martedì 26 novembre 2013

Shantaram di Gregory David Roberts

Tradotto da Vincenzo Mingiardi, edito da Neri Pozza nel 2003 in un formato enorme e decisamente scomodo – non oso pensare allo sfacelo di ossa se mi fosse caduto su un piede – Shantaram è... beh, bellissimo. È la prima parola che mi viene in mente per descriverlo, per un sacco di motivi.
Non so fino a che punto l'autore si sia ispirato al proprio vissuto, di certo è pieno di lui. Per l'evasione dal carcere di massima sicurezza, per la fuga a Bombay, per la dipendenza dall'eroina e per il passato da rapinatore. Fin qui ci siamo. Però... davvero? La storia dello slum, il legame con la mafia indiana, l'amicizia con Prabaker, con Vikram che si veste da cow-boy, l'orso abbracciatore, il carcere... davvero? Tutto? Non basta una vita per tutte queste esperienze, figuriamoci dieci anni. O forse il punto è quello, che a Bombay tutto è possibile.
Dunque, vediamo. La storia inizia con l'arrivo di Roberts a Bombay, il suo scontro col caldo, pieno di dubbi sul proprio futuro e sull'affidabilità del passaporto falso. Si aggrega a un gruppo di neozelandesi e si fa passare per uno di loro dalla sicurezza. Sale su un bus sgangherato, guarda l'India che gli passa sotto gli occhi. Rimane folgorato dall'espressione quieta e soddisfatta di un uomo che esce da una baracca dello slum, chiacchiera con due turisti.
Giunti a Bombay, viene avvicinato da una guida. Un ometto basso, mingherlino, con un sorriso largo sfavillante. Prabaker. E grazie a Prabaker... ecco, non posso dire che 'la trama si mette in moto'. Perché dopotutto è una storia più vera che inventata e in buona parte è fatta di osservazione, di ricordi, di cambiamenti, piuttosto che seguire un filo narrativo fisso e immutato. Però la conoscenza con Prabaker dà il via a tutto quello che viene dopo. La vita di Roberts sarebbe stata così diversa, se non avesse accettato la compagnia della guida...
E dunque, Roberts si vede affibbiare un nuovo nome dalla guida. Linbaba, abbreviato in Lin. Per la cronaca, grande pene. Per dire. Diventerà anche Shantaram, col tempo. Visita Bombay, si fa condurre nella città vera, non nella parte un poco più ordinata, destinata ai turisti. Si immerge nelle fumerie, nei mercati caotici, passa diversi mesi nel villaggio di Prabaker, aiutando la sua famiglia coi campi. Tutti sorridono contenti e lo festeggiano, quando lo sentono parlare il loro idioma. Sono orgogliosi quando scuote il capo in un gesto di rassicurazione tipicamente indiano. Lo accolgono, ecco.
Non credo sia il caso di andare avanti nella spiegazione di ciò che accade. È una successione di avvenimenti che preferisco non rivelare, anche se non so fino a che punto possa trattarsi di 'spoiler'. Lin scrive di quello che gli accade, ripensa al cercere da cui è fuggito, alla famiglia, soprattutto alla figlia, che non vedrà mai più. Si apre al dolore che ha provocato, inciampa e provoca altro dolore per venirne sommerso. Sono dieci anni, dopotutto.
Sì, ci sono tanti filosofeggiamenti. Per i miei gusti, anche troppi. Però io storco sempre il naso di fronte a ciò che è filosofeggiare, quindi prendete il mio tentennamento con le pinze.
E ci sono scene di una violenza tremenda. Mi è capitato di dover saltare due pagine, per non dover leggere cosa accadeva e... beh, vi avverto. Può dare fastidio.
Mi ha fatto venire voglia di andare in India, cosa che non mi era mai successa. Non è il tipo di posto che fa per me. Troppo caldo, troppa gente, troppa confusione. Io voglio la pioggia, il silenzio, un freddo abbastanza spesso da darmi una buona ragione per avvolgermi in un plaid e bere cioccolata calda. Eppure leggendo volevo proprio andare in India. A Bombay, per vedere se è davvero così caotica e calorosa.
Va da sé che lo consiglio. Certo che lo consiglio. Non come lettura 'di passaggio' tra un libro e l'altro, non come libro da leggere durante gli esami. Ammetto che l'ultima parte mi è sembrata un po' di troppo e cavolo, pesa anche un sacco, portarselo appresso è una tortura.

Però è stupendo. Uno dei libri più belli che io abbia letto quest'anno.

17 commenti:

  1. Tutta la mia stima a te e alla tua "impresa letteraria". Bel malloppone, eh?
    Però incuriosisce un botto. Già prima di leggere le tue impressioni, figurati adesso!

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    1. Ma guarda, ce n'è voluto perché mi decidessi a leggerlo, però nonostante la stazza le pagine si girano da sole... ribadisco il consiglio :D

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  2. Guarda. Io l'ho adorato, e' uno diq uei libri fiume, nonostante la mia non passione per le ambientazioni indiane (non piu' di altre, insomma) e via dicendo, nonostante i dubbi sulla veridicita' (ma poi, chissene). E ho trovato delle figure femminili bellissime, nonostante tutto. E lo vorrei rileggere in italiano perche per caso di forza maggiore l ho letto in lingua originale e secondo me mi sono persa qualcosa!

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    1. Neanch'io sono particolarmente interessata alle ambientazioni indiane... anzi, da questo punto di vista sono orrendamente occidentale-centrica. Però Shantaram è stupendo.
      Io ho adorato Lisa.

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  3. Ciao!
    Che coincidenza! Proprio l'altro ieri la mia collega mi ha consigliato caldamente questo romanzo, avvertendomi però della sua lunghezza e pesantezza (in senso fisico!). E le ho detto subito che l'avrei messo in lista, perché amo i libri ambientati in India, ne ho letti diversi e tutti mi hanno conquistata.
    Quindi penso proprio che lo leggerò! ciaooo

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    1. Ciao :D
      Spero che tu segua presto il consiglio della collega :) Fammi sapere.

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  4. VIkram Chandra, letto.
    Jhumpa Lahiri, letta.
    Amitav Ghosh, letto.
    Ian McDonald, letto.
    Gregory David Roberts, manca!
    Sarà gioco mi dia una mossa! :-)

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    1. Uhm, e quale tra questi autori mi consigli prima?

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    2. Diciamo che hai l'imbarazzo della scelta.
      Vuoi un altro malloppazzo in salsa indiana denso di racconti e meraviglie? allora parti con Terra rossa e pioggia scrosciante di Vikram Chandra, oppure con Mare di papaveri di Amitav Ghosh.
      Vuoi il delirio e la scoperta? Sempre Ghosh, ma con un romanzo decisamente più maneggevole: Il cromosoma Calcutta.
      Cerchi il quotidiano, tra immigrazione e tradizione? Allora dovresti provare i magnifici racconti de L'interprete dei malanni di Jhumpa Lahiri.
      Se invece vuoi immergerti in un'India futura, immaginifica, concreta e reale quanto meravigliosamente ritratta allora il tuo romanzo è Il fiume degli Dei di Ian McDonald.

      Se invece vuoisemplicemente (si fa per dire…) tornare a Mumbay, parti con Giochi sacri, del già citato VIkram Chandra.

      Non sono mai stato in India, ma ogni volta, finito uno dei libri qui sopra, son stato lì lì per partire…


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  5. Bellissimo e sterminato è anche Il ragazzo giusto, di Vikram Seth. Se hai amato l'ambientazione indiana, ti piacerà!
    saluti,
    Paola

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    1. Accetto più che volentieri il consiglio, grazie :D

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  6. Poco tempo fa ero in una piccola libreria all'interno di un centro commerciale e Shantaram era sistemato in una pila proprio vicino all'ingresso. Ho iniziato a sfogliarlo, così, senza motivo preciso; ad un certo punto sento: "L'ha letto?", mi giro e la perentoria domanda era indirizzata proprio a me, da parte di un'occhialuta signora bionda. "Non ancora", rispondo io con un mezzo sorriso. E lei, con un tono ancor più imperativo: "Mi dia retta, lo legga."
    Nessuno mi ha mai dato un consiglio in maniera tanto decisa.
    Credo di non avere altra scelta che leggerlo, tanto più dopo la tua recensione.
    Magari non in questi mesi in cui dovrò affrontare altri due tomi da oltre mille pagine XD

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    1. Oh, che altri tomi devi affrontare?
      Fantastica la consigliatrice folle xD

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    2. Per l'università devo leggere "I promessi sposi" e, nel secondo semestre, avrò un corso monografico su Ippolito Nievo e "Le confessioni d'un italiano", da leggere integralmente (1098 pagine D:)
      fortuna che ho mesi interi per affrontarli xD

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  7. Mi ha incuriosita tantissimo....lo comprerò sicuramente. Soprattutto perché amo l'India...quella di oggi come quella mitica di un tempo.
    Colgo l'occasione per informarti che ha finalmente aperto il mio nuovo blog. Dopo Cipria e Merletti, arriva Random Gazette.
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    A presto, grazie.
    Irene

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  8. Letto grazie al consiglio di un'amica, che me l'ha anche prestato... concordo, è davvero un gran bel libro. E Prabaker... gli ho voluto bene, ecco.
    Pur essendo molto lungo, io l'ho trovato piuttosto scorrevole. Accadono talmente tante cose che, una volta finito, mi è sembrato naturale fosse un "mattoncino" :)

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  9. E' uno di quei libri che quando lo finisci ti senti orfana...Fortunatamente è uscito il seguito! Ti innamori del libro, dei luoghi, dei personaggi e dell'India. Immancabile

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