lunedì 12 gennaio 2015

Successo e sòle

Sono a un centinaio di pagine dalla fine di Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante. Del primo libro della quadrilogia, L'amica geniale, avevo parlato qui e con toni veementemente entusiastici. Perché quando un libro è bello, non ha senso stare a piluccare sui commenti. Più che scrivere una vera e propria recensione, mi viene da spalancare le finestre e urlare che quello che sto leggendo è meraviglioso e potrebbe scoperchiarvi gli occhi.
E dunque, chiacchierando di Elena Ferrante, nella vita reale e sui vari social network, non si contano le storture di naso, l'arricciamento di labbra, l'irrigidirsi di mascelle. Che va bene, è pubblicato da e/o che è una bella casa editrice indipendente di quelle toste, ma ha pur sempre avuto successo, soprattutto negli USA. Sarà mica una sòla?
E giust'appunto, questo è un post... non direi polemico, perché non voglio fare polemica. Curiosamente. È che mi andava di scrivere in difesa di tutti quei libri che ho trovato stupendi miracoli di carta, meritevoli di tutto il successo del mondo, e che proprio in nome di quel successo sono stati accostati alla più turpe produzione sterco-commerciale d'Italia.
Non vado sulla letteratura di genere che sennò non ne usciamo più. Non andrò in difesa di Harry Potter o di Hunger Games o delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. I proiettili lanciati a queste serie sono duplici: fuffa per il successo, fuffa per il genere. Lì sì che diventerebbe un post polemico. E mi sono alzata così di buon umore, stamattina...
Parto da Niccolò Ammaniti, di cui ho gradito la quasi totalità della bibliografia, soprattutto Che la festa cominci, e della cui antipatia ho parlato qui millenni fa. Non che sia antipatico lui, parlo dell'antipatia che chissà come è riuscito a ricamarsi attorno. O forse gliel'hanno sputata a mo' di scendiletto circolare dopo che sono usciti ben due film tratti dai suoi romanzi. Io non ho paura che sì, ok, non è male come libro. Come Dio comanda, però, è un romanzo fantastico e infame, gli appigli per disseccarlo sono flebili. Ammaniti, che spero torni presto a pubblicare, è un caso emblematico del “sono certo che fai schifo perché guarda quanto cristo vendi”.
Tra le new entry della categoria non può certo mancare Haruki Murakami. Quello che avrebbe anche senso se riuscisse a beccarsi un bel Nobel, anche se non è proprio il primo nome che mi viene in mente. Quello i cui libri sciabordano nella testa dei lettori, quello che ondeggia tra onirico e reale, che rifiuta il dilemma del possibile e ti lancia in un mondo che, se riesci a seguirlo, te ne frega assai pure a te se ha davvero senso. Quel tipo lì, quello di 1Q84.
Autore di uno dei miei libri preferiti in assoluto, L'ombra del vento, che con tutte quelle pile altissime sparse in ogni angolo di qualsiasi micrognosa libreria osassi entrare, mi aveva fatto storcere il naso e inaridire le budella. Carlos Ruiz Zafòn. Ha scritto libri meravigliosi, alcuni un po' ripetitivi, altri che lasciano con un senso di spaesato “che diavolo...?” ma che bellissimi rimangono. Che però con tutte le copie che ha venduto, non scherziamo, sicuramente merita di finire esiliato nei reminder.
La Tamaro! Madonna, quanto odio intorno alla Tamaro. Non sono una grande fan, ma c'è stato un periodo in cui ero bloccata in casa con una scelta piuttosto limitata di titoli, e mi sono sciroppata un sacco dei suoi libri in un paio di giorni. Onestamente? Niente capolavori, ma non è neanche malaccio. Anzi. Un paio di racconti mi sono rimasti particolarmente vividi. D'altronde, se la sua scrittura fosse stata più lieve e le sue trame fresche e movimentate... beh, niente, sarebbe cambiata la natura delle critiche, ma non la quantità delle stesse. Mi ci gioco il cappello.
La Millennium Trilogy di Stieg Larsson, che ho divorato con ardore grazie all'amica ugualmente intrippata che me l'ha prestata. Rimpiango orrendamente la morte dell'autore, chissà quante altre meraviglie avrebbe potuto offrirci. E invece viene accusato così indegnamente di sòla.
Ce ne sarebbero altri, tanti altri, di scrittori che vengono accusati di scrivere inezie per via del loro successo. E no, non si tratta di gusti personali, perché quelli valgono per quanto si è letto. Qui si tratta di un disprezzo acquisito meno che per sentito dire, o forse per il troppo sentito dire.
Non che sia difficile risalire alla fonte del pregiudizio verso gli autori di successo. Ci sono case editrici che innalzano i propri autori migliori al di sopra delle folle di lettori, altre che cercano di catturare le folle di quasi-lettori o ogni-tanto-lettori sparando fuori libri genericamente piacevoli. Letture innocue, che piacciono un po' a tutti perché non fanno male a nessuno. Libri a intensità ridotta, che strappano giusto qualche ora. Ci sono anche – e soprattutto – case editrici che tengono d'occhio entrambe le tipologie di avventori, e cercano di accontentare l'uno e l'altro, porgendo entrambi i libri ai lati diversi del bancone. È palese, però, che in visibilità vince di solito il libro sòla. Ma questo non vuol dire che ogni scrittore di successo debba diventare per logica un fabbricante di sòle.
Ma poi non è neanche detto che, a voler pensar bene, l'allergia allo scrittore di successo venga dal vedere il successo associato alla sòla. Leggo sempre più spesso commenti su quanto autori come Jane Austen o le sorelle Bronte non meritassero metà del successo che hanno avuto. E Roth, McEwan, Zerocalcare, Benni, QualsivogliaAutoreFamoso? Sòle, sòle, sòle. E questo non capisco bene cosa sia, se una forma virale di invidia o la semplice voglia di dare addosso a qualcosa di bello.
E dunque, invito infine chi ha pregiudizi per gli scrittori che ho citato a dar loro una possibilità, e già che ci sono vi invito a lasciarmi nei commenti qualche consiglio, su qualche scrittore di successo che magari ho tralasciato per la stessa logica che qui condanno. Che sono tristemente certa che qualche colpa me la tengo ancora ben stretta.

15 commenti:

  1. Hai scritto un post interessantissimo che condivido nella quasi totalità. La questione centrale è appunto fare esperienze dirette di lettura, secondo me sarebbe opportuno farne di variegate e anche lontane dai nostri cliché, ma capisco che lì si tratta di sfera personale.
    Molto spesso leggo blogger che stroncano autori senza motivazioni e competenze: una cosa è il gusto personale, altra dire che tale autore non è uno scrittore per esempio.
    Ho recentemente avuto discussioni su Murakami-paraculo e Eco-non scrittore. Quello che non si gradisce e non si capisce (per proprio disinteresse, bagaglio culturale, ostinazione, non saprei... forse tutto insieme) finisce per essere stroncato.
    A me non sta bene: datene motivazioni credibili, spiegate perché valutate in un certo modo un libro o un autore. Sennò tutto deve rimanere nella sfera dell'opinione strettamente propria.
    E ovviamente anche io ho debolezze :P Tipo sulla Tamaro -_- però non la odio XD

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    1. Oh, grazie :)
      Non penso si tratti soltanto di esperienze di lettura, è il pronunciarsi su libri che non si conoscono affatto, neanche per sentito raccontare. Ci sono autori di cui sono riuscita a farmi un'idea leggendo in giro recensioni altrui, e magari posso dire che difficilmente un dato scrittore potrà interessarmi. Però c'è chi si basa solo e unicamente sul successo ottenuto da un'opera per attaccarla O_o
      Murakami-paraculo e ECO-NON-SCRITTORE mi perplimono. Soprattutto il secondo. Può non piacere, ma 'non scrittore'?
      Ognuno ha i suoi gusti e le sue simpatie, ci mancherebbe, però dovrebbe anche ricordarsi che si tratta di gusti e simpatie. La Tamaro è odiatissima, non conosco nessuno che ne parli bene, e un po' mi spiace. Forse il successo è stato eccessivo per il libro che l'ha resa così famosa, però massacrarla come fosse analfabeta °^°

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    2. Sì hai chiarito quel che ho dato per scontato! Intendevo esperienza diretta qualora si voglia stroncare, quindi criticare negativamente un libro. E per farlo bisogna averne capacità specifiche e - in questo contesto lo dicevo - occorre avere anche un discreto bagaglio personale di letture. Altro discorso è farsi un'idea e decidere che quell'autore non fa per noi; altro ancora è "attaccare tanto per" senza alcuna motivazione.
      Per il resto, giuro che Eco non è uno scrittore XD

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    3. >>Per il resto, giuro che Eco non è uno scrittore XD

      Ma lui lo sa?

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    4. Ovviamente, è un drittone! *_*
      E ti rivelerò un segreto: Il nome della rosa è stato studiato a tavolino e scritto a fini puramente commerciali.

      ...sob -_-

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    5. Secondo me Eco ha un ghost writer u_u

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  2. Credo sia normale. Una serie come quella di Harry Potter ha avuto troppo successo, sopra ogni possibilità di confronto. E' comprensibile che su questa scala siano messi in luce un'infinità di difetti che ciascuno può trovarci - ma la lettura è un'esperienza a due soggetti e il lettore può leggere ciò che gli pare. In uno degli ultimi articoli sul blog ho parlato anche dei pregiudizi del lettore: sono inevitabili, sono mille e il lettore deve impegnarsi per liberarsene. A me per esempio non piace l'odore di Ammaniti, da quando ho visto al cinema, semi-costretto, Come Dio comanda. Ma può veramente un lettore-blogger stroncare uno scrittore? Credo che al più possa farlo con un esordiente, così come può aiutarlo a emergere. Tutto il resto è un odioso - concordo con te - rumore di fondo.

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    1. Ehiehiehi, andiamoci piano, ''troppo successo'' e Harry Potter non possono stare nella stessa locuzione ù_ù Oh.
      ... fanatismi a parte, una cosa è discutere sul "per l'opera che è, coi suoi difetti e i suoi pregi, merita il successo che ha avuto?" e magari accettare la fortuna del caso e delle circostanze, un'altra è sputare sulla discussione con un "NON MERITA E NON LO LEGGO, HA AVUTO SUCCESSO E QUINDI NON MERITA IL SUCCESSO".
      Vero che i pregiudizi del lettore sono inevitabili, perché sono inevitabili i pregiudizi in generale. Ovvio che prima di conoscere davvero un qualcosa o un qualcuno cerchiamo di farci un'idea con sentito dire o basandoci su esperienze precedenti, ma qui non è ''solo'' pregiudizio, è proprio giudizio-condanna-inattaccabile.
      La stroncatura non è mai possibile, penso che non si possa poi fare granché - volendolo - per ostacolare la carriera letteraria di chicchessia. L'esordiente sconosciuto dopotutto non ha una reputazione da rovinare, e ci sono genti che "leggo questo libro per capire perché l'hai sconsigliato.", però non è una questione di blogger o recensori, non soltanto. E' proprio un sostanzioso coro di lettori che, appena interpellati su un certo scrittore sui social network o di persona, iniziano a spargere melma sui suoi libri senza averne una minima idea. Una cosa è non avere simpatia o non gradire l'odore (peccato, perché secondo me Che la festa cominci potrebbe piacerti), è diverso rispondere a ''cosa pensi di questo autore?'' ''LACACCA'' senza saperne nulla. Non si tratta di casi isolati, appena si parla di certi scrittori, ne spuntano in percentuale rilevante.

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    2. Ah, ma i social, che siano un coacervo di lamentosi e polemici è risaputo. Me compreso! :D
      (E ci ho anche messo un anacoluto.)

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    3. No, grazie, non bevo.

      *Mi sento molto sympa*

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  3. L'ombra del vento è un libro stupendo, pure che ha avuto quel successo. O meglio, ha avuto successo perché è un libro stupendo che hanno letto i lettori e i non lettori.
    Detto ciò. Temo che a volte lo snobismo letterario dipenda dal fatto che molti, ad ammettere di voler leggere Benni, ammetterebbero di essere mainstream e, ultimamente, mainstream è sinonimo di cacca. Quindi, io che leggo Pessoa, Tabucchi e Faulkner sono phico, tu che leggi anche la Ferrante e Ammaniti sei troppo "commerciale". Mi viene in mente il film Come te nessuno mai, dove sedicenni poco convinti parlavano di omologazione. Ecco, i lettori snob a prescindere (su cose normali però, non sulla robaccia tipo la McGuire) io li vedo come Muccino e i suoi amici in quel film: un po' immaturi. Forse sono loro che per sentirsi qualcuno devono necessariamente andare contro la corrente – pur senza motivazioni vere – ad avere un problema, non chi legge Harry Potter e lo trova magnifico (come me, tipo, o te o mia madre o chiunque dotato di intelligenza).
    A me invece accade, semplicemente, di non provare abbastanza interesse verso una cosa che leggono tutti. Anche L'ombra del vento, che poi ho molto apprezzato, ho letto con netto ritardo – circa 2 anni dopo che era uscito. Ma non è per antipatia o snobismo, è che attendo che il fenomeno scemi. Il motivo, credo – perché è una cosa puramente irrazionale, non la controllo – è che il continuo parlare di qualcuno mi dà noia e non ce la farei ad averlo/a sotto gli occhi anche nel mio tempo libero. Però è anche bello così, arrivare dopo e senza essere influenzati affatto, alle cose di successo ^^

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    1. Ehi, a me piaceva un sacco "Come te nessuno mai" ù_ù Muccino e la sua effsse.
      Temo effettivamente che sia più semplice definirsi per contrasto che per accordo. Costruire la propria identità con un sacco di negativi piuttosto che lasciare dei buchi o trovare qualcosa che piace. Però boh, non è troppo semplicistico? E un po' deprimente?
      Ti dirò, un tempo subivo molto il caso letterario. Non mi potevo avvicinare al libro "del momento", per Zafòn mi ci sono voluti anni, non potevo manco vedere la copertina. Forse è stato da Zafòn che ho cambiato atteggiamento. Ora se c'è un caso letterario, tralasciando l'emerita e ovvia boiata - McGuire et similia - mi viene da chiedermi se sia un caso motivato. Ed effettivamente, spesso lo è.

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    2. Oh, triste è triste sicuramente. E semplicistico non saprei. Perché, in fondo, lo snobismo è semplicistico – quello addirittura immotivato e "a prescindere" ancor di più. Poi, per carità, ognuno fa quel che vuole, compreso arrivare alle cose molto dopo (come me che, adesso, posso avvicinarmi a Uomini che odiano le donne) o non leggerle affatto. Fatto sta che non sanno quello che fanno e, spesso, non sanno ciò che si perdono :D Tralasciando, chiaramente, il discorso gusto personale.

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  4. L'ombra del vento mi era piaciuto, nonostante ci fosse stampato un bel bollino di "best seller".
    Murakami... Ci ho provato a leggerlo, partendo con Norwegian Wood che doveva essere il meno onirico, sono arrivata alla fine, ma non ho capito dove stia la bellezza del libro. Pure quelle delicate e piacevoli atmosfere tipicamente giapponesi che avevo trovato nella Yoshimoto o anche in Baricco, qui non le ho viste. Anzi, mi è sembrato molto volgare.
    La Yoshimoto, ad esempio, per quel che ho letto, non mi dispiace.
    E nemmeno Baricco, nonostante sia commercialissimo.
    Quindi... dipende.
    Poi c'è da dire che oggi è tutto commerciale.
    Anche i presunti autori "raffinati", "di nicchia", si trovano facilmente in libreria, senza andare a intrufolarsi in angoli impolverati.

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    1. Mmh, a volte mi chiedo se Norwegian Wood non sia un libro di quelli che si apprezzano durante l'adolescenza. Tra le superiori e l'università tutti quelli che conoscevo lo adoravano, ora invece leggo di un sacco di gente che non l'ha proprio capito. Forse è solo che il pubblico nel frattempo si è allargato, non so.
      Io Murakami non lo trovo volgare, solo molto esplicito. Esplicito, ma in modo delicato, alla giapponese. Forse non in Norwegian Wood, ma sicuramente in altri romanzi. Il mio preferito in assoluto è La ragazza dello Sputnik, in caso volessi dargli un'altra occasione.
      Baricco me l'ha fatto odiare la professoressa di cultura giapponese, che ha trovato così tante inesattezze in Seta da scrivergli una lettera di protesta xD ... non riuscirò mai a leggerlo senza pensarci, dannazione.

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