lunedì 12 settembre 2016

Di cosa parliamo quando parliamo dei Cazalet



Ogni volta che partecipo a un blog tour mi viene spontaneo iniziare dicendo che “non partecipo spesso ai blog tour, ma”. Un po' perché è vero, un po' perché cerco di allontanarmi dallo stereotipo del blogger - non poi così diffuso, a ben vedere - che pare esistere in nome del rapporto con le case editrici. Ma è anche perché l'eccezionalità dell'evento sottintende un'ottima motivazione, ovvero il fatto che si tratti di qualcosa a cui tengo molto, letterariamente parlando.
In questo caso si tratta della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, iniziata con Gli anni della leggerezza, di cui ho già parlato qui e proseguita con Il tempo dell'attesa, recensione qui. Tra tre giorni uscirà il terzo volume della serie, Confusione, e personalmente non vedo l'ora. Trattasi in soldoni di una lunga saga che segue le vicissitudini di una prospera e numerosa famiglia inglese a partire dal 1937, e poi lungo gli anni della guerra. Tocca a me – il mio turno segue quello di Athenae Noctua, di L'Officina del Libro e della Stamberga dei Lettori – cercare di spiegare in un post di che cosa parliamo quando parliamo dei Cazalet. E se da un certo punto di vista l'amore che ho per questa saga mi facilita il compito, dall'altro lo ostacola, perché mi verrebbe da andare sul personale, quando il tema richiede espressamente che io sia fredda, compunta e razionale. Non so se riuscirò nell'impresa, ma cercherò quantomeno di fare del mio meglio.
Tanto per cominciare, parliamo di un'opera incentrata primariamente sui rapporti umani; non su relazioni appassionate, lunghe o fugaci che siano. La saga dei Cazalet non ci mostra l'idillio romantico o la tragedia di una fiamma che si brucia dopo un intenso fulgore. Ci parla dei rapporti tra i membri della famiglia. Tra genitori e figli, tra fratelli, tra cugini. Ci mostra quanto questi rapporti possano essere estremamente complessi, strane armi a doppio taglio che da un lato offrono conforto e dall'altro sgorgano sangue. Se scegliamo di fare eccezione per un caso limite – cui non farò cenno direttamente, perché non è mia intenzione rovinare la lettura a chi ancora non l'ha intrapresa – non si tratta neanche di famiglie particolarmente disfunzionali. Si tratta di nuclei famigliari strettamente legati tra loro, ognuno con le sue singolari magagne, che siano lutti, gelosie, tradimenti o il pungolo continuo delle aspettative mancate. Ma può anche essere quel calore un po' tragico di una coppia i cui membri sono così decisi a non ferirsi a vicenda che finiscono per farsi ancora più male, o il legame tra cugine che si rinsalda quanto più le cose vanno male. E la cosa speciale nella scrittura della Howard è che non tace sulle ragioni che muovono i suoi personaggi. Le persone sono definite da ciò che fanno, è vero, ma la Howard ci mostra nei particolari anche perché i suoi attori decidono di muoversi in un certo modo. E questo per me è ancora più importante.
Un altro tema centrale nella saga dei Cazalet è il cambiamento. O forse, essendo particolarmente marcato, anche se graduale, sarebbe più adeguato definirlo “strappo”. Nel 1937 la famiglia Cazalet è facoltosa, i suoi membri danno feste, si vestono con eleganza, si riuniscono nelle proprietà dei capostipiti dove vengono serviti celermente da una servitù che non ha poi molto da invidiare a quella che compare nei romanzi vittoriani. Ma tra la generazione dei genitori e quella dei figli c'è un abisso. Le aspirazioni e i sogni dei giovani Cazalet non hanno molto a che vedere con quelle degli adulti, e questa spaccatura si evidenzia ulteriormente dal primo al secondo volume, quando alcuni giovani, che nel 1937 erano a malapena adolescenti, escono di casa e si affacciano sul mondo, trovandosi immersi in un tenore di vita modesto, che tuttavia non sembra stupirli e amareggiarli di per sé. In questo la saga mi ha ricordato la serie televisiva Downton Abbey; l'erosione dell'alta borghesia che diventa ancora più facoltosa, oppure, come nella maggior parte dei casi, si rimpicciolisce.
Non è solo la famiglia Cazalet che cambia, ovviamente; è l'Inghilterra, è l'Europa intera. È la Seconda Guerra Mondiale che rivoluziona il mondo, in un modo che non tutti sono in grado di accettare.
Le persone e ciò che li lega; l'ordine sociale che trema e poco a poco si sfalda sotto la guerra. Eppure, c'è tanta quotidianità. I sogni delle ragazze – non ho parlato di nessun personaggio in particolare, ma ne ho chiacchierato nelle recensioni che ho linkato all'inizio - e i giochi dei ragazzi; i mariti, le mogli, le amanti; le mille facce delle persone.

È una saga che sto amando, e vorrei essere in grado di concludere questo post in modo degno. Non essendone capace, mi limito ad accennare al fatto che fino al 30 di questo mese c'è lo sconto del 25% sul catalogo Fazi. Se volete cogliere un suggerimento per nulla velato, dico.

2 commenti:

  1. Ciao! Ho letto il primo volume di questa meravigliosa saga e l' ho amato!!! Tra qualche giorno inizio anche il secondo, e non vedo l' ora! Rosa

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  2. Bello, bello, bello! Non mo eccessivamente le saghe, ma questa mi ha conquistata. La Howard possiede una scrittura così penetrante, ma allo stesso tempo leggera, che conquista! Inoltre ho avuto la curiosità di dare una sbirciata alla biografia di questa scrittrice tanto brava quanto sconosciuta in Italia, e ho scoperto non poche consonanze con uno dei suoi personaggi (non svelo nulla, onde evitare spoiler). La cosa mi ha incuriosita ancora di più!

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