mercoledì 7 agosto 2019

Parlarne tra amici di Sally Rooney (capolavoro o ciofeca?)

Di Sally Rooney si è parlato – e si parla – così tanto che la prima reazione di molti lettori è la chiusura completa, il rifiuto di un caso editoriale urlato così forte che sembra pilotato, con tutta la conseguente aspettativa di ciofeca estiva. Ed è un istinto che capisco e di cui sono stata spesso vittima, – i casi editoriali che si rivelano tutt'al più mediocri sono così tanti che è normale partire prevenuti, difatti la buona Sally l'ho attesa con pazienza un mesetto buono, avendo prenotato in biblioteca il suo romanzo d'esordio, Parlarne tra amici. Persone normali, il suo secondo romanzo di cui tanto si parla, si posta e si twitta, lo leggerò quando avranno finito le 23 persone in coda prima di me, – 'cidenti.



Parlarne tra amici non è una ciofeca estiva – tutt'altro – e neanche un capolavoro. È una lettura leggera, piacevole, decisamente attuale. È anche parecchio interessante per il modo in cui la vicenda è raccontata, con una spietata auto-consapevolezza, un costante monitoraggio delle proprie azioni e dei propri sentimenti da parte della protagonista e narratrice, Frances.

Ma andiamo con ordine, e quando mai.





Parlarne tra amici è stato pubblicato da Einaudi nel 2018 per la traduzione di Maurizia Balmelli. L'autrice è nata nel 1991 a Dublino, ha studiato letteratura americana al Trinity College – e si sente – e ha pubblicato un buon tot di racconti su prestigiose riviste letterarie. Sono certa che si riveda nella sua protagonista, la ventunenne Frances, poesia e problemi alimentari, codipendenza affettiva e filosofia politica radicale. Vive da sola in un appartamento che appartiene allo zio, frequenta l'università, fa da lettrice per un'agenzia letteraria, si esibisce in recital di poesie mai pienamente raccontati insieme al suo primo amore, Bobbi – che nonostante il nome è una donna, una bellissima donna – che ora è la sua migliore amica. Capita che a una di queste serate entrino in contatto con Melissa, fotografa e saggista, trentasette anni, una donna intelligente e raffinata che le invita a casa sua per un bicchiere e qualche giorno dopo per una cena. A questa cena è presente anche il marito, Nick, un attore bellissimo che lì per lì appare un po' vuoto, di contorno, e di cui Frances si innamorerà pazzamente nel giro di poche pagine.



La trama, vista così, è abbastanza sciapa; un'originalissima storia di amore e tradimento – proprio wow – ma la faccenda fa presto a dimostrarsi più complessa. Tanto per cominciare le persone sono complesse in quanto individui, diventano ancora più complesse quando hanno a che fare con altre persone – figuriamoci poi e sono come Frances e Nick, che denominerei con affetto figli del PTSD – e il contesto attorno è assai meno prevedibile di quanto non si penserebbe a una prima occhiata. Come dicevo poc'anzi, Parlarne tra amici è molto attuale, in un modo che rovinerebbe la lettura se ne parlassi così, sarebbe uno spoiler letale. Dico solo che personalmente ho gradito – e molto – i vari risvolti emotivi e sentimentali.





L'altra faccenda che rende Parlarne tra amici un'ottima lettura è la voce narrante consapevolmente fallata; un paio di giorni fa stavo guardando Derry Girls, una spassosissima serie su Netflix incentrata sulle vicende di un gruppo di ragazzine nell'Irlanda degli anni '90. In quel periodo usciva I soliti sospetti, e il mio personaggio preferito – la cinica Sister Michael – denota Kaiser Soze come un unreliable narrator, il narratore inaffidabile. Ora, giriamoci poco attorno, quando raccontiamo di noi – a noi stessi e a chiunque altro – siamo sempre narratori inaffidabili; la realtà oggettiva e immanente può anche starci davanti agli occhi, ma filtrandola con la nostra prospettiva squisitamente umana la recepiamo ognuno in un modo diverso, senza contare il fatto che la mera selezione di cosa raccontare è di per sé una scelta soggettiva, ma adesso non allarghiamoci che sennò di Sally Rooney non parliamo più. Il punto è che Frances sa di essere una narratrice inaffidabile, e con un'onestà spietata offre al lettore tutti i suoi timori, i meccanismi mentali che la portano a una determinata scelta, le sue paranoie più sciocche, i suoi errori di giudizio. Sappiamo che quando ci racconta la sua lettura di una conversazione dovremo prendere il suo giudizio con le pinze, e non è tanto questo a costituire l'originalità della narrazione – figuriamoci, da Svevo a Nabokov ad Agatha Christie i narratori inaffidabili fioccano in letteratura – quanto la sua consapevolezza. Frances sa di essere umana, e che la sua prospettiva sia quindi sfalsata dal suo vissuto.





Ho trovato eccellente anche la descrizione di come il suo carattere si sia formato e costituito, la somatizzazione dei suoi problemi, lo strazio dei problemi non somatizzati. La costruzione del personaggio – sia per Frances che per Nick e soprattutto per la (mia) diletta Bobbi – è attenta e coerente, per quanto possa dirsi coerente un essere umano.

Parlarne tra amici non è un capolavoro, dicevo, per quanto l'abbia letto in un giorno, e non va trattato come tale. Ma è un ottimo romanzo, scritto con intelligenza e tuttavia leggero e gradevole, e davvero contemporaneo.

E fossi in voi, seppure comprenda la sfiducia nel caso editoriale pompato, una possibilità gliela darei eccome.

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2 commenti:

  1. Non è un capolavoro neanche Persone normali, eppure mi è piaciuto molto.
    Entro l'anno, recupererò anche il suo esordio. :)

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  2. Ho recuperato "Persone Normali", non mi aspetto un capolavoro ma spero in una buona lettura :)

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