venerdì 4 gennaio 2019

Il mar delle blatte e altre storie di Tommaso Landolfi


Io e i classici italiani non andiamo molto d'accordo, – una relazione che mi riprometto di risanare quest'anno – anche se parliamo di quel '900 che, sulla carta, dovrebbe piacermi. Non saprei ben spiegare perché io non abbia amato Sciascia, Pavese, Buzzati. Ne ho letti i titoli che vengono decantati come capolavori, eppure non sono riuscita ad apprezzarli se non a livello razionale; e so bene che sono io che non risuono ai loro racconti, e non i racconti ad essere afoni, ma poco posso farci. Se leggo, è per piacere.
Ci sono tuttavia eccezioni che mi suggeriscono l'esistenza defilata di un sottobosco d'autori italiani del '900 che potrei adorare. La prima eccezione è ovviamente Italo Calvino, sul quale non ha senso dilungarsi. È Calvino. Mr Se una notte d'inverno un viaggiatore, Sir Il visconte dimezzato, Lord Il barone rampante, Sua Signoria Il cavaliere inesistente, Monsignor del Castello dei destini incrociati. Di che presentazioni ha bisogno?

L'altro è Tommaso Landolfi, ho saputo della sua esistenza pochi anni fa e ho letto per la prima volta un suo libro esattamente il primo dell'anno. Un'antologia che prende il titolo dal primo racconto, Il mar delle blatte e altre storie, un'edizione piuttosto giovane, uno scattante Adelphi di neanche duecento pagine corredato da interessanti note in fondo al volume.
Landolfi volevo provarlo da un po'; la mia coinquilina ne ha letto molto e ne ha detto benissimo, e se ci sono lettori del cui giudizio mi fido più di quanto non mi fidi del mio, lei è una di questi. Non so dire cosa mi abbia fatto decidere di iniziare proprio da Il mar delle blatte. Un po' il titolo alla Michele Mari – lo stesso giorno ho preso anche Verderame, e ho una gran voglia di leggerlo, – un po' il fatto che fosse un libriccino piccolo e poco ingombrante. Non so dunque cosa me l'abbia fatto scegliere, ma è il libro con cui ho trascorso buona parte del primo dell'anno, – insieme a La storia di Henry Esmond di William M. Thackeray, che quel giorno ho letto fino a farmi bruciare gli occhi – e mi è piaciuto un sacco.
Tommaso Landolfi è nato nell'agosto nel 1908 a Frosinone, ha esordito nel 1937 con la raccolta di racconti Dialogo sui massimi sistemi, ha vinto il Premio Strega nel 1975 con A caso e muore quattro anni dopo a Ronciglione.
In Il mar delle blatte e altre storie ho trovato molti elementi che conosco e che amo: ho trovato sprazzi dello stesso Calvino, di surrealismo, un po' di Kafka, di Boris Vian, di grottesco, assurdo e meraviglioso.
Compaiono diversi racconti e non è facile decidere se qualcuno si innalzi sugli altri. Il primo, un po' metaletterario e totalmente irrealistico e improbabile, - in cui un uomo assiste alla trasformazione del figlio in un essere creatore, da cui fuoriescono oggetti e strani personaggi, e col quale si cimenterà in una traversata insieme a un'assurda ciurma nel mar delle blatte, alla ricerca di... ma lasciamo stare. Accenno alla donna amata, al verme coraggioso e innamorato, alle blatte e alla furia.
Nella raccolta ci sono pezzi di follia scientifica – e mi viene da dire che io e Landolfi c'intenderemmo perfettamente, che mal-capiamo la matematica allo stesso modo – strane feste di nozze, lupi mannari e lune, cani senzienti alla ricerca dei propri sogni, strane romanticherie da bordello, mondi strani che si aprono sotto le palpebre del lettore e... beh, c'è un sacco di roba.
E quindi vi invito caldamente ad approcciarlo, questo Landolfi. Nei racconti o nei romanzi che sia, è un mattone della letteratura italiana che non può mancare a chi ama Calvino, la corrente surrealista, la mollezza di mille mondi evanescenti.
Mi ringrazierete, davvero.
Mi ringrazierò anch'io, quando varcherò – a breve – le porte della biblioteca per trarne ancora un po'.

3 commenti:

  1. Vedo che abbiamo lo stesso vizio, anzi gli stessi vizi: la lettura e l'andare in biblioteca. Due sani vizi. Prendo nota del libro. Abbraccio

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  2. Di Landolfi ho letto solo questo libro, e nutro sentimenti contrastanti: il racconto che dà il titolo al libro l'ho odiato, diversi altri non mi sono piaciuti, però poi ce ne sono anche alcuni che mi hanno invece conquistato. Sicuramente leggerò altro di suo, ho già in programma tra le prossime letture La pietra lunare.

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  3. A me invece il Novecento letterario italiano piace molto, soprattutto quello femminile (Natalia Ginzburg! *-*), anche se ne ho letto ancora poco rispetto a tutto ciò che una lettrice italiana non dovrebbe lasciarsi sfuggire. Di Landolfi, ad esempio, so pochissimo ed anzi finché non ho letto questo tuo post non sapevo neanche collocarlo con precisione nel tempo (figuriamoci quindi geograficamente). La prossima volta che lo incontro all'usato, magari me lo porto a casa! (che detta così sembra che voglio fare cose sconce con lui in persona, ma ci siamo capiti XD)

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