giovedì 28 marzo 2019

Nel cuore della notte di Marco Rossari

Lo so che sono in netta minoranza, ma twitter rimane il mio social preferito; è netto, meno personale, facile alla discussione e al disinnesco del flame. Immediato farsi un'idea di chi seguire e non seguire, pochi minuti di scorrimento per trovare articoli interessanti, proposte letterarie che attirano, citazioni complete di autore e copertina fiammante. Pochi caratteri a disposizione, c'è da sceglierli bene.

Nel cuore della notte di Marco Rossari l'ho scoperto così; neanche con una pistola alla tempia saprei riprodurre financo la vaga impressione della frase che me l'ha presentato, né ipotizzare chi ne abbia deposto la prosa ai miei occhi. Vai a sapere. Però l'input è rimasto, flebile ma guardingo, e quando me lo sono trovato davanti in biblioteca, in bella mostra tra le novità, accaparrarmelo è stato un attimo.




Marco Rossari è nato nel '73, ha tradotto una mole ragguardevole di autori rispettabili – e mi chiedo, la traduzione l'ha guidato nella scoperta del suo stile, nell'innesco e nel disinnesco dei fattori narrativi, oppure si è trovato a dover difendere la propria firma dagli attacchi dell'altrui ispirazione? - tra cui Charles Dickens, Hunter S. Thompson, John Niven, Gertrude Stein; ha pubblicato diversi romanzi per add e e/o, e ad aprile 2018 ha fatto uscire col romanzo di cui mi accingo a chiacchierare.



Sapevo prima di iniziarlo che non mi avrebbe sottratto troppo tempo; una giornata e poche ore e l'avevo bello che finito. Lo sapevo dalla citazione, che era un libro di quelli. Ora però tocca parlarne con un senno di poi un minimo coerente. Lo stesso senno di poi del protagonista, incastonato in una cornice che gli dona rispetto e ne racconta la fine.



Il protagonista è un personaggio misterioso in cui incappano un narratore e la sua ragazza – la quale, a ben vedere, dorme per quasi tutto il tempo del racconto – durante un viaggio in una qualche zona sperduta del cosiddetto “terzo mondo”. Su un autobus che dovrebbe condurli insieme ad altri turisti ad assistere alla meraviglia di un'alba sulle pendici di un vulcano, un giovane borghese sta spendendo il suo regalo di laurea, seduto vicino a un tizio maleodorante, di mezza età, con una voglia troppo evidente sull'occhio e una tintinnante scorta di birre sotto il sedile. L'incorniciatore borghese ha l'impressione di averlo già visto, è un volto conosciuto, ma non riesce a ricollocarlo. Ci riesce, poi, aiutato dallo sconosciuto stesso, che inizia a raccontarsi.





Racconta brevemente del suo passato di adolescente arrabbiatissimo, intrappolato nella gabbia borghese della ricchezza genitoriale; racconta dell'incontro con Anna – sempre adolescenziale – e della loro crescita insieme – adolescenziale fino a un certo punto. È una storia d'amore, di poesia, che si fa ad un certo punto attuale e pertinente alla nostra realtà con un cambio di marcia improvviso, quasi fastidioso; un attimo prima il poeta ci parla del suo lavoro in libreria, di Anna, delle sue ossessioni, dei passi falsi che si rimpiangono una vita intera, e poi siamo nel mondo vero, il nostro, solo coi nomi cambiati, e sembra quasi che non sia giusto.

Però è giusto, ed è giusto che il mondo della narrativa si confronti con quello che si trova all'infuori di queste parole, all'infuori della finestra che voi non vedete, ma che fa entrare un po' di luce. È giusto anche se è una sensazione strana, anche se si stava bene accoccolati tra le pagine di un libro scritto da qualcuno che reputa le lettere davvero importanti – Rossari, il corniciao-narratore, il poeta-protagonista.
Ecco, un aspetto che avrei dovuto trattare prima è la poesia; Nel cuore della notte ha un merito importantissimo, per me, e penso che per questa cosa sarò sempre un po' grata a Rossari. Il poeta mi ha riavvicinata alla poesia; ho sempre temuto di cadere nel cliché della fanciulla che parla per enigmi e che passa le serate accarezzando un po' il gatto e un po' un volume logoro dei versi di Bukowski, o ancora peggio il fantasma della mia professoressa di lettere del liceo, che spiegava gli stilnovisti con la bava alla bocca, innamorata persa di Cavalcanti che, cito testualmente “era bello, ricco e intelligente: ce le aveva tutte”.





Finito di leggere Nel cuore della notte sono andata in biblioteca, e poi a sbirciare tra gli scaffali della mia fidata coinquilina, che riesce laddove il sistema bibliotecario nazionale fallisce. E le mie ricerche hanno dato dei frutti, e intendono continuare, e farsi spazio pure qui, in quest'angolo di blog. Sapevatelo.

(dio quanto spero di non trasfigurarmi in una fanciulla misteriosa ammantata di versi ed enigmi che scruta la luna in cerca di risposte a domande banalissime di cui saprebbe recitare mille risposte).


Dunque, troviamo una chiusa; Nel cuore della notte è un romanzo che parla d'amore, di coppia, di poesia, di perdite e un po' pure del mondo esterno e attuale. Ne ho adorato l'onestà stilistica, la bellezza della prosa che non teme di manifestarsi. Leggendolo mi è venuto da pensare che un romanzo è bello quando un autore non ha paura di scrivere quello che vuole scrivere. Per me che rifletto su che tono dare a un “ciao”, si tratta di un'invidiabile forma di coraggio.

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