venerdì 3 agosto 2012

Polemiche sulle librerie indipendenti e dintorni


Con un 'buongiorno' e uno 'sbadiglio' mi accingo ad arrivare con insolita rapidità a ciò di cui volevo disquisire quest'oggi. Le librerie indipendenti.
Marino Buzzi dal suo Cronache dalla libreria ci parla di quanto sia cambiato il suo mestiere in una grande catena, cita diversi articoli (riporto la proposta di Ferri, fondatore di E/O, che mi pare calzante) e ci ricorda che è inutile starsi a lamentare delle librerie indipendenti che chiudono, visto che l'unico modo di salvarle è andare a comprare da loro. Questa è la mia personalissima risposta.
Io abito in Liguria. Non siamo famosi per la nostra affabilità né per la nostra ospitalità. Siamo un luogo nefasto, oscuro e sospettoso. Siamo come i milanesi, ma meno organizzati, meno propositivi e decisamente più zotici. Ora, per quanto la cultura agisca sui nostri modi rendendoci più simili a bestie che a umani – sì, lo so che sto esagerando, ma mi piace esagerare – il negoziante non può permettersi di fare mostra dei nostri tratti caratteristici. Ci vogliono competenza, simpatia, gentilezza. Sennò non facevi il commerciante, no?
Io frequento la stessa fumetteria da quando avevo 7 anni. Sono più di 2/3 della mia vita, per intenderci. E il fumettaro è sempre allegro e ciarliero – per quanto polemico e mugugnante, che d'altronde la ligurità non si può cancellare del tutto – e conosce sempre la risposta alle mie domande.

- Volevo iniziare a leggere gli X-men, ma non dall'inizio che gli inizi sono noiosi.
- Una mia amica fa il compleanno e adora Deadpool, ma non voglio prenderle Deadpool perché è troppo scontato, cosa mi consigli?
- Perché qui Wolverine è più vecchio?

Senza contare le innumerevoli volte che ho dovuto chiedergli aiuto per raggiungere determinati fumetti, avendo il fato deciso che la mia forma dovesse essere quella di un tappo. E il fumettaro si è mai rifiutato? Ha mai protestato per quelle lunghe mezzore in cui l'ho inchiodato ad una discussione di consigli e metodiche spiegazioni? Si è mai rifiutato di tenermi da parte/ordinarmi un dato sconosciuto fumetto? No, mai. E ogni volta che entro in quella meravigliosa fumetteria, lo trovo che discute con commercianti o con gente della zona per le numerosissime iniziative, fiere e incontri che organizzano.
È una signora fumetteria e io compro lì. Sempre. Se anche vedo altrove un fumetto che mi interessa e che non vedo l'ora di leggere, non lo compro. Tranquilla e paziente attendo il momento in cui metterò il piede in QUELLA fumetteria. Ed è lì che mi approprierò del fumetto. Il mio nerd-cuore e il mio portafoglio sono fedeli a QUELLA fumetteria.
Passiamo alle librerie indipendenti. Nella mia zona ce ne sono due. Una ha aperto pochi anni fa, è specializzata in saggistica, espone anche libri di piccole case editrici e di poesia, organizza spesso degli incontri con gli autori e se chiedi qualcosa al proprietario, saprà rispondere e argomentare. Ha inoltre piazzato in un angolo un tavolino e una macchinetta del caffè, così gli avventori possono sedersi comodamente e fare due chiacchiere. Qualche mese fa mia sorella ha ordinato lì un libro ed è arrivato in 4-5 giorni. Un libro sconosciuto sulla storia dei rom, che definire 'di nicchia' sarebbe dire poco. Eppure è arrivato in un lampo.
L'altra libreria è quella storica. E come organizzazione... diciamo che lascia molto a desiderare. Diciamo che non ordina i libri, che se li ordina è probabile che non arrivino, che se arrivano è dopo 3-4 mesi, ma probabilmente verranno:
  1. Persi.
  2. Venduti ad altri.
  3. Saranno i libri sbagliati.
E non sto scherzando, sono cose avvenute in diverse occasioni a me e a mio padre. Senza contare il fatto che è quella stessa libreria che consiglia titoli costosissimi e assolutamente non richiesti alla biblioteca ove facevo tirocinio. Ora, sarebbe anche compito delle bibliotecarie scegliere i libri con un minimo di competenza, ma se tu libraio te ne approfitti, un po' sei ligure. E dico ligure per non dire cose molto più volgari.
Il sunto di tutto questo discorso spaparacchiato è che comprendo benissimo la difficoltà in cui si trovano le librerie indipendenti, minacciate e dilaniate dall'incomparabile concorrenza delle grandi catene. Però lamentarsi non basta, bisogna guardare ai propri punti di forza. E le librerie indipendenti ne hanno eccome. Possono scegliere. Scegliere cosa esporre, scegliere gli autori da invitare, attirare nuovi clienti con piccole manifestazioni, fare pomeriggi di lettura ai bambini, mettere un paio di comode poltrone in un angolo, collaborare con le scuole locali, rendere la vetrina interessante e colorata, decorare la porta come vogliono, mettersi d'accordo tra loro in modo da non farsi troppa concorrenza... le librerie indipendenti possono fare quello che vogliono. Ma non lo fanno. È questo il problema. Io vorrei avere una libreria indipendente (specializzata in narrativa) da raggiungere e sostenere. Ma non ce l'ho. Anzi, mi ricordo di quando, qualche anno fa, aveva aperto questa libreria in centro. Sono entrata tutta contenta, ho fatto due chiacchiere con la padrona che poi mi ha chiesto consigli sui libri per ragazzi (allora ero ggggiòvane e minorenne) e io le ho dato qualche titolo, dicendole che mi piacevano dati autori e che non riuscivo a trovarli. Lei tutta allegra ha ringraziato dei consigli, dicendo che magari li avrebbe ordinati. La volta dopo, quando sono tornata, mi sono trovata davanti Super-Negoziante-Ligure, che quando ho domandato se poi quei libri erano stati ordinati, mi ha risposto maleducatissima che avevo delle belle pretese, visto che non li avevo prenotati né avevo pagato un acconto. Non ci sono più entrata e ha chiuso nel giro di pochi mesi.
I clienti non vanno solo dove li porta il denaro, ma anche dove li conducono l'affetto e la fiducia. Ne sono convinta e vorrei che cominciassero a crederci pure i librai indipendenti.

14 commenti:

  1. Dove abito io c'è una sola libreria e credo sia immortale. È a conduzione famigliare, ha un po' di tutto ma l'offerta è minima. Ci sono i best seller, ovviamente, ma anche una pubblicazione periodica territoriale. C'era una saletta incontri al piano superiore. L'ultimo libro che ho comprato Il Signore degli Anelli al modico prezzo di 49000 lire (!) e non ci sono più tornato se non in occasioni particolari.
    Per la verità sono pochi anni che ho iniziato ad acquistare libri, complice anche un periodo brutto in cui ho letto veramente poco. E ho conosciuto prima una nota libreria di catena, poi una nota libreria on line, poi, l'altro ieri, gli ebook.
    E, insomma, c'è anche da dire che sono un po' un orso e non mi piace avere a che fare con i commessi, e questo ovunque. D'altra parte, se ho la possibilità di un risparmio significativo - e non solo su due o tre libri - non vedo perché dovrebbe pesare sul lettore la colpa del fallimento delle piccole realtà. Se comprassi un libro all'anno potrei anche affidarmi alla libreria di paese, ma non è così. Se posso avere una spedizione in 2-3 giorni, (quasi) gratuita, a un prezzo inferiore... beh, so già cosa voglio acquistare e lo prendo! È anche una questione di offerta: a volte quello che cerco non si trova neanche nelle più grandi librerie di catena - e questo sì, per colpa delle imposizioni dall'alto!
    Ma io non sono il lettore tipo, me ne rendo conto. Il mio ideale è una libreria indipendente, grossa, che non sia refrattaria alle nuove tecnologie. Un po' tipo la Hoepli a Milano.
    Oppure qualcosa di più piccolo ma con un carattere definito, come l'American Bookstore (sempre sotto la Madonnina)... o la mia libreria preferita, nel centro del mio capoluogo di provincia: centrale, generalista ma molto più completa della Feltrinelli qui vicino.

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    1. Tra l'altro - e ciò è assai curioso - esiste una guida alle librerie indipendenti a Milano.
      Costa circa 14 euro.

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    2. è vero, esiste una guida alle librerie indipendenti di milano di cui sono l'autrice. e siccome le ho conosciute tutte, concordo con la leggivendola quando dice che la salute delle librerie indipendenti passa anche attraverso l'approccio dei librai, che spesso si limitano a mugugnare (tra l'altro, non solo i liguri hanno un pessimo carattere, se così si può dire). paradossalmente, la mia libreria di riferimento è la feltrinelli di corso buenos aires: dove nessuno ti saluta, nessuno ti si avvicina per chiederti se può aiutarti, dove puoi stare a leggere tutto il giorno senza che nessuno ti scocci. e sono un'ottima cliente di amazon. da qualche tempo ho notato che la libreria utopia ha deciso di mettere a frutto il poco spazio che ha e organizza incontri; sono diventati meno gelidi e questo aiuta.

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  2. Più tragica è la situazione di quei piccoli paesini come il mio dove le librerie NON esistono. No, non stò scherzando.
    O meglio, una c'è, una piccola libreria indipendente a conduzione familiare, ma gestita purtroppo male da persona anziane, che puntano magari a vendere il best seller del momento o il libro del concittadino locale sulla storia del paese. Una volta sono entrata chiedendo due libri di Shakespeare (non di pinco pallino) e mi hanno guardata con uno sguardo oltremodo sbigottito, come se avessi chiesto un biglietto per la luna. Non avevano i libri, li ho dovuti ordinare (loro hanno accettato controvoglia perché evidentemente non sono abituati a fare ordini) e sono arrivati più di un mese dopo.
    Recentemente ha aperto una piccola libreria, sempre indipendente, davvero minuscola ma ben tenuta e organizzata. Tiene molti libri per bambini e ragazzi, non ha molto ma accetta qualunque ordinazione e ha tempi abbastanza celeri. L'angolo lettura per i bambini, con sedie colorate e tavolini, occupa praticamente metà dello spazio - sembra un asilo nido xD - e le proprietarie sono carine e gentili. Organizzano sempre qualche evento per attirare il pubblico, come piccoli rinfreschi e sconti speciali lo stesso giorno. A dimostrazione che, come dici tu, le piccole librerie indipendenti potrebbero fare tanto :/
    I commessi maleducati sono un problema, non limitato alla sola Liguria. Sembrano non capire che no, non viviamo negli anni del boom economico, che la gente ha pochi soldi e se la tratti pure con arroganza nel tuo negozio non ci entrano di certo e non gli faranno buona pubblicità. Capisco lo stress, i problemi personali, ma sono quel genere di cose che una volta varcata la soglia di casa per andare a lavorare devi lasciarti dietro.

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  3. I tempi cambiano e le piccole librerie indipendenti devono scegliere cosa diventare da grande. Una volta la libreria era il luogo dove sfogliare, guardare e scegliere il proprio libro. Oggi ci sono i mega store on line e francamente se cerco un libro, una recensione vado prima lì. Le piccole librerie indipendenti devono scegliere. Condivido pienamente il discorso fatto dalla lettrice ligure: le librerie indipendenti devono offrire un "servizio a 360°" che un comunissimo "store on line" o peggio ancora un banalissimo store da supermarket non potrà per ovvi motivi mai offrire. Le librerie indipendenti devono fidelizzare e ammaliare il cliente, rendendo un'esperienza unica un solo minuto passato all'interno della libreria. I librai indipendenti non devono sottostare alle regole della grande distribuzione, ma devono conoscere il prodotto che vendono e scegliere il meglio.

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  4. Salomon: avessi saputo che esisteva tale guida quando studiavo a Milano... comunque tendo pure io all'orsaggine quando faccio spese, tranne quando si parla di libri. Lì mi piacerebbe fare due chiacchiere, farmi consigliare etc... certo, il libraio invadente non piace a nessuno, figuriamoci poi quello che giudica. Però neanche la tizia che quando mia madre le ha chiesto un consiglio su cosa regalarmi (con una lista di Deaver-Rendell-Ellroy e manuali di criminologia) le ha rifilato 3msc >__>'
    Credo che in quest'epoca in cui tutti ci stiamo abituando a fare spese sull'Internet la grande sfida sia riportare i lettori in libreria. O almeno tentare ò_ò

    Panssj: una libreria senza Shakespeare ha un che di apocalittico °__° Ma appunto, l'altra piccola libreria si vede che è gestita da gente che ha capito in che direzione stanno andando le cose. Giusto oggi girellavo con un'amica e ho cominciato a parlarle di questo problema... in una mezzora sono venute fuori altre mille idee su cosa potrebbero fare i librai indipendenti. Basta mettercisi un attimo, cavolo T-T Toh, putiamo caso, esporre le opere di un liceo artistico locale, così ti arrivano amici e genitori e se anche non comprano niente sanno che esisti! Quanto ci vorrà mai? Mah..

    Anonimo?: Anch'io ho quasi smesso di comprare libri senza leggere prima le recensioni... questo perché le case editrici pubblicano sempre più schifezze e di questo le librerie non hanno colpa, anzi, sono le prime vittime. Però...
    Quello che mi fa rabbia è pensare allo sterminato spazio di manovra che hanno e che non sfruttano.

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  5. La libreria indipendente è un po' come il fruttivendolo all'angolo: un dinosauro destinato all'estinzione. Perlomeno il fruttivendolo è ancora in grado di offriti una qualità che le grandi catene non riescono a darti. Per le librerie invece non è così: la qualità è la stessa e oltretutto ti viene a mancare anche l'assortimento, solitamente per via della minor disponibilità di spazi. Le uniche librerie indipendenti che hanno ancora una ragione di esistere sono quelle specializzate. C'e una libreria esoterica (credo ci sia ancora) sotto la stazione della metropolitana di San Babila a Milano che frequentavo spesso fino a qualche anno fa (adesso non più perché mi è scomodo arrivarci) dove potevi trovare davvero di tutto. Migliaia di vecchi polverosi volumi accatastati senza riguardo. Era fantastico! Spesso i libri più rari e costosi ti venivano offerti in un'edizione "proprietaria", nel senso che erano fotocopiati e rilegati alla buona. Non so se fosse un metodo legalmente ortodosso, ma è evidente che si poteva entrare in possesso, per pochi soldi, di libri incredibili. L'unico neo, se vogliamo, era il proprietario, scontroso e saccente, della serie "so tutto io, tu non sei nessuno". Quando ti recavi alla cassa, ti guardava negli occhi, guardava i libri che stavi comprando, ti giudicava, scuoteva la testa e senza dire nulla, ti congedava. Ecco questa è una cosa che non ho mai potuto sopportare. E' anche per questo ho poi rinunciato ad andarci...

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    1. Ti estinguerai prima tu, pirla

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    2. Tutti siamo destinati all'estinzione. Il mio non voleva essere un 'memento mori'. Casomai una riflessione, tutt'altro che limitata al mondo delle librerie. Mi dispiace che tu te la sia presa in questo modo. Credimi: a me piacerebbe molto poter avere una libreria sotto casa dove potermi servire e magari poter instaurare un rapporto di fiducia con la persona la di là del bancone. Purtroppo non è così. Il tempo neanche a farlo apposta è tiranno e, sempre più spesso, non ho altro modo che seguire la strada dell'e-commerce. Magari sono l'unico. O forse magari no, che dici?

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    3. Uhm.
      Sono indecisa sulla possibilità di cancellare il commento anonimo in quanto maleducato e inutile, oppure lasciarlo perché sia chiara la mia riprovazione ivi esternata. ObsidianMirror, era diretto a te, quindi a te la scelta.
      Tornando sull'argomento, io credo che le librerie sopravviveranno e prospereranno se sapranno reinventarsi. Siamo in troppi ad essere affezionati alla libreria come concetto per lasciarla morire. Secondo me, eh.

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    4. Siamo in democrazia. Il nostro amico ha espresso la sua opinione. Io ho espresso la mia. Fine. Direi di lasciare il commento lì dov'è.

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  6. A proposito del carattere ligure: http://www.dissapore.com/grande-notizia/non-solo-liguriai-i-peggiori-vizi-dei-peggiori-ristoranti/ :D

    Ilaria

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  7. Bellissimo questo articolo. Siamo una casa editrice nata da poco più di un anno e l'etica che ci siamo dati è proprio quella di distribuire solo in librerie indipendenti, oltre che, come consumatori, comprare solo lì. Perchè davvero crediamo che le piccole librerie siano un valore aggiunto, rispetto ai freddi supermercati del libro con vetrine omologate e poca relazione. Condividiamo tutto, anche il finale che spesso sono proprio i piccoli librai a non credere in se stessi. La nostra scelta di distribuzione "etica" è decisamente impopolare; facciamo molta più fatica a far decollare la vendita dei nostri libri (per ora due, nostri) ma siamo convinti che per una società più giusta bisogna agire così. Grazie per il tuo articolo, lo pubblicheremo sulla nostra pagina FB. Flavia Giampetruzzi(acrossalive.com)

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  8. Hai ragionissima! E sotto molti punti di vista, a parer mio. Io sono di Como - che più o meno credo sia come essere ligure, stando alla descrizione che ne fai - ma da qualche anno vivo a Saronno e una delle prime cose che ho cercato, prima ancora di trasferirmi a vivere qui, è stata una libreria; ne ho trovata una davvero bella: praticamente in centro, con mobili antichi e vetrine ben allestite... Sono entrata, ho chiesto cortesemente un libro di cui ricordavo titolo ed autore, ma non ero certa se questi, essendo straniero, avesse il nome scritto con la "c" o con la "k" e il libraio, espressione da bulldog (di quelli un po' rabbiosi) e scocciato, mi ha risposto di tornare quando avessi avuto tutte le informazioni necessarie per la ricerca. Grazie tante e a mai più rivederci!
    Sono così approdata alla Libreria Pagina 18, un buchino di libreria indipendente gestito da due librai che sembra facciano a gara tra loro per stabilire chi debba vincere in cortesia, disponibilità e simpatia. Giulio e Carla non sono commessi, sono innanzi tutto belle persone che fanno con passione un bel lavoro e che davvero cercano di aiutare chiunque entri, indirizzandolo verso il libro giusto. Persone rare, purtroppo. E, scusami, ma visto che su Twitter segnalo spesso iniziative di questa libreria approfitto di questo spazio per chiarire un punto: non sono una specie di loro addetta stampa e non vengo pagata per pubblicizzare gli eventi che organizzano, è solo che amo leggere e amo i libri e sono convinta che chiunque abbia questa passione speri di trovare, dall'altra parte del bancone, belle persone e non individui rabbiosi e scortesi.

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