giovedì 9 giugno 2016

Intervista a Patricia Chendi, editor Sonzogno

Lo ammetto, prima della rivoluzione di cui chiacchiero – o meglio, chiedo chiacchiere a Patricia – non avevo una particolare predisposizione per Sonzogno. Non avevo proprio particolari opinioni a riguardo, la trovavo simile a tante altre case editrici generaliste il cui catalogo mi appare una nebulosa priva di scheletro e struttura. Poi c'è stato il colpo di reni e Sonzogno è diventata qualcosa di bello e interessante. Ho letto un buon tot dei loro titoli, e ne ho doverosamente chiacchierato qui, qui, qui e probabilmente in altri post che non sto a rivangare.
Ringrazio moltissimo Patricia Chendi per la disponibilità e Valentina, l'ufficio stampa che ci ha messe in contatto – e che non mi manda a quel paese quando ci metto settimane a rispondere a una mail. Al prossimo Salone del Libro vi porterò caffé e brioche, promesso.



Buongiorno Patricia, e grazie per aver accettato l'intervista come portavoce di Sonzogno. Per cominciare, vorrebbe raccontarci come è iniziato il suo rapporto con la casa editrice?

È stato sei anni fa. Lavoravo come editor alla Sperling & Kupfer (dopo aver lavorato alla Baldini & Castoldi) quando la mia amica Maria Giulia Castagnone, all’epoca direttore editoriale Piemme, mi ha segnalato a Cesare De Michelis che cercava qualcuno che si occupasse del marchio Sonzogno che lui aveva appena acquistato. Era tutto molto avventuroso: bisognava ricostruire un catalogo praticamente da zero e trasferirsi (almeno per qualche giorno alla settimana) a Venezia. Ho accettato di slancio.


Negli ultimi anni Sonzogno è stata oggetto di un rinnovamento sostanziale, che ha comportato la nascita di nuove collane, un'innovazione della linea editoriale e, non ultimo, un completo (e a mio dire riuscitissimo) restyling grafico. È stato difficile apportare modifiche così importanti a una casa editrice con una storia così lunga alle spalle?

Grazie per il “riuscitissimo”. In effetti c’è voluto un po’ di tempo e di sperimentazioni prima di chiarirci le idee, capire che tipo di fisionomia volessimo dare alla casa editrice e, di conseguenza, optare per un’immagine grafica che corrispondesse al nostro progetto: offrire un prodotto altamente leggibile ma di qualità. I bravissimi grafici dello studio Tapiro hanno interpretato benissimo questa nostra ispirazione utilizzando per la narrativa delle matite davvero fresche e contemporanee e per la varia inventando dei progetti ad hoc con dei font talvolta disegnati a mano.


Può raccontarci il processo di rivoluzione di Sonzogno? Cos'è cambiato? E com'è stata la transizione dall'interno?

Eravamo partiti con l’idea di rivolgerci soprattutto a un pubblico femminile e di massa, strada facendo ci siamo resi conto che quel pubblico era molto cambiato, era diventato più esigente e non voleva essere rinchiuso nel “ghetto” della letteratura rosa. Quando entravo in libreria e vedevo tutte quelle copertine vaporose e tutte uguali, che già da lontano promettevano il lieto fine, mi dicevo: ecco, così non li voglio fare. Trovare il linguaggio giusto, però, non sempre è facile, soprattutto quando si lavora in gruppo e c’è sempre qualcuno che ti rimprovera di aver scelto un libro troppo “alto”, dimenticandosi che il lettore oggi quando va in libreria per scegliere un prodotto c’è un livello di qualità sotto al quale non intende scendere.


E se un lettore non conoscesse Sonzogno, quale libro gli consiglierebbe per presentargli la casa editrice? Qual è secondo lei il vostro titolo più rappresentativo?

A un tale lettore, se ha voglia di un romanzo, gli consiglierei di cominciare con L’estate del bene e del male, un’inquietante suspense dell’americana Miranda Beverly Whittermore; se invece vuole un saggio, lo indirizzerei senz’altro alla bellissima trilogia di Giorgio Ieranò dedicata agli dei e agli eroi della mitologia greca.


La collana Bittersweet curata da Irene Bignardi ha lo scopo di recuperare romanzi ingiustamente “dimenticati”. Ne sono esempio Tanto gentile e tanto onesta di Gaia Servadio, La matriarca di G. B. Stern e La garçonne di Victor Margueritte. Vorrebbe raccontarci cosa ha portato Sonzogno a dedicare un'intera collana a questo tipo di pubblicazioni?


Nell’editoria oggi c’è una ricerca spasmodica di novità ad ogni costo. In questo modo, purtroppo, diventa praticamente impossibile trovare libri che sono stati importanti per le generazioni delle nostre madri e delle nostre nonne e che hanno ancora molto da dirci. Naturalmente, per la collana Bittersweet ci siamo concentrati soprattutto su opere con un taglio “femminile”.


Sia all'interno della collana Bittersweet che nella collana dedicata alla narrativa contemporanea, paiono prevalere romanzi che hanno per protagoniste donne forti e indipendenti, con prese di posizione piuttosto esplicite riguardo la parità di genere; Florence Gordon di Brian Morton ad esempio racconta la storia di una femminista dai modi taglienti e dalle forti prese di posizione. Allo stesso tempo, nella collana di saggistica, vengono pubblicati i saggi di Costanza Miriano, la cui posizione sul ruolo della donna sembrerebbe l'antitesi dell'emancipazione propugnata dalle ormai tipiche protagoniste Sonzogno. Proprio in considerazione del lavoro dietro la costruzione di un'identità editoriale coerente e uniforme, trovo curioso che due punti di vista tanto diversi possano coesistere in una stessa casa editrice. Le va di darci la sua personale opinione della cosa? Specifico che non sto facendo questa domanda con toni accusatori, ogni opinione è lecita, finché non è forzata.

Penso che il dibattito sulla condizione femminile – contenuto sia in testi letterari, sia in testi saggistici – sia uno dei temi più interessanti e controversi con cui ci troviamo a fare i conti. Su questi problemi la casa editrice non ha una sua “linea”. O meglio, la nostra linea è di trovare opinioni forti, espresse in modo chiaro, e anche polemico, in un senso e nell’altro, perché il lettore possa rendersi conto da solo di quanto radicale e piena di implicazioni sia la posta in gioco. Le idee devono circolare e, se necessario, anche cozzare. Non vogliamo chiuderci in una dimensione conformista.


Può farci qualche anticipazione sulle prossime uscite Sonzogno?

A settembre pubblicheremo un libro che, sulla condizione femminile, fornirà un ennesimo punto di vista, originale e provocatorio: Zitelle (titolo originale, Spinster) di Kate Bolick, un testo che ha molto fatto discutere lo scorso anno in America. L’autrice, raccontandoci la sua educazione sentimentale, spiega la sua scelta - condivisa ormai dalla maggioranza delle donne americane – di non sposarsi. Una volta essere zitelle era una condanna, oggi è una condizione che può essere esibita con orgoglio come forma di libertà. Tanto più che, come suggerisce maliziosamente la Bolick, non c’è nemmeno bisogno di essere single per appartenere al club: ci si può sentire zitelle dentro.


Una domanda cui tengo molto e che faccio ad ogni intervista: ci sono state delle esperienze editoriali assurde e divertenti che si possano condividere?

Ce ne sono, senz’altro, non poche. Ma nessuna che possa condividere in pubblico. Quando ci incontreremo, a tu per tu, magari te ne racconto qualcuna.


Questa è una domanda di rigore. Qual è la sua opinione sullo stato dell'editoria in Italia?


Marx è morto, e anche l’editoria non si sente tanto bene… comunque non mi piace il piagnisteo: i libri continueranno a essere scritti, pubblicati e letti. 

2 commenti:

  1. La "Sonzogno" come casa editrice mi ha sempre incuriosita tantissimo, e dopo questa intervista sono ancora più propensa a ordinare qualcosa dal loro catalogo. Anch'io adoro la loro grafica, comunque. *-*

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  2. Ovviamente anche io sono molto interessata alla linea editoriale dietro la "nuova" Sonzogno, quindi ho letto questa intervista con grande curiosità. Grazie per queste chicche :D

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