mercoledì 12 giugno 2013

Scrittori ebrei, domande stupide, Snoopy nazista

E dunque, dicevo, ieri ho letto A Dio spiacendo di Shalom Auslander. Avete presente Auslander? È quello de Il lamento del prepuzio e di Prove per un incendio, di cui avevo entusiasticamente ciacolato qui. A Dio spiacendo è una raccolta di racconti, ad accomunarli sono personaggi smaccatamente ebrei, in una società visibilmente ebraica. Il loro rapporto con Dio, il loro rapporto con la religione, la tensione tra cultura e modernità... poi beh, sono tutte tematiche sotterrate dietro trame dissacranti. Quello che più mi ha disturbato è sicuramente Punisci i pagani, Charlie Browne!, che narra di quello che avviene nel mondo dei Peanuts dopo la morte di Schulz, la nascita di una specie di nazismo Snoopiano – sigh, Snoopy, il dolore che mi dai... - secondo cui i Cocomeriani – Linus e Lucy – hanno complottato per uccidere Schulz. Corte scenette in puro stile Peanuts, che magari fanno anche sorridere, però... davvero, disturbante.
E tanto per cambiare ho cominciato a farmi delle domande.
Domande stupide, eh, però finché continuo a farmele so che il cervello non mi si è atrofizzato sotto il peso dell'esame di semiotica. Che sto odiando, ma tralasciamo.
Ai bambini ebrei cosa raccontano, per farli stare buoni? Dell'Uomo Nero, del Boogieman o dei nazisti?
''Metti a posto o viene il nazista e ti porta via i giocattoli''
Cose del genere? Perché dev'essere così strano avere già culturalmente incontrato la propria nemesi, l'orrore massimo, la minaccia assoluta. Voglio dire, a un ebreo nato dopo l'Olocausto l'Uomo Nero gli fa un baffo.
''Levate, che i miei nonni mi han raccontato di quando gli han dato fuoco alla casa per stanarli''
''Levate, che i miei nonni hanno visto un neonato lanciato in aria e falciato da una mitragliatrice''
''Levate, che i miei nonni hanno visto uno impiccato con le budella di fuori''
Come fai a impressionare un ebreo, che gli basta aprire un libro di storia per sentire il respiro della morte sul collo?
Da qualche tempo – ovvero da quando ho letto Danny l'Eletto di Chaim Potok, capolavoro eccelso – ho iniziato a interessarmi di cultura ebraica. Poca roba, leggicchio qua e là, cerco autori di origine ebraica. E ho notato che la loro prospettiva è davvero diversa da quella cui sono abituata, inglese o americana o italiana. Hanno altri occhi, un vissuto che col nostro c'entra così poco.
In A Dio spiacendo c'era il racconto di un bambino, i suoi timori notturni. Date di espulsioni, sondaggi anti-semiti, racconti di massacri che gli si accavallano nella testa. Che fare quando – non se, ma quando – a New York sorgerà il nazismo? Dove andare? Con chi? Potrà dirlo al migliore amico?
È una prospettiva così strana che non riesco a immedesimarmi del tutto. Un genocidio sempre nella testa, un retroterra culturale tremendo. Altro che elefante nella stanza. Cioè, se riesci a vedere una possibilità di nazismo perfino nei dolci, innocenti Peanuts, se riesci a incrinare un personaggio come Snoopy facendogli scrivere il Mein Kampf... non lo so.
Beh, ad ogni modo, giusto per dare un senso a questo post vi consiglio qualche scrittore di origine ebraica. Così, tanto per.
Ovviamente Shalom Auslander. Ayn Rand. Chaim Potok. Adam Wilson. Trudi Kanter. Mordecai Richler. Edgar Hilsenrath. Philip Roth. Aimee Bender. Questi sono giusto quelli che ho letto e adorato, giustamente ce ne sono decine d'altri. Ve li consiglio smodatamente, anche al di là del bagaglio culturale.
Ed ora via, a immergermi con finto entusiasmo nella semiotica!

Anzi, prima mi faccio un caffè. 


21 commenti:

  1. Mentre scrivevo la tesi di laurea specialistica sui Peanuts, mi sono imbattuta in diverse rappresentazioni di Snoopy con colori politici. C'è lo Snoopy falangista, lo Snoopy facista, lo Snoopy nazista... per cui non è poi così difficile immaginare come si riesca a vedere una possibilità di nazismo anche nei Peanuts, semplicemente perché è già stato fatto... Poi rappresentano un mondo, un microcosmo. E se queste cose possono succedere nella vita reale, potrebbero tranquillamente succedere anche lì.

    Ok, fine parentesi da esperta/maniaca del fumetto di Schulz.
    Non ho mai letto molta narrativa ebraica, o almeno non in modo del tutto consapevole (escludendo Roth forse, in cui invece è sempre presente). Ho letto qualcosa della Bender, qualcosa di Richler però se mi chiedessero su due piedi di indicare qualche scrittore di origine ebraica, non so se mi verrebbero in mente.
    E direi che devo rimediare.

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    1. Oddio, voglio leggere la tua tesi *___*
      Pure io oggi, per la prima volta, sguardicchiando immagini a caso su FB mi sono trovata uno Snoopy con una fascetta nazista al braccio. Non so perché non ne avessi mai viste fino a oggi °__°
      Io ti consiglio visceralmente Potok. Lui e Findley sono quei due scrittori le cui opere salverei per prime da una biblioteca in fiamme.

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  2. Una cosa che non ho mai capito dei Peanuts è perché nella traduzione italiana le zucche (che rimandano ad Halloween nella cultura americana) siano state trasformate in cocomeri. Scusa, mi rendo conto che non c'entra nulla con il post.

    Ilaria

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    1. Non l'ho mai capito nemmeno io °__° Perché Grande Cocomero dovrebbe suonare meglio di Grande Zucca? E perché hanno pensato che noi non ci si confondesse, a vedere uno che implora un cocomero, asserendo di stare in un campo di cocomeri mentre è immerso in una distesa di zucche? Mah ò_ò

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    2. E' una sorta di "errore" traduttivo dovuto al fatto che negli anni '60, quando sono arrivati i Peanuts da noi, Halloween e la cultura delle zucche era per lo più sconosciuta e si è scelto quindi qualcosa di più famigliare. Poi si è diffuso così e, una volta scoperto Halloween da noi, era troppo tardi per cambiare (qualche edizione l'ha corretto, tipo le ultime raccolte della Panini, ma ormai siamo abituati a "Grande cocomero" e stona tantissimo)

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  3. Probabilmente sono una persona orribile, ma ho sempre provato un'istintiva antipatia per il libro di Potok (che ho in doppia copia, doppio regalo da parte della stessa persona). Forse per la ragione espressa tra parentesi - chissà cosa genera certe idiosincrasie...

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    1. (Aggiungerei alla lista Moni Ovadia.)

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    2. Oddio, il doppio regalo dalla stessa persona è tristissimo xD
      Però il libro è un capolavoro, spero che ti passi l'antipatia... Di Ovadia non ho ancora letto nulla ò_ò Mi si consiglia qualcosa in particolare?

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    3. Anch'io non ho letto nulla, ma per una buona ragione: nel cofanetto Einaudi erano presenti sia lo spettacolo sia il libro - e nel vhs (!) c'era anche la musica! A me piace molto "L'ebreo che ride". Mia madre (!) consiglia "Lavoratori di tutto il mondo, ridete". Ho in casa anche "Oylem Goylem", che ha delle belle musiche ma non mi ha preso molto.

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  4. secondo me dipende dall'età del bambino in questione, nel senso, non credo che a un bambino di 5 anni gli puoi raccontare gli orrori della guerra, ma del lupo cattivo si, a 10 anni inizia a essere grandicello e al lupo cattivo non ci crede quindi forse ha l'età giusta per conoscere certe cose!
    Comunque, l'unico autore ebreo (anche se non di libri ma di fumetti) che mi viene in mente è Art Spigelman e la sua opera più famosa ovviamente è Maus: Spigelman per sua fortuna è nato dopo la guerra, ma nella sua opera dichiara che avrebbe voluto esser stato deportato anche lui, perché magari così avrebbe compreso meglio suo padre che era un sopravvissuto.

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    1. Non sapevo di quello che aveva detto Spigelman. Un po' lo capisco, io lo dicevo sempre a mio nonno, che avrei voluto essere partigiana come lui...
      Però non so, secondo me sono cose che si captano anche dai discorsi altrui. C'è la tendenza da parte degli adulti a parlare di qualsiasi cosa di fronte ai bambini, come se non fossero in grado di capire o interpretare fino a una certa età... poi non so, io non ricordo quando ho 'imparato' la guerra, la ricordo sempre presente nel mio immaginario, sin da piccola. In quarta elementare ci avevano anche portati a vedere La vita è bella... e bene così, perché da quella classe di imbecilli mezzo-fasci ne sono usciti soltanto 2.

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  5. Potok, grandissimo anche (o soprattutto) in "Il mio nome è Asher Lev", oppure "In principio", e poi il grande Singer, Malamud (ti consiglio "L'uomo di Kiev", ambientato durante i pogrom russi dell'inizio del '900), e ancora, ai giorni nostri, Yehoshua (da leggere assolutamente "Viaggio alla fine del millennio", "Un divorzio tardivo", "Il signor Mani", "L'amante")... e cento altri. Ciao!

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    1. 'In principio' ancora non l'ho letto, Asher Lev l'ho adorato ma il mio preferito rimane Danny l'Eletto. Non ho ancora letto neanche Singer, di Malamud sto giusto leggendo Ritratti di Fidelman. Un allegrone.
      Grazie dei consigli!

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  6. Ciao, scusa il disturbo!
    Volevo informarti che il mio blog (Emozioni in Bianco e Nero) verrà cancellato a breve per una serie di problemi che mi dava. Però, se vuoi, mi puoi trovare comunque in questi due blog.

    Questo prende il posto di quello che disattiverò:
    http://emozionidiunamusa.blogspot.it/

    Questo invece è nuovo ma simile all'altro:
    http://trip-libri.blogspot.it/

    Spero di vederti in tutti e due i miei angolini ^^
    Un saluto ^^

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    1. Oh, mi spiace! E' accaduto qualcosa di brutto? O_o

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  7. Molto bello e divertente A Dio spiacendo ;)

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    1. Da Auslander non mi aspetto nulla di meno *__*

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  8. La cultura ebraica è incredibilmente affascinante.
    Tra le altre cose, a voler ben vedere, l'Olocausto è "solo" l'ultima delle grandi persecuzioni che hanno subito - insomma, la loro diaspora è cominciata da ben prima del XX secolo.
    E' vero, gli autori ebraici hanno una prospettiva molto ben definita e riconoscibile (pur differenziandosi da individuo a individuo, ovvio): d'altronde, è naturale il background comune di tradizione plurimillenaria si faccia sentire, no? :)

    Compagna di studi, ti saluto. A te semiologia, a me drammaturgia.
    Non vedo l'ora che questa sessione finisca ;_;

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    1. Vero?
      Naturale che si faccia sentire, c'hai ragione, però mi incuriosisce l'idea del 'come'.
      Eh. Scuotiamo la testa, andiamo di caffeina e via verso questo schifosissimo avvenire.

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  9. un caffè è sempre una buona idea...
    Seriamente, ho tra le mani "La storia di una bottega" di Amy Levy. Non ho ancora iniziato a leggere, ho appena un'idea della trama.
    La domanda è: rientra nell'etichetta "scrittori ebrei"?

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    1. Se prendo un altro caffè mi sa che infartuo... eppure, nonostante le palpitazioni da caffeina continuo ad avere sonno °__° Perché?!
      La storia di una bottega è stupendo, mi è piaciuto un sacco *__*
      Effettivamente la Levy è di origine ebraiche, l'avevo dimenticato ò_ò

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