venerdì 6 aprile 2018

Intervista a Acheron Books

Di solito cerco di introdurre le interviste alle case editrici con una brevissima presentazione fatta di "dove-cosa-quando", ma Samuel Marolla ha raccontato Acheron Books molto meglio di quanto non potrei fare io qui. Se ancora non lo conoscete - possibile? - vi consiglio di dare una fervente occhiata al catalogo, che io ci farei stage diving.
(da blogger dovrei mantenermi un attimo obiettiva, me ne rendo conto, ma tra un Italian way of cooking e un Eternal Wars io ormai di Acheron mi fido).


 1. Sarà banale, ma trovo che come prima domanda sia doverosa: com’è nata Acheron?


Da un gruppo di amici appassionati di letteratura, e in particolare di letteratura fantastica, che arriva da una precedente esperienza lavorativa, di successo ma completamente diversa dall’editoria, che ha deciso di lanciarsi in questa avventura: sostenere i talenti del “fantasy made in Italy”, sia in Italia che all’estero.

 2. Da dove viene il nome "Acheron"?

All’uscita delle prime pubblicazioni (dicembre 2014) la casa editrice voleva fortemente specializzarsi nella pubblicazione in lingua inglese di fantasy italiano; cercavamo allora un nome che potesse richiamare entrambi i mondi letterari (quello anglofono e quello mediterraneo) e che fosse allo stesso tempo facilmente comprensibile da entrambi. “Acheron” fu una rivelazione fulminante. Richiamava la Divina Commedia (è il nome sia inglese che greco del fiume infernale “Acheronte”) ed era legato anche a uno degli scrittori americani di fantasy per eccellenza, Robert E. Howard, il papà di Conan: nella saga del cimmero incombe “l’Impero di Acheron”, un regno perduto popolato da oscuri negromanti…
Oggi lavoriamo molto più sulle pubblicazioni in italiano, ma il nome è rimasto ed è assolutamente perfetto.

 3. Quali sono i vostri generi di riferimento? (conoscendovi, buona fortuna a rispondere)

Eh eh eh…
Ma no, la risposta è tutto sommato banale: abbiamo un solo genere, la “narrativa fantastica”, o, come si potrebbe grezzamente sintetizzare, la “speculative fiction” così denominata nel mercato anglofono.
Esplodendo la risposta, pubblichiamo i tre grandi macro generi: fantasy, fantascienza e horror, e le loro numerose contaminazioni e sottocategorie.
Tutto ciò che è Fantastico, insomma.

 4. Tra le varie particolarità della casa editrice c’è il fatto che sia nata a beneficio del pubblico anglofono, piuttosto che per i lettori italici. Com’è stata accolta Acheron dal pubblico d’oltreoceano? E dai lettori italiani?

È difficilissimo, per motivi di costi d’investimento, di saturazione del settore e di forte concorrenza. Quando abbiamo cominciato, i primi mesi del 2015, sapevamo già trattarsi di un mercato molto duro, con un livello qualitativo mediamente molto più alto di quello italiano. Ma ritenevamo di potercela giocare con l’“esotismo” delle ambientazioni italiane. Poco dopo è esploso un piccolo boom della “speculative fiction in translation”, cioè autori internazionali tradotti in inglese, che per i mercati anglofoni è stata una grande novità.  Molto bene, però a quel punto è diventato un altro ostacolo perché ci siamo trovati a fronteggiare (amichevolmente, si intende) narrativa fantastica cinese, giapponese, araba, africana… tutta in una volta!
Viste le difficoltà, negli ultimi due anni ci siamo concentrati maggiormente sulle pubblicazioni in italiano e in formato cartaceo, in modo da consolidare quantomeno questo mercato, che ci sta dando enormi soddisfazioni. La partita con l’estero non è persa, insomma, ma solo rimandata. Abbiamo capito i nostri errori, stiamo lavorando per correggere il tiro, e di certo non molleremo facilmente.
In ogni caso proseguiamo sempre, seppur con più calma, le uscite in lingua inglese: un anno fa è uscito il fantasy SRDN – From Bronze and Darkness, e a breve usciranno due antologie horror (Dark Italy – The best Italian horror e Heptahedron di Maurizio Cometto).


 5. Non sto a nascondervi che adoro la grafica delle vostre copertine; vi va di chiacchierarne?

Certo! La compagine di Acheron viene da esperienze professionali diverse ma comprendenti una forte attenzione anche all’aspetto estetico e di grafica. Io stesso sono un fumettista quindi ben conosco l’importanza di un buon disegno. Quindi fin da subito abbiamo deciso che la qualità delle storie e dello stile di scrittura doveva accompagnarsi obbligatoriamente anche con una pari qualità di grafica e di copertina. Quindi abbiamo scelto di lavorare solo con artisti e fumettisti non meno che eccellenti, e oggi vantiamo un parco illustratori fra i migliori del panorama indie italiano: Diramazioni (ex Edizioni XII), Antonio De Luca, Alberto Ponticelli, Ausonia, Giulio Rincione. E altri ne stanno per arrivare. Molti sono fumettisti, e la nostra narrativa ha molti contatti con alcune arti “gemelle”, come il fumetto o il gioco di ruolo.


 6. Negli ultimi anni sono sorte diverse case editrici di genere in Italia; ad Acheron si affiancano Dunwich, Gainsworth, Independent Legion Publishing etc. Sentite di essere parte di un processo più grande? Come sono i rapporti con le altre realtà indipendenti?


Anche a me sembra che negli ultimi tre anni ci sia stato un bel cambiamento: nuovi editori indipendenti sono arrivati (ne hai citati alcuni, a cui mi permetto di aggiungere Vaporteppa, Future Fiction e Zona42) e alcuni storici hanno lasciato il settore o sono in procinto di farlo (ne cito uno solo per tutti: la storica Gargoyle, che, mi pare ormai assodato, è definitivamente tramontata). Ed è un gran bene, secondo me. L’editoria di genere in Italia era ferma da diversi anni (in alcuni casi decenni!) a modelli ormai datati da tanti punti di vista: scelta delle opere, impostazione editoriale, distribuzione…
Credo sia quindi un buon momento, una “nuova vita” della sf italiana, grazie a una selezione naturale in corso e all’emergere, appunto, di nuove realtà originali e con delle potenziali buone prospettive, sia in Italia che all’estero.
Noi ci impegnamo a essere in buoni rapporti con tutti, e con diverse realtà effettivamente lo siamo.  A StraniMondi, per esempio, ci si conosce un po’ tutti ed è un bel momento per scambiarsi opinioni e, perché no, ipotizzare qualche progetto condiviso.
Però, c’è un però. Personalmente sono molto convinto che una delle criticità della SF italiana derivi proprio da un’eccessiva, passami il termine, storica “convivialità” fra piccoli editori. A volte i legami troppo stretti e incrociati fra autori, editor ed editori, i cosiddetti “operatori” del settore, impediscono, di fatto, una vera e sana concorrenza. Il risultato era, fino appunto pochi anni fa, un settore iper-frammentato, molto fluido, in cui qualsiasi ipotesi di crescita era subordinato (e quindi praticamente bloccato sul nascere) da legami amicali. Come si può fare vera concorrenza quando quasi tutti gli autori e quasi tutti gli editor pubblicano/collaborano con quasi tutti gli editori? E’ oggettivamente impossibile. Con queste dinamiche nessuno poteva realmente crescere, e questo ha creato un corto circuito: non esiste l’editoria SF di medio livello. Da un lato c’è la microeditoria, dall’altro i Big. I Big più piccoli sono comunque Big, ne cito due completamente diversi per storia e stile: Fanucci e Multiplayer. E l’assenza di editoria media è un male per tutti, soprattutto per gli autori (passare dall’indie ai Big è oggettivamente impresa assai ardua). Come Acheron puntiamo infatti nei prossimi anni a diventare un player di medio livello, sperando che anche altre realtà riescano a seguirci. L’energia e la passione non ci mancano, ma di strada ce n’è ancora tanta da fare.
Quindi: ben vengano i buoni rapporti fra editori indie, ma dobbiamo rimanere “concorrenti”, perché una sana e onesta competizione è una delle strade migliori per far crescere tutto il settore.
Come dicevamo, le cose mi sembra stiano cambiando, e in positivo.

 7. Se doveste consigliarci un paio di titoli per conoscere meglio Acheron, quali sarebbero?

Ne approfitto e ne cito tre.
Italian Way of Cooking di Marco Cardone sintetizza bene le enormi potenzialità della SF italiana indipendente se il settore godesse di maggior credibilità e attenzione da parte del mercato e della critica mainstream.
Zappa e Spada – Spaghetti Fantasy per capire lo spirito leggero e scanzonato di Acheron ma allo stesso tempo la passione e la cura che mettiamo nelle nostre opere.
Nightbird di Lucia Patrizi perché mostra di che cosa può parlare la SF italiana, senza alcun timore reverenziale nei confronti della “letteratura alta”.

 8. C’è qualche bislacca esperienza da editori di cui vorreste renderci partecipi?

Sì! Allora, noi pubblichiamo essenzialmente fantasy per adulti anche se abbiamo qualche testo più leggero (penso ad esempio a Poison Fairies, che può vagamente avvicinarsi a uno Young Adult). Bisogna ovviamente fare delle scelte consapevoli e sapere quel che si legge. Bene. Prima di Natale una mamma ha chiesto in libreria un libro fantasy per “il suo bambino” e il libraio, forse un po’ sovrappensiero, le ha fornito Italian Way of Cooking, dove c’è un cuoco che ammazza e cucina mostri, un serial killer, e una scena di sesso (con contestuale attacco del Mostro) a pagina 3. Certamente non adatto a piccoli lettori, insomma.
La mamma in questione è tornata un mese dopo, infuriata, restituendo il libro e sottoponendo il povero libraio a una lavata di testa per aver consigliato un titolo con dei contenuti di questo genere!
L’incidente si è per fortuna concluso per il meglio.
Ma la cosa più bislacca di tutte è che il turbato “bambino” in questione aveva sedici anni compiuti...

 9. Qualche anticipazione sulle prossime uscite?

Volentieri.
Siamo in periodo trilogie. A breve uscirà in cartaceo la trilogia urban fantasy Poison Fairies di Luca Tarenzi, finora pubblicata solo in ebook e pod, con un cofanetto speciale dedicato. Entro fine anno vedrà la luce invece la prima riedizione di un altro trittico molto amato dal pubblico di genere, la Trilogia dei Vampiri di Claudio Vergnani. Sarà un’edizione speciale, con un testo profondamente rivisto, e le copertine illustrate niente meno che dal perturbante Ausonia (copertinista Mondadori e fumettista di serie come Dylan Dog).
Sempre a proposito di trilogie, dopo l'estate uscirà finalmente il secondo capitolo di uno dei nostri cavalli di battaglia, l'infermabile historic fantasy Eternal War - Gli Eserciti dei Santi che dopo due anni continua a macinare vendite e recensioni (su Amazon abbiamo sfondato quota cinquanta).
Non mancheranno però gli esordienti (o semi-esordienti), con due opere molto particolari: un romanzo scifi ambientato in una Roma apocalittica piagata (è proprio il caso di dirlo) da demoni biblici, e una raccolta di racconti che vedono un inedito connubio di altissimo livello fra letteratura italiana classica e yokai giapponesi.
Per “Zenobia”, la nostra collana aperiodica di titoli internazionali, sta per uscire invece Central Station di Lavie Tidhar, uno dei romanzi della fantascienza anglofona più importanti degli ultimi anni.

 10. Acheron è giovane, eppure ha giù avuto modo di evolversi tantissimo; come cambierà ancora? 

Beh il nostro simbolo è la falena “Acherontia Atropos” (quella de Il Silenzio degli Innocenti), quindi già di per sé sinonimo di cambiamento.
Come già detto, un cambiamento importante è stato passare dalla focalizzazione “digitale+inglese” a “carta+italiano”, ma non si è chiusa assolutamente la porta con l’estero, anzi, ribadisco che stiamo studiando come tornare alla carica evitando gli errori del passato causati dall’inesperienza.
Ma stiamo per cambiare ancora.
Il rapporto diretto con fiere di settore, distributori e librai, crescendo giorno dopo giorno, ci sta facendo capire che ci sono alcune nuove strade da percorrere, sia a livello di contenuto che di forma, pur restando sempre nel perimetro della nostra filosofia – questa sì invece che è giusto rimanga inalterata – riassunta dalla nostra tagline: “Speculative fiction. Made in Italy. Shared worldwide”.
Quindi al momento stiamo studiando una di queste “nuove strade”, un altro importante cambiamento, che ci permetterà di raggiungere nuovi lettori proponendo sempre il nostro livello di qualità.

 11. C’è un argomento di cui vorreste parlare, ma non vi ho posto la domanda giusta? Orsù, sbizzarritevi.

Non ce n’è bisogno perché è stata davvero un’intervista completa, interessante e acuta, ed è stato un piacere rispondere! Complimenti!

 12.  Grazie mille per esservi prestati al mio interrogatorio :)

Grazie a te!

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