. O forse anche il fatto che fate, stregoni, draghi e quant'altro sono così presenti nelle favole per l'infanzia che è difficile vederli altrove.
      Mi chiedo sempre come fanno i detrattori del fantasy a conciliare le proprie convinzioni con Benni, Calvino e Allende. Cioè, non è che la realtà butti fuori visconti a metà a tutto spiano.
      Dell'info-dump... ecco, per info-dump non intendo le descrizioni. Intendo gli spiegoni inutili e infiniti. Anche se ammetto che Tolkien per me vira un po' verso l'info-dump, non ho mai superato pagina 30 di LOTR >_>' Ma d'altronde l'ultimo tentativo è stato ancora alle superiori, posso ancora redimermi. O ricordare male.

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  2. Forse ricorderai il mio post polemico non a caso sull'equivalenza diffusa fra "fantastico" e una gamma di aggettivi che va da "infantile" a "scarso". Mi trovi, quindi, completamente d'accordo con il contenuto del tuo post, quanto con il commento di Marco; non sto a ribadire (ci sono caduta già dopo la polemica di Baricco a Masterpiece) che la qualità non è data da un genere, ma dalla tecnica narrativa e dall'originalità nel complesso... ops, l'ho appena ribadito! Insomma, non penso che il fantasy o il fantastico stiano al di sopra o al di sotto della narrativa "realistico-quotidiana", ma che si debba valutare di per sé, per il modo in cui vengono definiti un mondo fantastico (cosa tutt'altro che facile se non si vuol cadere nel trash e nelle accozzaglie), il sistema dei personaggi, la distribuzione della narrazione... niente che si possa ridurre ad un sommario giudizio di comodo, spesso erogato per spocchiosità.

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    1. Rimembro, ma l'ho riletto con piacere... tra l'altro non sapevo si potessero inserire link nei commenti °O°
      Mah, considerando che solo da qualche anno il giallo è salito un po' di stima...

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  3. Come al solito sono d'accordo! Urrá per te!

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  4. Bell'articolo. C'è da dire che in Italia non abbiamo mai avuto una cultura del fantastico, mentre in Inghilterra e Germania fioriva il gotico noi avevamo il Manzoni.
    Il fantastico è sempre stato relegato alla metafora o alla satira o altrimenti affiancato alle favole per i bambini. Vergognoso.

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    1. 'Articolo' mi sembra un termine improprio xD
      Vero che è anche una questione di cultura. In compenso mi pare naturale che debba cambiare qualcosa, considerando le generazioni Potter. Sperem.

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    2. Abbiamo avuto un Tarchetti, ma non ha avuto seguito. Sarebbe interessante reperire qualche critica d'epoca, per capire come veniva accolto il "nostro" gotico. :)

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  5. Creare una storia originale è difficile a prescindere, a parer mio. Io credo che chi "snobbi" il fantasy/fantastico è perché credono sia più facile creare un mondo del tutto diverso e farci accadere qualsiasi cosa e giustificarla in qualsiasi modo.

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