martedì 17 marzo 2015

Come una foglia al vento - Cocaine Bugs di Claudio Metallo

È giunto il tempo di venire a chiacchierare di questo libro, tra una polemica e l'altra. Come una foglia al vento – Cocaine Bugs di Claudio Metallo, edito da CasaSirio nel 2014. Mi è stato spedito dalla casa editrice – grazie mille! - un mesetto fa, e conoscendo l'orrido vizio del postino di lasciarmi i pacchi davanti al portone, facile prede di pioggia e passanti, ho paventato per l'arrivo di questo libro, che già temevo in mani estranee quando alla fine è arrivato. Già che ci sono, vi invito a dare una sbirciata al sito di CasaSirio, perché è di quelle case editrici piccole e giovani che è bene e saggio tenere d'occhio.
Dunque, Come una foglia al vento. Mai titolo fu più azzeccato, mi verrebbe da dire. Che questa è la storia di un burattino, più che di un uomo. Di un tipo che si lascia tirare, cambiare, trasportare. Non sono mai – o quasi mai – sue, le decisioni che segue e di cui paga il prezzo. Pare maledetto da una sorta di inguaribile acquiescenza.
Alla morte del padre, col quale ha sempre vissuto su a Milano, Peppe Blaganò decide di tentare la fortuna in Calabria, guardando ai fondi stanziati per lo sviluppo del Mezzogiorno e all'eredità che gli è capitata tra le mani. È guidato dai ricordi delle vecchie vacanze, quando scendeva da Milano al paesello e si sentiva immensamente bene, a stare al mare, a stare con tutti.
Prende quello che ha e scende, senza un'idea chiara di quello che vuole fare. E da lì in poi rimarrà incastrato nei meccanismi malati ma efficientissimi di una macchina istituzionale che lo intrappola in un mobilificio e lo costringe a fare debiti, e con quei debiti lo porterà in mani ferrose. Considerato il titolo e l'immagine in copertina, non è spoiler se accenno al legame che Peppe stringe con il mondo della cocaina. Che, come ci si aspetterebbe, è un mondo crudele, infingardo ed enorme, in cui Peppe è stato invischiato come interprete, per fare da tramite tra Colombia e 'ndrangheta. Di più, non si dice.
La cosa particolare di questo romanzo è il tratto un po' cronachistico, che però non tiene a distanza il lettore, non lo chiude fuori. È la storia di Peppe, più strumento che persona. Non è freddezza, è... mi verrebbe da chiamarla “rassegnazione”, ma non è rassegnazione. Piuttosto, è come se il racconto stesso fosse consapevole dell'ineluttabilità della storia, perché Peppe non è capace di cambiarla, almeno per una buona parte.
È un bel libro, onesto e svelto da leggere.
E dunque lo consiglio, assai.
(In teoria avrei dovuto chiacchierare anche della passione di Peppe per il calcio, ma è un argomento che ha il potere di addormentarmi le sinapsi al punto che quasi l'ho cancellato. Non è pervasivo, comunque, è solo... è lì, ecco. C'è.)

2 commenti:

  1. Anche a me il libro era piaciuto molto! Però ammetto che avessi visto più il lato comico del racconto, che non quello della rassegnazione di Peppe... forse sono un'insensibile XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma sai che penso di avere il recettore del comico atrofizzato da un lato? Come quando mia madre cercava di spiegarmi la trama di Breaking Bad ridendo e a me veniva da piangere solo ad ascoltarla.

      Elimina