mercoledì 29 aprile 2015

Editori, fiducia e un po' di (innegabile) fanatismo

Qualche giorno fa chiacchieravo seduta al bar con un'amica, ed essendo pure ella vorace lettrice, il discorso veleggiava lietamente da Harry Potter a Stephen King. È poi giunto al Salone di Torino, cui non vedo l'ora di recarmi e in cui prevedo di mettere all'asta un rene per potermi procacciare il più sostanzioso numero di libri possibile. E dunque, mentre enumeravo gli stand delle case editrici verso le quali prevedo di accamparmi, la mia amica mi fa notare che sto parlando di case editrici, e non di autori, né di titoli. Possibile che il ruolo degli editori mi sia diventato così caro da essere preponderante rispetto alla trama, allo scrittore, a tutto il resto?
Nì. Non esattamente. Non nego la predilezione per certi editori, ma è una predilezione nata in conseguenza, o nell'aspettativa, dei libri pubblicati. In parte sarà pure dipeso dal fatto che, in assenza del programma – uscito soltanto due giorni fa, con un tempismo che levate – era ben difficile ipotizzare quali autori andare ad ascoltare. E un po' dipende dal fatto che... beh, il Salone per me è scoperta di qualcosa di nuovo, di qualcosa che magari gigioneggiando per le librerie della mia città rischierei di non incontrare mai. Non ho niente – o meglio, non così tanto, e non certo indiscriminatamente – contro i grandi editori le cui uscite affollano le librerie, un buon libro è un buon libro a prescindere da chi lo pubblica, che sia Astoria o Mondadori, Jo March o Feltrinelli.
Eppure, ci sono editori che ti danno qualcosa in più. È una questione di vicinanza, o più probabilmente di fiducia. Fiducia nel fatto che quel libro sarà esattamente quello che promette di essere, che l'impegno profuso nel migliorarlo sia stato il massimo spendibile, dalla revisione alla traduzione. Fiducia, spesso, che nei cataloghi di certi editori si troveranno libri che, per genere o dimenticanza, non si potranno trovare altrove. Una questione di scoperta e di riscoperta. Che se non fosse stato per la Jo March, col piffero che avremmo mai letto la Gaskell in italiano, che se non fosse stato per il Sir Libraio della Miskatonic di Reggio Emilia difficilmente avrei scoperto la Dunwich e il livello estremo del mio gradimento per lo steampunk. Figuriamoci quando mi sarebbe capitato di leggere romanzi di fantascienza quali ne sta pubblicando la Zona 42, che è riuscita a insegnarmi – nonostante lo scetticismo – che la fantascienza non è solo astronavi e alieni tentacolati. E della Astoria, con M. C. Beaton e Georgette Heyer, ne vogliamo parlare?
Come dire, quando ho a che fare con certi editori ho l'impressione che siano lettori quanto me, e che abbiano pubblicato i loro libri perché hanno amato leggerli in forma di manoscritti o in lingua originale, e che ce l'abbiano messa tutta. C'è una certa familiarità, ecco. Prendono il posto di quegli amici al cui biblio-giudizio ti affideresti senza battere ciglio. È una sensazione difficile, impossibile da riprodurre con gli editori più grandi, anche se nessuno mette in dubbio la meraviglia editoriale di una grande casa editrice come Adelphi o come Guanda.
E dunque, queste sono le motivazioni per il mio occhio di riguardo verso la figura dell'editore indipendente. Non che io ci trovi assolutamente nulla di male o di giammai condivisibile nel pensarla all'opposto, strafregandosene dell'editore, che il libro lo fa l'autore, o sperando in una maggiore competenza dei grandi per possanza di mezzi. Tutti i Lettori sono Lettori in modo diverso l'uno dall'altro, e va bene così.
Ordunque, ora mi produrrò in una lista alfabeticamente corretta degli editori che non vedo l'ora di visitare al Salone, e che vi consiglio di occhieggiare. Di alcuni ho già letto qualcosa, di altri ho già letto tutto, certi mi sono ancora estranei ma attendo di provarli su istinto o consiglio, alcuni sono già grandi e non ero nemmeno certa di infilarli nel post, altri sono ancora editori mignon, certi non so neanche se saranno al Salone perché sul sito non compare la dannatissima lista degli editori. E qui rinnovo i miei complimentoni agli organizzatori. Intanto, consiglio occhiate plurime a:


Accetto più che gioiosamente consigli, anche perché sicuramente mi sarò dimenticata di inserirne una buona metà.
Voi chi progettate di andare a importunar... voglio dire, quali stand pensate di visitare? E c'è qualcuno che attribuisce la mia stessa importanza all'editore o sono un pelo fanatica?

23 commenti:

  1. Fico! Andremo praticamente negli stessi posti! :D
    Io ho anche la Fazi (devo finire la mia collezione di Elizabeth Strout) e Il Saggiatore!

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    1. Pure io ho la Fazi, ma non so se inserirla perché... beh, è la Fazi xD Anche se dopotutto, se ho inserito la e/o e la minimum fax, forse anche la Fazi... uhm.

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  2. Be', io concordo con la tua amica. Anch'io ho delle preferenze per alcune case editrici; condivido il modo in cui svolgono il proprio lavoro o mi sento vicina alla loro linea editoriale, oppure, ancora, mi piacciono i principi in base ai quali portano avanti l'attività, e come hai detto tu, provo una certa affinità. Ma per me, prima, vengono sempre i libri, e gli autori. Non ho mai comprato quel libro solo perché pubblicato da quella casa editrice. Mi sembra una distorsione di mercato della quale, spero, non diventare vittima. È come se, spinti da empatia, stima e affetto, si perdesse di vista l'oggetto principale che è, ovvio, sempre lui, il libro, quello che poi mi porto a casa e - molto probabilmente - non mi piacerà.

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    1. Nono, ma il libro e l'autore vengono prima assolutamente. Volevo spiegare perché ho predilezione per certi editori, ma che il libro venga prima è fuor di dubbio. Il motivo per cui piuttosto che vagheggiare per gli stand dei grandi editori, al Salone preferisco sguardicchiarmi in giro, ma non è che se un libro non mi interessa lo compro perché è di un certo editore. Piuttosto, considererò un acquisto se l'editore mi ispira fiducia, o sceglierò un'edizione piuttosto che un'altra, ma se il libro non mi interessa come genere o come trama, non è che basta l'editore, ecco.
      Spero di essermi espressa meglio xD

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  3. Molti di questi editori li adoro anch'io... Il fine settimana del salone quest'anno mi cade male, con un matrimonio nel mezzo, ma che voglia di andarci, in un modo o nell'altro!

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    1. Vienici lo stesso! Lunedì e giovedì, che è pure più vuoto T^T

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  4. Pazzesco, ho appena scritto un commento sull'incipit dove dicevo che non influenza la mia scelta di un libro e quando la blogger mi ha chiesto cosa la influenzi, ho detto L'EDITORE!!! Sì poi al salone chiaramente essendo stand di editori ci si dirige a colpo sicuro da quelli amati. I miei nomi? Mimimum fax, Giuntina, 66thand2nd! bacio sandra

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    1. 66th mi piacerebbe provarla, peccato che non faccia mai sconti in fiera ;__;
      Per me invece l'incipit conta un sacco, però.

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    2. Dai a me li ha fatti, forse perchè ho preso 2 libri e mi stavo un po' lagnando perchè ero a fine giro e davvero avavamo speso un botto, meritano molto quelli della collana bazar, gli altri titoli non li ho mai letti. Sandra

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  5. Noi non saremo al Salone che, detto brutalmente, Zona 42 non se lo può permettere.
    Però forse ci farempo un salto da lettori, vedremo…

    (in ogni caso, per non far torto alla Leggivendola, che ci dispiace non ci possa trovare al Salone, è bene che si sappia che il 23/24 maggio andremo noi da lei :-) )

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    1. Peccato! Conto di trovarvi lì l'anno prossimo, però ù_ù
      (lo so sì, lo so *__*)

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  6. sono sincera, dell'editoria so poco e niente, al massimo conosco le grandi voci del panorama italiano, che son poi sempre quelle, tra Einaudi Feltrinelli, Mondadori e Giunti, e via discorrendo.
    so di avere una passione per Tea e per neri Pozzi, e di aver, lungamente scansato, gli Adelphi, per poi innamorarmente...
    però, ad oggi, è più l'autore ad attrarmi, senza dubbio

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    1. Neri Pozza *__* Tra le mie preferite.
      Ci sono case editrici che per un po' di tempo ho scansato pure io, vai a sapere perchè, per poi innamorarmene. Adelphi e Sellerio, ad esempio.
      In primis certo, ci sono autore e trama, su questo non ci sono dubbi. Però a volte è necessario guardarsi intorno un po' di più per trovare quello che si cerca, ecco.

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  7. Siamo fanatiche in due mi sa (: e ci vediamo lì. Anche io ho segnato Lindau, Tunuè, Marcos y Marcos... Tra l'altro è la mia prima volta al Salone, presumo sarò fuori di testa, ahahahh!

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    1. Per me è il terzo anno di fila, e conto di non saltarne mai neanche uno finché campo *w*
      Ci vediamo lì :D

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  8. Astoria ha rilanciato Georgette Heyer per poi abbandonarla... :-( Va' un po' a "toccargli il tempo"!! Concordo su Jo March e i suoi tesori riscoperti, Gaskell e non solo! Buona caccia! Carla

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    1. Argh, è proprio abbandonata? Spero ci ripensino.
      Comunque la tattica sarà chiederla un sacco al Salone.

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    2. Non so, non hanno pubblicato altri titoli, preferendo altre autrici... ho provato a chiedere via mail ma non mi hanno mai risposto! Stessa cosa quando ho chiesto alle Jo March perchè non sono distribuite da Mondadori, e pazienza, altro svantaggio degli editori piccoli... bisogna cercarli come il tesoro! ;-)
      Carla

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  9. Recentemente ho scoperto anche io la meravigliosa libreria Miskatonic e devo dire che i due proprietari sono davvero in gamba.
    Riguardo agli editori da te citati apprezzo moltissimo Gargoyle; Tunuè, Multiplayer; Zona42 e la recentissima ( per me) Dunwich.

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    1. Bella la Miskatonic *w* E sì, è bello entrare in una libreria in cui se chiedi consiglio, te lo sanno dare. Pure per me la Dunwich è recentissima, ma ci sono almeno due libri che cascasse il mondo voglio prendere assolutamente a Torino *__*
      Pure la Plesio e la Gainsworth fanno fanta-cose, consiglio un'occhiata u_u Io provvederò al Salone.

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    2. Grazie, noi di Plesio ti aspettiamo :)

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  10. Sono assolutamente d’accordo! Fino a qualche anno fa quando parlavo di libri mi venivano in mente romanzi senza un particolare criterio. Erano certamente pubblicati da grandi editori, ma non facevo grande caso neanche all’autore: semplicemente andavo in libreria e sceglievo in base alla trama riportata dietro. La mia grande eccezione era Tolkien, per cui nutro un amore viscerale da quando avevo 10 anni.
    Da un po’di tempo a questa parte, invece, sono diventata molto più selettiva (grazie anche alla scoperta di book blogger che hanno aperto i miei orizzonti). Adesso il mio criterio di scelta principale è l’editore, poi, se faccio qualche bella scoperta, vado anche in cerca dell’autore.
    Ho una fiducia incrollabile nelle case editrici indipendenti (minimum fax su tutte *_*). Ormai quando entro in una libreria cerco solo editori indipendenti a me già noti o meno. Il mio consumo di grandi editori, con l’eccezione di Feltrinelli, si è ridotto a lumicino…perchè so che a differenza dei grandi, gli editori indipendenti tengono al loro lavoro, pubblicano libri che vorrebbero leggere loro stessi, e curano le loro edizioni nel dettaglio; non pubblicano qualsiasi cosa perché potrebbe diventare il best seller dei prossimi 2 mesi. E quindi non possono che pubblicare dei buoni libri.
    Per il Salone anche io dovrò vendere un rene, mi sa. Non vedo l’ora di tuffarmi su minimum fax, Sur, Voland, Clichy (che spero tanto ci sia!), Multiplayer, Iperborea….*_* e questo è anche colpa del Book Pide che mi ha aperto un mondo!!

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  11. Condivido con te questo innegabile fanatismo... Di alcune case editrici ho una predilezione per una sola collana (ad esempio la Gare du Nord della Clichy o Basilisco de La nuova frontiera) più affine ai miei gusti.
    Però non ci trovo nulla di strano: ogni casa editrice ha una chiara linea editoriale, apre un nuovo mondo, geografico o tematico, e quando sentiamo di farne parte è facile affezionarsi, sentirsi a casa.
    Venendo in treno non mi potrò portare un enorme baule da riempire di gente, per questo sto anticipando alcuni acquisti prenotando i libri su Goodbook.
    Ma non so quanto riuscirò a resistere davanti agli stand Sur e Iperborea :)

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