mercoledì 15 aprile 2015

Ioleggoperché, editoria e cultura dei manager

Questo è un post i cui contenuti potranno essere letti in mille altri articoli, scritti da altrettanti blogger. Che se volete qualche spunto interessante sull'argomento ci sono questo articolo, questo articolo e pure questo. Aggiungerò link man mano che usciranno nuovi articoli, con calma. Detto così pare che io voglia cacciarvi per impedirvi di leggere avanti. Invero voglio che sappiate, prima di imbarcarvi nella lettura di codesto post, che sono egualmente lontana dall'originalità quanto lo sono dalla Luna.
Dunque, c'è questa iniziativa chiamata Ioleggoperché. E lo dico in anticipo prima che seguano le critiche, non è poi male, non è un qualcosa di cui dovremmo lamentarci o strepitare. Nel suo piccolo, se la si prende per quello che è, è anche una cosa carina, dai. C'è dell'impegno, e va riconosciuto. Non ai piani alti, sia chiaro. Nei volontari, negli sponsor. I piani alti hanno dato l'ok, si sono incontrati per la conferenza stampa e poi via, avvolti nelle tenebre del “lasciamo fare ai lettori come se la cosa non ci riguardasse”.
Mi scopro cinica, non posso farci nulla. Il fatto è che un'iniziativa di questo tipo, dispendiosa solo per stampa e per comunicazione – mi dà l'impressione di un ottimo inizio. Solo che - che io sappia - non ci sarà alcun seguito, quindi a che sarà servito? Un po' come il calcio d'inizio senza partita, lo sparo senza la corsa, la piscina senz'acqua. Se la giornata del 23 aprile si concludesse con l'annuncio “E con Ioleggoperché ha inizio il periodo denso di iniziative che vogliono riportare le persone alla lettura, la parola ai bibliotecari” allora sarei giuliva. Credo. Probabilmente troverei di che lamentarmi anche allora. Rimane il fatto che non c'è nulla oltre una giornata di distribuzione di libri gratis.
Per dire, ha senso una giornata in cui si parla di “recupero lettori” senza che si discuta di fondi alle biblioteche, scolastiche o comunali che siano? Di buoni da fare arrivare alle scuole per l'acquisto di narrativa? O l'avvio di progetti che si appoggino ad associazioni come Nati per Leggere, ma che siano costanti e continui, e non una fiammata cui segue il nulla.
A parte il fatto che l'avvicinamento di lettori adulti, lontani dalle scuole, mi pare davvero una faccenda ardua e complicata. Altro che “messaggeri”, tralasciando l'alone inquietante da setta della faccenda. Ci vorrebbe la televisione, ad esempio. Ci vorrebbe un impegno serio per coinvolgere gli spettatori e convincerli poco a poco dell'importanza del libro e della cultura. Tipo una ri-alfabetizzazione culturale, dopo l'alfabetizzazione portata dalla tv negli anni '50-'60. Ma che, vogliamo mica togliere spazio all'entusiasmante programmazione Rai per proporre qualcosa che abbia un impatto? Follia.
Il ventiquattro aprile saremo allo stesso punto in cui ci trovavamo il ventidue. Con il grande mondo dell'editoria che chiede ai lettori – clienti – un impegno che loro non hanno intenzione di addossarsi. E non è che si possano affibbiare colpe così, a caso, scorrendo la lista dei membri dell'ALI o del Centro per il libro e la lettura, o spuntando nomi dai manager dei grandi gruppi editoriali. Piuttosto, il problema è quello che ha portato dei manager a capo dei gruppi editoriali.
Qualche giorno fa ho letto la notizia del presidente Amazon Italia che ha fatto un gestaccio a un giornalista, illudendosi che la telecamera fosse spenta. Un genio, un luminare dei nostri tempi. Ma non è tanto questo ad avermi stupita. A sconvolgermi è stato leggere che, prima di diventare il presidente Amazon Italia, il tipo era stato AD di Mondadori Electa. Un tipo che fa il gesto dell'ombrello, e che lo vedi pure da lontano che non ha niente a che fare col libro. Al massimo col libretto della patente. Eppure bom, a capo di una casa editrice. Che ce n'era bisogno.
È un po' la stessa logica che ha portato persone quali Bondi e Franceschini al ruolo di ministri della cultura, che ti fanno rimpiangere perfino Sgarbi. Che pur essendo Sgarbi, e non è dire poco, almeno aveva delle competenze su ciò di cui si andava a occupare. Poi apriva bocca e faceva crollare il Paradiso, però intanto la competenza c'era.
(Il ministro Bray è stato un'illusione, ne sono certa. Non credo che sia realmente avvenuto, è stato un bellissimo sogno che non si ripeterà.)
È la stessa logica che porta gente cui del libro non potrebbe fregarsene di meno a occuparsi del Salone del Libro di Torino. E qui sto barbaramente sputando nel piatto in cui prevedo d'ingozzarmi, perché adoro il Salone e mi ci pianterò per tutti i giorni. E ho già stampato l'accredito da blogger.
Però intanto si vede che non è organizzato per i lettori, probabilmente perché gli organizzatori non sono lettori. Ospiti come Favij o Emis Killa, che nulla hanno a che vedere coi libri. O il fatto che a un mese dall'inizio ancora non sia uscito il programma del Salone, perché figuriamoci se a qualcuno interessa degli scrittori che interverranno al punto da organizzarsi appositamente per riuscire a vederli. E poi quell'immagine aberrante che pare appena uscita dal simulatore automatico di immagini per Expo2015, e che io continuo nonostante tutto a sperare che sia una (evitabile) presa in giro.
Che poi, parlando appunto dell'immagine del Salone e presupponendo che non sia uno scherzone. Facciamo che è l'immagine ufficiale per davvero. È palese che ricalchi le immagini dell'Expo, il rimando è palese. Ora, con tutto il polverone che hanno sollevato le suddette immagini Expo, perché si va a omaggiarle? Perché qualcuno che non capisce una mazza di libri e di lettori – e si vede dal ruolo che la pila di libri occupa nell'immagine. Per terra, dietro la sedia del regista. Pronti per il falò. - crede ancora alla boiata che “Che se ne parli (male)trash, purché se ne parli”. Che più qualcosa è brutto e fatto male, e più se ne parlerà, e sarà pubblicità gratuita.
Oh, manager. Buon manager incapace nella localizzazione delle tue stesse terga.
Suddetta regola non vale quando il pubblico che si deve raggiungere cerca competenza e rilievo di cognizioni. Va bene per l'intrattenimento disimpegnato, per la mezzora di programma comico in cui due gentiluomini si esibiscono in pernacchie e pugni in zona scrotale. Non vale, ad esempio, per i mestieri più specializzati. Quale medico vorrebbe veder parlare di sé come di un incompetente? Chi vorrebbe salire sulla macchina guidata da un autista celebrato per i suoi incidenti? Quale esponente del mondo letterario vorrebbe farsi rappresentare da un'immagine che parla solo di pessima grafica e di zero lettura?
Molti. Diciamocelo. Molti. Altrimenti non avrebbero senso le rubriche quali Photoshop non ti conosco etc. di LibrAngoloAcuto o blog quali Fascetta Nera. Il mondo dell'editoria è riuscito a diventare una barzelletta partendo dall'Olimpo, perché... beh, difficile da dire. Forse decenni fa qualcuno si è detto che sarebbe stato più facile avvicinare l'editoria al grande pubblico, segando via quel qualcosa in più che si chiama cultura. Forse col passare degli anni gli editori sono stati sostituiti da individui con studi “marketing” che di libri non sanno nulla, neanche come venderli, ma sono dei maghi a vendere se stessi. E magari, anno dopo anno, a queste persone è stato dato il compito di scegliere i loro sottoposti, i loro successori, e ora la fuffa regna e non sa neanche di essere fuffa. E ci troviamo direttori editoriali che fanno il gesto dell'ombrello e grandi iniziative di promozione alla lettura omertose sui fondi inesistenti alle biblioteche.
E il mondo dei lettori è stato trasformato in un mondo per non-lettori, e i lettori hanno cominciato ad andarsene e i grandi architetti si chiedono perché non tornino, visto che è un mondo tanto comodo. Per loro.
E forse è il caso che io la chiuda qui.
O forse potrei risollevare il morale di chi legge facendo notare che i lettori giovani sono una maggioranza, che Ioleggoperché è meglio di niente, che se tanti hanno risposto alla chiamata, c'è una base pronta all'impegno. Peccato per il resto, ecco. Peccato che se sollevi lo slogan, sotto non trovi neanche l'aria.

(Lo so, sto generalizzando troppo sull'onda dell'irritazione. Mea culpa. Il mondo dell'editoria, pure quella grande, è fatto anche di immense competenze e gente che i libri li ama e li conosce, e se me ne dimentico finisco per non capirci più nulla. Eppure, eppure, eppure. C'è questo cortocircuito tra lettori e editoria che non si riesce a superare, come se all'altro lato della comunicazione ci fosse qualcuno che non capisce la lingua del libro.)

21 commenti:

  1. Concordo con te su tutto.
    Avevo riposto grandi speranze in #ioleggoperché, l'avevo pubblicizzato per rendermi subito conto che è fuffa. Un giorno non servirà a risollevare le sorti dell'editoria italiana soprattutto se si affidano a personaggi come Cracco e Linus, che leggeranno (me lo auguro), ma non abbiamo bisogno di "gggente fescion". Oltretutto, la comunicazione è poco curata e interagiscono poco con gli utenti. Ho il sospetto che sia una messinscena per accaparrarsi denaro pubblico. Che novità!
    A Torino non verrò quest'anno, complice la distanza. L'anno scorso mi aveva delusa: file interminabili per gli incontri, troppo di tutto. Ho la stessa opinione per #ioleggoperché.
    Meglio il Book pride: i lettori sono lettori e gli editori scambiano volentieri due parole. Meglio il Bologna Book fair: te lo dico che è una fiera per gli addetti ai lavori e espositiva. A Torino non te lo dicono.

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    1. Mah, non penso ci sia così tanto denaro pubblico da poterci mangiare sopra, quando si tratta di libri. Più che altro mi sa di "iniziativa per zittire chi dice che non facciamo nulla, in modo da poter continuare a non fare nulla". Cioè, è buttato tutto così sulle spalle dei lettori che è difficile affibbiare meriti e demeriti °__°
      Poi è anche una cosa carina, non dico di no, né nego che tra gli organizzatori ci sia gente che ci crede. Ma.
      Che poi sì, che c'entrano Linus e Cracco? Perché uno dovrebbe guardare a Cracco per iniziare a leggere? Mi sembrano quelle cose che tolgono importanza al libro negando la sua capacità di attirare in quanto libro. Tipo, poiché non è granché, chiamiamo rinforzi che non hanno nulla a che vedere con l'argomento.
      Sarei voluta venire un sacco al BookPride, ma ho dovuto rinunciare per ristrettezze economiche T_T C'è da dire che comunque il Salone rimane una cosa meravigliosa, anche solo per la presenza di tutte quelle case editrici meravigliose *__* E certo, certi incontri sono davvero troppo affollati, troppa gente, niente posti a sedere, si digiuna per non spendere in cibo... però è bello, dai. Varrebbe la pena anche solo gli incontri organizzati dagli editori, che sono molto più tranquilli.

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  2. Sto finendo un post sull'argomento....integro anche il tuo post tra i link consigliati. Poi torno qui a rispondere in modo più mirato :v

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    1. C'è un "questo" privo di link che attende il tuo post, ho letto dalla Lettrice che eri in procinto di scriverlo xD Attendoti.

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    2. Comunque mi sento sempre più pessima perché non conosco i youtuber, non conosco i vip di #ioleggoperché (a parte marcorè e linus) e ho dovuto affidarmi a wiki. Mi vien da pensare cosa leggo a fare.

      Sulla parte relativa al marketing sono d'accordo a metà. Per me va bene piazzare gente esperta solo di marketing ai vertici delle CE grosse, o dei grossi eventi/aziende. Però dovrebbe essere gente davvero brava che sappia leggere con attenzione il proprio pubblico di riferimento (lettori) e che sappiano guardare un minimo più in là. Se tu grande manager guardi solo ai lettori che comprano, sbagli. Io posso non avere i soldi per comprare i tuoi libri oggi, ma potrei averli domani. Un manager bravo, secondo me, deve puntare su un prodotto che io desideri costantemente (un po' come succede con i libri della minimum fax o della bao), così appena ho i soldi compro quello. Solo che è un lavoro lungo, richiede anni. Qui si va a semestri, ovvio che se uno deve far vedere risultati fa prima a invitare il tizio famoso che non c'entra nulla con i libri.
      Poi boh, se certe CE imparassero un minimo di marketing, di netiquette da web, sarebbe già una gran cosa. Da una parte abbiamo il non-plus-ultra in fatto di mkt, dall'altra CE che a momenti manco azzeccano l'immagine di copertina su fb pur facendo libri belli.
      Sulle immagini expo: io vorrei sapere chi è il genio che ha scelto questo stile anche per il SalTo. Era lo studio grafico meno caro per caso?

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    3. Io ne conosco pochissimi di quelli nuovi, so dell'esistenza di Favij perché ci sono pure gli album di figurine. Fai te xD

      Mmh, io penso che in certi ambiti il marketing vada lasciato un po' da parte in favore della competenza nel campo specifico. Quando ci stanno di mezzo cultura e creazione, ecco. Poi certo che c'è bisogno di qualcuno che sia in grado di analizzare e colpire il mercato ma... non lo so. Nell'editoria ce n'è così tanto bisogno? Dipende anche da cosa si intende per marketing, però. Mi sembra di vedere la stessa tipologia di persone che in nome del MERCATO fanno boiate un po' in tutti i settori, ma nell'editoria risaltano particolarmente.
      Che poi un editore dovrebbe avere una chiara idea di quello che vuole essere, ed essere deciso a comunicarlo. Quale "marketing" migliore di quello? Non so, penso che per il tipo di prodotto ibrido che è il libro - e come sono gli altri prodotti culturali, ecco - penso che sarebbe meglio andarci coi piedi di piombo con tutto ciò che esula dal semplice "ho fatto questa cosa -> l'ho fatta al mio meglio -> voglio fartelo sapere, o consumatore".

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    4. mmm, non mi è chiara l'ultima frase.
      Cmq il marketing per me è necessario e servono persone capaci di fare quello e basta. Il tuo discorso per me può esser valido se parliamo di piccole/medie realtà dove si fa tutto in prima persona e si promuove (il catalogo l'hai fatto tu, conosci ogni tuo libro, ogni autore).
      E si, secondo me in editoria, quando si parla di grosse CE, c'è ne bisogno. Però di gente capace che sappia veramente guardare al proprio target (vedi einaudi che mi pubblica melissa p .-.). Poi boh, il marketing è solo un mezzo, la direzione e i tempi che deve avere le decidono " i padroni", i cda. Se loro vogliono solo il guadagno facile, mi sembra abbastanza ovvio che il mkt esegua, le redazioni si adattino.
      Non capiscono che l'unica cosa che otterrano è perdere sempre più lettori.

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    5. Perché ho risposto prima del caffè, e questo ha compromesso al mia intelligibilità. Rimedio.
      *momento caffè*
      Dunque, definisco il libro un prodotto ibrido perché è sia merce che "cultura", e col marketing non calcherei troppo la mano perché allontanandosi troppo dal "libro" si finisce per mandare comunicazioni ridicole, o per svilire l'oggetto libro. Se si parla della singola casa editrice che deve far parlare di sè o dell'ultima pubblicazione, non è che ci sia molto da fare. Più che creare un prodotto fatto bene, più che far sapere ai potenziali lettori che c'è quel prodotto in giro, e questo non è facilissimo, che altro c'è da fare/dire? Se si cerca di strafare è assai probabile che se ne esca con una boiata come gli strofinacci della Garzanti.
      Io temo che il lato marketing abbia finito per inglobare il lato editoria "pratica". Non vale per tutte le case editrici né ovunque agli stessi livelli. Ci sono editori che fanno qualche passetto falso - tipo Einaudi quando ha pubblicato/voleva pubblicare la trilogia sporcella seguendo l'agghiacciante fenomeno 50sfumature - ma poi si ripigliano subito e tornano al succo, altri che non riesco a capire cosa stiano facendo, tipo Salani e Garzanti.
      Cioè, giusto che ci sia un settore marketing e che faccia quello che deve fare, però dovrebbe tenere sempre in mente a che tipo di azienda fa riferimento, come immagine, valori, target, storia... tutto. Marketing non dovrebbe essere sinonimo di "basta che attiri attenzione" o del più spicciolo "gli altri fanno così", il marketing fatto bene è rispettoso dell'immagine dell'azienda. Tipo Adelphi, o Guanda. Pure Bompiani, dopotutto.
      Cioè, l'apoteosi del marketing malvagio sarebbe "DA OGGI IN POI I GIALLI MONDADORI SARANNO ROSSI, PERCHE' QUEST'ANNO VA UN CASINO, E POI GLI APPASSIONATI LAMENTANDOSI CI FARANNO PUBBLICITA'". Tipo.
      Poi sì, i lettori fuggono e un Mr. Marketing che di libri se ne scatafotte non capirà perché.

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    6. Mmm...guarda, stavo leggendo un libro di Marketing di 999 pagine (erano proprio 999, pesantissimo e gigante) poi ho dovuto portarlo indietro...cmq: marketing è una cosa complessa, ma cmq è tutto. Non è il vendere dicendo "ehi, compra il libro plis!!!", è tutto il processo che va dalla creazione fino alla vendita. È creare un prodotto credibile, bello e saperlo anche vendere. È sia la copertina che scegli, sia il commesso che lo vende, sia la persona che lo presenta a un evento, sia la foto che metti su fb. E secondo me tutta questa parte andrebbe curata moooolto di più, da tutte le ce: come puoi pensare che io compri il tuo libro se tu mi piazzi lì una persona che non legge bene ma borbotta o che fa battutine con l'autore ignorando il pubblico? (successe davvero). Si potrei andar oltre queste cose, ma ehi, l'offerta è tantissima e magari sceglo di comprare da quello che mi pare più competente e mi ascolta e consiglia (come poi ho fatto).
      Poi per me il libro come prodotto "ibrido" non so, non mi pare valga più di tanto oggi. Mi riferisco a certi oggetti di uso quotidiano che sono vere e proprie opere di design: vendi una panchina o un'opera d'arte?
      Dipende dal valore che gli dai tu. Per me il libro è diventato un "contenitore", di letteratura, di conoscenza, di schifezze, ma pur sempre un oggetto.
      Cmq io, se avessi una ce, dopo il tuo "far sapere che c'è e basta" troverei tantissime cose da fare ancora xD
      Infine ribadisco che servirebbero uffici marketing competenti combinati a dei cda decenti, forse certi orrori ce li risparmierebbero (ma solo forse).

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    7. 999? TEMPLARI, ROSACROCE, CROCIATI E MEFISTOFELICI!
      ... ho finito oggi di leggere Il pendolo di Foucault, abbi pazienza.
      Il marketing è molto, però non è tutto. Il marketing viene dopo il confezionamento del prodotto. La copertina, il presentatore, sono tutte cose che scegli partendo dal prodotto e dall'azienda. Penso che sia questo il problema del marketing moderno, che spesso è fine a se stesso e non guarda abbastanza alla base di quello che dovrebbe fare. Cioè, l'abominio del marketing è l'immagine del Salone del libro. Si son detti "Cos'è che va forte in questo periodo? Che tipo di immagine potrebbe provocare discussioni? Va'! L'Expo!".
      Moltissime CE potrebbero migliorare la comunicazione, figuriamoci. Non tutte, però, certe son brave e basta. Altre sono pessime, ed è assurdo pensare quanto poco possano capirci di comunicazione degli editori...
      Ma far sapere che c'è in realtà è una roba enorme xD Rendere edotto il pubblico dell'esistenza di un libro che possa interessargli è una cosa infame e dispendiosa, se non economicamente, almeno per l'impegno comunicativo.

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  3. Personalmente credo che se #ioleggoperche ha portato anche solo poche persone a leggere (persone che non leggevano o "avevano smesso", dopotutto leggere è una droga), allora si può considerare una vittoria.
    Capisco che le cose si possano preparare e seguire meglio, comprendo come si possa (e si debba) mettere persone più capaci e preparate ai posti di comando, tuttavia io (da ottimista quale sono) cerco sempre di vedere gli aspetti positivi delle situazioni.
    (In teoria questa è la seconda volta che posto questo commento, ma credo che blogspot non l'abbia registrato... :-( )

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    1. Guarda, io spero che qualcosa di buono ne esca. Se proprio dovesse andare male, sarà stata una bella giornata con un discreto numero di eventi letterari sparsi per tutto il paese, e non è poco. Ma considerando l'investimento, non è neanche abbastanza.
      La mia lamentela sta nel fatto che un'iniziativa ogni tanto, per quanto sia interessante e fatta bene, non basta. E' più fumo che arrosto.

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  4. Condivido in toto le tue riflessioni.

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  5. Avevo già sentito parlare di questa iniziativa e, se inizialmente mi aveva colpita, ero rimasta delusa perché in seguito cercando informazioni sugli eventi non c'era nulla di deciso.
    Mi è sembrato un po' contraddittorio perché più andavo avanti a cercare più vedevo pubblicità di ogni tipo sull'evento, ma oltre ai nomi famosi sbandierati qua e là non ho capito proprio come fossero organizzati.
    Non so, forse sono io che non so cercare sul web, ma uno pensa che almeno sul sito ufficiale dovrebbe esserci più della foto del Cracco di turno e magari qualcosa di preciso piuttosto che la solita frase "bookcrossing, gruppi di lettura, eventi e molto altro ancora per scoprire la passione di leggere!".
    Mah, non sono particolarmente entusiasta o ispirata. Penso che ci andrò solo se troverò del tempo, giusto per vedere se riesco a procurarmi qualche bel libro xD

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    1. Ehi, sono libri per non lettori xD Non ci se ne approfitta!
      Mmh, mi pare che gli eventi siano stati lasciati totalmente a chi è di competenza nella zona. Cioè, chiunque può registrare un evento e vederlo infilato nella lista, credo, però non è che se ne siano organizzati molti, se si toglie Milano. E immagino Roma, vista che mezza editoria italiana è lì e sarebbe assurdo non organizzare qualcosa...

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  6. Ma vogliamo parlare del tono bimbominkiesco? No, dico, vogliamo parlarne? Un misto tra i video dei deficienti che parlano alla telecamera con dei cartelli e i Teletubbies. Ma cosa è?! Cosa? No guarda, l'idea poteva anche essere interessante ma ci sono delle falle grosse quanto la faglia di Sant'Andrea. La scelta dei libri completamente casuale. A uno che non ha mai letto in vita sua posso certamente pizzargli in mano Come un romanzo di Pennac, sicuro lo invoglia alla lettura -.-' Poi, magari, lo consegno proprio a un buzzurro di 30 anni che se non ha mai letto nemmeno il bugiardino dell'Aulin, aspetta che con Pennac si emoziona ("perché leggere è una passione da condividere" cit. dal sito internet).
    Niente, lasciamo perdere, troppe cose ci sarebbero da dire e non voglio insozzarti il blog. Diciamo che hai ragione, ecco. Su tutto.

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    1. Mah, tutto sommato non è che i libri scelti siano male, vengono coperti diversi tipi di pubblico. Piuttosto, sarà difficile per i volontari scegliere il libro giusto per il destinatario.
      A me il tono usato non impressiona, ma non mi schifa neanche. Più che altro, vorrei che una simile spremuta d'entusiasmo fosse supportata da qualcosa di solido, e non da una semplice giornata di distribuzione libri. Alla fine penso che i veri destinatari siano i messaggeri, altroché °__°

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  7. Riflessioni che condivido assai, molto ben argomentate e tristemente note ma vale la pena di ricordarle ché qua a fare i lettori tosti si passa per alieni, mentre in realtà come sottolinei tu, si chiede solo competenza. Se si va in un ristorante e si finisce al pronto soccorso intossicati si mette, giustamente ovvio, alla berlina il ristoratore, se ammazzi la cultura, non sa di che parli, vendi fuffa, fai finta di non vedere l'abisso creato dal vuoto di idee belle, creative, serie, fattibili, niente non succede niente. Bacio

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    1. Massì, non mi pare una cosa assurda chiedere che ci sia un minimo di competenza quando si tratta di organizzare eventi letterari. Cioè, si tratta di eventi per lettori appassionati, che rispondano ai loro criteri.
      Mah.

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  8. Sono sempre indeciso, di fronte a iniziative di questo tipo. Da una parte, poiché il bene è meglio dell'ottimo, penso che fare qualcosa sia pur sempre meritorio. L'alternativa, in fondo, è non fare nulla. Dall'altra incentivare il "leggere per leggere" mi ha sempre lasciato l'amaro in bocca. Come se la cosa importante fosse "leggere", qualsiasi cosa, senza sottolineare cosa si legge. Quali libri. Detto questo, continuo a fare il tifo lo stesso per iniziative di questo genere. Perché sono una persona molto contraddittoria. :)

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    1. Come, il bene è meglio dell'ottimo? Sono confusa xD
      Sicuramente qualcosa è meglio di niente, quindi non è che sia il caso di lamentarsi per l'esistenza di Ioleggoperché e simili, ma dell'assenza di progettazione dietro un'iniziativa che dopotutto un suo bel perché ce l'ha, nonostante i limiti. Cioè, bello che si faccia qualcosa, ma se questo qualcosa non ha seguito e il giorno dopo è tutto come prima... beh, ha avuto davvero senso? Ne sarà valsa la pena? Magari sì, dai. Però diamine.
      Io penso che leggere sia importante a prescindere dal cosa, effettivamente, per quello che l'atto in sè combina al cervello. Anche se certe cose fanno meglio di altre.
      Contradditorieggia pure a piacimento xD

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