mercoledì 16 luglio 2014

Scribacchiolando #4 - Scarabocchi

E va bene, lo confesso! Il primo motore di questo nuovo post di Scribacchiolando è la mancanza di libri letti da recensire. Sarà il caldo, saranno gli impegni, sarà che sto leggendo quasi unicamente romanzi prestati o in ebook che non posso portarmi nella vasca o sfogliare durante i pasti, pena pataccona unta in copertina. Sta di fatto che ho voglia di chiacchierare, e questo è il primo argomento che mi è spuntato in testa.
Le puntate precedenti sono qui, qui e qui.
Dunque.
Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato che un libro sia fatto più di personaggi che di accadimenti. Le cose che capitano al personaggio dipendono dalla caratterizzazione di quel personaggio, dal suo modo di rispondere agli stimoli, dal suo mi-butto/mi-chiudo-in-casa-a-tripla-mandata.
Io i miei li conosco poco a poco, anche se mi arrivano già completi. Almeno credo. È come se mi piombassero nel centro libroso del cervello come dei meteoriti, già belli e pronti, persone già finite. Poi però sta a me far loro le giuste domande, prospettarmeli in situazioni diverse, per riuscire a capirli. La cosa migliore è farli interagire tra loro, liberamente, in botta e risposta che non stonino con l'immagine che si è già creata.
Io i miei personaggi li disegno. O meglio, li scarabocchio.
Abbozzo i lineamenti, la piega delle labbra, l'espressione degli occhi, la curvatura delle sopracciglia. Bastano un paio di tratti e i personaggi iniziano a delinearsi chiaramente, a dialogare, ad assumere spontaneamente certe posture che sapranno dirmi qualcosa.
Non so se questo sia un metodo che mi è derivato dall'infinita scorpacciata di fumetti iniziata alle elementari; anzi, non so nemmeno se si tratti di uno stratagemma comune o se siamo in pochi a farlo. Magari mi credo di svelare chissà quale tecnica segretissima, e invece è una cosa che facciamo più o meno tutti.
Posso dirvi che a me risulta davvero comodo. Non mi si svelano soltanto le caratteristiche fisiche e caratteriali dei personaggi, ma anche determinate frasi, situazioni, gesti. Disegno due personaggi vicini tra loro, che magari si scambiano uno sguardo, e iniziano a dialogare tra loro, così velocemente che a malapena riesco a stare dietro ai loro botta e risposta, devo segnarmeli subito prima che scompaiano. Se sono buoni, intendo.
Si delineano una situazione, un contesto, un giusto tempo. Una scena prende forma nel giro di due schizzi.
Certo, potrebbe anche trattarsi di una forma letteraria di schizofrenia latente.
O, come ho detto prima, di una trovata originale quanto l'aglio nel pesto.
Ma via, non v'è motivo per non chiacchierarne.

3 commenti:

  1. Somiglia un po' al classico story-board per il cinema o al primo abbozzo di una pagina di un fumetto, dove sceneggiatore e disegnatore prendono, per cominciare, le misure. Non so quanto sia usata per il romanzo. Per quanto mi riguarda faccio tutto mentalmente, quindi per me è una cosa strana, non come l'aglio nel pesto.

    RispondiElimina
  2. Io da piccolo disegnavo robot. Nella mia prima storia c'era un robot, vale? ;)

    Poi ho disimparato il disegno. Però penso ad artisti che utilizzano un supporto di questo tipo per ritrarre il loro mondo - non solo i personaggi. Voglio dire, io ho la mappa. Estendere il concetto alla caratterizzazione non mi smembra fuori dal mondo.

    RispondiElimina
  3. Da piccola e fino ai 25 anni ho disegnato fumetti. Dapprima non facevo che riprodurre a matita le puntate di cartoni che vedevo in tv, poi a poco a poco inventavo storie mie. L'ultima mi fu consigliata da un professore universitario che diceva che ci sapevo fare e che quello di fumettista sarebbe potuto diventare un mestiere. Poi fui fulminata dalla narrazione in prosa e lì tramontò tutto.

    RispondiElimina