lunedì 15 luglio 2013

Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo libro digitale - Guida al self-publishing di Alberto Forni

Beh, prima di tutto buongiorno. Mi sono svegliata con l'umore che mi svolazzava fin sopra i capelli e manca poco che io mi metta a canticchiare. A volte mi prende così, quando dormo bene.
E dunque, in realtà questa recensione avrei dovuta scriverla un bel po' di tempo fa. Che poi non è esattamente una recensione, quanto un qualcosa tra commento e segnalazione. Credo. Ma poiché tra terminologie e pignolerie tendo a perdermi, soprassediamo. Invero il suddetto ebook mi era giunto per mail mesi fa dall'autore, Alberto Forni, che conoscevo per il lollosissimo blog Fascetta Nera. Che non pensate male, si tratta di un blog atto a perculare doverosamente le fascette orrendamente entusiastiche che buona parte dell'editoria italiana pone senza vergogna su un altissimo numero di libri.
Dicevo, questo post avrei dovuto scriverlo settimane fa, solo che quando mi è giunto ancora non era arrivata Lucy. E quando è arrivata Lucy, beh, ero ricolma di esami. Quindi chiedo perdono per il tempo che mi ci è voluto e via, iniziamo.
E dunque, Tutto quello che devi sapere per pubblicare (e vendere) il tuo libro digitale. È un manuale esaustivo, pieno di riferimenti tecnici e consigli. Sia su come porsi nei confronti del pubblico, cosa fare o non fare, cosa è lecito, la questione del prezzo, della copertina e del titolo. Ma soprattutto di assistenza, diciamo, 'tecnica'. Forni lascia a pochissime pagine il compito di convincere l'aspirante scrittore indipendente a revisionare il testo nella maniera più professionale possibile, poi inizia subito ad accompagnarlo passo passo dall'inizio alla fine della pubblicazione in ebook, dalla scelta della piattaforma alla compilazione della sinossi – e qui sono soprattutto cose che chiunque abbia un po' di buonsenso dovrebbe aver ben chiare, ma considerando una segnalazione che mi è giunta ieri, come dire... effettivamente sembra non essere chiaro a tutti che la sinossi non deve fare schifo. - alla scelta del carattere, all'apposizione di DRM. Ci sono anche un sacco di consigli interessanti su come modificare colori e caratteri dell'ebook anche laddove sarebbe teoricamente impossibile, una serie di codici html.
Poi ci sono anche consigli su cosa fare 'dopo'. Come porsi sul mercato, a chi dire di aver pubblicato un ebook, come dirlo. Soprattutto, a chi non dirlo o almeno a chi non strillarlo. E come.
E poi le questioni legali-economiche. La tassazione, l'iva, i diritti d'autore. Quanto costa un codice Isbn e dove lo si può ottenere.
Se avete intenzione di pubblicare un ebook e avete dei dubbi, questo manuale sicuramente può toglierveli. Ammetto che le questioni tecniche mi hanno fatto ronzare il cervello per la confusione, ma d'altronde io sono allergica alla tecnologia.
Ovviamente, e qui parlo io e non Forni, prima di pubbicare un ebook io mi farei un bell'esame di coscienza. O meglio, di quello che voglio. Di come lo voglio ottenere. Se merito di ottenerlo. E via così. Diciamo che non ho nulla contro il self-publishing, ma non se si tratta di una scelta dovuta al rifiuto sistematico di ogni singola casa editrice contattata. Si può scegliere il self-publishing per tante ragioni, per la libertà d'azione e l'indipendenza, per la poca commercialità dell'opera o perché si ha già un seguito che rende superflua l'intermediazione di una casa editrice. Ma non per orgoglio ferito.
Almeno, questa è la mia personalissima e fallibilissima opinione.
In ogni caso, se non avete l'orgoglio ferito, vi segnalo anche il sito sul self-publishing dello stesso Forni, Iltuoebook.it.

11 commenti:

  1. Ciao Erika, le tue parole sono molto belle, ma in ogni caso penso che tutti meritino di ottenere quello che vogliono. E poi il vero orgoglio, quello sano, forte, radicato in noi, non si ferisce mai.
    Riguardo al self publishing, esso e', senza giri di parole, il futuro della letteratura, in quanto i cosiddetti "intermediari" tra autori e lettori stanno diventando sempre piu' superflui.
    Il contatto diretto tra un autore e i suoi lettori, la possibilita' di decidere prezzi, politiche, marketing, e soprattutto la possibilita' di non associare il proprio nome a uno stramaledettissimo marchio, sono cose troppo belle per non essere prese in considerazione da chiunque voglia avvicinarsi al mondo della scrittura e dell'arte in generale.
    Cosi', in poche parole, questo e' il mio pensiero. Te lo dico per esperienza, essendo un autore che ha scelto di autopubblicarsi. il mio romanzo non l'ho mai mandato a nessuna casa editrice, la sola idea di cedere i diritti della mia opera, e ancor di piu' di non poter agire in liberta', e' bastata a farmi scegliere una via alternativa all'editoria tradizionale.

    Comunque, non so quanto il tuo amico Alberto Forni conosca il settore, ma in Italia l'unico sito serio di self publishing e' www.youcanprint.it , tutti gli altri sono a un livello per lo piu' amatoriale. Ecco, vanno bene se pubblichi per gioco, o per vendere qualche copia agli amici, ma se vuoi fare sul serio e' meglio scegliere Youcanprint.

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    1. Ah beh, ma io penso che dipenda da quello che uno vuole. Scegliere il self-publishing è una cosa, sceglierlo come ripiego è un'altra.
      Sono molto scettica sul 'futuro della letteratura'. Credo nella mediazione degli editori e nel loro operato di filtro e di sostegno per i libri che trattano. Purtroppo l'auto-pubblicazione è mostruosamente piena di gente che non merita affatto di ottenere quello che vuole. Chiunque può autopubblicarsi, pochi sono degni di essere letti.
      Poi beh, ognuno può pensarla come vuole.

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    2. Rileggendo, mi correggo. Sono scettica non sul self-publishing, ma sul fatto che sia il 'futuro della letteratura'.

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    3. Capisco e rispetto il tuo scetticismo. Non voglio provare a convincerti a cambiare idea, però ti dico questo: gli autori che si autopubblicano non godono né di pubblicità né di esposizione nelle principali librerie. Se sono orrendi come quelli di Moccia o del Ghirardi, per intendersi, non hanno alcuna possibilità di avere successo. Per sfondare, un autore autopubblicato deve essere bravo, quindi se un giorno ti troverai davanti a una vetrina, dovendo scegliere tra un libro Mondadori e uno autopubblicato, valuta bene con quale dei due corri il rischio di spendere i tuoi soldi e ritrovarti con la solita montatura gonfiata dai media.

      Va beh, la mia l'ho detta, ora vado a leggere "Cercasi Mr Wickham disperatamente", perché mi hai incuriosito. Adoro Orgoglio e Pregiudizio!!

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    4. No, aspetta, è su un altro blog, ho fatto confusione...

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    5. Non hai fatto confusione, è evidente che il mio profondo amore per Jane Austen ha il potere di forzare commenti riguardanti Orgoglio e Pregiudizio u_u Son superpoteri.

      Per il resto... ma devo proprio scegliere tra autopubblicato e Mondadori? No, perché non è esattamente tra le case editrici che mi fanno più simpatia/fiducia, ecco ò_ò
      Il problema è anche che un autopubblicato deve emergere da un mare di autopubblicati sinceramente tralasciabili. Non dico affatto che non ce ne siano di meritevoli, questo è chiaro. Il problema è che si perdono. Secondo me il modo migliore di far conoscere i propri autopubblicati è avere già un punto di partenza su Internet. Io ad esempio ho letto più che volentieri l'ebook di Forni perché conoscevo il suo blog e mi ispirava fiducia.

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  2. Ti dirò, quando vado in libreria e trovo pile di Sfumature di grigio, romanzi di Moccia e simili mi faccio delle domande sulla mediazione degli editori. E' anche vero però che vedo pure molti altri libri che mi piacciono, quindi tutto sommato credo che esistano anche tanti editori che fanno buone scelte, credono in autori esordienti e li promuovono. Ho l'impressione che se uno scrittore vuole farsi conoscere in Italia dovrebbe ancora passare attraverso l'editoria tradizionale, forse all'estero è diverso.

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    1. Sono d'accordo sull'orrendo calo - anzi, sfracellamento - degli standard di molte case editrici. Solitamente le più grandi. Considero 50Sfumature l'apoteosi dell'urfidume e credo che averlo pubblicato sia una macchia, nonostante la caterva di soldi che ci si possano fare. Io se avessi una casa editrice considererei un'onta averlo nel catalogo.
      ... sono snob T_T
      Però ci sono anche case editrici che alle 50Sfumature hanno risposto con Miller o non hanno risposto affatto. Certe mi ispirano una fiducia assoluta e a giudicare dalla qualità delle loro opere credo si veda l'impegno degli editori.
      Per Moccia... guarda, negli ultimi tempi ho cominciato a pensarci. 3msc era stato dapprima pubblicato nel '92 (o '94?) e giustamente ignorato. Poi l'ha ripreso la Feltrinelli, rimaneggiandolo fortemente con un editing profondo. Almeno, così era scritto nel manuale di Comunicazione narrativa, eh xD
      Ecco, credo che siamo concordi nel giudicare tremenda la storia di 3msc, diseducativa, piatta, orridi i personaggi, un nulla narrativo.
      Però la struttura c'è. Fa male ammetterlo, però c'è una coerenza narrativa, è comprensibile e cronologicamente corretto. La differenza sta anche qui, nella cura che l'editore mette su un testo che con ogni probabilità sarà ancora grezzo. Non sono molti gli auto-pubblicati che decidono di chiedere l'assistenza di un professionista e questo è un problema. Non basta far leggere il testo ad amici e parenti per ottenere critiche costruttive.
      Altra differenza sta nel fatto che chiunque può autopubblicarsi. Se io decidessi che un mio racconto scritto alle superiori è degno di vedere il mondo, niente mi impedirebbe di farlo. E temo che le piattaforme di self-publishing siano piene di questo genere di parti narrativi. Giusto ieri sera mi è arrivata una segnalazione che, mmmadonna, era piena di errori tremendi fin nella sinossi °__°

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  3. (Scusa per il commento eliminato, ero sempre io che ho fatto pasticci)

    Questa cosa di 3msc l'avevo letta anch'io. A me fa pensare che forse c'è stata una decadenza se un testo respinto nel '92 viene pubblicato e ha successo nel 2004, magari il berlusconismo ha abbassato un po' gli standard. E' vero che in 3msc c'è la coerenza narrativa e tutto il resto, ma caspita, questo dovrebbe essere il minimo, secondo me (tralasciando autori tipo Joyce e la Woolf che sono un'altra storia). Il fatto che gli autori che si auto-pubblicano non rispettino neanche quello non rende 3msc un buon libro, a mio parere. Non so se si è capito bene quello che volevo dire :D

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    1. Allora cancello xD
      No, beh, non è stato respinto nel '92, è stato pubblicato da una casa editrice minore e ignorato dal pubblico. La versione della Feltrinelli ha avuto successo perché così ha voluto la Feltrinelli. L'ha rieditato in maniera veramente potente e soprattutto ha investito un sacco sul marketing, perfino io me lo sono ritrovato in casa. Coerenza narrativa e tutto sono il minimo per quanto riguarda libri pubblicati, quando c'è qualcuno che vaglia e corregge, ma in assenza di filtri passa qualsiasi cosa, per quanto inconcepibile. Non dirò mai che 3msc è un buon libro, per quanto abbia una struttura relativamente... 'decente' è una parola troppo forte, diciamo 'funzionale' è comunque orrido per tutto il resto xD

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  4. I DRM sono il male.
    Soprattutto per il self-publishing!

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