lunedì 9 maggio 2016

Di libri e proteste legittime

Fino a poco tempo fa ero solita definirmi una persona “polemica”. C'è stato un periodo in cui non c'erano storie, se succedeva qualcosa all'interno del Magico Mondo della Letteratura e dell'Editoria saltavo su, pronta a far sentire la mia immancabile opinione. Ultimamente quello spirito polemico è venuto a mancarmi. Non so spiegarmene il motivo, sarà che ho un sacco da fare, sarà che sono in un momento particolarmente allegro della mia vita, sta di fatto che non ho proprio voglia di gettarmi nella mischia degli odierni dibattimenti.
Tranne in questo caso. Questo caso, proprio perché le opinioni sono così differenti e distaccate, laddove personalmente lo giudicavo impossibile, mi ha lasciato nello stomaco un sottofondo di fastidio che devo esprimere da qualche parte. Anche se probabilmente provocherà un calo dei lettori; anche se l'avvenimento cui mi riferisco risale a parecchi giorni fa, e quello che c'era da dire è già stato detto. Aggiungo anche che i libri c'entrano molto in senso lato. Certo, sono un'inguaribile e imbarazzante sniffa-carta, ma da parecchio tempo ho smesso di considerare il libro come a un'entità sacra e intoccabile. Cioè, Il Libro come emblema di tutti i libri rimane il mio vessillo di battaglia, ma la singola copia può anche subire maltrattamenti. Muoio un po' dentro, ma non è più una questione etico-religiosa, ecco.
Continuo ad allontanarmi da ciò di cui vorrei chiacchierare, e questo nonostante mi fossi ripromessa di essere breve. Bene, vediamo. Inizio dalla premessa, ovvero da quello che è successo il 10 aprile al Romics. Un gruppetto di neonazisti affiliati a Casa Pound – qualcuno riveli ai fedelissimi che Ezra Pound era omosessuale, vi prego – ha rovinato i fumetti esposti allo stand di Shockdom per difendere l'onore vituperato del duce, vista l'uscita di Quando c'era lui, fumetto comico-satirico di Antonucci, Fabbri e Perrotta. Giustamente si sono alzati cori di sostegno e nei confronti della casa editrice, degli standisti spaventati e degli autori perplessi – e spaventati pure loro, perché se c'è una cosa che le teste di ginocchio sanno fare è picchiare. A parte quando cercano di usare dei cavatappi in luogo dei coltelli, situazione sinceramente imbarazzante, ma soprassediamo.
Ho voluto iniziare dalla vicenda di Quando c'era lui perché è un caso perfetto, pulito. Lo squallore delle motivazioni amplifica il disgusto per l'atto ed è impossibile negoziare zone grigie. Come piacerà agli attori dell'aggressione, è tutto molto bianco e nero.
Poi pochi giorni fa, durante una visita di Salvini a Bologna, alcuni attivisti del collettivo Hobo sono entrati in una libreria Feltrinelli e hanno sfasciato alcune copie di Secondo Matteo, il libro di Salvini - il cui titolo mi pare appena un attimo presuntuoso, ma non è questo il tema.
Lì per lì non sono stata granché a riflettere sulla questione. Come l'attacco a Shockdom, mi pareva una vigliaccata indifendibile, un'azione di ineffabile squallore che non merita più di due secchiate di irritazione. Poi intorno a me hanno iniziato a parlarne – ciao, Fra – e grazie a quella strana cosa chiamata facebook mi sono accorta dell'atmosfera da zona grigia e acritica che aleggia attorno all'azione di Hobo. E questo pure da parte di persone di cui stimo l'intelletto e la capacità decisionale. Va da sé che, come ogni volta che mi inerpico in discussioni così polarizzate, soprattutto partendo da un assunto chiaro, preciso e inamovibile come “Quando la protesta si fa distruzione, la protesta è sbagliata a prescindere.”, non è affatto mia intenzione presupporre l'incapacità di “arrivarci” da parte di chi la pensa diversamente. Ma in questo caso, lo ammetto, la faccenda mi perplime non poco.
E la cosa curiosa è che sono io per prima ad avere una visione assai più liberale delle forme di protesta rispetto alla media delle mie conoscenze. Ogni protesta per me è lecita, finché non procura danni irreparabili. Rispetto il disturbo, il blocco, la parodia. Perfino sulla violenza ho delle discrete sacche di zone grigie, perché mi pare che si tralasci la possibilità che da un lato la violenza sia già stata subita, e che la reazione o la difesa siano completamente assimilabili all'aggressione stessa.
Ho una morale piuttosto frastagliata, di cui talvolta mi vergogno. Eppure perfino a me l'azione di Hobo fa orrore. E non perché si tratta di un libro. È il libro di Salvini, al massimo spiace per i materiali. È la cecità dell'azione, la violenza immotivata. Non mi va neanche di parlare della conseguente legittimazione delle parole e del personaggio di Salvini, perché non è quello il punto. Il punto dovrebbe essere che un'aggressione dovrebbe restare orribile e inammissibile, a prescindere dalla vittima e da ciò che l'aggressione stava a simboleggiare. Giustificare un'azione aggressiva con una rabbia giusta ci rende simili agli attivisti di CasaPound. E sono poche le cose cui vorrei somigliare di meno.
L'azione di protesta è bella e nobile quando significa qualcosa; la pigrizia intellettuale va combattuta a suon di simboli e metafore storiche. Qui sotto posto due delle possibilità di protesta metaforica ipotizzate una da Roberto Saviano su Twitter, e una da un'amica assai cara, trafugata col suo permesso dalla sua bacheca di facebook.






Protestare è lecito; distruggere è idiozia. 

18 commenti:

  1. Sottoscrivo ogni singola parola e ti dico che, forse perché anch'io sono stracolma di cose da fare ultimamente, non ero a conoscenza dell'accaduto.
    A prescindere da ciò che penso, che hai già espresso tu, mi permetto di farmi attraversare da un brivido gelido leggendo quello che è successo al Romics.
    Il perché, lo sai.
    E forse penso che, anche se manca almeno qualche mese alla fine della revisione/riscrittura che sto facendo, il momento in cui ciò che ho da raccontare verrà ascoltato si stia drammaticamente avvicinando.

    RispondiElimina
  2. Concordo, il primo punto di vista con cui concordo in pieno. Chapeau mia cara! Simona

    RispondiElimina
  3. Sottoscrivo tutto, ma tutto quello che hai detto.

    RispondiElimina
  4. Si può essere polemici senza essere dei vandali. Te lo dice una polemica che non sarebbe in grado nemmeno di fare una piega a un libro.

    RispondiElimina
  5. Condivido ogni parola, e faccio i complimenti alla tua amica per la sua geniale forma di protesta!

    RispondiElimina
  6. Non è con azioni simili che si può conseguire qualcosa, in questo caso moltissime riflessioni che possono spaziare fino alle politiche editoriali, per dire. Ecco, magari ci sarebbe stato da dire, piuttosto che da "distruggere".

    RispondiElimina
  7. https://www.instagram.com/p/BFMPBtayB1z/
    https://www.instagram.com/p/BFMNJ2MNO92/

    RispondiElimina
  8. https://www.instagram.com/p/BFMPBtayB1z/
    https://www.instagram.com/p/BFMNJ2MNO92/

    RispondiElimina
  9. Condivido la tua opinione.
    Come forma di protesta, anni fa, feci una cosa simile alla tua amica.
    Quando in libreria trovavo un libro del Berlusca, lo prendevo, fingevo di leggerne interessato la quarta di copertina e poi lo rimettevo al suo posto proprio dal lato della quarta (che non recava il faccione plasticoso del Cavalier Silvio :-)).

    RispondiElimina
  10. Non sono d'accordo neanche con il capovolgere i libri che non si gradiscono. Con quale diritto? Non ti piace l'autore per motivi politici? Non comprare il suo libro. Ma nessuno ti dà diritto a compiere azioni del genere, che siano la distruzione dei libri o anche solo mettere capovolti.
    Saviano, prima di istigare a simili proteste, dovrebbe pensare che la stessa potrebbe succedere anche ai suoi libri. Sarebbe contento in quel caso?
    Non parlate di libertà di espressione, quando in Italia si respira ancora aria di regime e repressione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Saviano non ha istigato a capovolgere libri,ti conviene leggere meglio

      Elimina
    2. Inoltre non vedo il regime di repressione nel girare un libro al contrario,cambiarlo di posto o cambiargli fascetta. Non sto danneggiando nulla ne sto impedendo a nessuno di leggerlo

      Elimina
    3. Saviano non ha istigato a capovolgere libri,ti conviene leggere meglio

      Elimina
    4. La libreria non è casa tua, dove fai come ti pare. Non hai nessun diritto di capovolgere un libro o, peggio, cambiargli fascetta.
      Queste sono azioni antidemocratiche e infantili.

      Elimina
    5. Nessun posto fuori da casa propria è casa propria, ma protestare a casa propria attenti a non disturbare nessuno è non protestare. In questo caso, la protesta è innocua, il semplice accostamento di due concetti. Non vedo il dolo né il danno, men che meno l'antidemocratico.
      Poi ognuno ha le sue opinioni, ci mancherebbe.

      Elimina
    6. Ripeto: non hai nessun diritto né autorità a cambiare posto a dei libri in una libreria solo perché vuoi fare degli accostamenti senza senso (Salvini=Hitler, della serie non si conosce minimamente la storia). Parlane male nel tuo blog dei libri che non condividi.
      L'antidemocratico c'è invece, perché si sta facendo passare l'idea che alcuni libri hanno diritto di stare in libreria al loro posto, mentre altri, solo perché contrari a qualche opinione, non ce l'hanno.

      Elimina
    7. Perché sono al contrario ?Nessuno li sta censurando,nessuno li sta danneggiando,nessuno sta impedendo che vengano comprati e letti. Un libro al contrario è un libro al contrario.Se ti evoca altre immagini,forse, è colpa del contenuto più che della posizione.

      Elimina
  11. Distruggere i libri è sempre sbagliato, certo nemmeno io apprezzo Salvini ma se si vuole protestare contro il suo libro esistono tanti modi più civili, anche il "non comprare" è un atto di protesta, anche il "non curarsene" è un atto di protesta.
    Ma bruciare o distruggere i libri, quello mai. Lo facevano i Nazisti in tempi che mi auguro non tornino mai più!

    RispondiElimina