lunedì 23 luglio 2012

Riflessioni sulle letture dei bambini o sulla loro eccessiva semplificazione.

Buongiorno! Stamattina mi sento appena un po' malinconica. Il mio tirocinio in biblioteca sta per finire. Dovrò abbandonare la bacheca, niente più consigli alle signore dai nivei capelli, addio alla possibilità di indirizzare i bambini verso qualcosa che non sia quel dannato topastro... mi mancherà, la biblioteca. Sarà strano tornarci da utente, forse mi ci vorranno mesi per farlo. A parte il fatto che è quasi certo che tra settembre e ottobre mi trasferirò da un'amica a Reggio Emilia, che straborda di biblioteche. Un amico che ci abita ha fatto due conti e ha detto che, in tutto, si ha la possibilità di prendere in prestito più di quaranta libri per volta. Il paradiso.
L'argomento di oggi mi sta molto a cuore, specie da quando ho iniziato il tirocinio e mi sono addentrata nel curioso mondo dei prestiti libreschi. I libri per l'infanzia o per la prima adolescenza. Non ricordo dove ho letto che è intorno ai 12-13 anni che si incontra il libro che cambierà per sempre il proprio futuro di lettore. QUEL libro. Per me è stato 'La figlia della Luna', letto e riletto così tante volte che ne ricordo alla perfezione intere frasi. Quel libro che, mentre leggi, ti entra dentro. Come un veleno che cola dalle parole scritte e striscia sulle braccia, sul corpo, infiltrandosi nei pori della pelle e legando la nostra vita alla lettura, per sempre. Quel libro che rende la lettura non un occasionale piacere, ma un vero e proprio bisogno. Una droga. Quel libro lì.
Ora, io credo che, quando si tratta di giovani lettori, quelli non ancora formati (o drogati), bisognerebbe andare molto cauti coi consigli. Non si può consigliare la prima cosa che capita sotto gli occhi, bisogna essere assolutamente certi che quel libro sia un bel libro, adatto a quel lettore. Tempo fa mi era capitato di leggere questo post su AltoVolume, dedicato a Geronimo Stilton. Incuriosita dal giudizio di Silvia, di cui mi fido ciecamente (soprattutto) quando si tratta di libri, in biblioteca ho preso un paio di volumi del suddetto topo e li ho vagamente sfogliati. Silvia ha ragione: dialoghi, trame lineari, figure, colori. Il testo che diventa un elemento grafico per attrarre e non semplice veicolo per la storia. Non soltanto ponte tra scrittore e lettore, ma elemento decorativo indipendente dalla storia.
Passi indietro. In biblioteca di bambini ne venivano pochissimi, al punto che ho dovuto abbandonare il progetto sull'infanzia che avevo ideato tempo fa. A parte il fatto che secondo me ne verrebbero decisamente di più se 1. Ci fossero più libri e 2. Se la sala ragazzi non fosse invasa da universitari musoni intenti a studiare. Ad ogni modo, quei pochi che vengono, si dirigono quasi tutti immediatamente dal topastro. Oppure, se sono troppo piccoli, scelgono le madri. Ricordo la conversazione con una, in particolare. Mi chiede consiglio per la figlia di nove anni e io, con un gran sorriso, tiro fuori 'Ascolta il mio cuore' di Bianca Pitzorno da uno scaffale. Lei lo prende, lo sfoglia e storce il naso. 'Ha solo nove anni', mi dice 'È ancora piccola, sa...'. A me verrebbe da risponderle 'Signora, vogliamo farglielo leggere per la tesi di laurea?', ma con un ulteriore sorriso tiro fuori 'La bambola viva' e 'La bambola dell'alchimista' della stessa (adorata) autrice. La madre sceglie il primo e via.
A nove anni troppo piccola per 'Ascolta il mio cuore'. E non mi interessa se da qualche parte è riportato che è consigliato 'dagli 11 anni', questo lo vedo come un sintomo e non come una conclusione. Io a nove anni leggevo un libro al giorno, uno dei Piccoli Brividi, un Junior Mondadori o... beh, leggevo un po' qualsiasi cosa riuscissi a trovare a scuola, in biblioteca, in casa... ero proprio vorace di libri, quale che fosse l'età di lettura indicata. Ma posso dire che per me 'La bambola viva' e 'La bambola dell'alchimista' sono libri per i 7-8 anni, non oltre. Libri piccoli, stretti, pieni di figure, con un font bello grande. Nove anni? No.
E i libri di Geronimo Stilton sono uguali. Trattano i bambini come fossero ritardati, come se ci fosse bisogno di ammaliarli con illustrazioni e colori, altrimenti non riuscirebbero a leggere. È come se volessero distrarli dalla noia della lettura. E di questo non mi capacito.
Tempo fa avevo chiesto all'Altra cosa prendessero i bambini, quando non c'era Geronimo Stilton. Ero piena di dubbi, immersa nella domanda 'Se non ci fossero letture leggere, i lettori leggeri leggerebbero dell'altro o non leggerebbero affatto?'. E l'Altra mi ha risposto che facevano incetta di Piccoli Brividi. E allora dannazione a te, Geronimo. I Piccoli Brividi potevano essere leggeri, poco impegnativi, ma di certo erano entusiasmanti, il lieto fine non era mai scontato – anzi... - e tutti quei misteri qualche rotella in testa dovevano pure farla girare. Da qualche tempo vedo sempre più bambini che vengono trattati come ritardati. E non dico ritardati in senso dispregiativo, ma come 'persone di cui bisogna accettare i limiti'. I bambini non hanno limiti, sono quanto di più potenziale possa esistere, sono un sacco di pelle pieno di possibilità. E invece continuo a vedere le loro ali tarpate, un muro genitoriale tra loro e il mondo. Forse per ansia, forse per comodità, forse per presunzione. Non lo so. Vedo come si è quasi cancellato il rapporto tra insegnanti e bambini, cui si sono frapposti minacciosamente i genitori, come a dire 'Se dai una nota al bambino, la dai anche a me che ne sono il genitore. Ogni volta che lo sgriderai, dovrai vedertela con me!' e questo mi fa paura e impressione e tristezza. Questo impedimento alla crescita, al confronto... mi chiedo con estrema inquietudine come si andrà a risolvere e a quali adolescenti a metà darà origine, quali adulti molli e isterici potrà creare...
Sto divagando. Ero partita da Geronimo Stilton e dalle letture infantili e poi... ma io credo che sia tutto collegato. È tutto parte dello stesso vuoto culturale, della stessa semplificazione delle idee, dello stesso presumere che il bambino non sarà in grado, dello stesso timore nel metterlo alla prova. Voi che dite? Sono io che esagero o il problema c'è e dobbiamo porcelo?

28 commenti:

  1. Io non ricordo cosa leggessi a nove anni. Ma proprio per niente. Né saprei identificare il libro della svolta, ma solo perché probabilmente non l'ho mai classificato in questo modo (e forse non è uno solo).
    Beh, forse uno c'è...
    Dovrei rileggerlo.

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  2. Io ho seguito per 5 anni le letture di una scuola elementare e posso solo dire, nel mio piccolo, che dipende molto dai bambini. Ci sono quelli che hanno bisogno dei font particolari, dei colori e dei profumi di Geronimo Stilton, altri che leggono libri senza figure senza problemi.
    Mio figlio a 8 anni ha letto la serie Vampirates di Justin Somper, un suo amico leggeva libri del genere già da due, altri erano ancora alle prese con disegni & C.
    Sai che non lo so se i genitori creano dei muri? Credo che sia giusto solo rispettare le tempistiche di ognuno, a volte forzarli potrebbe avere un effetto negativo. Se le mamme si portassero i figli in biblioteca e facessero scegliere a loro sarebbe la cosa migliore. ^^

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  3. Bianca Pitzorno ha accompagnato la mia crescita di piccola lettrice, la adoro! "La bambola dell'alchimista" poi... lo ricordo ancora con così piacere!
    Poi mi ricordo che facevo incetta di "Vampiretti", era una collana di libri per ragazzi che andava tantissimo negli anni '80, in classe piacevano a tutti, maschi e femmine, senza distinzione.
    Qui a Bologna qualche mese fa c'è stata una grande fiera del libro per ragazzi, "Children's book fair" era aperta solo agli operatori di settore, ma in P.zza Maggiore avevano aperto un mega stand con tantissimi libri divisi per fasce d'età e devo dire che ho visto cose bellissime! Non sono solita soffermarmi in libreria nella zona ragazzi, ma ho visto una qualità molto alta e una scelta vastissima in fiera, che mi han fatto venir voglia di tornare una piccola lettrice.
    Le illustrazioni poi: sembrava che ogni libro facesse a gara con il suo vicino per avere le illustrazioni più belle, dei veri capolavori.
    Quindi genitori aprite gli occhi: ha ragione la Leggivendola, c'è molto più di Geroniomo Stilton in giro, basta cercare! :)

    Valentina
    www.peekabook.it

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  4. Salve, sono capitata sul tuo blog per puro caso un paio di giorni fa, a seguito dell'iniziativa della catena di lettura che ho visto su altri blog. Mi è bastato un nanosecondo per aggiungere il tuo blog a quelli che seguo =D

    Comunque, ho letto con molto interesse questo tuo post: io lavoro a stretto contatto coi bambini per tre quarti dell'anno, faccio catechismo e seguo il gruppo chierichetti nella mia parrocchia, quindi posso capire perfettamente il tuo punto di vista e condividerlo a pieno.
    Mi capita spesso di vedere i bambini di sette-otto anni trattati come dei decerebrati perché "sono ancora piccoli", ma mai una persona che capisca che loro sono molto più intelligenti e svegli di noi adulti.
    Quando insegno loro qualcosa, è vero, cerco sempre la formula più semplice o di farli arrivare in un dato punto tramite il ragionamento, ma non mi permetto di insinuare che siano stupidi e, anzi, il più delle volte sono proprio loro a stupirmi con i loro ragionamenti articolati che forse neanch'io saprei fare (e non so se questo sia un complimento a loro o un insulto a me stessa XD).

    Mi è capitato spesso di andare nella sezione ragazzi della mia biblioteca (ci vado ancora qualche volta perché alcuni libri fantasy che mi interessano sono solo lì, ed è tutto dire!), ho visto spesso bambini che prendevano in mano libri invitanti ai loro occhi e subito dopo venivano fermati dal genitore di turno o dalla bibliotecaria con la classica frase "Ma questo libro non è mica per te!".
    Io stessa all'età di dodici-tredici anni sono stata fermata dal prendere in prestito un libro, perché secondo la bibliotecaria "non avevo l'età e trattava temi non adatti a una bambina", peccato che fosse un Gaia (non ricordo se sia scritto giusto così) Junior e avesse come età di interesse i tredici anni. Ho dovuto aspettare i quindici anni buoni per poterlo prendere in prestito senza problemi e non essere guardata come una pazza... anche se poi si è rivelata la peggiore lettura fino ad allora, ma questa è un'altra storia.
    Purtroppo la gente è convinta, come dicevo poco sopra, che i bambini siano stupidi e quindi ci vogliano letture adatte a un pubblico di decerebrati per invogliarli alla lettura. Il problema è che così li si allontana irrimediabilmente da quello che è uno dei passatempi più belli.
    Per anni io non ho toccato libro a causa dell'incapacità di un'insegnante di italiano che ci ha costretti a leggere Cipì durante le vacanze estive (me l'ha dovuto leggere mia madre, perché io mi rifiutavo categoricamente di prenderlo in mano!); per anni sono andata in biblioteca, ho preso in prestito libri di cui leggevo le prime pagine e poi li restituivo senza averli finiti. E tutto questo finché una santa donna, per le vacanze estive, non ci ha dato un elenco di libri tra cui scegliere e io mi sono riavvicinata ai classici e alla lettura compulsiva. Ma dovevo aspettare il liceo per riappropriarmi della mia passione?
    È comunque vero che io ho sempre odiato chi mi costringeva a leggere libri contro la mia volontà =D

    Tanto per fare un altro esempio che mi riguarda, proprio a causa della lontananza dalla lettura, non ho letto quando avevo l'età per farlo tanti libri classici per ragazzi e sto recuperando adesso. Ma se li avessi letti quand'era il momento, ne avrei tratto giovamento? Il mio carattere sarebbe stato diverso? Sarei una donna migliore o peggiore? Purtroppo non c'è risposta a queste domande, visto che ormai il tempo è passato.
    Se la società, i genitori, le bibliotecarie e i librai non cambiano atteggiamento, avremo sempre più bambini che odieranno leggere e che si perderanno letture degne di nota.

    Scusa se ho divagato e l'ho fatta lunga solo per dirti "Sì, hai ragione", ma volevo portare la mia testimonianza a questo tema.

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  5. Il problema che tu poni esiste ed è molto importante in pedagogia. Forse mi perderò in un commento troppo lungo, ma ormai ho cominciato.

    Ancora nel Medioevo mancava la consapevolezza che l'infanzia fosse un'età particolare della vita. Aries infatti definisce l'infanzia come un'invenzione recente. I bambini erano dunque piccoli adulti. Poi la società si è evoluta e abbiamo cominciato a occuparci di infanzia e capire che i bambini non erano solo dei piccoli uomini, ma erano qualcosa di diverso che meritava attenzioni particolari per la sua crescita. Tuttavia i bambini venivano spesso definiti solo in negativo come "non ancora adulti", "non ancora capaci di"... Poi ancora per molto tempo ci sono state teorie come quella di Rousseau (ma ci sono ancora adesso aimè) che vedono i bimbi come una tabula rasa su cui incidere, vasi di creta da plasmare.

    Da questo percorso storico deriva ancora oggi il fatto di considerare i bambini come dei "ritardati", come dei "non ancora arrivati all'età adulta". Del resto ancora oggi, l'uomo adulto (in genere bianco e normodotato) è il metro di giudizio, quindi il bambino non è ancora arrivato e il vecchio ha superato il periodo d'apice ed è destinato al declino.

    Cosa c'entra tutto questo con Geronimo Stilton? C'entra. Siamo convinti che i bambini non possano arrivare a certe cose, che non siano pronti, che debbano crescere per arrivare a certi livelli... sono come crisalidi in attesa di diventare altro. Dobbiamo renderci conto che possono fare molto più di quello che noi crediamo. Dobbiamo sapere che sono in un'età particolare (tanto per non regredire a prima del Medioevo), ma imparare anche a non definirli in negativo per ciò che ancora non sono, ma in positivo per tutte le potenzialità che possono espriimere.

    L'avevo detto che mi sarei persa nel discorso: è una cosa che mi sta molto a cuore. Scusa la lunghezza del commento.

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  6. Salomon: io invece ricordo anche il mio primo libro, la breve parentesi di 'Pandi' in prima elementare, il primo giorno della terza elementare quando nella biblioteca di classe ci siamo ritrovati i Piccoli Brividi e la mia gioia nell'agguantare 'Mano di mummia', lo sconvolgimento di 'Ronja', di 'Io sono Judith'... non ti viene in mente proprio nessun libro che potrebbe essere QUEL libro? ò_ò sennò mi debbo riconsiderare tutto lo schema mentale xD

    SilviaLeggiamo: Beh, sicuramente la scelta dei bambini è decisiva. Ci sarà sempre quello che preferisce letture più semplici, quello che è più attratto dai colori che dalle trame o da un determinato tema più che da un altro. E non dico che ci sia qualcosa di male in questo, non posso pretendere che siano tutti librofagi a mia immagine e somiglianza... però da quando tirocinieggio in biblioteca ho notato come molti genitori tendano a indirizzare le letture dei più piccoli verso cose facilitate, li fermano quando si dirigono verso qualcosa di più complesso, preferiscono libricini piccoli e innocui, come se la possibilità di uno sforzo da parte dei pargoli fosse impensabile. Non dico che tutti i genitori siano così, ci mancherebbe. Però è una tendenza che ho notato... Poi più che altro mi riferisco alla scelta delle case editrici di dare visibilità a storie elementari, come appunto Geronimo Stilton. O a mantenerle semplici.

    Peek-a-Book: Io la Pitzorno la adoro e la idolatro. La sua Lavinia, la sua Diana, la sua Prisca... sono personaggi fantastici. E le sue storie sono perfettamente godibili ad ogni età, non sono mai noiose. Cioè, sono per bambini, ma non per questo sono 'Il topo va in città. Il topo incontra un amico. Il topo torna a casa. Fine.', anzi, sono complesse, intricate e allo stesso tempo chiarissime. La adoro proprio xD
    Che poi non credo sia soltanto una cosa dei 'genitori'. Penso che siano anche i bambini che dovrebbero essere indirizzati verso altre letture, un po' dagli addetti in biblioteca o dagli insegnanti e un po' dalle case editrici stesse. Io sono sbalordita innanzi alla mancata presa di posizione delle altre case editrici di fronte all'Impero Stilton. Il massimo che fanno è imitare, accrescendo la sua visibilità, ma non c'è un vero e proprio rivale... e non me ne capacito ò_ò

    Eruanne: Grazie :)
    A me non è mai stato impedito di leggere un libro, altrimenti ne sarei rimasta sconvolta. Io credo che ad un lettore dovrebbe essere messa davanti una scelta enorme e sterminata e che, a meno che non chieda consigli, bisognerebbe farsi gentilmente da parte, che poi saprà il lettore cosa vuole. E' così che ho sempre fatto e mi fa strano che buona parte dei giovani lettori vengano a chiedere consiglio. Credo anche che molti si dirigano verso Stilton perché lo conoscono. Perché è familiare, rassicurante. Ad esempio, ricordo di un bambino che aveva chiesto consiglio specificando che Stilton non gli piaceva. E alla fine è andato via comunque con un libro del topastro, perché lo conosceva e davanti all'offerta si era aggrappato alla familiarità. Non c'è più un'incentivazione alla scoperta, al rischio... mah .__.
    Poi guarda, pure io ho un blocco tremendo per colpa degli insegnanti di lettere delle superiori. Non sono ancora riuscita a leggere Pirandello. E questo mi urta, perché lo so che è un grande scrittore, so che scrive bene, so che le sue storie potrebbero ammaliarmi... però non ce la faccio. Ho un rigetto istintivo T__T
    Su 'quanto influenzano le letture'... ecco, ogni tanto una mia amica (Silvia di AltoVolume, tra l'altro) mi dice che mi comporto come Pollyanna. Che cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, che mi entusiasmo subito etc... e il fatto è che ho letto Pollyanna da piccola e sento che mi è rimasta proprio dentro. Questa sua visione delle cose tendente al positivo e all'allegria... io sento che mi ha influenzato. Così come mi hanno influenzato Ronja, Fred e George e tanti altri.
    (Io Cipì però l'ho adorato *w*)

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  7. Romina: Nessun commento è troppo lungo, specie quelli elaborati e argomentati che sto trovando qui *__* Non posso aggiungere niente, grazie del contributo storico-figo ò_ò/ è una cosa che sta davvero a cuore anche a me. Ma tanto. Mi rivedo in quei bambini e penso che la loro infanzia dovrebbe essere magica, che ogni libro dovrebbe contenere un passaggio segreto e invece... uff. Mi sconvolge vedere come sono ritenuti incapaci di intendere e di volere, troppo fragili, troppo limitati, troppo... non lo so. Ma poi, se anche dovessero prendere una qualche batosta, che male ci sarebbe? Impareranno, si rialzeranno e via così. Questa asfissia protettiva mi mette i brividi...

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  8. Leggivendola: Io me ne ricordo tanti. Alcuni li ho ancora, altri si sono persi in classe o in biblioteca. Altri ancora li ho ceduti. Però non so dire quale sia "Il libro". Forse è stato più d'uno, così come il Mentore dell'Eroe può essere molteplice.

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  9. Seguo il tuo blog da qualche settimana (per merito di Nick), ma non avevo ancora trovato lo spunto giusto per palesarmi.

    In famiglia siamo tutti lettori. Anche se i miei figli di 11 e 14 anni non leggono quanto mi piacerebbe, leggono comunque qualcosina in più dei coetanei che frequentano.
    Il problema su cui rifletti nel post è - secondo me - un falso problema. Non credo che si tenda a trattare i bimbi da ritardati (magari succede, ma sono eccezioni). Per quella che è la mia esperienza, nessun genitore-lettore impedirebbe ai figli di leggere questo o quel libro. Il punto è che i genitori-lettori sono pochi pochi, e che la maggior parte dei bimbi si trova tra i due fuochi della scuola che li invita/obbliga (a seconda degli insegnanti) alla lettura e genitori non-lettori che non hanno la minima idea di cosa proporgli, e scelgono quindi la soluzione più semplice per non metterli in difficoltà (perché è per questi genitori che leggere è difficile!).

    Un bimbo può iniziare a leggere con qualsiasi tipo di storia (io, mannaggia,ho la casa piena di Geronimo Stilton) ma se poi gli piace, se trova gli stimoli giusti, se ha le giuste motivazioni sarà lui stesso a cercare le sue storie e a provare i divresi sapori dei libri che incrocia sul suo cammino.
    Per dire, entrambi i miei bimbi han fatto scorpacciate di GS, ma poi il più grande è passato direttamente da Rodari al Signore degli Anelli (aveva 8/9 anni) e poi via per il fantasy più violento di Orchi, Warcraft, Martin; il più piccolo invece ha invece preso una sbandata per Pullman (Lo spaventapasseri e il suo servitore rimane il suo libro preferito), e poi ha proseguito a leggere tra libri-game e avventure varie.

    Insomma io non credo che il topastro sia nemico del lettore. Perché se il suo difetto fosse quel "bisogno di ammaliarli con illustrazioni e colori, altrimenti non riuscirebbero a leggere", allora dovresti imputare la stessa colpa all'intero mondo dei fumetti, e beh… credo che si scatenerebbe l'inferno! :-)
    L'unico vero nemico del giovin-lettore è l'ignoranza che lo circonda.
    Senza dimenticare che leggere non è poi indispensabile per avere un'infanzia felice, anche se per noi che leggiamo 'sta cosa è davvero dura da mandar giù

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  10. Dico la mia, anche se non sono molto informata sulla letteratura per l'infanzia. Il primo libro che mi ricordo me lo leggeva mia madre perché io ero ancora troppo piccola: era una monumentale raccolta di 'Fiabe Italiane' curata da Calvino. E poi Bianca Pitzorno, Astrid Lindgren, la Alcott, Vampiretto, alcuni degli Istrici e del Battello a vapore. Un bellissimo romanzo di cui purtroppo non riesco a ricordare né titolo né autrice su una ragazza adottata che scopre un sacco di cose sulla sua famiglia (era ambientato in Svezia o in Norvegia; se qualcuno lo identificasse e mi facesse sapere gliene sarei grata). Devo però dire che nella mia famiglia la distinzione 'libri per bambini vs libri per adulti' non è mai stata molto forte: potevo leggere tutto quello che trovavo, non sempre apprezzavo tutte le sfumature, magari rileggevo a distanza di anni, ma non è mai stato un problema. E ammetto che da adulta ho amato molto dei libri in genere ritenuti per bambini, tipo L'isola del tesoro o la saga di Harry Potter. Non so, secondo me un ragazzino è in grado di leggere molto più di quello che comunemente si crede.

    Ilaria http://lalettricefelice.blogspot.it/

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  11. Non ci credo XD ecco un altro libro che abbiamo in comune, La figlia della luna!!! Io lo lessi nell'edizione "I miti Mondadori" che ora credo non esista più (come mi sento antica). E' stato per tutta l'adolescenza il mio Romanzo Preferito, mi emoziono ancora a parlarne. La collana Gaja Junior era ricca di perle, un tempo: nella mia libreria occupano un posto d'onore, mi hanno formata e per questo gliene sarò sempre grata!
    p.s: Innamorata anche tu di Sorensen Carlisle??

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  12. Quando ero piccola sarei impazzita per i piccoli brividi, peccato che ancora non esistevano. Il mio primo è stato Zanna Bianca a 7 anni, poi sono seguiti tutti quelli che si leggevano all'epoca, tra cui anche i tristissimi Piccolo Lord, l'Incompreso, Libro Cuore. Anche i libri di favole erano piuttosto "duri" se paragonati al mondo iper filtrato che propiniamo adesso ai nostri bambini, se pensiamo a Hansel e Gretel, Biancaneve, Barbablu... insomma l'elemento della morte e, velatamente, del sesso, della violenza era sempre presente, mi chiedo se questo non prepari i bambini alla vita reale.
    E poi... i bambini di oggi magari avranno tutta una letteratura "protettiva" pensata apposta per loro, ma poi basta che accendano la tv e di violenza e volgarità ne possono avere quanta ne vogliono, o no?

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  13. Ho saputo in questo momento che è morta Margaret Mahy, autrice di La figlia della Luna. Sono shockata. Sì, Sorry Carlisle. Penso sempre a lui quando sento qualcuno con una leggera balbuzie. E ora... cavolo.

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  14. Scusate. Domani risponderò in modo coerente ed esaustivo, anche perché ci sono risposte veramente interessanti e competenti... però al momento sono un po' sottosopra per Margaret. Non è strano, che queste persone che ci parlano da lontano e che non sanno niente della nostra esistenza, siano così incredibilmente importanti per noi?

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  15. Salomon: sì, probabilmente hai ragione... anche per me i mentori sono stati molteplici, però quando devo pensare proprio ad Un Libro... vabé, si vede che non è così per tutti u_u

    Iguana Jo: Fa sempre piacere trovare un commento così *power*. Davvero.
    Allora, prima di tutto i tuoi figli hanno gusti eccelsi e se mi capitassero in biblioteca farei le feste.
    Vado per ordine, perché credo di aver capito di aver fatto un post-mescolone in cui le riflessioni si avvoltolano le une sulle altre e finiscono per confondersi...
    1. Devo dire che io è un po' che noto questo frapporsi dei genitori tra il pargolo e il mondo. Una volontà di proteggerli che si è acuita, forse per tutta la brutta cronaca che la tv ci vomita in casa o chissà che altro, forse l'essenza del bambino che è stata resa più *bambino* che *persona*... non soltanto in ambito libresco, anche in tutto il resto. Come a scuola, dove gli insegnanti hanno seri problemi nel fare il proprio dovere, perché il loro interlocutore non è più soltanto il bambino, ma anche il genitore. Un genitore che non permette che il figlio venga scalfito da un'altra autorità. Nei casi estremi, s'intende, però è parte di quella stessa tendenza. Che è la stessa che impedisce a un genitore di sgridare il bambino, anche quando meriterebbe di essere sgridato. Poi ovvio, parlo soltanto per quello che vedo o che mi viene raccontato. Tutto il resto, la 'normalità' non mi viene raccontata né mi viene da farci caso. Non posso parlare di quantità né di statistiche, però continuo a credere che qualcosa sia cambiato nei rapporti figlio-genitori e nel rapporto infanzia-mondo.
    2. Geronimo Stilton è un'altra questione. Parlo di lui perché credo che sia il caso più eclatante e perché il suo successo è indubbio. Io credo che sia sbagliato l'atteggiamento della casa editrice di presumere che un bambino ormai fuori dal periodo dell'apprendimento della lettura (facciamo dopo i 9 anni) debba essere agganciato con trucchetti grafici. La storia dovrebbe essere abbastanza. Una buona storia, forse, lo sarebbe. Poi il fumetto è tutta un'altra cosa, lì l'immagine è parte integrante del racconto e non uno strumento per tenere viva l'attenzione del pargolo. Anche perché poi definire i fumetti 'per l'infanzia'... voglio dire, è tutta un'altra branca (che tra l'altro adoro xD).
    Il fatto è che io mi chiedo cosa possa fare crescere GS, quali semi possa piantare in un bambino. E non riesco a rispondermi, vedo solo il puro marketing. Capirei se ci fosse un'evoluzione nella complessità delle storie, con l'avanzare dell'età di lettura. Ma così è solo... non lo so. Non so neanche come definirlo. Con questo non voglio dire che non possa piacere, i numeri mi smentirebbero subito. Né posso dire che non possa dare dei frutti, dopotutto i tuoi figli sono passati ad altro. Ma in biblioteca continuo a vedere una percentuale altissima di bambini che rimangono ancorati a GS. Anche giovani adolescenti, che se non lo trovano piuttosto non prendono niente. Di che cosa hanno bisogno? Non lo so.
    3. E' vero che il nemico del giovine lettore è l'ignoranza che lo circonda, ma io non credo che sia l'unico. Io subodoro un antagonista anche nel marketing spietato. Non in quello 'sano' e normale, proprio in quello che non si fa domande e che fila dritto verso il danaro.

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  16. Ilaria: Astrid Lindgren *__*
    Io i libri considerati per l'infanzia li leggo ancora adesso, se sono bei libri. Non è una distinzione che mi frena o mi imbarazza, neanche rispondevo a una che mi prendeva in giro quando in università tiravo fuori dallo zaino un Istrice o un GaiaJunior. Cioè, un bel libro rimane un bel libro, quale che sia il suo target di riferimento. Invece i GS... cioè, io so che se adesso riprendessi in mano Vevi di Erica Lillegg rimarrei ancora incantata come la prima volta che l'ho letto. Invece davanti a GS rimango proprio con un 'Bah' stampato in faccia ò_ò
    Poi pure io in casa leggevo quello che trovavo... Wilbur Smith l'ho letto tutto tra la fine delle elementari e l'inizio delle medie. Poi ho anche una sorella maggiore, quindi leggevo anche i suoi libri... cioè, io sono stata davvero facilitata nell'amore per la lettura, però penso a 'sti giovani lettori che sono appesi ai libri per un filo sottilissimo che è una coda di topo e mi chiedo cosa succederà al loro rapporto con la lettura quando non riusciranno più a trovare nulla nell'unico personaggio che hanno conosciuto... forse sono io che mi faccio troppi problemi, eh xD

    Stargirl: ieri non ho risposto bene >_>'' La figlia della Luna è un capolavoro immenso e non mi spiego perché non venga riportato alla luce. E' semplicemente meraviglioso e perfetto. E Sorensen è un personaggio meraviglioso, forse è anche grazie a lui che non ho mai subito il fascino del 'bel tenebroso'...
    ... zob ç__ç

    Valentina: ah, erano fantastici, I Piccoli Brividi *__* poi non è che leggessi solo quelli, però ne andavo matta...
    Ecco, hai centrato il punto come io non sono stata capace di fare. In tanti libri per l'infanzia-adolescenza attuali non c'è morte, né conflitto, né angoscia.. come si fa a rapportarsi con un mondo così Disneyano? Anzi, Disneyano un cavolo, che piango come una fontana ogni volta che guardo Dumbo. E Mufasa ç___ç
    ... comunque ù_ù''
    Non so, io credo che la lettura debba essere intensa e sì, preparare il bambino al mondo reale. Non a scopo educativo, ma per sincerità. Non possiamo mentirgli dicendo che va tutto bene e che la morte non esiste e poi lanciarli fuori senza scudo, dai ò_ò (Poi sì, la tv... ma vabè >_>)

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  17. Ottima cosa dividere la questione (invero piuttosto aggrovigliata) in punti distinti. 'mo vediamo se riesco ad aggiungere a quel che dici qualche ulteriore stimolo alla discussione

    1. "Devo dire che io è un po' che noto questo frapporsi dei genitori tra il pargolo e il mondo […]".

    Quando mia madre insegnava soleva ripetere spesso che il problema non erano tanto i bambini, quanto piuttosto i genitori. Son passati i decenni, ma pare proprio che i problemi si siano aggravati invece che risolversi…
    Quel che scrivi corrisponde anche alla mia esperienza. Non so se quest'ansia da protezione derivi dall'insicurezza dei genitori che si trovano a muoversi in un mondo decisamente più complesso dei quello dei loro padri, dal fatto che si cerca di pareggiare con un eccesso di cure la mancanza di presenza di genitori che volenti o nolenti sono costretti molto spesso ad abbandonare i figli a se stessi o se è proprio la maggiore consapevolezza della persona-bambino a rendere più pressante (e complicato!) il lavoro del genitore.
    Ti faccio un altro esempio in tema. I miei figli giocano a rugby. Da quel che mi dicono allenatori/educatori lo scoglio più ostico che si trovano a dover affrontare con i bimbi che si accostano a questo sport è la mancanza di abitudine al contatto fisico. A differenza che in passato oggi i bimbi giocano molto meno tra loro (l'unico spazio comune è spesso la scuola, e guai a toccarsi…), passano molto più tempo da soli, non sono abituati a rapportarsi fisicamente con gli altri.
    Queste sono generalizzazioni, ma credo aiutino a farsi un quadro più ampio della questione.


    2 e 3. "Geronimo Stilton è un'altra questione. […] "

    Io parto dal presupposto che il marketing sia il Male. E che gli editori non siano da un pezzo (se mai lo sono stati…) ne enti educativi ne motori culturali. Gli editori oggi sono aziende in cerca di profitto. E noi, ci piaccia o meno, siamo nel migliore dei casi clienti da accontentare, nel peggiore polli da spennare.
    Detto questo devo aggiungere che da lettore di Geronimo Stilton (!) il topastro non mi ha mai irritato come invece mi è successo con altri libri per l'infanzia (vedi qui, per esempio). Non voglio dire che sia un capolavoro, ci mancherebbe, solo che le sue pagine colorate mi sembravano invitare alla lettura piuttosto che distrarre dalle parole.
    Quello che forse GS può instillare in un giovane lettore è l'idea di lettura come gioco, al contrario di quel che può accadere a scuola dove la lettura è invece associata a un obbligo, a una costrizione.

    "…bambini che rimangono ancorati a GS. Anche giovani adolescenti, che se non lo trovano piuttosto non prendono niente"
    Questo in effetti è preoccupante e non ho risposte da offrire. Piuttosto mi chiedo perché questi "giovani adolescenti" vengono in biblioteca.
    Devono andarci o vogliono venirci? Nel primo caso credo che l'unica strategia sia provare a sorprenderli, nel secondo dargli la possibilità di spiegarsi e ascoltarli senza imporre nulla. Ma oh… è più facile da dire che da fare!

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  18. Sì beh, il discorso fila un po' meglio per punti xD So che spesso nei post finisco per fondere troppa roba insieme e alla fine... beh...
    Allora!
    1. La cosa del contatto fisico mi sconcerta un po'. Forse è l'assenza di spazi condivisi in cui giocare liberamente, tipo i cari vecchi parchi in cui bambini sconosciuti si amalgamavano e giocavano insieme per un intero pomeriggio per poi separarsi senza rimpianto... mah... questa cosa mi fa un po' orrore ò_ò'

    2. Io non credo che il marketing di per sé sia il male. Sarà che ho fatto il grafico-pubblicitario, che secondo me alla fine qualsiasi comunicazione contiene un messaggio che ne contiene mille altri.. non so, alla fine lo scopo del marketing è cercare di convincerti di una data cosa. Questo è il marketing, come dire, pulito, che gioca con le pedine bene in vista, coi colori, con le parole, coi riferimenti... non ci vedo nulla di male, anzi, mi interessa. Il marketing 'malato' è quello piatto, che va avanti per stereotipi, che non vuole farti acquisire un bene o un concetto, ma che cerca di infiltrartisi dentro e vuole renderti *oggetto* e non persona. Renderti malleabile e permeabile, l'acquirente perfetto. E' questo il marketing che mi schifa...
    Per Gs, allora...
    Stamattina sono stata in biblioteca e ho parlato con una bibliotecaria. Secondo lei GS va bene per i dodici anni di età. Io l'età di lettura proprio non l'ho trovata. Un ragazzino di sei anni l'ha voluto prendere e, per carità, è l'età adatta. Aveva provato a leggere altre cose, ma erano complicate, quindi giustamente è tornato dal topo. Il problema per me... forse è un problema che ha più a che fare con la mia biblioteca che con le altre, non so. Ma anche un'altra amica che lavora in una biblioteca di Brescia enorme e fornitissima testimonia che GS è seguitissimo anche da semi-adolescenti.
    Cioè, il problema della mia biblioteca è che in sala-ragazzi è tutto fuso insieme. Non ci sono divisioni per settori d'età, tipo 'Prime letture' o '8-9 anni' o '10-13' o che altro, è tutto insieme. Perciò uno prende il primo libro che gli risulta familiare e che lo conquista con la grafica e se lo porta via, a prescindere dall'età di lettura. Oggi ho riprovato a sfogliare un GS - di quelli da 23 euro e passa, tra l'altro.. - e l'ho trovato orribile. La grafica che sostituisce storia e stile, le immagini continue e invadenti mi distraevano dalle parole. E' come se un dodicenne guardasse Dora l'Esploratrice convinto che sia adatto alla sua età.
    Io tento di mandare quei pochi giovini che vengono da soli a esplorare e guardicchiare, però spesso mi tornano con GS o mi si accostano per chiedere consiglio o vengono prontamente seguiti dai genitori... mah .____.'

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  19. Mi ha fatto molto piacere vedere che in giro c'è qualcun'altro che si è accorto del problema. Perché si, c'è un problema e anche bello grosso. Innumerevoli volte mi è capitato di assistere in libreria a scene a dir poco infernali. Io ho 22 anni ma leggo ancora con piacere libri per ragazzi, o Young Adults, che vengono regolarmente sbattuti a fianco di Geronimo Stilton o dei libri di fiabe (questo vale anche per alcuni libri fantasy, che a causa di una copertina in stile manga o un pò colorata vengono "relegati" lì, mentre dovrebbero stare nell'apposita sezione). Quindi mentre vago fra sedie di plastica minuscole e tavolini formato bimbo, spesso mi capita di vedere:
    - mamme isteriche che strattonano il braccio a bambini piccolissimi perché "no, non te lo compro! basta vieni via e smetti di piangere, tanto non ci fai niente!" -> queste persone evidentemente non lettori abituali, forse capitati lì dentro per caso o per prendere libri di scuola, considerano i libri come giocattoli. Come una scatola di lego, il pupazzo di batman o altro.
    - annoiati papà che parlano/guardano il cellulare battendo il piede a terra "Dai, ti sbrighi! Su che tanto non lo leggi" -> magari se glielo compri la curiosità almeno di aprirlo gli viene, che dici? Per la serie, fai ad altri le cortesie che evidentemente non sono state fatte a te.
    - Bambini che si trovano davanti interi scaffali di Geronimo Stilton, e magari neanche una copia di "Capitani Coraggiosi" o simili. Quando ero piccola io ricordo scaffali e scaffali di Piccoli Brividi, Ragazzine, ma anche classici e la serie del battello a vapore etc.
    - Commessi incapaci che, come detto sopra, mescolano libri non per bambini perché ingannati dalla copertina, senza neanche sforzarsi di fare una ricerca di 2 secondi su google per vedere di che tratta il libro. NON che un bambino non debba leggere libri per adulti (anzi, dovrebbe, i libri per bambini sono il primo passo ma dopo devi andare avanti) ma alle volte certe scelte di posizionamento sono di una tristezza assoluta.

    Quando vedo queste cose penso con affetto a mio padre, che ha fatto il minimo indispensabile in un istituto professionale (ha sempre rimpianto il non aver studiato anche se poi nella vita gli è andata bene comunque), è andato subito a lavorare e in vita sua avrà letto un libro o due solo se costretto, a scuola. Ma che lo stesso mi comprava libri su libri senza mai protestare o rimproverarmi, e me li riportava come souvenir dai viaggi di lavoro (compresa quella volta che mi portò un'intera collana di libri per ragazzi, 30 volumi da Jules Berne, a Kipling, passando per Gulliver, Piccole Donne e Anna dai Capelli Rossi, etc. etc)...
    Come dicevi tu, oggi i bambini vengono trattati come decerebrati. Poi si stupiscono se da adulti si comportano come tali.

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  20. "1. La cosa del contatto fisico mi sconcerta un po'. […]"

    Yep! Non so quale sia la tua esperienza, che sei molto più giovane di me. Io sono anni che non vedo più bimbi da soli per strada… (ok, vengo da bolzano e abito a modena, quindi il mio punto di vista è parziale, ma tant'è)


    "2. Io non credo che il marketing di per sé sia il male.[…]"

    Ribadisco: il marketing è il Male.
    È il Male perché verità e giustizia sono optional, l'importante è convincere con ogni mezzo le sue vittime.
    È il Male perché è superficiale e semplificatore, quando invece la realtà è complessa e profonda.
    È il Male perché parla sempre per maiuscole, enfasi e punti esclamativi, ingannando scientemente le sue vittime.
    È il Male perché il suo fine non è conoscenza, ma il denaro (altrui).
    È il Male perché genera bisogni invece che soddisfarli.
    È il Male perché è fascista dentro, lavorando sulle differenze, sulle mutue esclusioni, sulla fuga dalla realtà.
    È il Male perché lavora sul peggio di quel che siamo.

    ok. Fine dello sfogo! :-)

    Ah… di mestiere faccio il grafico. fortunatamente non lavoro in pubblicità.



    "3. […]Cioè, il problema della mia biblioteca è che in sala-ragazzi è tutto fuso insieme. Non ci sono divisioni per settori d'età, tipo 'Prime letture' o '8-9 anni' o '10-13' o che altro… "

    Capisco. In effetti qua a Modena con le biblioteche ci trattano molto meglio.
    Una cosa che secondo me è in grado di avvicinare i ragazzi ai libri, alla loro varietà, alla loro organizzazione, sono le visite in biblioteca organizzate dalla scuola elementare (ma forse i miei figli c'erano stati anche con la scuola materna…), quando i bimbi son tornati a casa erano entusiasti. Da voi si fa?

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  21. Anche io penso che il Marketing sia il Male, perché ci propina schifezze come 50 sfumature di grigio, nero, rosso, marrone, Hunger Games 1, 2, 3, 18 e altre cacchiate per young adult e adult completamente rimbecilliti, con delle copertine accattivanti. Monnezza a dei prezzi spropositati.

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  22. Iguana: 1. Beh, effettivamente quando sono stata a Napoli mi sono stupita di vederne, di bambini che giocavano a calcio un po' ovunque... mah... 'ai miei tempi' si giocava ancora tutti insieme, a scuola.

    2. Eh xD Non so, per me c'è il marketing *neutro* e il marketing *malato*. Dopotutto è marketing anche quando qualcuno cerca di far penetrare un messaggio positivo. Quando mi chiedo 'Come potrei fare per riuscire a far leggere i giovani?' mi viene da analizzare il target e trarre le dovute conclusioni. Credo che la bontà del messaggio dipenda dal 'prodotto', che può anche essere un cambio di pensiero o di abitudini o effettivamente un bene che necessita di essere venduto. O dalla sincerità del messaggio e dagli strumenti usati nella comunicazione. Io mi imbelvisco quando vedo stereotipi razzisti o sessisti supportati gioiosamente dalle pubblicità. A volte mi metto a progettare iniziative che non avverranno da nessuna parte se non nella mia mente e a metà mi chiedo 'Ehi, ma questa cosa non è sessista?' e in caso cerco di 'guarirla'.
    Non so, per me c'è marketing e marketing, non ce lo vedo il mio professore di grafica a incentivare differenze e sfruttare stereotipi.

    3. ... non so se rispondere con un 'LOL' o con un 'Sigh'... qua la visita in biblioteca si fa una volta all'anno, forse, magari, eventualmente, si vedrà. Cioè, qualcuno la fa, di solito si evita accuratamente... tristezza >_>

    Pannsj: Dio, la tristezza assoluta di quando cincischio in libreria e vedo scene di quel tipo... bambini che tendono la manina verso la vetrina e chiedono 'Papà, posso prendere un libro?', il pezzo di culo manco risponde e la tira via. Quanto male gli ho augurato. Anch'io sono stata schifosamente fortunata. Fino ai 14 anni le mie letture venivano gioiosamente finanziate dai miei, mi si regalavano spessissimo libri, ero circondata da lettori. Mio padre ha giusto la licenza media, ma legge come un drago. Come si fa a non venire infettati, in un ambiente così? Però mi fanno rabbia lo stesso quelli che rifiutano l'idea che il figlio possa fare qualcosa che loro non sanno/vogliono fare... checcavolo, perché gli devi tarpare le ali così? Mah...

    Valentina: beh, io ribadisco quanto sopra, che c'è marketing e marketing... poi Hunger Games non credo sia male, anzi, non l'ho ancora letto ma ho un paio di amiche super-lettrici che lo gradiscono eccome ò_ò Cioè, a me piace la sfida insita nel marketing. La domanda 'Ok. Tu sei fatto così, ti piace questo, sei circondato da quest'altro. Come posso fare per raggiungerti e convincerti a considerare questo oggetto/libro/concetto?'. Poi io ci aggiungo anche l'espansione '... senza fare uso di stereotipi, cercando di veicolare un messaggio positivo ed evitando di contrappormi a qualcosa di già esistente'.

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  23. Sono assolutamente d'accordo con te. Da bambina ho iniziato con la Pitzorno e con Dahl, non con Geronimo Stilton, e quando mi sono capitati tra le mani (anni dopo, tramite il mio fratellino) i libri del topastro sì li ho letti - perché si leggeva tutto - ma non mi hanno mai 'presa' in quel modo. Neanche una volta, neppure una storia.
    Ultimamente mi è successo, per un progetto, di rileggere molte fiabe e storie del secolo scorso per bambini/ragazzi. Ci sono cose in quelle storie che un bambino non può capire, non può, nonostante siano scritte apposta per la sua età. Ed è giusto. Perché? Perché il fatto che siano un gradino più di quanto dovrebbero essere è esattamente quello che spinge il bambino a crescere, ad imparare qualcosa, ad aumentare la sua "gittata di comprensione"... Quando da piccina pretendevo di leggere libri veramente troppo adulti per me, quella santa donna di mia madre non mi ha mai impedito di farlo; mi ha soltanto detto, con gentilezza ed un pizzico di autorità nel campo, che "non erano ancora per me". Al che io potevo fare due cose: fidarmi e leggerlo più avanti, o provare lo stesso. Per poi finire puntualmente con l'abbandonarlo se veramente non era per me, perché anche i libri si scelgono i loro lettori e se non sei all'altezza non c'è niente da fare.

    Ps. E a mo' di prova: il fratellino che leggeva GS si è presto stancato per passare ad Agatha Christie e Conan Doyle. :D

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  24. Jericho: Pitzorno e Dahl *w*
    Ecco, nelle storie del 'topo' mancano magia, entusiasmo, coinvolgimento... e sì, la sfida alla curiosità. Mia sorella ha imparato a leggere piccolissima, nostra madre la interrogava sull'alfabeto che aveva ancora due anni. A tre e mezzo si è letta Pinocchio (quello di Collodi, non un'edizione ridotta) e ogni tot doveva chiedere a nostra madre 'Cosa vuol dire questo?' e lei rispondeva.
    Io ho umilmente cominciato con Pandi, eh xD Però sì, questo continuo 'Tu sei ancora a questo livello e io mi abbasso ad un livello ancora inferiore per permetterti di seguire tutto senza il minimo intoppo'... hai centrato il punto che continuavo a mancare miseramente xD
    E tuo fratello ha gusti eccelsi ù_ù

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  25. Io adoravo la Pitzorno... Mi ricordo che mia mamma, quand'ero bambina, mi portava ciclicamente in libreria a fare incetta di Gaia Junior Mondadori e Gialli Junior. Li ho divorati e a 14 anni leggevo già Patricia Cornwell. Adesso puntano solo su Geronimo Stilton, Winx e simili. Tutti in serie, tutti uguali. E dire che l'editoria per ragazzi è favolosa, c'è una scelta molto ampia e bellissima... Io sto letteralmente riempiendo i miei nipoti di libri :-)

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  26. Penso che un lettore percorra sentieri personali, a volte complessi, il vero lettore è alla scoperta di se stesso. Penso che ciò che più conta è ritrovarsi tra le righe, credo che ogni lettore vada rispettato. Non penso che tutti possano arrivare a leggere Il cimitero di Praga, alcuni si fermeranno prima, altri scaleranno le vette più ardite, lasciamo ad ognuno la propria vetta.

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  27. ciao, arrivo sul tuo blog direttamente da Google perche cercavo dei libri con caratteri facili per le prime letture di Ale, che ha da poco compiuto 6 anni. Non conosco GS che per nome, perche' non viviamo in Italia e perche' di solito compro tutti i libri su internet in quanto le librerie italiane di solito non hanno i libri che cerco (non lo dico per snob, ma per esercizio cerco di leggere tutto in lingua originale e per Ale, cerco sempre dei libri che di solito non sono tradotti in italiano). Per Ale cerco libri con illustrazioni dettagliate e colori reali. Lui sfoglia di tutto, anche topolino, perche' voglio che sia un lettore curioso ed onnivoro come la mamma, ma le storie che gli leggo sono quelle di R. Dahl, Bianca Pitzorno, L. Cherry, E. Beskow, A. Lindgren, Yuyi Morales, Jill Barklem.....molti autori sono nuovi per me, e per questo forse sono cosi affascinata anche io nel leggere quelle storie con lui. Quello che osservo ora e' che gli basta un bozzetto da guardare ogni tanto (come nelle edizioni delle storie di Dahl per esempio), oppure delle tavole di disegni accuratissimi da ammirare mentre racconto (come nelle storie di Boscodirovo). Ecco, forse mi piacerebbe che alcuni libri, come quelli della casa editrice Floris Book, che si trovano solo in inglese, fossero riproposti anche in italiano per accedere ad un pubblico più vasto e deliziare più bimbi. Grazie per il tuo post e per leggere questo mio commento !!

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