domenica 11 agosto 2019

Jalna di Mazo de la Roche

È dall'insperato successo della saga dei Cazalet – e poi, immagino, della bibliografia poco a poco riedita di Elizabeth Jane Howard – che la Fazi si è data alla riscoperta di saghe familiari del primo '900; dopo i Cazalet è arrivata la famiglia Aubrey di Rebecca West – il terzo volume, Rosamund, è qui vicino e da quando me lo sono ritrovato nella cassetta della posta ci guardiamo intensamente – e la trilogia di Carmen Korn ambientata in Germania. E poi Jalna, il primo volume di una saga lunghissima – sedici libri, sedici libri – scritta in un arco di tempo di più di trent'anni, dal 1927 al 1960 da Mazo de la Roche, misteriosa autrice canadese vissuta dal 1879 al 1961, prima donna ad aver vinto l'Atlantic Monthly Prize.

Scrivono che Mazo de la Roche sia cresciuta leggendo abbondanti dosi di Lewis Carrol; e probabilmente è vero – che ne so io, dopotutto? – ma nella sua scrittura vedo un altro autore-ingrediente, che trasuda nei racconti della tenuta di Jalna, nell'Ontario, nelle stradine di ciottoli, nei pascoli, nei boschi. Mi ricorda tantissimo Lucy Maud Montgomery, proprietaria della penna – e della mano – che ci ha dato Anna dai capelli rossi – o meglio Anne of green gables – con le sue giovani e giovanissime protagoniste che vivono una versione personale e mitizzata del luogo in cui risiedono, come se abitassero un sogno. Jalna è un po' un sogno, a suo modo, anche se poi la famiglia dei Whiteoak è ben lungi dalle oniriche maestosità del paesaggio.

La famiglia, dunque, che è l'elemento più importante. La famiglia risiede in questa grande tenuta; c'è Adeline, la matriarca dispotica e quasi centenaria che tutti chiamano nonna, i suoi due figli Ernest e Nicholas – uno orgogliosamente letterato, seppure con risultati mediocri, e l'altro che sogna l'antica dissolutezza di cui gli rimane soltanto la gotta – e i nipoti, Renny – il capofamiglia, burbero e deciso, fintamente saggio – Meg, l'unica femmina – ritratto del termine aggressività passiva –, e Eden il poeta, Piers che aiuta a mandare avanti la fattoria, Finch che vive tartassato nell'ombra dei fratelli e l'adorabile Wakefield, nove anni, peste e momento più allegro della lettura.

Le cose a Jalna scorrono immutate. Nessuno vuole, né si aspetta, un qualche cambiamento. I più giovani incontrano qualche problema, si espongono al futuro e si chiedono come fare, mentre gli altri si adagiano tranquilli sulle proprie abitudini. Eden pubblicherà una raccolta di poesie, e questo lo porterà in città, e la città gli porterà degli incontri inaspettati; Finch si dibatte tra orgoglio ferito e insicurezza, capro espiatorio delle frustrazioni famigliari, ultimo nello studio e nella vita; Piers è innamorato di un'amica d'infanzia che lo ricambia, ma è figlia illegittima dell'uomo che un tempo Meg avrebbe dovuto sposare, e da qui drammi a non finire.



Sembra che il comportamento dei giovani – non soltanto il comportamento, ma ogni mossa, ogni sforzo messo in atto in qualsivoglia direzione – faccia parte di un movimentato spettacolo messo su per sollazzare i più anziani. Nicholas, Ernest, Meg e Renny assistono alla vita altrui come se non avessero di meglio da fare – e tecnicamente è proprio così – e Renny è chiamato, di volta in volta, a dare la sua opinione, a scegliere una strada percorribile dall'individuo che sia comoda per la famiglia tutta; perché in un certo senso, tutto ciò che accade a qualcuno, finisce per accadere a tutti. La catena che tiene insieme i membri della famiglia Whiteoak è stretta, e sembra che non se ne possa fuggire, – e che a volte non se ne voglia proprio fuggire, perché la trappola ha l'aria di una tana e sa essere estremamente confortevole.

Mi rendo conto che della trama non ho detto molto, ma che c'è da dire?, ogni membro della famiglia va avanti con la sua vita – o ristagna, a seconda – e solo in certi punti, in un tragico gioco di malefatte e conseguenze, intacca davvero lo scorrere della comune routine. Renny continua a spadroneggiare; Wakefield resta un astuto monello che ruba caramelle e piange a comando, e sembra essere l'unico a riuscire a godere davvero della meraviglia che ha intorno. Compaiono personaggi esterni alla famiglia che riescono a darne un'immagine più coerente con la realtà rispetto a quella che i Whiteoak si raccontano.
Personalmente ho gradito un sacco, e sono davvero curiosa di leggere come andranno avanti a Jalna, come finirà tutto quel tramestio di relazioni; soprattutto voglio sapere che ne sarà di Finch e di Wakefield, davvero, pure da lettore che scruta l'interno di quella testolina machiavellica, non puoi impedirti di affezionarti. Diventerà un santo o un proto-dittatore.

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2 commenti:

  1. Il primo capitolo di questa saga è davvero irresistibile: personaggi vivi che ti entrano nel cuore, avvenimenti che stuzzicano curiosità e interesse, un modo di narrare che rende il lettore immediatamente partecipe della vita a Jalna. Il tempo sembra essersi fermato ma l'apparenza inganna e aspetto con ansia il secondo volume :)

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  2. Mi piace quel riferimento al ristagnare dei personaggi e al loro intaccare la routine: si adatta, secondo me, soprattutto a Eden e Alayne, con quel loro improvviso mutamento che ci lascia in sospeso... Sono curiosa di leggere il seguito!

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