venerdì 29 novembre 2013

Piccoli scorci di libri, ovvero recensioni assai brevi e poco impegnative #29

Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith (pseudonimo di J. K. Rowling) – traduzione di Alessandra Casella e Angela Ragusa – Salani, 2013

Non ho molta voglia di parlare del 'caso' che è nato attorno a questo libro per via della scelta della Rowling di pubblicarlo sotto pseudonimo, però mi sembra adeguato farne almeno cenno. Credo che abbia voluto semplicemente evitare i soliti 'Ma non somiglia a Harry Potter!' e le varie critiche dei detrattori 'a prescindere', che basano le proprie lamentele sulla quantità di copie vendute da un autore. E la capisco, mesi fa avevo iniziato a leggere Il seggio vacante già pronta a una lettura appena discreta, con le aspettative martoriate dalle recensioni, per poi accorgermi che si trattava di un romanzo eccellente. Quindi, beh, capisco la scelta.
Dopo di ciò... ammetto che Il richiamo del cuculo non mi ha del tutto convinta.
I personaggi principali sono Cormoran e Robin, lui investigatore privato ex-militare e lei la segretaria che gli viene mandata dall'agenzia interinale. Il filone principale della trama riguarda l'investigazione sull'omicidio di Lula, famosissima modella che la polizia è certa essersi suicidata gettandosi dal palazzo. Ma il fratello della vittima non riesce a capacitarsi dell'ipotesi suicida e si rivolge a Cormoran Strike e... beh, così via. Poi ci sarebbe il rapporto tra Cormoran e Robin e un pochino delle loro vite private. Ecco, avrei preferito se la Rowling avesse parlato più di loro, sono personaggi interessanti e sviluppano uno strano rapporto di amicizia, sarebbe stato bello vederli interagire di più. Invece quando non si parla dell'investigazione, si punta soprattutto sul passato di Cormoran, della sua relazione ormai conclusa con Charlotte. E trovo che Robin non compaia abbastanza, è un personaggio curioso, che pare una classica ragazza 'normale' ma poi si lancia in certi colpi di genio... non so, credo che avrebbe potuto fornire intermezzi più divertenti in mezzo alla catastrofica vita di Cormoran.
L'indagine è interessante, si svolge bene, ma non ho sopportato la soluzione finale. Proprio no. Soprattutto il modo in cui viene svelata, in un lungo spiegone.
Ora, non fraintendetemi, non voglio dire che non sia una lettura piacevole – perché la è – né intendo lamentarmi perché 'Ehi, ma non somiglia a Harry Potter!', però dopotutto... beh, leggo la Rowling da più di dieci anni e conosco e ammiro la sua abilità di muovere l'attenzione del lettore, di simulare, dissimulare, illudere, scherzare, ferire. E conoscendola, mi sento di dire che avrebbe potuto dare molto di più.
Spero che lo faccia nel prossimo.

Marziani, andate a casa! di Fredric Brown – traduzione di Salvatore Proietti – Delos Books, 2012

Chi mi conosce si è molto stupito quando ho annunciato di aver comprato, letto e assai gradito questo libro. È noto che ho una bassa sopportazione della fantascienza, proprio non mi attira. Preferisco pensare 'magia!' piuttosto che 'protoni!', ecco. Non è un giudizio oggettivo, è proprio questione di gusti.
Però se c'è una cosa che può zittire le mie riserve è un lampo di genio comico lanciato su una trama assurda e surreale. Adoro il 'reale' che si interseca con l'impossibile. E con questo libro succede. E ho riso un sacco.
Mondo reale, 1964.
Arrivano i marziani. Luke si sta preparando a scrivere un racconto di fantascienza, quando un marziano gli bussa alla porta. E Luke reagisce shockato, dandosi all'alcool e cercando di capire cosa stia succedendo, se l'alieno non possa essere un'allucinazione. Tra l'altro il suddetto alieno è insopportabile, inopportuno, fastidioso, antipatico e insultante. Ma non è così 'lui', sono così tutti i milioni di marziani che sono piombati sulla Terra quella notte.
E così, passando da una vicenda all'altra, ci viene raccontata questa strana invasione, che non è tanto violenta quanto barbaramente irritante. Gli alieni non odiano gli umani, ma li disprezzano e adorano prenderli in giro, fare scherzi stupidi, disturbarli, divulgare i loro segreti – visto che possono vedere attraverso gli oggetti. Tanti impazziscono, l'economia crolla – soprattutto quella dello spettacolo e della fantascienza – e il mondo pare destinato a sgretolarsi sotto il peso di tanta scocciatura. Sfortunatamente i marziani non sono tangibili. Sono visibili, maledettamente udibili, ma non possono essere toccati né, quindi, feriti. O scacciati.
Questo libro è geniale. E divertente. E lo consiglio assai.

(Mi viene ripetuto da millemila persone che Brown è una meraviglia soprattutto nei racconti brevi. Io non lo so perché non li ho ancora letti, ma riporto queste voci. Prima o poi dovrò recuperarli.)

9 commenti:

  1. Li voglio leggere tutti e due!
    Il primo era già in wish list, il secondo ci è appena finito!

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  2. Anche io sono rimasta abbastanza delusa dal richiamo del cuculo >__<
    Non ho letto Il seggio vacante, dunque il mio unico paragone posso farlo con Harry Potter, e, al di là del fatto che ovviamente le storie non possono essere equiparate, quello che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca è stato la mancanza di inventiva per questa storia. Ho trovato i personaggi un po' stereotipati (Cormoran, ispettore buono e burbero con il passato difficile etc, Robin la ragazza in gamba e intelligente che risolve le situazioni, e via dicendo...) e alcune parti lunghe e ripetitive. Il finale poi, come dici tu, è un po' troppo 'siediti che ti rispiego tutto dall'inizio'. Non che sia scritto male, anzi. Ma in tutta onestà, da un'autrice che mi ha tirato fuori tutto HP, mi aspettavo molto di più.

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    1. Mmmh.
      Ma guarda, secondo me una certa stereotipizzazione ci può anche stare, se si sa andare oltre. Cioè, se poi mi si spiega bene comequandoperché un dato personaggio è fatto in un certo modo. O se anche me lo fai conoscere bene al punto che non ha importanza che sia un po' stereotipo.
      A me Il seggio vacante era piaciuto moltissimo. Malvagissimo, fa stare davvero male, è davvero crudo. Però bellobellobello.

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  3. Cosmolinea B1 e B2. Li trovi in ebook. Ci sono tutti i racconti, salvo un paio (a quanto mi dicono) tranciati per motivi di budget. Sì, alla Mondadori. Li devi leggere, così come io devo fare un nuovo tentativo con il Brown romanziere. L'unico suo romanzo che ho letto è... no, non ricordo il titolo, ma uno dei protagonisti era un asteroide!

    Riguardo a JK, io non ho seguito ma per una che ha avuto una parabola così ripida è difficile allontanarsi dal personaggio che l'ha resa famosa. Altri non ce l'hanno fatta, pur con meno successo. Ora che è straricca può scrivere ciò che vuole, capisco il suo desiderio di affrancarsi da HP. Se avesse bisogno di guadagnarsi da vivere, non conosco i dati sulle vendite, può darsi che sarebbe costretta a recuperare il maghetto.

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    1. Li abbierò u_u/

      Infatti apprezzo che prima di tutto, dopo HP, ne abbia preso le distanze, in maniera così netta, poi. E' stato proprio come dire 'Ok, se mi seguite soltanto per HP, potete anche smettere'.

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    2. Altrimenti resti legato al personaggio per tutta la vita. Per uno scrittore che abbia più di una idea, non dev'essere il massimo. E a quanto leggo, le idee della Rowling sono abbastanza variegate. :)

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  4. A me il seggio vacante è piaciuto poco e non certo perché lo paragonavo a Harry Potter... generi diversi, contesti opposti, percezione della realtà differente... ma non ho trovato la passione che spinge la Rowling a scrivere, i suoi personaggi erano perlopiù abbozzati, non c'era un vero filo conduttore della vicenda e alcuni aspetti che avrei preferito fossero approfonditi in realtà sono trattati superficialmente... l'ho trovato il classico libro inglese senza però quella scintilla che rende i sobborghi inglesi degni di considerazione, come succede con Coe ad esempio... la Rowling avrebbe potuto sfruttare la sua sferzante ironia per una satira dei luoghi comuni inglesi, elemento che avevo apprezzato in Harry Potter al di là del fantastico e che credevo fosse parte del suo talento ed ero sicura che lo avrei ritrovato in altri suoi lavori... insomma non dico che il Seggio vacante fosse brutto, no affatto, ma non è stato all'altezza delle aspettative...
    ed è per questo che ci penserò un po' prima di leggere Il richiamo del cuculo...

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    1. Ti dirò, qui debbo proprio dissentire.
      A me Il seggio era piaciuto veramente un fracco, anche per la struttura corale e un po' vorticosa. I personaggi li avevo anche trovati molto ben caratterizzati, ognuno con un suo spazio e un suo perché. Per quanto riguarda l'ironia... ecco, credo che non utilizzarla con Il seggio sia stata una scelta, con la quale mi sento d'accordo. Nel caso de Il richiamo, però, è una scelta che non capisco. L'ironia rowlingiana si adatterebbe benissimo a un giallo di questo tipo, lo renderebbe molto più suo. E non è che sia assente, ma ce n'è giusto qualche accenno...
      Ecco, pure io sto un po' aspettando il momento in cui - almeno, così la interpreto io - la Rowling riuscirà a conciliare la sua ironia con libri 'più seri', per così dire.

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