mercoledì 22 giugno 2016

Mele Bianche di Jonathan Carroll

A questo libro sono arrivata tramite la mia scorciatoia preferita, ovvero i sogni. Una o due volte all'anno mi capita di sognare un libro, di leggerlo o di comprarlo, e di norma mi fiondo a comprarlo, anche se qualche volta si sono rivelati piuttosto deludenti. Ma il sogno è quantomeno una richiesta da parte dell'inconscio, quindi tendo comunque a fare quanto mi richiede. Poi Mele Bianche – di Jonathan Carroll, edito da Fazi nella traduzione di Lucia Olivieri – è stato un incontro ancora più curioso, perché un paio di giorni dopo averlo sognato me lo sono ritrovato davanti alle bancarelle di Via Po, ed è stato un attimo portarmelo via.
Dunque, vediamo, di che parla Mele bianche? Intanto è un libro strano. Un libro che sono arrivata a pagina cento capendone poco e nulla, la trama mi sfuggiva dalle mani manco fosse di vento e acqua, non riuscivo a posare i piedi sulla storia per trarne ipotesi e conclusioni. Era confusione, colore, cambiamento, e non è che la cosa di solito mi faccia impazzire, tutt'altro. Poi a un certo punto mi sono accorta che Mele bianche mi aveva presa tantissimo, che stavo adorando la lettura, da una pagina all'altra le regole di quel mondo mi sono apparse chiare e la lettura ha iniziato a scivolare con naturalezza.
Inizia con la vita normale del suo normale protagonista, Vincent Ettrich. Ettrich che ama le donne, che esce con Coco, che fa il pubblicitario. Ma poi iniziano ad accadergli cose strane, assurde, il mondo gli si sposta da sotto i piedi, e viene a scoprire poco a poco di essere morto. Morto e tornato in vita, non si sa come, non si sa perché. Lui non ricorda quasi nulla, e Coco pare saperne di più, ma gli lancia soltanto qualche segnale che sta a lui decifrare.
E poi? E poi il mistero si allarga al di fuori di Vincent, si sposta su un altro amico che ha subito la stessa sorte, Bruno Mann, e su Isabelle, l'amore della sua vita. E la posta in gioco diventa così grande che il libro a malapena riesce a contenerla.
Dicevo che è un libro strano. Ha tanto di Neil Gaiman, nel modo in cui i personaggi giocano con regole del mondo che non conosciamo, con semplicità e naturalezza, e sembra che seguano percorsi che dovremmo conoscere ma che abbiamo dimenticato. Che poi è così che funzionano le storie, dammi una spiegazione coerente e puoi fare esplodere l'universo.
Va da sé che lo consiglio, Mele bianche mi è piaciuto un sacco. Ma penso sia inutile rimarcarlo oltre.

3 commenti:

  1. Ciao !
    Sono approdato sul tuo blog girovagando in cerca di un libro da portarmi in viaggio e, avendo adorato Mele Bianche, vedo che lo paragoni a Gaiman (che non conosco, ma vedo che idolatri), vengo quindi alla mia domanda, da dove inizio con Gaiman? :)
    Grazie mille
    Ciaoo

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    1. Buondì :D
      Io adoro - palesemente Gaiman - e buona parte della sua produzione. Non è facile dire da dove uno dovrebbe cominciare, però. Se uno predilige il fantasy un po' più classico c'è Stardust - che poi non è classicissimo, ma è un po' più favola degli altri; se invece si preferiscono le storie più assurde e disturbanti c'è Nessun dove, se si ha voglia di perdersi nella storia delle divinità c'è American Gods... insomma, dipende molto dai propri gusti. Io adoro troppo Gaiman per essere oggettiva :P

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  2. Ha vinto "Nessun Dove" che comprerò a scatola chiusa!
    T farò sapere ! ;)
    Grazie mille e buona estate!! :)

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