domenica 3 febbraio 2019

La difesa di Luzin di Vladimir Nabokov


Io e Vladimir abbiamo iniziato col piede sbagliato diversi anni fa, quando sono arrivata più o meno a metà di Lolita per abbandonarlo e decidere che dentro la testa del professor Humbert Humbert proprio non ci volevo stare, mi metteva i brividi. Meno male che poi ho preso in mano Una risata nel buio e Ada o Ardore, di cui vai a sapere perché non ho mai chiacchierato su questi lidi, anche se il primo è una delle migliori letture degli ultimi anni. Qualche settimana fa è stata la volta di La difesa di Luzin, e mi è piaciuto moltissimo anche questo, e magari è la volta che scriva qualcosa su Nabokov, che sennò finisco per leggerlo tutto in silenzio e sarebbe strano, visto che ormai il nostro rapporto scrittore-lettore è intensamente avviato.
La trama di Lolita è arcinota, quindi la tralascio; Una risata nel buio racconta la rovinosa storia dell'ossessione di un uomo sposato per una giovane ambiziosa, Ada o Ardore di una relazione morbosa e incestuosa. La difesa di Luzin ha al centro un'ossessione, ma per la prima volta da quando ho iniziato a leggere Nabokov, non si tratta di un'ossessione sessuale, tutt'altro. Luzin gioca a scacchi, è malato di scacchi, se li tiene impiantati strettamente nei cromosomi. Ma andiamo con ordine.
La difesa di Luzin è una delle prime opere di Nabokov, scritto nel 1929 ed è uscito inizialmente a puntate su una rivista parigina. Scritto in terza persona, inizia raccontando di Luzin-padre, – il padre del protagonista – un uomo serio e noioso che scrive libri per ragazzi tremendamente edificanti e dimenticabili. Luzin-figlio è una delusione amata. Non interagisce, non gioca, è timido e privo di interessi. Non brilla a casa né a scuola, ha difficoltà a comunicare coi genitori e con chiunque altro. Si apre soltanto agli scacchi, il suo unico interesse, scoperto grazie a un amico di famiglia.
La vita di Luzin alla fine è questa, quella del suo talento e di dove questo lo porta. Una vita costruita attorno agli scacchi, in cui ogni scelta punta verso nuove tecniche, nuovi incontri, nuove vittorie; in cui l'ossessione a un certo punto presenta il conto, o forse è la pretesta di una normalità inadatta a corrodere. Non c'è nulla di statico in questo romanzo, e la voce di Vladimir è sempre la voce di Vladimir.
È stata un'ottima lettura, e devo decidermi a chiacchierare anche del romanzo che ho preferito di Nabokov, Una risata nel buio. C'è tanto da dirne, ma saprò io dirne?

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