sabato 27 giugno 2020

Le cosmicomiche di Italo Calvino - Una dichiarazione d'amore


Il mio primo incontro con Calvino non è stato granché entusiasmante. Ero alle medie e la professoressa ci fece leggere Il visconte dimezzato, e mi sembrava che il suo favoleggiare mi riportasse indietro nell’età di lettura, in un periodo in cui sbafavo liberamente dalla biblioteca dei miei genitori piena di Wilbur Smith e Remarque. È forse l’unico degli scrittori che ho avuto in programma che mi sia andata poi a recuperare, forse perché invece di spiegarmene vita, morte, miracoli, tematiche profonde e quant’altro c’era stato solo un libretto breve di cui ricordavo a mozziconi la trama fiabesca.



Ho letto Se una notte d’inverno un viaggiatore prima di finire la triennale, ancora nel 2013, e di Calvino mi sono innamorata visceralmente, Se una notte d’inverno è ancora il suo libro che ho amato di più, benché ancora non abbia letto tutto – ho recuperato la trilogia fiabesca, ho tentato i suoi lavori più sperimentali senza capirli e amarli del tutto, come Le città invisibili, Palomar e Il castello dei destini incrociati. Le cosmicomiche l’ho preso usato a chissà quale bancarella, e ne ho posticipato la lettura finché non sono arrivata a casa di mia madre una settimana e qualcosa fa. Ero scesa in treno portandomi dietro La sposa giovane di Giovanni Arpino e Lo straniero di Albert Camus, letture brevi e intense che mi erano bastati un viaggio e una notte per finire. Ho preso in mano Le cosmicomiche chiedendomi se sarebbe stata la volta buona o se non l’avrei iniziato e messo da parte come tutte le altre volte e, sorpresa, mi sono innamorata di Calvino ancora una volta.

Aiuta certo il fatto che ultimamente abbia iniziato a interessarmi all’astronomia e all’astrofisica – pur senza avere le competenze per capirne granché, mi piace leggerne e ascoltarne le descrizioni puntigliose che fa Adrian sul suo canale di divulgazione; per lavorare a un articolo mi sono fatta consigliare qualche fonte aggiuntiva e ho scoperto Centauri Dreams, un portale dedicato all’esplorazione spaziale e alla terraformazione, da brividi. È un interesse nuovo e giovane, iniziato dalla lettura di La malinconia del mammut di Massimo Sandal, che inizia raccontando la genesi del nostro pianeta e tutte le estinzioni cui è andato incontro per dedicarsi a quella in cui ci troviamo in mezzo in quel dell’Antropocene – la sesta.



Anche Calvino si dimostra appassionato della storia del mondo – di tutta la storia del mondo, quella prima della storia. Le cosmicomiche è una raccolta di racconti narrati tutti da una stessa voce, quella di Qfwfq, che era presente ed esisteva, pur nell’assenza di significati concreti, fin dalla genesi dell’universo, insieme a una serie di entità altre tutte portatrici di nomi impronunciabili e in qualche caso di precisi legami di parentela. Era un punto in mezzo al nulla, un punto in cui confluivano tutte le entità esistenti, e racconta come fosse esistere senza saperlo, ci trascina nel paradosso di una vita che precede l’universo, enumera i cambiamenti delle galassie ricamandoci sopra storie profonde e piene, piene, piene di inventiva e immaginazione. Modello Calvino al suo meglio.

Ogni racconto è preceduto da un brevissimo enunciato scientifico; il primo riferisce dell’influenza delle maree sulla distanza tra Luna e Terra, e racconta di una gitarella verso il satellite grazie allo sfruttamento dell’alta marea; un altro inizia spiegando gli effetti deleteri delle radiazioni solari, di come bruciassero la Terra prima che sviluppasse uno strato protettivo di atmosfera; un altro ancora parla dell’universo prima dell’universo, quando tutto ciò che esisteva era condensato in uno stesso punto; in un altro ancora Qfwfq è incarnato come espressione di vita – nulla si crea, nulla si distrugge e tutto cambia – come uno degli ultimi dinosauri, forse l’ultimo rimasto in vita, e della sua mimetizzazione con una comunità di nuove creature – rettili o già mammiferi? Non ricordo, e non ne so abbastanza da avanzare ipotesi serie.



Spiegato in questo modo, può dare l’idea di interessare solo a chi si entusiasma quando si parla di radiazioni, nebulose, gravità. Ma è Calvino, e Calvino si vede quando si diverte proprio. Nelle Cosmicomiche gioca, crea personaggi improbabili e portatori di un vero sentire, affila situazioni imbarazzanti e paradossali eppure incredibilmente convincenti; gare di biglie con gli atomi, uno zio acquatico che aborrisce alla discendenza anfibia che pure ne fa una macchietta, una caduta in mezzo allo spazio nel segno di un triangolo amoroso, questioni meravigliosamente semiotiche sulla creazione del segno e la ricerca del significato.

Che meraviglia la testa di Calvino. Che meraviglia poterla visitare di tanto in tanto attraverso i suoi libri. È pura bellezza.

3 commenti:

  1. Condivido l'amore per Calvino, in particolare il C. da metà anni sessanta in poi, proprio a partire da Le Cosmicomiche (ti consiglio la successiva raccolta Ti con Zero).
    Mi affascina vedere come un Autore sia in grado di partire da un mondo in apparenza così distante dal suo (le teorie scientifiche che danno il via a ogni racconto) e riesca a trarne materia narrativa.

    In Calvino ho sempre amato e ammirato l'aspetto cerebrale, metanarrativo (per esempio in Se una notte...), l'uso dell'arte combinatoria come motore generatore di alta letteratura, però devo dire che proprio ne Le Cosmicomiche appare, di rado, ma appare, il Calvino romantico.

    Mi riferisco in particolare al primo racconto, il meraviglioso paragrafo finale che chiude "La distanza della Luna" e il finale, incalzante, pieno di energia (e che energia, trattasi del Big Bang) di "Tutti in un punto", ovvero di come uno slancio d'amore e di altruismo gastronomico possa dar vita a un intero universo.

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  2. Le Cosmicomiche mancano ancora dal mio itinerario calviniano, ma la tua frase finale riassume il suo estro creativo multiforme, quindi non posso fare altro che ribadire: che meraviglia la testa di Calvino! :)

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  3. Io invece ho amato Calvino fin da subito, quando nella soffitta di mia nonna trovai un baule pieno di libri (che tesoro!!),rimasugli delle scuole frequentate dai miei zii e da mia madre; nel mucchio scovai una copia di Marcovaldo degli anni '60 ed un "Barone Rampante" che mi fecero sognare;per la precisione scovai anche un "Bel Ami" di Maupassant, assolutamente inadatto ad una ragazzina dodicenne e perciò ancora più prezioso...
    Ciao
    Betty

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