martedì 30 luglio 2013

Su Battle Royale di Koushun Takami e su Hunger Games di Suzanne Collins

E dunque, ieri ho letto Battle Royale e questo sarà un post di puro e irritatissimo sfogo. Non c'è nulla al mondo che io odi più di una storia potenzialmente meravigliosa rovinata da una narrazione scarsa o da una costruzione carente. Ora, io ve lo consiglio lo stesso, perché è comunque appassionante. La potenza della storia agisce laddove si vorrebbe riempire l'autore di coppini. Però non posso fare a meno di sfogarmi, davvero.
Vediamo, immagino che tutti sappiate di cosa parla, quei 42 ragazzi di una scuola media che vengono riuniti su un'isola ad ammazzarsi a vicenda senza alcuna possibilità di fuggire. E immagino che sappiate anche di cosa parla anche Hunger Games, di cui avevo chiacchierato qui mesi e mesi fa. Ora, la 'matrice' è la stessa. Ragazzini obbligati a uccidere altri ragazzini. Eppure il tema è trattato in maniera diversa, ma così diversa...
Se dovessi scegliere un team tra i due – ci sono i team? Ormai ci formano team per qualunque cosa... - sarei sicuramente Team Hunger Games, anche se cronologicamente Battle Royale è venuto prima di circa 14 anni. Però non l'ho trovato affatto un'opera risolutiva o definitiva. Battle Royale, pur con tutta la sua indiscussa originalità, non ha saputo mettere un punto conclusivo al tema di cui tratta. Per quanto mi riguarda, ha solo aperto una porta.
Specifico subito che mi ha irritata da morire. Anzi, mi ha fatto incavolare al punto che sono andata su Anobii a cercare commenti di gente che la pensava come me per sfogarmi. Cioè, IO che vado su Anobii a sfogarmi. Sembra un segno dell'Apocalisse. Che poi ho trovato anche lamentele lollose come 'Eh, ma com'è violento! Una stellina :('... ma lasciamo stare.
Battle Royale inizia bene. Oddio, più o meno. Diciamo che quello che avviene all'inizio funziona, ecco. I quarantadue ragazzini vengono sedati e trasportati in un'aula scolastica di una scuola abbandonata, su un'isola evacuata appositamente per il 'gioco'. Quella scena è fantastica. I ragazzini che si guardano intorno, che reagiscono in maniera sensata. La scena precedente, quella della classe sull'autobus non era nulla più che una lunga lista di nomi impossibili da ricordare, una presentazione scialba ed esplicita dei vari personaggi, pure quelli destinati a lasciarci la pelle poche pagine dopo.
Ecco, i personaggi. Un enorme problema di Battle Royale per me sono i personaggi. Sono stereotipi, piatti come i fogli di carta su cui sono stampati. C'è la ragazzina carina – o Tizia Inutile, come l'ho ribattezzata – il Tizio Inutile – ovvero il protagonista, Shuya – il Tizio Riservato ma Buono, Il Tizio intelligente ma simpatico, Il Tizio borghesuccio e viziato, Il Tizio Psicopatico, La Tizia Psicopatica... non c'è altro in loro, sono macchiette.
E il modo in cui sono presentati è tremendo. Takami li fa comparire, dà qualche indicazione su quello che fanno a scuola, dice se frequentano qualche club, se sono socievoli o meno... è esplicito fino alla nausea. Non mi si può continuare a dire 'Questa persona è tanto simpatica e buona' senza mostrarmi mai nulla che lo dimostri. O continuando a sottolinearlo ossessivamente ogni volta che mi viene mostrato. Non c'è un personaggio per cui non funzioni così, è veramente troppo diretto, al punto di risultare elementare.
I protagonisti sono insopportabili, Tizio Inutile e Tizia Inutile. Lei si è fatta azzoppare ancora in aula, lui va avanti per pura fortuna o perché metà delle ragazze della classe gli va dietro. Sul serio. Non ha niente che possa valergli la sopravvivenza, è il nulla allo stato puro. Non so cosa ne pensasse Takami, ma dirmi che a un tizio piace il rock non equivale a caratterizzarlo. Capisco che in Giappone possa fare molto più rribbbèlle rispetto a qui – leggetevi 20th Century Boys di Urasawa, va' – ma non è abbastanza, un personaggio non può essere rappresentato solo dai propri gusti musicali.
Il 'cattivone' è pessimo. Dico il Tizio Crudele A Caso, quello che ha il controllo dell'isola. Io gli antagonisti così non li capisco, davvero. Secondo me è con l'antagonista che ti puoi sbizzarrire, eppure qui si ha davanti un semplice Tizio Crudele, sadico a sproposito e senza alcun motivo. Takami avrebbe potuto darci una spiegazione su come è diventato quello che è, eppure niente. Non una parola su di lui, se non a sottolineare quanto sia un cattivone.
I dialoghi sono improponibili. Che poi in Giappone c'è effettivamente una tendenza all'aumentare l'intensità di certe frasi, al rendere significativi certi piccoli momenti, al dare un perché anche a cose ovvie. E lo capisco, è un tratto distintivo. Però qui si esagera. Si parla di ovvietà, i personaggi saltano su in puro stile manga piuttosto che reagire come dovrebbero in un libro. Il linguaggio del fumetto e quello del libro sono diversi, eppure sembra che l'autore abbia trasposto la storia che aveva in testa come se avesse in mente un manga. Ma quello che in un manga può funzionare, in un libro stona e stride.
Poi, vediamo.
Il finale. Il finale è tra i più brutti che io abbia mai letto. È di un'improbabilità e di una... no, non posso dirlo. Sarebbe uno spoiler inconcepibile, mi accontenterò di lamentarmene in privato con coloro che l'hanno già letto. Oltretutto... ma no, lo dico dopo.
La traduzione è tremenda. O forse è l'adattamento? Ho avuto l'impressione che il testo non fosse stato neanche rivisto da un editor, dopo essere stato tradotto in italiano. Ci sono frasi di cui si fatica a capire il senso, la cui sintassi è scombinata, un sacco di termini inadatti, qualche refuso... meritava sicuramente di essere trattato con più cura, questo libro. Eccheddiamine.
Ma non posso dire che di per sé lo stile di Takada fosse un granché. Certo, sto apponendo le mie aspettative occidentali alla sua opera nipponica, ma non mi risulta di aver mai trovato delle descrizioni terminanti in punti esclamativi né in Murakami né nella Yoshimoto, quindi... e poi è ripetitivo. Ripetitivo a bestia. Non so quale target avesse in mente o se ne avesse in mente uno, ma mi pare che la storia venga raccontata con un'ovvietà tipica della letteratura per l'infanzia, come se si volesse facilitare il lettore nella scoperta della trama.
Mi rendo conto che ancora non ne ho detto nulla di positivo e questo è ingiusto. Anche perché l'ho letto in un giorno, tutto d'un fiato. È stata una lettura appassionante, serrata, sentita, anche se ad un certo punto ho iniziato a saltare mezze pagine di descrizioni di personaggi. Il fatto è che mi ha fatto imbestialire come una storia così potente e interessante possa essere stata trattata così. Con così poco rispetto. L'idea di fondo è geniale, ma è stata sviluppata malissimo. Non ho quasi dormito per l'irritazione, ieri.
All'inizio avevo nominato anche Hunger Games. Perché di solito, quando si parla di uno, si finisce anche per nominare l'altro. E giustamente. Ecco, se parliamo soltanto del primo libro della trilogia, sicuramente Suzanne Collins ha pescato da Battle Royale a piene mani. Innegabilmente. Ma non lo definirei un plagio, bensì una rivisitazione, o un'interpretazione diversa della stessa tematica. Anche in Battle Royale il tema della dittatura è presente, eppure è trattato malissimo. Ovvero, non se ne sa nulla. Non si sa com'è nata, quanto influisca sulla vita dei semplici cittadini, perché sia cominciato il gioco del Battle Royale, come venga vissuto dall'esterno. Ci viene data una specie di spiegazione alla fine, ma io l'ho trovata improbabile e inconcludente, una pezza su un buco nella trama. Invece in Hunger Games la questione è presentata in modo chiaro, la situazione socio-politica è la prima a comparire. Un'amica mesi fa si era lamentata del film perché si dilungava fin troppo nel pre-Arena. È un aspetto che io invece ho apprezzato molto, nel film come nel libro, anche se poi il film ha altri difetti. Se non ci fosse tutta la spiegazione della situazione sociale, politica, economica, se non ci venisse raccontato della vita di Katniss e della sua famiglia nel Dodicesimo Distretto, se il fantasma della ribellione non aleggiasse nell'aria, allora sì che sarebbe un plagio di Battle Royale. Ma c'è di più, senza contare che la storia continua. È diverso anche il punto di vista. Mentre in Battle Royale il tutto è narrato in terza persona e i capitoli sul protagonista, Shuya (o Tizio Inutile) vengono alternati con scene di compagni di classe che muoiono/scappano, in Hunger Games tutto è filtrato dagli occhi di Katniss, che racconta in prima persona. E personalmente ho trovato Katniss molto più realistica di quanto non fossero tutti i personaggi di Battle Royale. Lei è brava a cacciare perché è abituata a cercare cibo per la famiglia e la morte del padre l'ha costretta a diventare cinica e forte per tutti. Nonostante tutto è un personaggio credibile, i cui tratti e le cui abilità vengono accuratamente spiegati e motivati. I ragazzi di Battle Royale no, sono dei quindicenni normalissimi che chissà perché riescono tranquillamente a spararsi in mezzo agli occhi. Non c'è niente nei loro vissuti che possa dare senso alla loro abilità con le armi.
Di Hunger Games ho preferito anche la questione dell'esterno, di come i giochi vengano vissuti dalle famiglie. Un'intera popolazione costretta ad assistere al massacro. In Battle Royale le famiglie non esistono, non soffrono, sono scavalcate. Mentre Katniss giustamente si strugge per la sorellina, pare che in Battle Royale tutti se ne strafreghino di quelli che hanno lasciato a casa ad aspettarli. C'è anche da dire che Shuya è un orfano, ma non è che gli altri abbiano dedicato chissà quali pensieri ai propri familiari. Non ce n'è uno che si dica 'Devo tornare a casa per X'.
Inoltre Shuya non impara. Dopo essere stato ripetutamente attaccato quasi da qualsiasi compagno abbia incontrato, dopo essersi imbattuto in chissà quanti cadaveri, continua a pensare di poter risolvere tutto col dialogo, di poter instaurare una tregua per riuscire a scappare dall'isola, nonostante sia assolutamente impossibile. Arriva a fidarsi ciecamente di Shugo Kawada, uno con cui non ha quasi mai parlato, che non gli dice né perché né percome, ma gli assicura che sa come scappare e glielo rivelerà solo alla fine del gioco, quando saranno rimasti solo loro due e Tizia Inutile.
Ora, vi pare plausibile?
In Hunger Games invece nessuno si fida di nessuno. Non si può scappare dall'Arena, ergo
si cerca disperatamente di sopravvivere, consapevoli che ogni alleanza finirà comunque nel sangue. Vero anche che contrariamente a Battle Royale i personaggi non si conoscono tra loro, ma comunque...
Inoltre, la prevedibilità. Mi spiace per chi non è riuscito a leggere Hunger Games prima che diventasse un fenomeno enorme di quelli che ti lanciano spoiler tra capo e collo. Io ero fortunatamente riuscita a evitarli tutti, quindi non sapevo neanche chi sarebbe sopravvissuto al primo libro. Per quel che ne sapevo, Katniss sarebbe potuta morire, idem Peeta. Forse avrebbe vinto Rue e i seguiti sarebbero stati dedicati a lei.
Con Battle Royale, il finale è così esplicito fin dall'inizio che ti illudi che si tratti di una rozza dissimulazione. Ad esempio avevo sperato che Takami mi stupisse, facendo vincere il gioco a una tizia che fugge terrorizzata, sempre rincorsa da un certo personaggio innamorato di lei. Visto che non la si trovava – compare una volta e per pochissimo – speravo si fosse data al massacro pure lei e che alla fine sbucasse dal nulla a sorpresa con una mitragliatrice. Invece niente, il libro finisce esattamente come si teme che finisca.
Quindi... beh, non so che dire. Mi è piaciuto quanto non mi è piaciuto. Credo di non essermi mai innervosita tanto per un libro. Qualcuno di voi l'ha letto? In caso che ne pensate? Via, che ho ancora bisogno di digerirlo...

30 commenti:

  1. Ora però sono curioso di sapere come finisce! :P

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    1. Ah, ma secondo me ti piacerebbe, leggilo xD
      A me è piaciuto nonostante tutto. Però il 'nonostante tutto' me le ha fatte parecchio girare.
      Il finale mi rifiuto di contarlo.

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    2. Ma tipo... queste opere devono qualcosa a "Il signore delle mosche" o sono totalmente centrate sul gioco?

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    3. Ecco, secondo me Salomon ha detto la cosa giusta.
      Non esiste plagio, o rivisitazione, perché secondo me sono tutti debitore di Golding.
      Per quanto poi le cose si discostino molto, secondo me Il signore delle mosche ha davvero molto influenzato la visione di entrambi gli autori.

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    4. Ah, quello di sicuro. A parte il fatto che secondo me il tema del 'gente costretta farsi fuori' è abbastanza ovvio, anche se non è stato trattato - che io sappia - poi così spesso.
      Però mentre Battle Royale è quasi totalmente incentrato sul gioco, Hunger Games va più sul politico. Forse il primo ha molto più a che fare con Il signore delle mosche di HG, visto che la domanda di fondo era 'come si comporterebbero dei ragazzi in questa situazione?'.

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    5. Il signore delle mosche in effetti ha molto a che fare con la natura umana e infatti il discorso politico ne è una conseguenza, non la premessa.

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  2. Mi dispiace, ma non sono d'accordo con quasi nessuna delle tue considerazione come ti dissi in privato... però sono contenta che alla fin fine il libro tu l'abbia letto, se sei arrivata fino in fondo e in così poche ore significa che bene o male non riuscivi a staccargli gli occhi di dosso! :P Perciò sono contenta di avertelo prestato e di averti dato modo di fare questo paragone con Hunger Games.
    Anzi, con una cosa sono d'accordo: i due protagonisti, inutili all'ennesima potenza, che non ho amato assolutamente e per i quali non ho tifato un solo istante. C'è da dire che invece mia madre ha amato Shuya in maniera incredibile e tifava per lui fin dall'inizio, quindi immagino che sia tutto soggettivo.
    Per quanto riguarda lo stile, sono sempre estremamente critica verso qualunque libro, tanto da acquistarli solo e unicamente verificando lo stile leggiucchiando qualche rigo qua e là, senza minimamente leggere la trama. Eppure in Battle Royale - soprattutto dalla parte del faro in poi - ho trovato uno stile ottimo, scattante, avvincente, fluido. Solo all'inizio era leggermente lento, ma doveva pur presentare 42 personaggi (anzi, di più), pertanto è scusabile.
    Non ho trovato minimamente la piattezza che tu hai riscontrato nella presentazione dei personaggi, anzi! Senza contare l'antagonista, il terminator della situazione, che ho trovato semplicemente irresistibile, di una magnetismo assurdo.
    Concludo con una breve nota su Hunger Games: chiamiamola rivisitazione, chiamiamola reinterpretazione... per me è e rimane un plagio, così come una canzone è il plagio di un'altra se nel ritornello (e magari non nel resto del testo) ne imita la melodia. Poi sono gusti personali, e anche punti di vista personali, ma per esempio lo stile al presente e in prima persona di Hunger Games l'ho trovato odioso e non aiuta minimamente a identificarsi col personaggio. Inoltre non è vero che non ci sono state alleanze anche in Hunger Games, sia nel romanzo che nel film.
    Inoltre, di Battle Royale ho amato moltissimo anche la "colonna sonora", Born to run di Bruce Springsteen, il cui testo è a dir poco meraviglioso e perfettamente aderente alle tematiche del romanzo. Il personaggio di Shogo, poi... è tutto tranne che che piatto, per non parlare di Hiroki, Shinji... posso capire Mitsuko, ma anche lì non vedo tutta questa prevedibilità, in particolar modo quando incontra quei due compagni di classe verso la fine, specie quello innamorato di lei.
    Comunque, concludo dicendo che bisogna pur ricordare che un conto è il contesto giapponese, sia sociale che scolastico che culturale (che può anche giustificare parzialmente la classificazione dei personaggi che tu hai sottolineato) un conto è quello della Collins. Comunque, insomma, questa è la mia opinione. :)

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    1. Considerazioni* e scusate il "che" in più, dannata tastiera!

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    2. Ahahaah, lo so xD
      Vediamo.
      Diciamo che la lettura mi ha molto disturbata. Perché se da un lato il 'gradimento' è alto, dall'altro oggettivamente non posso non criticare certi aspetti.
      Come ritmo, non ho nulla da eccepire. Non l'ho trovato affatto lento come si sono lamentati in tanti su Anobii, anzi, considerando i personaggi cui doveva tener dietro è stato anche troppo veloce. Però come 'stile' intendo anche il modo in cui la storia è presentata, successione temporale ed esplicitazione compresa.
      Ah, ma con 'antagonista' intendo coso, il super-capo-militare, non Kazuo. Kazuo è un figo. Lo tifavo quasi quanto tifavo Shugo. Lui è forse l'unico che dopotutto ho trovato credibile, la sua mancanza di empatia è stata spiegata. Invece coso, Sakamochi è cattivo a caso. Per me i cattivi sono l'anima della festa, con lui Takami si sarebbe potuto sbizzarrire... invece boh, è solo cattivo ò_ò
      Vero che anche in HG c'erano alleanze, ma erano funzionali, col sottinteso che prima o poi ci si sarebbe fatti fuori pure lì. Non c'era l'illusione della fuga o un protrarsi della 'vita normale'. Anche con Rue, alla fine Katniss bada a lei perché le ricorda la sorella.
      Per me non è un plagio perché la storia è un modo completamente diverso di trattare una stessa tematica.
      E devo dire che per me Shogo è piatto. Non ha preso vita, per me, è rimasto lì a... non so a fare cosa. Non lo vedo come una persona trasposta in personaggio, ma come una marionetta che si muove all'interno della trama in modo del tutto funzionale. Senza di lui, ci sarebbe stato un altro personaggio con la stessa funzione.
      Almeno per me, eh xD

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    3. Capisco il tuo punto di vista :) che dire? Ogni cosa è soggettiva!
      Su Sakamochi ti do pienamente ragione, vedrai anche quando vedremo insieme il film che è rimasto molto... uhm... perplimente, come personaggio. Invece gli altri attori sono stati epici, soprattutto l'interprete di Kazuo. Lì veramente non dice una parola che sia una :)
      Vero che in HG le alleanze erano funzionali, vero anche che Rue ricordava a Katniss la sorella, ma quando l'hanno fatta fuori ha frignato tre quarti d'ora. Lacrime che significavano la perdita dell'innocenza? Affetto per Rue? L'orrore, alla Conrad? Chissà.
      C'è anche da dire che in Hunger Games nessuno ha detto "segui me e ci salveremo tutti e tre". E' ovvio che non si formassero alleanze di questo genere, se non temporanee e strettamente funzionali alla sopravvivenza. Appena le regole sono cambiate e i possibili sopravvissuti sono diventati due dello stesso distretto e non più solo uno, Katniss e il tizio col nome che non pronuncerò mai senza spisciarmi addosso dal ridere hanno collaborato eccome e sinceramente tutta 'sta spontaneità nell'innamoramento non l'ho vista. A me è sembrata un'unione pseudo amorosa piattissima e priva della minima credibilità.
      Non so, onestamente non ho visto tutta questa piattezza nei personaggi. Anche perché anche adesso, a distanza da mesi, me li ricordo quasi tutti con le loro caratteristiche ben precise. Sono stati ben tratteggiati e ancora oggi non posso fare a meno di sentirmi profondamente triste per Shogo, che per me è diventata una persona, non un personaggio. Capisco invece il senso di fatalistica prevedibilità di alcuni tratti del romanzo, che neanche io ho apprezzato, così come la tranvata di buonismo finale.
      Se posso darti un minuscolo consiglio, ascolta Born to Run di Bruce Springsteen con testo della canzone alla mano, ci ritroverai tanto dei protagonisti e anche se non li ho minimamente apprezzati, soprattutto Noriko, te li farà diventare un po' più rotondi.
      Per quanto riguarda Il signore delle mosche, è e rimane uno dei miei libri preferiti in assoluto. Devo dire che è vero che tutti i libri di questo genere devono qualcosa a Golding, ma Battle Royale non c'entra praticamente niente con Il signore delle mosche. Invece Hunger Games è proprio la stessa identica storia di Battle Royale, ma proiettata in un futuro distopico più fantascientifico.
      A parte ciò, la questione dei rimandi letterari è lunga e molto complessa. Perfino Harry Potter o Il signore degli anelli devono moltissimo alla Saga dei Nibelunghi e alle antiche romanze d'oc e d'oil, per il mantello dell'invisibilità e l'anello che rende parimenti invisibili. Un conto è un rimando, è un'eredità che viene reinterpretata e portata avanti; un conto è Hunger Games, dai. Però, ancora una volta, alla fine ciascuno di noi ha il proprio punto di vista e il proprio indice di gradimento delle singole opere :)

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  3. Non c'è mai nulla di nuovo sotto il sole. Del resto, l'arte crea opere che rimangono nel tempo, quindi prima o poi vengono rivisitate. Hunger Games non mi piace, quindi probabilmente non mi piacerebbe neanche l'altro. Ma che ci posso fare, i gusti son gusti.

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    1. Uhm, non so se l'uno esclude l'altro, sai? Dipende un po' dal perché non ti piace.
      Comunque sì, credo che sia normale che un tema venga periodicamente rivisitato, specie uno di questo tipo.

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  4. Se hai girovagato per aNobii avrai trovato anche la mia recensione :) Secondo me sono due libri diversi che partono da presupposti molto simili.

    Battle Royale è più freddo e schematico. A livello di trama io penso che funzioni piuttosto bene, ma come costruzione dei personaggi lascia alquanto a desiderare ed è scritto (o tradotto) malissimo. E' un prodotto, io credo, rivolto agli amanti di shonen manga che vogliono vedere sangue e orrore, ma è anche una metafora delle difficoltà degli adolescenti di sopravvivere nella società adulta.
    Hunger Games è più passionale, si vede che è volto a far leva sul cuoricino della lettrice americana media. E' scritto meglio, personaggi senza dubbio migliori, trama che tiene. Ma quattordici anni dopo BR, che ha diviso un paese, non è nulla di originale.

    Li apprezzo entrambi per motivi diversi, mi inalbero però quando sento di persone che forse hanno letto due distopici (o disPoTici, come mi è capitato di leggere) in tutta la loro vita e credono:
    A. Che il distopico sia questo. Hunger Games, Divergent, Incarceron, Matched, Battle Royale quando proprio si sono sforzati di leggere un po' più. Qualcuno - hallelujah! - conosce persino 1984.
    B. Che HG sia un plagio di BR. Fahrenheit 451 allora è un plagio di 1984, giusto? Se anche fosse, dieci anni prima di BR, arrivato quattordici anni prima di HG, King aveva scritto due distopici, uno dei quali proponeva degli show televisivi mortali trasmessi per il divertimento della nazione.

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    1. Ma sai che non l'avevo vista? Ora vado a cercarla...
      Su BR la pensiamo allo stesso modo, direi. I personaggi erano veramente degli stereotipi da shonen. E in uno shonen vanno anche bene, ma in un libro...
      DisPoTici? xD
      Grazie mille per i suggerimenti, avevo voglia di leggere qualcosa ma essendo una totale neofita non sapevo bene dove iniziare...
      Ma toglimi una curiosità, ho letto da qualche parte che anche Il signore delle mosche può essere considerato 'distopico', però a me sembra troppo realistico per essere distopico ò_ò Ma magari sono io che ho un'idea sbagliata del distopico...

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    2. Allora, partendo dal presupposto che le etichette sono sempre molto arbitrarie, io credo che in qualche modo "Il signore delle mosche" possa essere un distopico. Se togli la cornice, cioè il fatto che all'esterno dell'isola c'è un mondo più o meno normale (anche se non ne siamo certi), alla base c'è una società deviata condotta da bambini deviati.

      P.S. sì, dispotici! http://www.passionelettura.it/2012/10/07/la-distopia-e-la-narrativa-moderna/ Dopo tanti di commenti di segnalazione hanno corretto qualcosa, ma non tutto! :D

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    3. Uhm, capisco...
      Ah, ricordo quel post, se n'era riso tanto all'epoca xD

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    4. Non so, sapete? Lord of the Flies ha tratti in comune con la distopia, ma come genere lo accosterei piuttosto a Heart of Darkness di Conrad, come viaggio che accompagna la regressione dell'uomo a uno stadio selvatico tutt'altro che paradisiaco. Nella distopia, che altro non è che un'utopia (non-luogo) al negativo, credo che il focus sia più che altro sul contesto in cui muovono i personaggi. In 1984 questo è molto più forte. Insomma, io voto per "avventura a tinte distopiche (o dispotiche)", sempre che questa classificazione abbia senso...

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  5. Apparte criticare il tuo stile di scrittura nel recensire, che trovo a dir poco orribile, cerchiamo di evidenziare una cosa ben precisa: il signore delle mosche e battle royale hanno in comune la critica profonda alla societá o alla natura dell'uomo. Hunger Games é solo una distopia fine a se stessa e al racconto. Inoltre trovi terribile lo stile narrativo di Battle Royale perche probabilmente non sei abituata alla narrativa giapponese. Tutto qua

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    1. A parte che questa non è una recensione ma una comparazione, mah. Non so neanche fino a che punto risponderti, hai l'aria di uno dei classicissimi amatori di BR che non appena lo vedono attaccato iniziano a dare addosso a HG senza neanche averlo letto. Quindi, prima di iniziare a discutere seriamente, l'hai letto? Che altrimenti avrei anche da fare.
      Potrei anche dirti che sono abituatissima alla narrativa giapponese, ma di solito chi lascia commenti astiosi non torna mai a vedere se ci sono risposte, quindi AMMACCABANANE.

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  6. che dire? Io concordo in tutto e per tutto con ciò che ha sottolineato Alice Bassi, quindi non sono molto d'accordo con il tuo confronto, che comunque ho trovato scritto molto bene e piacevole alla lettura.
    Per il resto, de gustibus non est disputandum... io aggiungerei giustamente.


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    1. Mmmh, i gusti non si discutono, ma tra 'gusti' e qualità oggettiva ce ne passa un po', ecco. Almeno secondo me, ma c'è un sacco di gente che la pensa diversamente ò_ò
      Piuttosto, ognuno ha il sacrosanto diritto alla propria opinione u_u

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  7. ho appena finito di leggere il libro ...tutto è iniziato dopo avero visto Hunger Games ma dopo aver viso il film non miè venuta nessuna voglia di leggere il libro.. penso che il motivo sia da ricercare nel fatto che HG secondo me è una storia fine a se stessa.nessuna vera proprio critica verso niente e nessuno (si ok fidarsi degli altri e bla bla bla ) e soprattutto nessuna spiegazione secondo me soddisfacente o elegante che spiegasse la ragione del gioco.
    Poi per caso, sentendo diverse critiche sul probabile plagio, ho deciso di guardare Battle Royal e subito dopo la visione del Film mi è venuta una voglia pazzesca di leggere il libro.
    Il perchè è semplice...quel "gioco" mi dava tutta l'impressione di non essere " un gioco" ma forse questo dubbio potevo levarmelo solo leggendo il libro: tutta un'altra storia ( e non parlo del solito ritornello : "il libro è molto meglio del film")
    Andiamo con ordine.
    In prmis ho trovato che molti dei punti spesso criticati in questo libro siano in realtà punti di forza se messi in questo contesto.
    Primo fra tutti il numero degli studenti. Se 42 studenti portano il pesante fardello di una descrizione che potrebbe sembrare superficiali secondo me sono la vera essenza di questo libro.
    Prendiamo HG ...24 ragazzi ...eliminiamo quelli morti in maniera "flash" per dare quel senso di crudeltà al film...ci troviamo con una manciata di ragazzi che lentamente si fanno fuori l'uno con l'altro.
    Battle Royal...42 ragazzi...ok magari molti di loro possono essere stati un po "anonimi" ma dopo le varie uccisioni/suicidi che scandiscono velocemente la prima parte del libro ...beh scusate ma a vedere calare il numero dei concerrenti rimasti da 42 a ....pochi ( no SPOILER :) )si ha davvero la sensazione di avere davanti agli occhi una vero e proprio massacro ( effetto che in HG secondo me non si percepisce).
    Sakamochi...altra grande questione sollevata da molti. Anche nel film di lui non si parla quasi mai.
    L'impressione che ho avuto è che il cattivone beh...non serviva...non serviva parlare di lui in nessun modo perchè il cattivone non era che un simbolo...non si può descrivere il cattivone perchè il cattivone è stato descritto in tutto il libro dalla prima all'ultima pagina...
    In Battle Royal quello che si percepisce ( e non è un mistero ) è una pesante critica verso la società asiatica.
    Il cattivone non serviva caratterizzarlo in alcun modo proprio perchè lui non era che un simbolo...un manichino il cui unico obbiettivo era impersonificare la socitetà che il libro si prefiggeva di criticare,quel sadismo nella conta dei cadaveri,quelle uccisioni a sangue freddo
    Eh il "gioco" ben si prestava a rappresentare un società oppressa e controllata ( ah quel collare, che genialata) composta non tanto da chi ormai ha deciso da che parte stare ( gli "adulti" ) ma da chi ancora qualcosa potrebbe fare per cercare di cambiare le cose : 42 studenti , stereotipati certo , non siamo tutti stereotipati anche noi d'altronde?!ognuno di noi poteva rispecchiarsi in uno di quei 42 studenti( e di nuovo si nota la necessità di cosi tanti protagonisti)...eppure ognuno a un certo punto va contro a quella che era la sua naturale indole facendo cose che nessun si aspettarebbe:piani falliti,quel pensiero di essere al di sopra di tutto ( leggere Kazou) pensando che facendo il loro "gioco" si potesse davvero sopravvivere e invece..
    e poi quel finale:si dai una bella frase fatta tipica di ogni libro ...ma a me ha gelato il sangue.
    Ho letto una recensione che diceva : questo libro o si ama o lo si odia ...io l'ho amato e magari direte che sto idolatrando un testo che non lo merita...ma secondo me questo libro ha davvero tanto da dire, magari in una maniera che a noi occidentali sembra strana e estremizzata...ma è proprio questo il bello di questo libro ( l'esempio è il rock citato come forma di ribellione come lo era negli anni 50-70 in america )
    Consiglio? rileggilo


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    1. e soprattutto visto che poi mi sono fermato a sbirciare in giro :) , complimenti per il BLOG.

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    2. Salve e grazie :D
      Dunque.
      Innanzitutto le tue prime frasi sono riconducibili a una questione che ho dibattuto in un post qualche giorno fa, se ti va di farci un passo. Quello sulla morale e la narrazione.
      Dici che HG è una storia fine a se stessa. Ecco, io non credo che sia così, perché ogni storia, perfino la più gretta e triste, qualcosa se lo porta dietro e di solito è un punto di vista, quello dell'autore. Così come Takami critica l'individualismo della società giapponese, la Collins - e io ti esorto sinceramente a leggere i libri, perché sono tutta un'altra cosa, non ha senso discutere dei film, davvero - massacra l'estremizzazione capitalistica che vede una minima parte della civiltà sfruttare chiunque altro per puro diletto. Critica in maniera anche più feroce coloro che si lasciano sfruttare per qualche privilegio in più, ed esorta alla ribellione in maniera abbastanza convincente. Solo che, al contrario di Takami, fa parlare il racconto in modo meno esplicito, cosa che personalmente preferisco.
      Per quanto riguarda i personaggi... no, mi spiace, non sono minimamente d'accordo. Non siamo stereotipati. Lo stereotipo è una visione piatta e semplicistica, è il modo in cui i superficiali vedono il mondo. Io gradirei andare un po' oltre, soprattutto per quanto riguarda la narrativa. I personaggi di Takami sono delle macchiette da shonen manga. Ed è un difetto.
      Non credo che sia un libro che si ama o si odia. A me è piaciuto, non posso negarlo. Mi ha intrattenuta e divertita, e non nego il suo messaggio. Ma non posso amarlo, perché credo che sia stato scritto grossolanamente e mal progettato. Poi non è che l'imperfezione voglia dire schifo, e si può amare pure quello che perfetto non lo è. Però perfetto non lo è ò_ò

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  8. Beh niente da dire sul fatto di preferire la lettura al film..ma sinceramente l'aver visto Hunger Games non mi ha spinto a leggere anche il libro ( normalmente evito versioni cinematografiche di film ma in questo caso ho conosciuto prima il film quindi..).
    Volevo solo precisare una cosa forse travisata ( e in realtà leggendo ciò che ho scritto devo ammettere che non appariva poi così chiaro ma ad essere sincero non ho mai avuto il dono della sintesi ).
    Quando ho parlato dell'"essere" stereotipati , il tutto doveva essere calato nel contesto del libro .
    Sono d'accordo sul fatto che i personaggi sono delineati in maniera direi generale ( non mi piace superficiale perchè in molti casi fornisce anche dettagli narrativi secondo me interessanti ) e proprio per questo l'immedesimarsi risulta semplice perchè derivante da pochi dettagli che favoriscono l'accostarsi a uno piuttosto che ad un altro studente...non si parla di immedesimazione derivante da una stessa esperienza personale ma quasi più di una forma di simpatia verso un atteggiamento che in parte ti può rispecchiare ..
    ben diverso dal dire che ognuno di noi è fotocopia di qualcun altro come si poteva mal interpretare ...detto ciò proverò a leggere anche HG terminata l'ultima lettura .
    Buona continuazione

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  9. Stai scherzando spero.

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    1. No, ma devo dire che le tue tesi altamente rivoluzionarie mi stanno fino convincendo.

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  10. Ciao, ottimo articolo. Anche se non condivido appieno tutte le tue opinioni, devo dire che hai fatto un ottimo e approfondito lavoro di recensione/comparazione.
    Avendo visto il film di BR ed essendo intenzionato a leggere il libro, vorrei chiederti in quale senso sia mal scritto/tradotto, che se la traduzione (se li stesae il "disastro") italiana fosse davvero tanto pessima ripiegherei su quella inglese

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    1. Beh, grazie :D
      Dunque, il libro l'ho trovato mal scritto di per sé perché è 'troppo' esplicativo e schematico, semplice. Non ricordo bene, la lettura risale all'anno scorso, ma ricordo una scrittura davvero troppo semplice ed enfatizzante. Ci sono pure delle frasi che si concludono in un punto esclamativo.
      La traduzione è un altro discorso. Per la scrittura può in parte essere questione di gusti, ma la traduzione è resa malissimo. Una buona traduzione è quella che non mostra i segni di una traduzione, ovvero che sembra scritta direttamente nella lingua di destinazione. In questo caso ricordo una sintassi forzatissima. Ma ancora, è passato un bel po' e non posso essere più specifica. Cioè, capire si capisce, e probabilmente non è una cosa così fastidiosa per tutti, però...

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    2. grazie mille, ne terrò conto

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