giovedì 7 febbraio 2013

Piccoli scorci di libri, ovvero recensioni assai brevi e poco impegnative #11


I fiumi di Londra di Ben Aaronovitch – traduzione di Silvia Quadrelli, Fanucci Editore 2012

Questo libro l'avevo inizialmente piantato a metà. La trama è interessante, l'intreccio un po' forzato ma tutto sommato credibile, però lo trovavo davvero grezzo come narrazione. Ad esempio, avete presente la regola del 'Show, don't tell'? Significa che bisognerebbe mostrare un'azione, piuttosto che raccontarla. Cioè, lasciare che la scena fiorisca nella mente del lettore tramite immagini, piuttosto che spiegarla per filo e per segno. Come tutte le regole, specie quelle di scrittura, non è da interpretare rigidamente. Secondo me, se uno sa descrivere bene, che descriva pure. Però nel caso di Aaronovitch, ecco, avrei preferito avesse 'mostrato' un po' di più. Raccontare perfino dei dialoghi mi è parso un po' troppo. Peccato, perché non fosse stato per questo aspetto, la lettura sarebbe stata davvero piacevole. Ad ogni modo, avevo abbandonato il libro a metà, ma ho deciso di riprenderlo in mano esortata da un video di Federica Frezza – ringrazio sentitamente coloro che me l'hanno consigliata – secondo la quale i seguiti sono assai più riusciti. E beh, sì, non è male. Però poteva essere meglio. Molto meglio. Diciamo che in questo caso bacchetterei l'editor piuttosto che l'autore.
La trama, in soldoni. Londra. Una serie di bizzarri omicidi che finiscono a facce spaccate. Un protagonista poliziotto – narrato in prima persona – che dialoga con un fantasma sulla scena del crimine. Un poliziotto di grado superiore che lo rintraccia e decide di prenderlo come apprendista-mago. Le personificazioni del Tamigi.
Ecco, la trama c'è. È interessante, è colorata, studiata. Quello che manca è una solida struttura. La magia si percepisce appena, anche se è presente. Le ore di studio del protagonista vengono liquidate in poche righe, così come le sue intuizioni non vengono mai veramente sviscerate. È un buon materiale, ma grezzo. Peccato.
Appunto sulla traduzione. O meglio, sull'adattamento. È zeppo di errori, più che altro congiuntivi o refusi. Ma non mi è parso di notare veri e propri errori di traduzione. E lo dico in difesa della traduttrice che sulla pagina di Anobii protesta veementemente. Ora, io non so bene come funzioni una traduzione. Immagino che al traduttore stia il senso e poi all'editor tocchi l'arduo compito di adattare stilisticamente il testo. Immagino, eh. Comunque linko qui la pagina su Anobii.

Dio odia il Giappone di Douglas Coupland – traduzione di Anna Mioni, illustrazioni di Michael Howatson – Isbn Edizioni, 2012

Giusto che si parlava di traduzioni, complimenti ad Anna Mioni. O all'editor della Isbn. O a entrambi.
Narrato in prima persona da Hiro, un giapponese classe 1975 che inizia a raccontare partendo da Kimiko, Rieko e Kaoru, le tre ragazze più carine della sua classe alle superiori che si sono converite alla religione mormone. Lo shock e la rabbia di Hiro, nel vederle perse, distanti, diverse da come le ricordava. Il suo crescere in un'epoca di stacco, la spaccatura tra la sua generazione e quella dei genitori, la stordente mancanza di valori, l'amicizia con Tetsu...
Coupland non è giapponese, ma ha vissuto in Giappone. Quindi si è trovato a scrivere del Giappone e dei gaijin dal punto di vista di un giapponese, pur essendo lui stesso un gaijin. Uno straniero. Ora, non so se mi sia mai capitato di parlarne qui, ma fino a un paio di anni fa ero innamorata del Giappone. Alle elementari sfogliavo fino alla nausea i miei manga alla ricerca di parole giapponesi da aggiungere ad una specie di dizionario che mi ero fatta da sola. Erano perlopiù insulti, ma vabé. Ho studiato giapponese all'università, per quanto poi sia stata quella la materia che mi ha convinta a cambiare facoltà – oddio, più che la materia, il professore. Maledetto simil-Voldemort. Lui e la mia mancanza di intelligenza o forza di volontà o carattere, o quello che è.
Dicevo, adoravo il Giappone. Dopo l'intossicazione universitaria, sto tornando poco a poco a volergli bene. Credo che se riuscissi ad andarci, sarei una di quelle gaijin imbarazzanti che si entusiasmano di fronte ai konbini, che vanno nei parchi a fare foto ai cosplayer, che cercano di decifrare le scritte in metropolitana, che idolatrano la più schifida ciotola di ramen. Che poi sì, sarebbe imbarazzante, però personalmente credo che sia molto più divertente essere l'allegra idiota derisa, piuttosto che il tizio cinico ai margini che sghignazza. No?
Non so se avete notato, ma da qualche tempo ho ricominciato mio malgrado a divagare. Pardon.
Dicevo, Hiro ci racconta del suo tentativo di non omologarsi, della confusione con cui si aggira per Tokyo, di quanto il Giappone stesso stia uscendo matto. Un mondo che lui non capisce, che i giapponesi non capiscono, che nessuno capisce. Nessun valore, nessun appiglio, nessuna salvezza.
Scritto bene, tradotto bene, narrato benissimo. Lo consiglio. Molto. Se poi siete nippofili, lo consiglio doppiamente.

5 commenti:

  1. Non è stato solo nel tuo caso, sono sempre i professori incapaci quelli che uccidono le passioni giovanili.
    Non prendertela con te stessa la colpa è solo di un professore frustrato e incapace.

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  2. I Fiumi di Londra l'ho visto gironzolando nel sito della Fanucci e mi aveva parecchio incuriosito...
    Il secondo al contrario mi ha incuriosito ancora di più, di sicuro lo leggerò XD.

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  3. Ho letto "I fiumi di Londra", lo stile a me era piaciuto invece sono stata parecchio disturbata dagli errori della traduzione , anch'io ho letto le spiegazioni della traduttrice su Anobi , allucinante che dopo la "revisione" dell'editor la traduzione peggiori rispetto a quella consegnata dal traduttore, ma non mi son stupita, le traduzioni Fanucci son tutte scarsissime per quel che riguarda la correttezza dell'italiano, o tutti i suoi traduttori sono dei somari galattici o qualcuno che revisiona la dentro lo è ( o se non è scarso non fa il suo lavoro bene), perché non è possibili che nessuno dei traduttori conosca i congiuntivi ecc....
    Mi era piaciuta molto la storia di Pulcinella e l'intreccio creato, i personaggi ecc... sarebbe una serie che seguirei ( l'autore ha dimostrato inventiva e pizzichi di cultura interessanti) se la Fanucci non si fosse fermata al primo episodio e poi il deserto.... ( altra mancanza Fanucci che avviene sovente, l'abbandono delle serie senza seguirle o senza concluderle quando lo sono già in originale ...
    Augusta

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  4. Non manchi né d'intelligenza, né di carattere :) Spero ritroverai il tuo amore per il Giappone e per il giapponese!

    Comunque... Coupland è un autore che mi ispira da un po', ma non con questo titolo. Però ultimamente ne sento parlare benissimo... uhm. Tu hai letto altro di Coupland? Io pensavo di provare "Le ultime 5 ore".

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  5. Nick: Mah, chissà. Da un lato mi dico che se fossi più intelligente avrei potuto forse farcela, dall'altro penso a quel misto di preside di Community e Voldemort che ha decimato la classe di giapponese. Sigh. Dannata me che ancora mi danno al pensiero xD

    Yu: Dio odia il Giappone lo consiglio senza dubbi, I fiumi di Londra non mi sento di sconsigliarlo perché comunque è piacevole, però ha dei grossi difetti. Più che altro mi chiedo se la Fanucci abbia intenzione di pubblicarne i seguiti ò_ò

    Augusta: Sì, le traduzioni/adattamenti scadenti in Italia sono una roba veramente inverosimile... la cosa assurda è che a peccare sono soprattutto le case editrici più grandi. Il giorno che troverò un refuso in un Isbn piangerò. Anche a me è piaciuto un sacco il rimando a Mr. Punch, la trama mi è piaciuta un sacco, più che altro ho trovato dei difetti nella 'struttura'. Attendo i seguiti, chiedendomi se ci saranno ò_ò

    Camilla: Mah, chissà >_> Neanche brillo, se è per questo. Infatti mi viene da farti bullismo per pura invidia ù_ù (Non volermene, le mie patetiche ripicche sono tra le poche soddisfazioni che posso permettermi T^T)
    Coupland mi piace un sacco, di suo ho letto pure Tutte le famiglie sono psicotiche... Le ultime 5 ore mi manca, però... vuoi che ti mando Dio odia il Giappone e Tutte le famiglie? ò_ò Te li presto volentieri, né.

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