martedì 27 gennaio 2015

Q dei Luther Blissett

Q. Dei Luther Blissett, che poi sarebbero un po' Wu Ming e un po' no. Einaudi, 1999.
È un libro cui ho girato intorno per un sacco di tempo senza mai decidermi a prenderlo in mano. Anni fa ho soppesato per un po' la copia di un'amica, che all'epoca mi disse che non faceva per me, che non mi sarebbe piaciuto. Lì per lì le ho dato retta, e forse lì per lì aveva anche ragione. Sono contenta di averli conosciuti adesso, i Wu Ming, prima con L'armata dei sonnambuli, ora con la loro prima opera, Q. Un libro che racconta una storia che già avrei dovuto conoscere, e di cui invece sapevo poco e nulla, per sommi capi.
Inizia dalla fine, questo libro, col protagonista e narratore dai tanti nomi che rievoca i suoi morti, i suoi fallimenti, butta giù un abbozzo dei fatti storici che hanno portato fino al punto in cui tutto si è messo in moto, fino a Lutero che affigge le sue novantacinque tesi a Wittenberg, il 31 ottobre 1517.
E poi arrivano le lettere che Q scriveva per Carafa, membro della consulta teologica. Q spia per suo mandato gli accadimenti di Wittenberg, e poi di tutto ciò che segue. Consiglia, trama per distruggere. È mellifluo e astuto come una serpe.
Il protagonista racconta di Wittenberg, di Thomas Muntzer, della delusione per un Lutero che ha fermato la riforma fin dove poteva fargli comodo, fin dove poteva dargli potere senza che qualcun altro venisse a strapparglielo dalle mani. Una strana, stranissima forma di pensiero per i miei occhi atei, quella di un'idea di Dio che può cambiare il mondo a seconda di come si decide di servirlo. Il protagonista segue Muntzer in giro per i villaggi, a predicare di un cristianesimo libero da intermediari, di un sistema di classi che sia davvero cristiano. Omnia sunt communia, tutto è di tutti.
Muntzer fallisce, ma questo non è un malvagio spoiler da parte mia. È il libro che è costruito in questo modo: parte dal fallimento, e poi racconta di come ci si è arrivati. A volte tramite gli occhi del protagonista, dai ricordi che gli vengono soffiati da una lettera, o dalle confidenze che gli strappa un amico.
È un viaggio nel tempo, tra le rivolte, una certa idea di Dio a fare da collante. Un lungo viaggio che attraversa l'Europa, la chiesa, i decenni. Il protagonista è un ragazzino, all'inizio, uno studente fattosi profeta tremolante e fuggitivo, ma vira verso i sessant'anni alla fine del libro, ferito e coriaceo.
E dunque, questo libro l'ho adorato. Per un sacco di motivi. Q c'è e non c'è. Ci sono lunghi pezzi in cui quasi te ne dimentichi, perché è il protagonista a non pensarci. E la cosa curiosa è che la narrazione non punta decisamente a lui e al suo volto coperto, non è chiaro se ti svelerà la sua identità prima della fine.
Q attraversa la storia immergendoti in un contesto ricco di date, accadimenti, personaggi dimenticati ma che all'epoca hanno significato qualcosa, hanno cambiato tutto. I predicatori anabattisti, i librai, gli stampatori, quelli che hanno aperto uno strappo nella chiesa. Ed è così pieno che te lo senti intorno.
Q è un libro storico che parla del basso. Come L'armata dei sonnambuli, dopotutto. Non racconta di Lutero alla corte di Federico III, o di Carafa, o dei nobili che schiacciano, che vengono scacciati, che tornano come una marea imbellettata. Q è fatto di contadini e predicatori cenciosi, di battesimi in pozze di fango, di guerriglia povera, di prostitute e attori. Così tanti personaggi, così tanti posti.
A Munster ci sono stata, anni fa, a trovare mia sorella, che ora si è trasferita a Berlino. Mi ha indicato le gabbie sulla chiesa di San Lamberto, raccontandomele in poche parole. Sapevo di Munster prima di leggere Q, ma non sapevo di Munster, ecco. Mi chiedo se lo sappiano gli stessi tedeschi.
Inutile starmi a lambiccare ulteriormente. Q è un libro pregno, denso, con una scrittura bella e ricca. Anche se il termine “ricca” mi fa storcere il naso in questo contesto, diciamo “sostanziosa” che fa più proletario, va'. Lo consiglio? Non è chiaro. Perché c'è chi l'ha trovato pesante. Non io, certo. Ma mi pare di capire che i Wu Ming non siano per tutti. Comunque per me è un capolavoro, questo posso dirlo senza sbavature.
(E mi permetto di vantarmi: che questo libro mi è stato regalato da amici provvisto di amorevole dedica, e sono certa di avere la copia più piena di cuoricini di tutta Italia.)

10 commenti:

  1. Q è uno straordinario affresco storico che, come giustamente hai sottolineato, mette al centro della narrazione il popolo, aiutandoci a capire e sostanziare le nozioni storiche che abbiamo appreso a scuola. Certo, è una lettura a tratti pesante (sprattutto nelle prime parti), ma le pagine più dense servono a costruire un prodotto complesso e a dare una chiara spiegazione di ogni evoluzione della trama. Ho amato sopratutto la parte ambientata a Veneza, con tutta la riflessione sulla cultura sovvesiva del libro. Adesso mi devo procurare L'armata dei sonnambuli!

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    1. Ti dirò, non l'ho trovata una lettura pesante, anche se rispetto al solito è stata relativamente lenta. Più che altro l'ho trovata pregna, di quelle che non puoi saltare tot righe o leggere con gli occhi e ascoltare musica con le orecchie, è una lettura piena ed esigente.
      Il bello di questo libro (e dell'Armata) è che come dici ti fanno capire davvero cosa c'è stato dietro quelle 3-4 righe dei manuali di storia. E cristo quanto merita solo per questo.
      A me è piaciuta Venezia, ma soprattutto Munster *w* E dire che Venezia è la città più bella del mondo (per me).

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  2. Chi ama Q deve leggere Altai eh :)

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    1. Ce l'ho sul comodino da prima che ci fosse Q xD Me l'ero comprato in periodo di sconti ignorando che ne fosse il seguito. Appena ho abbastanza neuroni a disposizioni per una lettura "pregna" me lo inizio *__*

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  3. L'ho preso qualche annetto fa e resta sempre li a fissarmi dallo scaffale....ammetto con sincerità che mi mette parecchio timore...dovrò azzeccare il momento giusto per questa lettura!!

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  4. Devo ancora leggere i Wu Ming/LB -_-
    Questa rece e quella relativa a L'armata dei sonnambuli mi stanno convincendo a farlo in tempi brevi *__*

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  5. Quoto ogni singola riga che hai scritto. Anche per me Q è un capolavoro.

    (se vuoi leggere qualcosa di simile - si fa per dire - ma più leggero, prova 54, che gli autori son sempre loro)

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  6. "Q" è il libro della vita, per me. Più che un libro è una sceneggiatura cinematografica: chi volesse metterci mano per un film, o per una miniserie (meglio), non dovrebbe quasi operare nessuna modifica...è già pronto!

    Colgo l'occasione per aggiungere che "Manituana" è un gran libro, "54" è delizioso, ma "Altai" è...come dire...bleah. Sarà che con i WM per me le aspettative sono sempre altissime, ma davvero lo trovo una pacchianata che faccio fatica a credere abbiano scritto loro.

    In ogni caso...che bella recensione, complimenti! E quella copertina con lo scheletro...esiste davvero? Che edizione è?
    Grazie!

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  7. Q è un capolavoro della letteratura mondiale di tutti i tempi. a parte la ricostruzione storica perfetta, quel che colpisce è la caratterizzazione psicologica del protagonista senza nome, gert dal pozzo, tiziano etc. emblematica la frase : quel che devo fare, quel che dovevo fare, che si ripete metalmente il protagonista prima di dar corso a molte delle sue azioni. bellissimo il finale, il desiderio di riposo di chi ha combattuto sempre dalla parte dei meno forti e collezionato sconfitte, che non rendono ingiusta la causa per cui si è battuto, desiderio condensato nell'auspicio:"ci spetta il tepore dei bagni. Possano i giorni trascorrere senza meta".

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  8. alessandro, la trattativa per il film c'è stata piu' di dieci anni fa, con aurelio de laurentis, non concretizzatasi per i motivi che si possono leggere nel resoconto che ne hanno fatto i wu ming nel racconto "benvenuti a 'sti frocioni", davvero molto divertente.

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