venerdì 9 ottobre 2015

L'eredità di Eszter di Sàndor Màrai

L'eredità di Eszter di Sàndor Màrai, edito da Adelphi nel lontano 1999 nella traduzione di Giacomo Bonetti. Il primo libro che leggo di quest'autore slovacco, di certo non l'ultimo. Attendo con ansia di stringere le manacce sul più famoso Le braci.
Non so quanto a lungo si possa chiacchierare di questo romanzo senza sviscerarlo del tutto. È piuttosto breve, e la narrazione procede lineare, nonostante parta all'inizio con una Eszter anziana, vicina alla morte, che anticipa il momento in cui Lajos l'ha “spogliata di tutti i suoi beni”, punto saliente del romanzo. Penso che potrebbe diventare la recensione più breve che io abbia mai scritto, ma non mi va di accorparla a un'altra della stessa lunghezza, e di farne poi un post di recensioni cumulative. Non credo le mie remore dipendano dal nome troppo alto dell'autore, e nemmeno dall'affetto che potrei aver provato per i personaggi. Eszter mi è francamente insopportabile. E non è neanche che il libro mi sia piaciuto a livelli estremi. Eppure, non so, non posso dedicarvi meno di un post. Vai a capirmi.
Dicevo, dunque, che questo libro inizia con un Eszter anziana. È sola e abbandonata, dalle sue parole traspirano rassegnazione e povertà. Da anni cerca di raccontare quanto è accaduto quella domenica lontana in cui Lajos le ha portato via tutto ciò che aveva. E dopo questa piccola parentesi, torna indietro a raccontare, fin dal momento in cui ha ricevuto la lettera in cui Lajos annuncia il proprio arrivo imminente. La donna, confusa, corre a dare la notizia a Nunu, l'anziana zia con cui vive. E lei sembra accoglierla con tranquillità, ma le consiglia subito di nascondere l'argenteria. E di chiamare rinforzi negli amici, per il giorno in cui Lajos suonerà alla loro porta.
Lajos non è una vera persona. Non è particolarmente astuto, né avvenente, né forte, checché ne dicano i personaggi. La sua forza, tutt'al più, sta nella sua totale mancanza di orgoglio. E non avendo affatto a cuore la propria immagine, può abbassarsi al peggio. Ma è un nemico facile da schiacciare, in potenza. Leggendo, mi dava l'impressione che bastasse una risata per frantumarlo.
E dunque, giunge la domenica fatidica, Eszter e Nunu attendono Lajos insieme a un paio di amici. Eszter torna indietro, racconta di come Lajos sia entrano a far parte della loro vita, del legame col fratello e coi familiari tutti. Del matrimonio con la sorella, di vecchie ferite. Poi Lajos arriva, e le cose continuano ad accadere.
Ciò che non ho amato di questo romanzo è la conclusione. Non so cosa mi aspettassi, e annunciare con prepotenza ciò che avrei cambiato non è tra le mie competenze. Ma ho avuto l'impressione che tutta la storia fosse stata costruita per una fine diversa.
Poi certo, mi è piaciuto, e anche molto. Mi ha tirata fuori da uno di quegli orridi periodi di non-lettura. Ovvio che lo consiglio comunque, nonostante mi abbia delusa alle ultime pagine, quelle che le precedono ne valgono assolutamente la pena.
Però.

7 commenti:

  1. Come ti scrivevo su Fb Sandor Marai è un autore che mi manca, voglio leggere qualcosa di suo: cosa puoi dirmi dello stile di scrittura? E' più realistico o più introspettivo?
    Per quanto riguarda la "delusione" sul finale ti capisco benissimo: sto vivendo qualcosa di simile con Jane Eyre, il libro mi è piaciuto tantissimo, davvero, ma, adesso che sto per finirlo, rimango un po' delusa dal finale, avrei voluto una cosa più drastica, alla Emile Zola (ahaha ma la mia è una deformazione, vorrei un po' di Zola in tutti i libri che leggo!) :D

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    1. Dunque, la voce narrante è quella della protagonista, quindi è molto introspettivo, questo non toglie che sia pure realistico.
      Io di Zola ho letto solo Il paradiso delle signore e mi era piaciuto abbastanza, anche se avrei tagliato via un sacco di descrizioni xD Sui classici francesi mi sento più legata a Balzac *w*
      Io però Jane Eyre l'ho adorato in tutto e per tutto *^*

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  2. A me è piaciuto moltissimo ^^
    Ma perché dici che Eszter è anziana? Se non ho capito male (può essere, eccome, eh!) quella che racconta è la E. circa quarantenne...
    Lo stile mi è piaciuto moltissimo: pulito, incisivo. C'è anche una certa ironica amarezza che fa da sfondo alla contrapposizione tra E. (che resta, è in perenne attesa) e L. (il "vagabondo"): ma alla fine, su tutto e su tutti aleggia il tema del destino, della rassegnazione e dell'incompiutezza di una vita, che, forse o forse no, avrebbe potuto essere diversa (? e appunto, non è dato sapere).
    I personaggi sono tratteggiati in modo vivido a mio parere, anche se si parte dalla loro interiorità, c'è analisi psicologica.
    Il finale penso che esprima quanto detto: l'impossibilità di cambiare, la rassegnazione nella sua ultima fase, forse la liberazione da una vita fatta più di doveri che altro.
    Bon, m'è tanto piaciuto! *__* S'è capito, vero? XD

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    1. Beh, nel primo capitolo, le prime due pagine, Eszter scrive da anziana, dice esplicitamente "vicina alla morte" o qualcosa del genere, prima di prendere a raccontare dal giorno in cui arriva la lettere di Lajos.
      Pure a me è piaciuto, però il finale mi ha lasciata un po' sconfortata. Non so, mi sembra poco plausibile, eccessivo... comunque oggi mi sono recuperata Le braci *w*
      Non so, il modo in cui è stato trattato il tema di destino e ineluttabilità mi ha lasciato un senso, chiedo venia, di "sticazzi". Perché niente era ineluttabile, in questo caso.

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    2. Io l'ho immaginata malata ma non in punto di morte per vecchiaia! :P Cioè ho "interpretato" che i tre anni siano passati dall'ultima visita di Lajos -_- L'avevo data per cosa scontata :P
      Ecco il passo in questione: Ma prima di morire voglio narrare la storia del giorno in cui Lajos venne per l’ultima volta a trovarmi e mi spogliò di tutti i miei beni. Rimando ormai da tre anni la stesura di questi appunti.
      E il finale è assolutamente sconfortante, sì!

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    3. Io invece l'ho interpretata che scrive dopo tanti anni, ma solo negli ultimi tre ha deciso di scrivere della vicenda °^°
      Diamine.

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  3. Nonostante l'amarezza del finale questo libro mi è piaciuto moltissimo, è stato il primo di cui abbia parlato sul blog.

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