lunedì 12 ottobre 2015

Lo diciamo a Liddy? di Anne Fine

Per via della marea di recensioni che leggo, che influiscono immancabilmente sulla mia lunghissima Lista di Libri da Leggere, e mancando di adeguate biblioteche – almeno per i prossimi mesi. Aspettami, Torino – negli ultimi tempi è sempre più raro che io vagheggi per una libreria, scelga un libro e lo prenda su due piedi. Ormai è tutto un “Oh, di questo ho letto tanto bene sul blog di X”, o di “Mi è sembrato di capire che questo libro sia piaciuto un sacco a Y”. Il che è saggio, perché mi sono capitate di quelle cantonate che non sono stata neanche a scriverne qui per fior di magnanimità. Però mi spiace dilazionare così il gusto per la scoperta inattesa. Scoprire letture belle quando non te le aspettavi, beh, è una bella sorpresa.
Mi è capitato con Lo diciamo a Liddy? di Anne Fine, edito da Adelphi nel lontano 1998 nella traduzione di Olivia Crosio. Il primo libro che leggo di questa autrice, di cui mi sono già un po' innamorata. Questo libro l'ho divorato in un giorno e mezzo, e ancora non ho chiaro del tutto quello che penso della storia. È una storia a cipolla, con diversi strati e più punti di vista. Che magari vorresti scegliere il tuo a seconda di quello che credi giusto, ma non puoi perché il punto di vista è istintivo, e non puoi deciderlo. Dipende dalla persona che sei. Da quanto ti senti vicina a Bridie, la protagonista.
Dunque ci sono queste quattro sorelle. Bridie, la sorella maggiore, assistente sociale, sposata con Dennis. Poi c'è Heather, fiera e decisa, con un lavoro importante in banca. C'è anche Stella, un po' tonta, tutta giardino e arredamento. E infine c'è Liddy, la sorella diletta che sta per risposarsi con George e ha due figli piccoli, Edward e Daisy. Succede che Stella viene a conoscenza di un segreto orribile nel passato di George, una di quelle ombre minacciose per le quali non puoi fare finta di niente, e ne parla con Bridie. Bridie insiste perché ne parlino con Liddy, perché la mettano in guardia. E, stando alla quarta di copertina, il focus dovrebbe essere sulla decisione. Lo diciamo a Liddy? Beh, secondo me il focus non è sulla decisione, ma sul seguito. Sulle dinamiche che vengono a crearsi dopo che la decisione è stata presa. Perché ovviamente finiscono per dirlo a Liddy. E quello che succede dopo è un continuo spostarsi nell'ordine dei valori, una negoziazione perenne tra Bridie e le sorelle, tra Bridie e il marito Dennis. La ricerca di un punto fermo quando qualcosa di importante viene meno, la risposta a domande che prima non ci si era mai posti.
Questo libro l'ho adorato per molti motivi, il più importante dei quali è quello di cui vado meno fiera. È un libro che propone una visione dei rapporti umani nella quale, ahimè, mi ritrovo. Ora, non dico che le relazioni che intessiamo con gli altri, che siano amici o familiari, non siano quanto conta di più al mondo, né che tutti i nostri affetti siano frutto di un freddo calcolo. Ma le dinamiche di gruppo esistono e se uno volente o nolente ci fa caso sanno essere interessanti quanto fastidiose. È una questione di negoziazioni continue, di gerarchie che cambiano, di alleanze eterne o temporanee, di fiducia e di omissione. Ogni gruppo funziona in modo diverso, ci sono quelli che si basano sulla sincerità più totale e su rapporti di uguaglianza, altri sono più improntati al supporto reciproco a costo di apportare limitazioni al proprio comportamento, e tutto può cambiare da un momento all'altro, con o senza motivo. Quello delle relazioni umane è uno strano mondo, e vorrei davvero riuscire a vederlo in maniera diversa. Purtroppo non ci riesco. Gli indicatori mi saltano agli occhi.
Dicevo che per me la questione dei rapporti umani, di come cambino a seconda delle circostanze, di come basti una spinta per stravolgerli, è al centro di questo romanzo. Insieme all'attaccamento familiare, al cambiamento umano, alla crescita, a quello che si intende per crescita. Al concetto di "motivazione", di "ruolo", di “fare qualcosa per il bene di qualcuno”. La questione del segreto di George, per quanto turpe e irrisolta fino alla fine, risulta secondaria.
Lo consiglio massimamente. E non vedo l'ora di trovarmi tra le mani qualcos'altro della stessa autrice. Mi pento e mi dolgo per non averla letta finora.

6 commenti:

  1. Grazie per aver aggiunto un altro libro alla mia lista dei Da Leggere, ormai talmente lunga che la Treccani a confronto è l'allegato :D

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    1. Ti capisco, ogni giorno la Lista si allunga di un paio di titoli T^T Dannata connessione internet.

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  2. Proprio in questi giorni ci sono gli Adelphi al 25%, potrei approfittarne...Sembra essere il tipo di libro e di penna femminile che mi interessa!

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    1. A me è piaciuto da morire, considera che è pure in economica. Magari leggi le prime pagine in libreria.

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  3. Ho questo libro, ma non ricordo affatto perché quando dove e come lo comprai, ma mi piacque molto. Recentemente in una nota libreria di catena, una donna lo cercava e la commessa non lo conosceva, pensava che Anne Fine avesse scritto solo libri per ragazzi, per cui ci fu uno scambio tra loro molto gustoso al quale assistetti pensando che, in virtù del fatto che condividere un testo è una gran cosa, l'avrei volentieri regalato alla sconosciuta visto che la librerie ne era sprovvista.

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  4. Sembra parecchio bello! Inoltre Adelphi non mi ha quasi mai deluso, quindi penso proprio che lo leggerò :)

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