martedì 2 luglio 2013

Piccoli scorci di libri, ovvero recensioni assai brevi e poco impegnative #24

Siatemi vicini nella tristezza, che stamattina mi sono debitamente messa la sveglia, ben decisa ad andare in libreria, poi poi rendermi conto che nel portafoglio non mi restavano neanche i soldi per l'autobus. Sigh.
Ma gioite con me per l'arrivo di Lucy! La bellissima Lucy, la formidabile Lucy! Che è un eredear, un 'Leggo' della IBS. Scelto sì perché credo sia il più economico in commercio, sia perché è della IBS. E a me Amazon calpesta proprio le noci.
Ah, il nome 'Lucy' viene da 'Lucy in the sky with diamonds' dei Beatles, una delle prime canzoni dei Fab4 che mi sono entrate in testa. Ero ancora alle medie... bei tempi. Però fa pensare anche a Lucy Van Pelt, quindi doppio legame affettivo con suddetto nome. E dunque, dicevo, ieri è finalmente arrivata Lucy. E ho inframmezzato la divertentissima lettura di I tre moschettieri con qualche sbirciata all'ereader, che mentre I tre moschettieri è scritto in piccolo e mi devasta la vista, con Lucy ho potuto ingrandire i caratteri a dismisura, portandomi tanto ma tanto sollievo.
E dunque...

La casa sfitta di Charles Dickens, Elizabeth Gaskell, Wilkie Collins, Adelaide Anne Procter – traduzione di Valeria Mastroianni, Lorenza Ricci, Camilla Caporicci – Jo March, 2013

Odiatemi e invidiatemi, che questo libro l'ho preso in anteprima al Salone di Torino. No, oddio, potevo ingiungervi di portarmi invidia e rancore fino a un paio di giorni fa, ora è uscito in libreria, quindi il livore sarebbe un attimino fuori luogo.
Ad ogni modo, questo libro è frutto di una collaborazione tra le penne degli autori sopra citati, uscito a puntate sulla rivista di Dickens, Household Words. E vi dirò, è la prima volta che gradisco 'sì tanto qualcosa che è stato scritto da Dickens. Ne sono sommamente lieta, mi riempio di speranza per quando leggerò Grandi Speranze o Il circolo Pickwick, che mi sono stati tanto consigliati.
Dunque, la trama. La trama è molto semplice, per quanto la risoluzione finale sia alquanto arzigogolata. Un'anziana signora di nome Sophonisba si trasferisce in una casetta elegante davanti alla quale sorge una casa abbandonata, rovinosa e rovinata. Una casa che finisce per ossessionarla, visto anche che la zona è buona e deve pur esserci una motivazione al suo stato di abbandono. Giungono allora il fedelissimo servitore Trottle e il vecchio amico Jarber ad aiutarla a risolvere il mistero.
Il tutto è diviso a capitoli ben separati tra loro. Il primo, quello scritto da Dickens e Collins, mi è piaciuto davvero tanto e si concentra su Sophonisba e il suo trasferimanto. Il secondo, quello di Elizabeth Gaskell, è stupendo, assolutamente il mio preferito (d'altronde è la Gaskell) parla di qualcosa che è avvenuto nella casa, di vecchi inquilini. Non dirò altro, però veramente... Gaskell. Punto. Poi c'è un nuovo capitolo di Dickens che mi è piaciuto un sacco, sempre sulle vicende della casa. Di cui comunque non posso dire nulla perché, voglio dire, sono quasi racconti a sé stanti, due parole e li rovino. Poi un capitolo di Adelaide Anne Procter, che forse è l'unico a non avermi esattamente entusiasmata. Il fatto è che più che un racconto, è una lunga poesia. E la storia che vorrebbe narrare, di cui si legge qualcosina nei capitoli successivi, è davvero bella, se l'avesse messa in prosa sarebbe stata... Vabé, comunque. Un altro capitolo di Wilkie Collins – di cui ho già scaricato mezza bibliografia su Lucy – e quindi il risolutivo capitolo finale, dalle penne congiunte di Collins e Dickens.
Che dire? È quasi superfluo che io parli dello stile degli scrittori o dei loro personaggi, anche perché è un romanzo collettivo e ognuno ha modi diversi di muovere la storia. Dovessi trovare un difetto sarebbe che i capitoli sembrano a volte un po' disgiunti gli uni dagli altri. Ma ciò non mi impedisce di consigliarlo comunque. Un sacco.

Zombie Press – AZAB – All Zombies Are Bastards di Daniela Barisone e Alexia Bianchini – La mela avvelenata, 2013

Di rado lo stacco tra due mini-recensioni è stato così netto e violento. Prima Dickens, ora zombie. Eppure beh, l'ereader l'ho inaugurato con questo ebook. Era un po' che lo tenevo sott'occhio, un po' la copertina, un po' la storia... e sono lieta di poter dire che ha mantenuto tutte le promesse, ho passato qualche ora di puro zombifero svago.
La storia inizia con Mary e Shelley che si preparano all'apocalisse zombie. Si muniscono di mazza da baseball e manuale di sopravvivenza e scappano dalla città infetta. Poche pagine per narrare quello che avviene in due anni, prima che venga scoperta una cura e che gli zombie – non tutti, ma tanti – possano tornare alla 'vita' di tutti i giorni. Vediamo così un mondo ribaltato, in cui i pochi rimasti vivi, gli umani, vengono ghettizzati, fatti oggetto di mobbing, osteggiati e quotidianamente umiliati. A comandare sono gli zombie 'vegani', cui la cura impedisce di mangiare ogni tipo di carne. Da qui i continui riferimenti ricolmi d'odio ai veggie, che dopo un po' ammetto che un cicinin me le hanno anche fatte girare. Ma soprassediamo.
Mary e Shelley erano e sono tornate ad essere editor in una casa editrice che rifiuta i racconti inviati dagli umani. Eppure cominciano a metterne da parte alcuni, che ci verranno anche mostrati a puntate. Il racconto di Ewan l'ex-poliziotto, del dottor Russo, poi verso la fine di una 'fanciulla innamorata'. Ora, io non posso dire poi tanto, anche perché un ebook breve, se andassi troppo avanti con la trama finirei per spoilerarvi tutto. E magari evito.
Ad ogni modo, lo consiglio a chiunque abbia voglia di un po' di zombie o di un po' di violenta evasione. È una lettura veloce, divertente e sanguinosa, che finirebbe dritta tra le 'letture da esame splatter', se mai dovessi riscrivere un post del genere. Certo è poco realistico, i nomi delle protagoniste sono inverosimili a Milano, ma la citazione ci sta tutta. E ammetto anche che qualche dialogo era un po' poco credibile – ma neanche troppo, a dire il vero – e che le volgarità fioccano come coriandoli. Non che la cosa mi abbia dato fastidio, ma oh, io avverto. Non so quanto e se farà piacere alle autrici, ma mi ha un po' riportato alla Hamilton delle origini.
Che dire? Io attendo il seguito. E spero vivamente non mi si faccia aspettare troppo.

16 commenti:

  1. Segnati, che sembrano entrambi interessanti.

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    1. Oh, lo prendesti pure tu al Salone? Non rimembro ò_ò


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    2. Proprio mentre stavo scappando! Sai, sono rimasto folgorato da quella esperienza...

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  3. Gli zombie vegani mi fanno venire in mente i vampiri vegetariani di Twilight :D
    Anch'io sto pensando di comprare un ereader, con quello dell'IBS ti stai trovando bene?

    Ilaria http://lalettricefelice.blogspot.it/

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    1. Ti dirò, ho sempre trovato un po' irritante la definizione 'vegetariana' dei vampiri di Twilight... cioè, non mi pare che orsi e lupi crescano sugli alberi ò_ò Almeno, l'ultima volta che ho guardato SuperQuark...
      Mi ci sto trovando molto, molto, molto bene. Ed è la versione più economica da 69 euro. Certo, non c'è la lucina compresa né la connessione Internet, però mi ci trovo bene. Fossi in te un pensierino ce lo farei, gli editori digitali sono tanti e certi sembrano faighi...

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  4. Sono in piena "Vita di Charlotte Bronte" della Gaskell e non ho mai letto niente targato Jo March (con cui, l'eroina alcottiana intendo, sono cresciuta) quindi penso proprio che mi procurerò al più presto La casa sfitta - che poi non si dice mai di noi a Charles ;)
    E congratulazioni per l'erader, io il mio lo adoro...

    thebestvillain.blogspot.com

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    1. Uh, io della Gaskell ho letto solo Nord e Sud ma me ne sono innamorata immediatamente, nel mio cuoricino sta proprio accanto a Charlotte Bronte *__*

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  5. Ho terminato La storia di una bottega:mi è piaciuto davvero tanto, mi son segnata varie parti, devo rileggerle. Mi ha fatto scoprire il fiore della tuberosa, al mercato stamattina mi hanno detto che procurano questo fiore solo su ordinazione, è costoso perché non è così comune.Ho letto su internet che nel mondo vegetale non esiste fiore più intensamente profumato. Chissà se, con le violette, era uno dei fiori preferiti di Amy Levy. Sto aspettando che mi arrivi la casa sfitta, è un emozione pensare a questi grandi insieme. Speriamo che la Jo March continui nella sua iniziativa. Ah... ho iniziato la lettura dell'Uomo che ride, i tuoi commenti mi avevano incuriosito. Con i miserabili ce l'ho fatta, ma pensavo che non sarei riuscita a leggere nient'altro di Victor. Ciao Marianna

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    1. Che meraviglia quando qualcosa esce dal libro così come i fiori della Levy... Io spero veramente tanto di leggere ancora qualcosa di suo, purtroppo ha scritto solo due romanzi... comunque io l'ho buttata un po' lì con la Jo March, coff coff. Speriamo.
      Oh, che ne pensi di L'uomo che ride? A me era piaciuto un sacco, però ricordo che mi ci era voluto un po' per appassionarmi alla lettura, l'inizio è un po' lungo... fammi sapere *w*

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    2. Un ultimo sforzo e L'uomo che ride sarà concluso. Però mi chiedo che cosa mi abbia indotto ad andare avanti. Sarà per quel senso di assoluto che oggi in nessun romanzo trovi più, il male assoluto, il bene assoluto, l'amore assoluto, sarà che come lettore decidi di sopportare le pene dell'inferno perché sai che un po' più in là torneranno le gioie del paradiso , sta di fatto che quando chiudo il libro mi sento una gran ansia addosso e formulo il solito pensiero"Di Hugo è l'ultimo". Lo confesso, alcune pagine le ho saltate, proprio non ce la facevo. Sono andata a leggermi il commento di Stevenson, quello che mi ha dato le gioie più grandi quando ero una piccola lettrice, e quando afferma che davanti alla descrizione del naufragio il lettore attento non può che coprirsi gli occhi dalla vergogna perché è un misfatto estetico indotto da una sfrenata ricerca di effetti sensazionali, sono rimasta un po' perplessa, perché davanti a uno Steven Spielberg della scrittura, che io ricordi, non mi ero mai trovata. Le parole con cui ha descritto il naufragio, spesso erano per me sconosciute, legate al linguaggio nautico, ma l'atmosfera drammatica ...quella l'ho sentita tutta, così come ho visto con i miei occhi le carceri più paurose che ogni bambino immagina quando comincia a visitare le fortezze e a lavorar di fantasia. Io non so come se la cavino gli altri con Hugo, io mi son trovata in difficoltà. Perciò stamattina, sentendo un po' di nostalgia della biblioteca, sono andata e mi son portata a casa autori un po' meno impegnativi. Ciao Marianna

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  6. Il primo me lo segno, in quanto amante di Dickens non ne posso fare a meno! Però mi piacerebbe moltissimo resistere e leggermelo sotto Natale, è solo suggestione ma con il freddo fuori, una copertina e l'albero di Natale mi dà proprio l'idea che sia il libro ideale!

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    1. Ahahahah capisco xD
      A me non è sembrata tanto una lettura natalizia, ti dirò. Piuttosto autunnale, che comunque con un bel plaid e una tisana calda...
      ... che è un po' come l'ho letto io, visto che qui fa ancora freschino ò_ò

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  7. Queste sarebbero "recensioni assai brevi"? :D
    Ok, me ne farò una ragione. In tutta franchezza, ti preferisco così, un pelo più stringata. ;)

    E poi: come hai fatto a prendere l'autobus?

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